Lo dico ora a scanso di equivoci perché nelle prossime settimane non si parlerà d’altro. Sono tre cose che penso da tempo sull’agenda digitale e sulla sua attuazione, che poi forse sono solo due e che potrebbero ridursi anche solo a una.

La prima delle tre cose che penso è che questo paese la tecnologia non la vuole, non basterà una amministrazione di entusiasti (ove mai esistesse) a fargli cambiare idea in poco tempo. Potremo imporre una digitalizzazione rigida della PA, una sorta di dittatura dei certificati che certo sarebbe auspicabile e magari funzionerà. Io lo farei, ma questo non cambierà le teste delle persone. Aggiungo che appena il tema verra sfilato al governo tecnico e restituito nelle braccia dei partiti ci sarà da piangere: per cui per cortesia Monti quello che può lo faccia in fretta.

La seconda cosa che penso è che il tema delle startup, onnipresente e molto in evidenza nei progetti del governo e negli articoli dei giornali (con cari amici che se ne sono occupati con passione, che dio li benedica), sia un tema complessivamente marginale e autoriferito. Sono i tecnologici che parlano a loro stessi ed ai loro figli. Tutto ok, ma non cambieremo il paese con le nuove aziende tecnologiche scaricate dagli oneri amministrativi e incentivate fiscalmente. (detto questo ben vengano le aziende tecnologiche scaricate e incentivate).

La terza cosa che penso – da circa 15 anni a dir la verità – è che quello dell’adozione tecnologica sia un tema quasi esclusivamente culturale. 20% infrastruttura, 80% illuminazione. Che il divario digitale non si risolve con un corso obbligatorio di “spingi qui, ora clicca lì” ma che servano, infrastrutture certo ma anche scuola, università, televisioni, salotti di casa e vita quotidiana mediati dalla tecnologia. Con un distinguo bolscevico importante: non ogni tecnologia è utile alla causa della crescita della società, non tutto quello che è Internet e digitale è automaticamente adatto. La responsabilità politica oggi come ieri è tutta nell’esercitare questa azione di indirizzo e scelta volando alti sopra le proposte del mercato: avvicinare i cittadini alle tecnologie “buone” e rimanere neutrali rispetto a tutte le cazzatine intorno. Non facile.

13 commenti a “Le cazzatine intorno”

  1. stefano quintarelli dice:

    IMHO Product placement di Digital lifestyle nelle fiction (oddio, 6 parole inglesi su 8..) + maestro e-manzi.

  2. gregor dice:

    180 minuti di applausi solo per la frase:

    “questo paese la tecnologia non la vuole”

    Purtroppo è la pura verità, il nostro è un problema culturale…

  3. #agendadigitale le cazzatine intorno | GiulioCavalli.net dice:

    […] Mantellini sul suo blog con tre idee sulla chimera di una seria agenda digitale. Condividi:Share on Tumblr Pin ItNessun […]

  4. maxxfi dice:

    Mi accodo agli applausi di gregor.
    La seconda e la terza ‘cosa’ son quasi corollari della dichiarazione iniziale.

  5. Ragadast dice:

    Da piccolo start-upper ai suoi tempi che in qualche modo ce l’ha fatta a crescere e diventare mediamente grande mi arrabbierei non poco se vedessi un mio concorrente essere avvantaggiato da meno oneri fiscali.

    Il sistema italiano _NON_ è quello USA dove da start upper si diventa grandi o enormi in poco tempo ed a quel punto della piccola azienda fatta nel garage (con sacrosanti vantaggi fiscali) te ne importa fino ad un certo punto.

    Lo vogliamo capire che il tessuto economico italiano (ed anche quello EU per la maggior parte) è fatto da PMI ? Semplificazione e sgravi per tutti, prego.

  6. Signor Smith dice:

    Ci vorrebbe davvero un Alberto e-Manzi in ogni casa… il problema è quello di una “formazione” che non “forma”, una scuola strutturata per il modello di società che ha intorno: vecchi miopi abbarbicati alle loro “piccole” rendite…

  7. Ilaria dice:

    Tutto pienamente condivisibile, soprattutto l’inciso sulle StartUp.
    Sul problema culturale, tuttavia, si apre un’altra questione: chi dovrebbe/avrebbe dovuto – potrebbe/avrebbe potuto, in questi anni, farsi carico di evangelizzare il paese convincendolo a volere la tecnologia? Così su due piedi, mi verrebbe da pensare che avrebbero dovuto e potuto farlo i Blogger vuoi per competenze, vuoi per visibilità, vuoi perché animati (almeno a parole) dal sacro fuoco dell’evoluzione.
    E invece, come sappiamo bene, i nostri Blogger si sono preoccupati soltanto del fatto che, rispetto ai “colleghi” americani (per esempio), non monetizzavano abbastanza, e hanno deciso che, forse, avere gratis un telefonino / una vacanza / una cena / un biglietto da visita di questo o quel politico e questo o quel dirigente fosse più “stimolante” del fare gratis divulgazione culturale sulla tecnologia.

    Anziché costruire un fronte intellettuale aperto, si è creato un fronte commerciale chiuso (perché non sia mai che arrivi qualcun altro a spartirsi telefonini, vacanze, cene e biglietti da visita) che, giustamente, al massimo ha convinto qualche persona in più a comprare questo o quel prodotto o farsi stare più simpatico questa o quell’azienda, ma certo non a comprendere quanto fosse importante una rivoluzione tecnologica nel nostro paese.

    Non è ancora e mai troppo tardi, ovviamente, ma finché chi ne ha i mezzi e le possibilità preferisce masturbarsi con l’algoritmo di Klout e sostenere che qualsiasi idea può diventare “una StartUp”, il timore è che dopo aver toccato il fondo si debba addirittura iniziare a scavare.

  8. michele dice:

    questo e’ un paese che ha la massima penetrazione di cellulari, prodotto supertecnologico. Non direi che non ama la tecnologia, ma fino a quando con la tecnologia non ci puoi fare qualcosa di utile la tecnologia fine a se stessa non funziona.
    Esempi di cose utili: pagare un bolettino postale da casa invece che andare in banca, ritirare l’esito di un esame, prenotare il libro alla biblioteca comunale, compilare i moduli (pre-compilati) per IMU o dichiarazione dei redditi.

  9. Roberto dice:

    D’altro canto non si puo’ essere un paese con una grande cultura umanistica e scientifica/tecnologica nello stesso tempo, bisogna scegliere.
    E con il grande patrimonio culturale et architettonico che ci ritroviamo, unito alla storia italiana, direi che la scelta é d’obbligo.

  10. Giancarlo dice:

    @Roberto: grande cultura umanistica: in Italia? Oggi? Mah….

  11. Luca dice:

    @michele: i cellulari prodotto supertecnologico?? la penetrazione dei cellulari in Italia ha ben altre motivazioni che non l’amore della tecnologia. Parliamo di utilità dell’home banking? Io dirigo un ufficio personale di una PA, fino a quando non è uscita una legge avevo decine di dipendenti aggrappati al dannato contante da ritirare ogni 27 del mese. Questo paese non vuole la tecnologia, non solo perchè non la sa usare, ma soprattutto perchè ne diffida.

  12. Visto nel Web – 41 « Ok, panico dice:

    […] Le cazzatine intorno temo abbia ragione (tanto io sono vecchio) ::: manteblog […]

  13. Giacomo dice:

    Concordo. E l’idea di Stefano nel primo commento è tanto pragmatica quanto intelligente. Del resto se il digitale vuole imporsi, va promosso laddove c’è il suo target: il popolo della tv, il popolo offline.

    Mettiamo uno smartphone in mano a Paolo Limiti (e diciamogli anche che non è un microfono). Porteremo la terza età su YouTube a cercare vecchi video nostalgici invece di fare zapping tra Rai 3 e Rete 4. Ma nel frattempo si saranno attivati un’email, e un account su Facebook, e cercheranno qualcosa su Google. Saranno iniziati al nuovo mondo.