Ieri sera in auto mentre tornavo a casa ho ascoltato alla Zanzara una telefonata con Stefano Fassina. Diceva Fassina, vantandosi sommessamente, che lui comunque un posto di lavoro sicuro e tenuto caldo, un impiego che gli consente di guadagnare 3 o 4 volte quello che guadagna ora a fare il funzionario di partito, lui comunque ce l’ha. A Washington, al Fondo Monetario Intenazionale. Corbezzoli, ho pensato, mentre quelli della Zanzara che sono un po’ stronzi lo riempivano di complimenti per il grande coraggio e lo sprezzante amore per la politica. E mentre pensavo corbezzoli ho pensato anche: chi lo avrebbe mai detto? Perché a me che sono grezzo e malpensante, Fassina, nelle poche volte in cui l’ho sentito parlare in TV e in quelle in cui ho letto i suoi ragionamenti in interviste sui giornali, non aveva fatto questa grande impressione da giovane economista brillante prestato alla politica, tutt’altro. Mi era sembrato invece il classico prodotto di una nomenclatura Frattocchie 2.0, fatta di modeste capacità dialettiche, grande spreco di frasi fatte e pericolosa tendenza alla generalizzazione. Fassina – che nel frattempo deve averci preso gusto – è molto critico verso il governo Monti, ma anche verso certi suoi compagni di partito che sbagliano (Ichino su tutti), dice forse cose di sinistra (o così a lui sembra) ma di quella sinistra tutta fabbriche e TV in bianco e nero che non esiste più da anni. Ci fa intendere di avere (lui sì) una soluzione differente per gli esodati, qualche idea brillante per il mercato del lavoro e per molti altri gravi problemi del paese, ma preferisce raccontarcele a grandi linee, con la bacchetta da professorino, lo slogan ripetuto a macchinetta e la faccia un po’ schifata dal panorama che lo circonda, dove a perdita d’occho si vedono (“ci stanno” direbbe il nostro) vaste praterie di incompetenza e branchi di governi tecnici inconcludenti. Ora il fatto che a Washington lo aspettino a braccia aperte francamente un po’ mi solleva, specie dopo la cretinata odierna su Renzi “Sindaco per caso” e quindi preferisco non approfondire troppo come mai Stefano Fassina sia il responsabile economico del PD, perché se lo facessi, se indagassi sul suo avanti indietro con Washington, temo che potrei imbattermi in uno dei soliti esempi del genio italico applicato alle contingenze della vita quotidiana. E non mi va. Preferisco pensare che di là dell’oceano qualcuno ogni mattina si svegli, vada a lavorare in un bel grattacielo vetro cemento e si chieda: “Ma Stefano, poi, torna o non torna? E qualcun altro osservando la scrivania vuota risponderebbe: “Macché ancora no, dice che si presenta alle elezioni in Italia”. Ambè, allora no che non torna.

25 commenti a “Il ritorno dei cervelli”

  1. andrea61 dice:

    Purtroppo chi la pensa come Fassina non riesce ad accettare la dura realtà che i soldi non crescono augli alberi e che i posti di lavoro non si autogenerano per partenogenesi.
    Non avevo mai avuto grossa stima del FMI e devo dire che sentendo parlare Fassina mi sento corroborato nella mia opinione. Anche perché lo staff degli economisti del FMI un mese prima della crisi dei subprime parlava di un’economia mondiale increscita tumultuosa per gli anni successivi e di possibili rischi inflattivi.

  2. Mc dice:

    Dalla relazione di Bersani al convegno di ieri dell’ala labour del pd: “Giusto essere portatori della migliore tradizione della sinistra, ma il Pd deve «andare avanti» e deve essere «chiaro» che la «ricetta giusta» non si trova ritornando alle soluzioni di trent’anni fa. Pier Luigi Bersani, chiudendo il convegno del Pd sulle forme della politica, replica all’ala ‘laburistà del partito: «Una riunione come quella di oggi risente del grande affetto verso una certa tradizione della sinistra e si pone il problema del rapporto di questa tradizione con il Pd. Chiariamoci su questo: dopo che ci siamo detti che anche le culture della sinistra nel quindicennio scorso hanno sbandato, non possiamo pensare che rimosse quelle… prima c’era la ricetta». «Chiariamo questo punto, sennò non andiamo da nessuna parte», ha aggiunto. «Non si tratta di tirare la giacca al Pd, ma di fare il Pd. Andiamo avanti, pensando che il Pd possa essere nello scenario nuovo il soggetto politico che rinverdisce quella tradizione». E uno degli obiettivi del Pd è «l’incrocio fra le culture… Quando incontriamo gli altri partiti socialisti, progressisti, tutti ritengono interessante questa esperienza. Non possiamo essere quelli che pensano di alzare il ditino e spiegano agli altri come stanno le cose».
    http://www.unita.it/italia/bersani-no-alleanze-con-chi-dice-br-non-ci-sono-destra-e-sinistra-1.423186
    Questo per dire che i problemi sono un po’ più complessi da come può apparire dall’ascolto di una trasmissione satirica o da impressioni umorali. Lo “sbandamento” filoliberista blairiano sarà anche “a colori” ma non è nemmeno lui una ricetta autosufficiente. Serve ichino ma serve anche fassina, quello che non serve è avvelenare i pozzi parlando di vecchia nomenclatura o di portaborse.

  3. VALENTINA dice:

    caro massimo mantellini sei un cervellone! complimenti! ti seguirò sempre.

  4. arbaman dice:

    Cercando in rete, dopo la laurea alla Bocconi, ha intrapreso la carriera politica e gli incarichi ricevuti hanno riguardato ambiti principalmente pubblici e/o politici. A differenza di un Monti, sembra non vantare posizioni in grandi banche d’affari o club in cui siedono i grandi decision makers.
    Ichino per contro, dopo una laurea in giurisprudenza ha fatto il sindacalista professionista e poi il docente universitario.
    “Ama raccontare che è stato l’incontro con don Lorenzo Milani a spingerlo verso lo studio del diritto e l’impegno nel sindacato”

    Dei due, faccio fatica a capire chi più abbia meritato sul campo, sporcandosi le mani con un lavoro vero, sotto un capo e rispettando budget e orari di lavoro, il diritto di dirigere la linea economica di un partito che più di chiunque altro ha negli ultimi vent’anni devastato i diritti dei lavoratori attraverso il precariato diffuso e la cancellazione di fatto del diritto di sciopero in alcuni settori. Mentre i sindacati sembrano fare a gara di impegno con la mucca che guarda il treno che passa.
    In settimana voteranno compatti una riforma del lavoro che vuole solo il FMI e che il neopresidente di Confindustria ha definito prima “inutile” e in seguito una “boiata”. E la chiamano sinistra..

    @Andrea61 – Ci tengo a ricordarti che in questo paese per qualcuno i soldi crescono davvero sugli alberi. Sono alberelli gracili e oramai quasi rinsecchiti, che ogni giorno lavorano in fabbriche, uffici, laboratori e negozi.
    Sono quelli sui quali gravano 82/83 % delle entrate dirette, mentre quei fenomeni di imprese e autonomi fanno la voce grossa contribuendo alla ricchezza di questo paese con le briciole che si vedono restituite con gli interessi, vedi Giavazzi che di sinistra non é: http://tinyurl.com/dxfska4
    Ormai, più che una questione di politiche di destra o sinistra mi sembra
    un serio problema di Giustizia, quella con la G maiuscola.

  5. frap1964 dice:

    Veramente dalla sua biografia risulta che abbia lavorato al FMI dal 2000 al 2005 e non deve essere stato particolarmente attivo.
    Basta fare una ricerca sul sito dell’ IMF.
    Per cui ho la vaga sensazione che oltre a dire cretinate racconti pure un po’ di balle, giusto per vantarsi.
    Peraltro pare abbia detto:

    “Per me la politica e’ un impegno, una passione, ora guadagno come un funzionario di partito. Se smettessi guadagnerei certamente di piu’. Ho lasciato un posto a tempo indeterminato al Fondo monetario internazionale dove prendevo il triplo di quello che percepisco oggi“, dice poi Fassina: “Oggi il mio stipendio – spiega alla Zanzara – e’ di circa 50mila euro all’anno, al Fmi circa 150 mila”. Da giovane, ammette Fassina, mi “e’ capitato di aver fumato delle canne”….

    Dubito che abbia davvero il posto in caldo.

  6. mORA dice:

    L’altra sera mi sono imbattuto per caso in questo video

    http://edue.wordpress.com/2012/06/22/insostenibilita/

    Come ho scritto non so giudicarlo.
    Però secondo me merita di essere visto.

  7. mario r. dice:

    buondì
    quando parla fassina mi aspetto da un momento all’altro che confessi sommessamente che se avesse continuato nel suo lavoro avrebbe preso il nobel per l’economia perchè l’hanno preso persone molto meno intelligenti e preparate di lui.

  8. Giancarlo dice:

    Dopo un post così, anche se d’ora in poi dovessi scrivere cazzate immani, sappi che comunque avrai sempre la mia stima.

  9. Paolo dice:

    Mah, a me Fassina, mi fa più pensare al Brunetta in versione PD. Un quasi premio nobel.

    Comunque cercando su Google Scholar questo emerito economista sembra aver prodotto due pubblicazioni – due.

  10. giovanni dice:

    Concordo con Mc, quelli che snobbano i fassina “in bianco e nero” e preferiscono la destrucola degli ichino, dei giavazzi, degli alesina, dei renzi e compagnia ragliando, sono gli stessi che qualche anno fa erano blairiani, poi zapateros, poi obamiani… e domani? Intanto sono riusciti ad ammazzare la sinistra…

  11. gregor dice:

    Una persona che si vanta così come fa Fassina io l’avrei cacciata subito dal partito pagandogli un biglietto per un volo solo andata per gli USA…

  12. andrea61 dice:

    @arbaman: probabilmente c’é un malinteso Io sono dipendente e rientro in pieno nella categoria degli spremuti. Proprio perché appartengo al cosidetto ceto produttivo, non mi piace chi, alla Fassina, spaccia la storiella che é solo un problema di redistribuzione del reddito e che essere riformatori significa voler estendere a piú cittadini possibili privilegi spacciati demagogicamente per diritti non negoziabili senza chiedersi alla fine chi paga. Tu dici che il mondo é diviso tra chi lavora e chi invece fa l’imprenditore o l’artigiano ? Io ho girato diverse aziende e ho trovato per lo piú gente seria. Ho trovato anche qualche furbacchione come ho trovato anche tanti “lavoratori” che consideravano etico fottere l’azienda per cui lavoravano. Resta il fatto che senza imprenditori o artigiani di posti di lavoro non ce ne sono, per cui sarebbe il caso di farsene una ragione.
    Quanto alla Giustizia, sottoscrivo in pieno quanto dici e ci aggiungerei anche la corruzione che é l’altra faccia della medaglia. Resta da capire se nella mala giustizia vogliamo far rientrare anche quella che reintegra i lavoratori di Malpensa licenziati perché scoperti a rubare dai bagagli.

  13. Paolo V dice:

    Concordo con Giovanni e Mc qui sopra.

    Mi sembra che perlomeno abbia delle idee e non vada avanti a demagogia come l’80% dei suoi compagni di partito. Poi, chiaro che finora magari non ha espresso tutte le sue idee (se ne ha il tempo in un talk show? se ne ha lo spazio in un’intervista?), però giocare al tiro al bersaglio con uno delle poche anime di sinistra del PD non mi sembra granché costruttivo.

  14. Pietro dice:

    Il problema è che con le “idee” di gente come Fassina e la sua indifferenza per i fastidiosi fatti e l’ irritante logica dei grilli parlanti come Ichino, e la “destrucola” siamo finiti nella situazione attuale.
    Perchè il debito pubblico che ci sta trascinando nel burrone è stato tutta redistribuzione di una ricchezza che non è stata prodotta e che l’arretratezza dell’industria italiana è dovuta al 99% al fatto che strozzando le imprese di tasse con la scusa che i profitti erano il male assoluto non ci sono stati soldi per investimenti e ricerca.

  15. giovanni dice:

    Vedi Pietro, a realizzare i fastidiosi fatti che tutti abbiamo chiaramente sotto gli occhi non sono stati certo i Fassina che, fino a un minuto prima dello scoppiare della crisi internazionale, venivano trattati come appestati da tutti i fighetti leftist blairiani a colori sottomessi all’egemonia culturale neoliberista, gli stessi che, un minuto dopo la suddetta crisi, si sono riscoperti improvvisamente “keynesiani”, ma giusto per 5 minuti…

  16. Pier Luigi Tolardo dice:

    Caro Pietro,
    così severo con la Chiesa(magari anche giustamente) e così indulgente con gli imprenditori italiani che se non hanno investito in ricerca in questi anni è perché:
    1) sono imprese piccole e medie che vedono come il male assoluto aggregarsi e senza aggregarsi è difficile fare ricerca.
    2)preferiscono ridurre il costo del lavoro, innovare i processi, ma guai a innovare il prodotto
    3) spesso i soldi li hanno portati in Svizzera, in yacht e macchine di grossa cilindrata., al massimo hanno pagato i condoni.
    4) molti le tasse,basse o alte, non l’hanno mai pagate.
    Il debito pubblico è figlio di una distribuzione perversa ed ingiusta della ricchezza in Italia: il 10% della popolazione possiede più del 50%, l’1% più del 15%, la delocalizzazione è stata la scelta prioritaria di troppi imprenditori, anni di bassi salari e precariato ci hanno portato prima al blocco dei consumi e poi ad un loro calo verticale.
    Fassina dice queste cose, non so se sono di sinistra, per me sono giuste e mi basta, Renzi non le dice e non mi piace, anche se è più giovane, meno logorato e meno compromesso di Bersani.

  17. Pier Luigi Tolardo dice:

    Negli Usa molti senatori e deputati repubblicani vincono le elezioni prchè sparano a zero sulla delocalizzazione, i sindacati americani sono più duri dei nostri e li votano e li fanno votare, anche se sono di destra
    in Italia per anni in Veneto tutti i padroncini dovevano farsi per forza una fabbrichetta in Romania, poi è venuta di modo la Serbia, i capitali italiani in Svizzera si stimano intorno ai 200 miliardi di euro, più di quelli tedeschi, francesi, inglesi.
    La situazione è esplosa dagli ’90 ad oggi, questo nonostante il lavoro dipendente abbia perso quasi 20 punti di distribuzione del Pil in salari a beneficio di rendite e profitti. ci vorrebbero molti più Fassina, molto più di sinistra, altro che 5 Stelle.

  18. Pietro dice:

    A parte i giudizi sulle cause del declino industriale ed economico italiano, su cui mi sembra superfluo fare commenti argomentati con chi usa i luoghi comuni da rifondarolo sull’imprenditore cattivo ed esportatore di capitali, tutto si può dire meno che il debito pubblico italiano sia frutto della disuguaglianza, il debito pubblico è frutto della SPESA PUBBLICA, e si vada a guardare dove finiscono i soldi della spesa pubblica….

    Se i profitti delle imprese in italia sono tassati 4 volte di più che negli altri paesi europei poi di soldi per la ricerca e l’innovazione non ne rimangono, gli imprenditori scappano, la cosa potrà dare fastidio , ma perchè dovrebbero rimanere dove SONO consideratI colpevoli di ogni male?
    Il problema è che gli argomenti paleomarxisti sulla ricchezza degli imprenditori sono scemenze belle e buone, ma avete mai conosciuto la REALTA’ del mondo dell’impresa italiano , o leggete solo i bollettini di guerra della CGIL?
    Se NESSUNO investe in Italia e gli imprenditori scappano, è anche perchè troppe persone considerano le imprese bestie a cui succhiare ogni goccia di sangue per REDISTRIBUIRE.
    Sopratutto mi sembra ridicolo e offensivo pensare che per oscuri motivi gli imprenditori italiani siano tutti una massa di deficenti che non sa fare il proprio lavoro, che non sa innovare il “prodotto”, mentre i segaioli da biblioteca o sezione di partito che non sanno neanche di striscio cosa sia la “produzione” pontificano stupidaggini.

  19. Giancarlo dice:

    @tolardo: se tu hai una ricetta credibile su come sostituire gli imprenditori che scappano all’ estero, presentati alle elezioni che il mio voto lo prendi di sicuro.

  20. peppone dice:

    C’era un tale che diceva che l ‘Italia è una nazione di commissari tecnici della nazionale.
    Che schifo, intanto la spesa pubblica aumenta, le tasse aumentano, le fabbriche falliscono, e gli imprenditori si suicidano, le battute e i commenti di tolardo sono fortunatamente irrilevanti, se la “sinistra” dovesse tornare al governo i problemi REALI la metteranno in riga, le masturbazioni mentali dei vari Fassina e amici ritorneranno nel limbo delle sparate utili solo a raccattare qualche voto tra i babbei nostalgici di utopie ammuffite………

  21. enrico dice:

    Concordo con Mantellini, totalmente. Dal FMI alla zanzara ! Per me non sa neanche l’inglese. Giuro

  22. marco dice:

    mi sono imbattuto in questo blog http://blogdiuncittadinoqualunque.blogspot.it/

  23. Pier Luigi Tolardo dice:

    In Francia oltre ad incentivi di tipo fiscale, contributivo, previdenziali per gli imprenditori che investono nel proprio Paese esistono anche penalizzazioni fiscali per chi investe extraUe(l’esempio della Romania non vale più ma per molti anni si sarebbe potuto mettere un freno quando non era nella UE)che non mi sembra di sinistra. che sono stati introdotti da Sarkozy c , che negli Usa sono anche più forti.
    Non parto da un pregiudizio negativo sulle imprese, molte hanno privilegiato il proprio territorio rimettendoci, ma nemmeno da un pregiudizio positivo sempre e comunque.
    Non sono un fan di Monti ma non è credibile pensare che le imprese oggi chiudano per le maggiori tasse introdotte da questo governo che è in carica da qualche mese e che poi ha colpito solo IVA ed immobili.
    Si doveva colpire con una tassazione selettiva chi portava fuori dal Paese il lavoro, incentivare chi assumeva in chiaro e con contratti a tempo indeterminato, si doveva permettere la detrazione integrale degli investimenti per la ricerca, ora paghiamo anni di inerzia che non sono, oggettivamente, addebitabili solo al centrosinistra che ha governato solo alcuni annicon un programma molto, molto “realista” per usare le parole di peppone. Green economy, banda larga, formazione, ricerca non c’entrano molto con utopie ammuffite.

  24. giovanni dice:

    Pietro continui a vaneggiare. Quali sarebbero queste imprese italiane che sarebbero fuggite all’estero per investire in ricerca e innovazione? Vediamo se riesci a farmi un solo esempio, non ne vogli dieci, me ne basta uno. Quello che vediamo sono aziende che vanno in europa dell’est o in asia per retribuire i dipendenti con stipendi da fame in paesi dove non esistono i diritti sindacali. Ricordo gli inviati Rai in Serbia che non riuscivano ad intervistare i dipendenti Fiat o Golden Lady: questi si rifiutavano di rilasciare dichiarazioni perchè spaventati di subire ritorsioni da parte delle aziende. Quelli che accettavano di farsi intervistare lo facevano a volto coperto. Stesso discorso in Italia per gli operai Fiat che ai cancelli degli stabilimenti si rifiutavano di dichiarare se erano stati iscritti alla Fiom, per timore di perdere il lavoro: di fronte alle domande facevano spallucce e tiravano dritto, come a volte accade al sud quando i giornalisti chiedono ai passanti opinioni sulle mafie o sui mafiosi. Gli imprenditori che vogliono investire davvero restano in italia, quelli che aprono uno stabilimento in montenegro hanno altri progetti…

  25. andrea61 dice:

    Adesso scopro che il debito pubblico é figlio della pessima distribuzione della ricchezza. Inizio a capire perché Fassina riesca a spacciarsi per economista trovi gente che gli va dietro.
    Mettiamola cosí: con Fassina é ristabilita la par dondicio economia e anche la sx ha il suo Brunetta.