L’assassino del cinema in Colorado è un fantasma anche su Internet. Nessuna traccia su Facebook o Twitter, nessuna foto, niente di niente.

It is fairly difficult today not to have a footprint – or a faceprint, given the sophistication of facial recognition technologies – on the Internet. If we don’t post pictures of ourselves online, others do. Our addresses, past and present, live online, along with our credit record, our book-buying habits, what size rain boots we have almost bought on Zappos.com, and whether we stream cartoons on Netflix or the films of Fassbinder.



(via NYTimesBits)

10 commenti a “Ghost in the machine”

  1. Daniele Minotti dice:

    Sai come rosicano i giornalisti?

  2. enrico dice:

    Ho appena sentito che ha comprato le armi su internet. Ho appena letto: “sul web spunta annuncio sospetto”. Scommetto che fra un paio di giorni ci sarà un titolo su “pagina facebook inneggia al killer di aurora”.

  3. Esaù dice:

    In realtà, ora sono spuntati un suo profilo su un sito di incontri e un altro probabile su MySpace.

    Ma di questa storia, mediaticamente, colpisce altro: sui maggiori quotidiani italiani, anche con inviati sul posto, troverete informazioni che girano da ieri sui siti americani, e molte di queste informazioni sono pure copiate male: nome sbagliato del capo della polizia, testimonianze gonfiate, distorte, generalità dei testimoni sbagliate… Un disastro (leggere per credere).

    E nessuna notizia di prima mano.

    Davvero vale la pena di spendere soldi per un inviato se i risultati sono questi? O, mandalo, ma ordinagli di trovare uno spunto suo, in mezzo al marasma.

    Lo dico da amante dei giornali cartacei.

  4. Marco dice:

    In effetti gli inviati a cosa servono oramai? Un tempo andavano all’estero a leggere i giornali del posto e poi facevano il servizio sul loro giornale oppure andavano in tv con dietro lo sfondo di Buckingham Palace/New York/Washington. Ma ormai tutti i giornali sono online, è più una cosa di scena poter scrivere “dal nostro inviato da” (che poi magari è inviato a New York e ti parla di quello che è successo a Denver). Direi che si tratta di Inviati da Parata.
    Alcuni di questi scrivono dei romanzi più che delle cronache, tipo Zucconi che ti parla di Clinton, Bush o di Obama come se ci cenasse tutti i giorni insieme.

  5. Pier Luigi Tolardo dice:

    Se è un uomo è solo è solo…

  6. Bic Indolor dice:

    Quello che mi stupisce è che con tutta la paranoia sul terrorismo che hanno messo in atto dopo l’11 settembre un tale sia riuscito a procurarsi una valanga di armi (via internet poi.. spiata com’è…), entrare in un luogo aperto la pubblico armato fino ai denti e col volto reso irriconoscibile da trucco e mascheramenti.

    Non per rompere le p***e… ma se quello fosse entrato in quel cinema con una telecamera, vuoi vedere che lo avrebbero fermato eccome e gli avrebbero fatto un c*lo così con la menata del copyright?

  7. Mammifero Bipede dice:

    Beh, fermare un tizio con la telecamere è un filino meno pericoloso che fermarne uno armato fino ai denti… :-)

  8. L1 dice:

    hai ragione bipede, ma il commento di bic indolor e’ lo stesso fulminante: a me pare che ci siano leggi parecchio piu’ stringenti per chi entra in un cinema con una telecamera, piuttosto che con un fucile d’assalto.

  9. Marco dice:

    La CNN si chiede come mai non era presente nei social network:
    http://edition.cnn.com/2012/07/23/tech/social-media/colorado-suspect-social-media/

    Vespa mi ricordo che per i vari omicidi degli ultimi anni invece si faceva la domanda opposta: “perché i giovani sentono il bisogno di apparire su questi social network?”
    e gli psicologi in studio: “è perché ci sono i reality show, la voglia di apparire, le ragazze vogliono fare le veline, i genitori dovrebbero parlare di più con i figli bla bla ….

  10. Enrico dice:

    Se è un uomo è solo è solo…

    Quindi per te se un essere umano non lascia tracce su internet vuol dire che è solo… o mamma mia che pensiero debole.