Contrappunti su Punto Informatico di domani.

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Fra le molte cose non chiare oggi c’è anche la risposta a questa domanda: “Cosa sta diventando una commodity nel mondo della rete oggi?” La voce wikipedia della parola “commodity” (che non è il solito inglesismo snob ma un termine di difficile traduzione senza un preciso corrispettivo in italiano) ci aiuta intanto a capire di cosa stiamo parlando. Forse le parole giuste per definirla sono qualcosa di “ottenibile comodamente, pratico”.

L’elenco delle merci diventate commodity sul mercato è lungo e vario e va dall’argento alla pancetta di maiale ma da qualche anno a questa parte, in molti, non casualmente hanno aggiunto alla lista, con un riflesso condizionato che spesso ha fatto in modo che una simile idea abbia poi avuto un riscontro molto ampio, anche l’accesso alla rete Internet. Piano piano – abbiamo sentito ripetere spesso – l’accesso alla rete diventerà talmente ampio ed impalpabile da trasformarsi in una commodity ed il suo valore, come avviene per i beni di largo consumo quali l’acqua, tenderà a ridursi molto.

In realtà non molto di tutto questo si è fino ad oggi verificato. Per esempio se consideriamo i prezzi dell’accesso a Internet, l’ampia variabilità dei contesti e la grande differenziazione imposta dalla crescita degli accessi in mobilità, dovremmo dedurne che l’idea marxista del servizio che diventa commodity ancora non si è compiutamente realizzata.

Mentre tutto questo accade (o meglio non accade) è interessante notare come invece calino e di molto, spesso con discontinuità improvvise, i prezzi di molte parti di hardware che con la rete hanno vicinanze strette. Google e Samsung, nel corso della scorsa settimana, hanno presentato il nuovo Chromebook, uno strano ibrido fra un netbook, un ultrabook e chissà cos’altro (in pratica la rappresentazione concreta più vicina dell’idea originale che Larry Ellison immaginava quindici anni fa di un “terminale per Internet”), la cui versione base costerà in USA 249 dollari. Stesso destino hanno avuto i tablet i quali, nati nella raffinata e costosa ideazione di Steve Jobs, hanno prima fisiologicamente ridotto il loro prezzo nella varie imitazioni più o meno griffate e poi hanno subito il colpo secco ed improvviso di Amazon che, forte del proprio modello economico ibrido fra hardware e contenuti, ha di fatto trascinato il prezzo dei tablet da 7 pollici al di sotto del muro dei 200 dollari. E come nessun tablet di quelle dimensioni potrà oggi essere venduto a prezzi molto differenti (farà ovviamente eccezione iPad mini in presentazione questa settimana, ma anch’esso in fasce di prezzo non troppo distanti) così gli ebook reader hanno visto di colpo ridursi il proprio prezzo, ancora una volta in relazione alla perturbazione autoritaria sul mercato imposta da Kindle. Improvvisamente, come per magia, ogni lettore a inchiostro elettronico disponibile sul mercato ha ridotto il proprio prezzo di circa il 50%.

Stiamo quindi assistendo ad una trasformazione dell’hardware per Internet in commodity? Pagheremo sempre meno il “ferro” e sempre di più i contenuti che ne vicarieranno il valore? Difficile dirlo: di sicuro al momento il mercato della connettività sembra avere un valore più stabile rispetto a quello dei terminali che la sfruttano. Se poi aggiungiamo che talvolta i provider si affacciano anche nel mercato ancora acerbo ma già molto presidiato del cloud computing, non è difficile capire come i soggetti che gestiranno la trasformazione di Internet in acqua (una delle metafore alchemiche più longeve e poetiche fra le tante che abbiamo ascoltato negli anni), possiamo comprendere come tutto sia in fondo appena cominciato. Nemmeno è chiaro chi saranno i principali soggetti in campo. In pochi anni così tante cose della nostra vita sono state travolte e cambiate dall’accesso alla rete, altre le seguiranno nel breve periodo. Non sappiamo esattamente quali siano e non è chiaro nemmeno se davvero Internet diventerà come l’acqua, se verrà salvaguardata come un set di diritti dell’umanità o si trasformerà nel nostro peggior incubo autoritario.

2 commenti a “Anteprima Punto Informatico”

  1. rexvonkostia dice:

    Bravo e puntuale come sempre, adesso per tirarmi su mi guardo la Gabbanelli.

  2. mlejnas dice:

    Nonostante tu abbia linkato la voce di wikipedia in cui il significato del termine viene spiegato piuttosto chiaramente, sembra che in questo pezzo tu abbia usato il termine commodity nel senso improprio, direi proprio errato, di “bene di largo consumo e prezzo molto accessibile”, invece che di “bene standardizzato per qualità”: l’oro è la commodity per eccellenza dall’alba dei tempi, ma non mi pare proprio sia (mai stato) un bene di largo consumo né tantomeno di prezzo accessibile…