30
lug

Stamattina sono andato all’ufficio anagrafe. Dice il mio avvocato che, per una cosa che sappiamo noi, mi serve un certificato di residenza che attesti i miei diversi cambi di residenza nel corso degli anni. Il fatto che il certificato si chiami “storico” trovo abbia qualcosa di leggermente offensivo nei confronti della mia età ma vabbe’. Parcheggio la bici, entro all’anagrafa, prendo il numerino, mi siedo in attesa del mio turno. Quando il tabellone indica A 99 vado dalla bionda signora allo sportello certificati. Chiedo il benedetto resoconto storico e la tizia prima mi guarda perplessa, poi spinge due tastini sul suo computer e infine mi dice acidula che lei mi può fare un semplice certificato di residenza che attesti la mia attuale residenza (grazie al piffero). Poi mi indica un corridoio dove potranno farmi il documento che mi serve. Corridoio, frecce, porta, busso, entro e ripeto la tiritera chiedendo alla gentile signorina un foglio del Comune di Forlì che attesti le varie residenze della mia esistenza. Dalla giovane, gentile e spaesata impiegata scopro che:


1) I computer del Comune tengono traccia della residenza degli ultimi 10-15 anni.

2) Per i periodi precedenti è necessaria una ricerca “umana” nell’archivio cartaceo.

3) La ricerca “umana” costa, fra marche da bollo e costo del certificato circa 35 euro.

4) Per ottenere il certificato storico di residenza ci vuole circa 1 mese dalla domanda.

5) Il certificato storico ora non si può fare perchè l’impiegata che lo sa fare è in ferie.


Poi dice l’Agenda Digitale.

22 commenti a “Digital PA”

  1. Marco dice:

    Sinceramente 10-15 anni mi sembra già buono.

  2. Massimiliano dice:

    Benvenuto nel deserto del reale.

  3. roberto dadda dice:

    Così a occhio a me la cosa non sembra poi tanto strana, probabilmente il limite di 10-15 anni è quello che è trascorso dalla prima introduzione di sistemi di calcolo nel comune, prima c’era solo la carta.

    Quanti saranno i certificati storici richiesti? Io per esempio non sapevo nemmeno esistesse.

    A questo punto se, come credo, sono pochissimi meglio fare aspettare le ricerche sul cartaceo piuttosto che sobbarcarsi il costo della digitalizzazione di tutto l’archivio storico.

    roberto dadda

  4. Francesca dice:

    Bastava leggere sul sito del Comune di Forlì per sapere come funziona e che tempi ci vogliono per averlo :) http://www.comune.forli.fc.it/servizi/procedimenti_eventidellavita/ricerca_fase03.aspx?ID=783

  5. ArgiaSbolenfi dice:

    Qualcuno ha messo in dubbio la tua perenne appartenenza allo Stato di Romagna?

  6. gregor dice:

    Che casualità, oggi sono andato in comune a Bologna per fare la carta d’identità elettronica..

    20 minuti a persona, 8 persone davanti a quasi 2 ore dalla chiusura dell’ufficio.. Sono tornato a casa a mani vuote..

  7. lasko dice:

    Un mese mi sembra veramente molto, dalle mie parti bastano 10 giorni, di solito meno… L’E-R è meno efficiente di quanto si dice?

  8. Roby dice:

    Mia sorella ha rifatto la carta d’identità. La stampante dell’ufficio anagrafe ha palesemente ciccato le stanghette orizzontali dei due 4 presenti nella sua data di nascita rendendoli del tutto simili ad un 1.
    Ora lei che è nata nell’aprile 84, risulta su un documento ufficiale del gennaio 81.

    Facendolo notare alla gentile signorina, la risposta è stata che sul terminale risultava la data corretta e che non si poteva fare niente. Dato che le serviva per l’espatrio, le hanno consigliato di recarsi in questura perchè “forse li qualcuno sapeva cosa fare”.

  9. pgiacome dice:

    Un bello spaccato di quella che ultimamente mi sembra l’umiliazione persino fisica oltre che psicologica della persona che si interfaccia con questo Moloch che chiamiamo stato. A tutti gli effetti mi sembra che i 2.5 milioni di persone che lavorano nel pubblico non siano altro che una serie di minidatabase.

    Questo paese è già fallito, basta solo avere il coraggio di metterlo nero su bianco

  10. plus1gmt dice:

    @pgiacome e pensa l’umiliazione di essere un dipendente statale e non avere strumenti di lavoro adeguati

  11. alf dice:

    Curioso e molto significativo che in un paese malato di burocrazia i cittadini siano i primi a non conoscere le opportunità che lo Stato offre loro per farne a meno. Quel documento lei se lo può autocertificare, caro Mantellini.

    Mi permetta un link esplicativo:
    http://www.comune.santammaro.ce.it/sites/default/files/AUTOCERTIFICAZIONE%20di%20RESIDENZA%20STORICO%20stesso%20Comune.pdf

  12. massimo mantellini dice:

    @alf lo ignoravo in effetti (e anche le impiegate del Comune) grazie, ma temo in ogni caso avrei difficoltà ad autocertificare informazioni che non ho

  13. sav. dice:

    …cioè non ti ricordi dove “stavi di casa”?

  14. Simone dice:

    In Francia te lo mandano sulla tua mail in pdf 9.5

  15. luzmic dice:

    @alf per completezza: l’autocertificazione va bene per i rapporti con la pubblica amministrazione, ma non se bisogna dimostrare un fatto in causa (quindi probabilmente in questo caso tocca pagare e aspettare).

  16. Gian dice:

    Ma dove abiti????? non in tutti i comuni è così.
    A Castel S.Pietro Terme (BO) la puoi richiedere on line e ricevere alla tua e-mail …………..

  17. Sandro dice:

    Ecco, essere un dipendente pubblico e non avere gli strumenti per svolgere correttamente il tuo lavoro è veramente imbarazzante…
    Non ci sono mai le risorse per tali strumenti (dal pc alla biro per intendersi) ma si trovano le risorse per pagare stipendi “da favola” a gente che non ci capisce un tubo (parlo per esperienza diretta)… Questo succede soprattutto con i livelli più alti (dirigenza e oltre).
    Gli sprechi ci sono e sono sempre legati ad accordi “politici”…

  18. marco dice:

    Ciao Massimo,
    lavorando al CED di un Comune posso dirti che:

    1) I computer del Comune tengono traccia della residenza degli ultimi 10-15 anni.
    R: E’ così praticamente ovunque, anche se a dire il vero la data a partire dalla quale le informazioni anagrafiche e di stato civile sono informatizzate varia da comune a comune. Diciamo che nei casi migliori l’informatizzazione risale a 25-30 anni fa.
    I dati sono ovviamente esistenti e conservati a partire dall’unità del Regno d’italia, ed è ragionevole pensare che pagare per l’informatizzazione di dati storici e relativamente poco richiesti sia un investimento che non vale il suo prezzo, specie in periodi come questo.

    2) Per i periodi precedenti è necessaria una ricerca “umana” nell’archivio cartaceo.
    R: Vero, vedi sopra perché.

    3) La ricerca “umana” costa, fra marche da bollo e costo del certificato circa 35 euro.
    R: Tutti i certificati della PA sono da bollare, e alcuni (a seconda del comune) sono soggetti a vari diritti e balzelli. Se allo sportello dichiari che il certificato ti serve per uno scopo diverso da quello per cui realmente lo usi, e poi la Finanza controlla la pratica per cui lo hai usato e scopre che hai “barato”, sei sanzionabile. Se invece l’impiegato d’anagrafe non esige l’apposizione del bollo commette un reato (malversazione).
    I certificati non in bollo sono assolutamente eccezioni e ben specificati dalla legge. Ciò significa che i certificati di residenza, stato di famiglia, contestuali, certificati residenza e famiglia storico, eccetera sono soggetti, salvo rari casi, all’imposta di bollo (D.P.R. 642/1972) di € 14,62 più € 0,52 per i diritti di segreteria.
    In quanto all’utente @alf che diceva che puoi sempre autocertificare, questo è vero SOLO se il certificato (autocertificato potremmo dire) è indirizzato ad un altra PA o incaricato di pubblico servizio. I privati non sono obbligati, ma possono volendo, accettare autocertificazioni.
    Verso i privati (banche, notai ecc) i certificati vanno SEMPRE SEMPRE in bollo. Certo che il notaio o la banca di turno vi dice di non chiedere il certificato in bollo, a loro non cambia niente, ma sta di fatto che la legge prescrive la presenza del bollo. Punto.

    4) Per ottenere il certificato storico di residenza ci vuole circa 1 mese dalla domanda.
    R: No, in realtà i 30 gg dal momento della richiesta sono il termine massimo entro il quale, a norma di legge, il comune è tenuto a risponderti. Se l’impiegata fosse velocissima e non avesse altro da fare avrebbe potuto farti accomodare per un 2-3 ore almeno, mentre lei sarebbe andata a scartabellare tutti i registri cartacei. Ma nonostante i luoghi comuni su noi dipendenti pubblici, una ricerca simile viene messa semplicemente in coda tra le tante cose da fare.

    5) Il certificato storico ora non si può fare perché l’impiegata che lo sa fare è in ferie.
    R: Questo è molto male. La divisione delle competenze e la sostituibilità degli impiegati sono misure organizzative che il dirigente dell’ufficio dovrebbe sempre prevedere. Detto questo, ripeto che la legge prevede tempi di risposta di 30 giorni.

    Spero di aver fatto un poco di chiarezza.

  19. h1028573 dice:

    Ti mancava il lasciapassare A-38. :P

  20. Memi dice:

    Ho lavorato per la PA, e confermo tutto quello che dice marco poco sopra.

  21. mORA dice:

    @Marco

    malversazione
    [mal-ver-sa-zió-ne] s.f.

    • Reato a danno dello Stato commesso da chi, avendo ottenuto contributi pubblici per finalità di interesse generale, li distrae o li usa indebitamente; estens. qualsiasi appropriazione illecita o uso illegittimo di denaro o beni amministrati per conto di altri

    Non capisco cosa c’entri il non bollare col la malversazione.

  22. mario dice:

    furto di identità o difetto di notifica, blogmaster?