Contrappunti su Punto Informatico di domani.

***


Si stava meglio quando si stava peggio. Qualche giorno fa il famoso sociologo Zygmunt Bauman ci ha ammoniti per l’ennesima volta, dal palco del Festival Letteratura di Mantova sui rischi legati alle nostre vite in rete: “Finché Facebook non è stato creato nessuno aveva il bisogno di spendere tre ore per sapere che cosa stanno facendo i suoi amici”. Che sarebbe un po’ come dire che fino a quando non è stata creata la TV nessuno sentiva il bisogno di associare le parole di Radio Londra alla faccia dello speaker. Proseguiamo.

Si stava meglio quando si stava peggio: per esempio quando Google non aveva arricchito la propria offerta di ricerca con l’opzione suggerimenti. Bettina Wulff, moglie dell’ex presidente tedesco (dimessosi per alcune faccende di interesse privato) ha fatto causa al motore di Mountain View perché quando si digita il suo nome su Google, fra i primi suggerimenti c’è quello della ricerca “Bettina escort”, associazione che la bella signora trova piuttosto disturbante. Colpa di Google? Un po’ sì e un po’ no, l’origine dell’associazione sono alcuni giornali di gossip tedeschi che, qualche tempo fa sparsero in giro la falsa notizia che oggi molti navigatori cercano in rete (da qui la presenza del suggerimento nell’elenco di Google). Bettina Wulff è evidentemente poco interessata al valore semantico diffuso dei suggerimenti di Google, si occupa della sua reputazione come farebbero molti altri al suo posto.

Si stava meglio quando si stava peggio, così, a proposito di micro e macro analisi quanche giorno fa Philip Roth, probabilmente il più grande scrittore vivente, ha spedito una lunga lettera aperta a Wikipedia dalle pagine del New Yorker. La sostanza del J’accuse è che Wikipedia non fa il suo lavoro, visto che quando un emissario di Roth ha tentato di modificare una voce dell’enciclopedia che riguardava un romanzo dello scrittore, allo scopo di correggere una notizia falsa, gli è stato risposto che una sola campana non era sufficiente; per modificare la voce c’era bisogno di una seconda fonte. Roth nella sua lunga missiva (che ha un valore letterario in quanto svela per la prima volta chi fosse l’ispiratore del romanzo) ignora volutamente il fatto che il doppio controllo, nella logica macro di Wikipedia, è una garanzia per i lettori (mentre in quella micro del caso specifico è semplicemente una cretinata dell’editor di Wikipedia, visto che l’autore ha evidentemente un titolo speciale per affermare quali siano le fonti del suo stesso lavoro). Nel lungo dibattito che ne è seguito in pochissimi si sono soffermati sul fatto che dopo pochi minuti dalla pubblicazione della lettera di Roth la voce Wikipedia del romanzo “La macchia umana”, oggetto della discussione, era online, aggiornata e a disposizione di tutti con le nuove informazioni offerte dalla scrittore al New Yorker. Tuttavia per Roth è molto evidente che si stava meglio quando si stava peggio, quando le informazioni erano solide come la roccia e viaggiavano, false e intonse per decenni prima che qualcuno le scoprisse e le modificasse.

Il punto è che non è vero che si stava meglio quando si stava peggio. Così come non è vero che l’ambiente sociale e culturale mediato da Internet sia per forza di cose sano e indenne da rischi. Se da un lato è molto facile puntare il dito contro la stupidità semantica di Google o contro le molte voci sbagliate di Wikipedia (fate meglio voi se ne siete capaci), dall’altro è contemporaneamente evidente che non possiamo accettare come logico e naturale questo continuo avvicinare ed allontanare la lente di ingrandimento dalla mappa. Non possiamo accettare il sillogismo spesso interessato di chi utilizza il caso singolo per trarne una norma generale. Il sociologo ultraottantenne che annuncia alla sua vasta platea che lui ha “cercato su Google e sono usciti 943 milioni di pagine, anche se la maggior parte delle risposte non c’entrava niente” si applica ad una tautologia da Bar Sport che non solo non gli fa onore ma che non è utile a nessuno. Mentre lo fa rifiuta di indagare il tema centrale che risiede inesplorato dietro quella frase: cosa succede alle nostre vite quando milioni di persone in tutto il mondo iniziano ad utilizzare improvvisamente e tutti assieme i motori di ricerca o gli ambiti sociali di rete per informarsi, stringere relazioni, incontrare altre persone? Come possiamo fare per migliorare questi ambienti di conoscenza e condivisione ormai ineluttabilmente mutati, possibilmente rifuggendo dalla scorciatoia naturale del rimpianto?

Nell’ottica micro di Bauman di Roth e perfino della Signora Wulff, il singolo evento si presta a diventare giudizio generale. Ma se il primo è spesso plausibile e ragionevole, ed è in grado di sollecitare i sì convinti della platea più vasta, il passaggio successivo, il cambio di visuale dalla lente di ingrandimento alla navicella in orbita intorno al pianeta, quasi sempre cambia le carte in tavola: per lo meno per le persone non troppo strenuamente avvinghiate ai propri pregiudizi. Si stava meglio quando Google non c’era? No, si stava peggio. Si stava meglio quando potevamo consultare solo prestigiose enciclopedie cartacee? No, si stava peggio. Si stava meglio quando non esisteva Facebook? No, si stava peggio. Con tutti i distinguo e le eccezioni possibili, dalla navicella in orbita intorno al pianeta, questa è la visuale macro. Non volete salirci a godervi lo spettacolo? Peccato, spediteci il solito telegramma dal promontorio del vostro scontento.

15 commenti a “Anteprima Punto Informatico”

  1. Un invidioso dice:

    Mantellini, passi che tu scriva cose condivisibili, ma adesso le scrivi anche bene. Non ti sembra di esagerare?

  2. andrea61 dice:

    Mi semba che davanti al mondo che cambia ed emergano nuovi problemi, le reazioni tendano ad essere sempre di due soli tipi: chi dice che si stava meglio quando si stava peggio e chi invece dice che va tutto bene.
    In ogni campo l’aumento dei gradi libertà dovrebbe comportare un maggior senso di responsabilità e di senso critico.
    Sono sicuro che tra gli addetti ai lavori il tema sia trattato, ma mi pare che a livello di massa tale consapevolezza sia per lo piú assente e se google associa Wulff ad escort, per molti tale é la verità.

  3. Giancarlo dice:

    Nel caso di Roth non vedo il problema: volevano una fonte attendibile e lui gliel’ha data. Comunque noto che quando qualcuno punta il dito su un problema effettivo che riguarda internet, la risposta é sempre un fastidioso arroccamento di cui questo post é un esempio. Il punto non é se si stava meglio prima, ma se si possa fare di meglio per evitare problemi reali.
    Non penso che nessuna delle persone che hai citato pensino di far chiudere wikipedia o google o facebook, magari vogliono solo correggerne alcune macroscopiche storture.

  4. massimo mantellini dice:

    @Giancarlo, veramente nel caso di Roth, Roth ha usato la sua notorietà per sputtanare wikipedia con la piu’ ampia audience possibile

  5. andrea61 dice:

    @mante: punti di vista. Roth ha messo in luce il fatto che proprio per l’immediatezza e l’autoerevolezza di Wikipedia, sarebbe il caso che gli editor venissero scelti conun minimo di attenzione.
    Ricordo che la diatriba era su chi avesse ispirato l’autore e un genio ha risposto all’autore stesso che non era fonte sufficiente.
    Una risposta del genere é degna solo del peggior burocrate italiota.

  6. Giancarlo dice:

    Io intendevo dire che dal punto di vista di wikipedia va bene cosí, ora hanno la pezza d’appoggio del new yorker, le regole sono salve. Forse lo sputtanamento deriva dal fatto che sono regole del piffero.

  7. massimo mantellini dice:

    @giancarlo, scusa avevo frainteso. Quanto al resto nessuno mi pare neghi i problemi effettivi quanto il massimalismo con cui vengono affrontati

  8. Marco dice:

    OT oggi sul corriere c’era il pezzo sui parassiti digitali:
    http://lettura.corriere.it/contro-i-parassiti-digitali/

  9. Narno Pinotti dice:

    @andrea61
    Nel caso di Roth e Wikipedia, Roth ha torto proprio perché è l’autore: da quando in qua l’interpretazione di un’opera è lasciata al suo autore? Solo Foscolo arrivava alla presunzione di annotare e spiegare i Sepolcri. E se dopo Pascoli, Joyce, Svevo, Freud e Pirandello sappiamo che l’autore è spesso la fonte meno attendibile per le pieghe autobiografiche della scrittura letteraria, Montale e il suo giocare con i critici come il gatto con il topo ci ha dimostrato che questa cautela è tanto più necessaria di fronte ad apparentemente banali e univoci dati di fatto.

  10. Massimiliano dice:

    Chapeau!

  11. andrea61 dice:

    @mante: scusa Massimo ma non riesco a seguirti. Mi pare che il passo discusso fosse la persona a cui l’autore si era ispirato per il protagonista di un romanzo. Qui non mi sembra che si parli di interpretazione o di opinione, ma di un fatto specifico di cui l’autore é a conoscenza meglio di chiunque altro.

  12. Walter Vannini dice:

    Non si sta né meglio né peggio. Si sta diversi.

    Un’epoca non è comparabile in toto con nessun’altra.
    Si possono comparare singoli criteri: istruzione, durata di vita, salute.

    La vita in altri tempi non ci è inaccessibile in modi che abbiano contemporaneamente senso tanto per noi quanto per chi ci ha vissuto.

    Possiamo dire che noi avremmo preferito vivere in un altro tempo, ed è già una fesseria, perché di quell'”altro” tempo abbiamo una visione parziale e romantica.

  13. atos dice:

    Quoto Giancarlo.

    Non penso che nessuna delle persone che hai citato pensino di far chiudere wikipedia o google o facebook, magari vogliono solo correggerne alcune macroscopiche storture.

  14. stefano nicoletti dice:

    Chi vuol vincere la competizione internazionale lo fa creando nuove necessità, non certo soddisfacendo le vecchie. La domanda diventa allora: si stava meglio quando avevamo meno necessità, o le nuove necessità contribuiscono al nostro sviluppo personale (oltre che alle tasche di qualcuno)?

  15. C’è qualcosa di Roth in Wikipedia | Apogeonline dice:

    […] certezza arriveranno sulle pagine culturali dei giornali durante le settimane a venire, invece, ha già detto tutto Mantellini (@mante): Si stava meglio quando Google non c’era? No, si stava peggio. Si stava […]