Guido Ceronetti si è comprato il cellulare:


“L’esperienza che ne ho è recentissima, l’apparecchio che ho comprato, con l’aiuto di un amico, è dei più semplici, i giovani lo disprezzerebbero, e devo dire che un simile labirinto non avrei potuto, standone fuori, immaginarlo. Quando, manovrando o più spesso inaspettatamente, leggo “spegni” mi sento come Jean Valjean che trova finalmente l’uscita dopo la sua famosa traversata di Parigi nell’umbra mortis delle fogne.”


(sul corriere cartaceo di oggi)

20 commenti a “Pensieri del té”

  1. tiziana dice:

    forse era meglio acquistare un cellulare con gps

  2. ArgiaSbolenfi dice:

    Forse era meglio risparmiare i soldi per un regalo ai nipotini.

  3. juhan dice:

    Michele Serra in confronto è un übergeek!
    Chissà Gasparri e Giovanardi…

  4. unit dice:

    vabbè dai ha 85 anni, ci può stare

  5. Gabriele dice:

    Io di “etti” preferisco Ugo Gregoretti.

  6. Marco dice:

    Era anche nella versione online:
    http://www.corriere.it/cultura/12_giugno_10/telefonino-cernonetti_904138c2-b2c5-11e1-8b75-00f6d7ee22cc.shtml

    Io ho resistito sino al 2002 e già allora ero visto come un selvaggio.

  7. gregor dice:

    Infarto assicurato se giocasse a Snake su un 3310…

  8. jan dice:

    Affascinante. Ricordiamoci che poter decidere di avere o non avere un cellulare oggi è un lusso sublime.

  9. Vittime della P2 dice:

    Il mondo va avanti, piaccia o non piaccia. Seguire la tecnologia, vuol dire stare al passo coi tempi. E’ un peccato rimanere indietro…

    http://vittimep2.blogspot.it/

  10. Paracelso dice:

    Il telecomando l’ha già scoperto ?

  11. Paolo dice:

    Io ci sono volte che lo dimentico a casa. E poi, quando me ne accorgo, mi sento felice, più leggero, come succede nella pubblicità di certi yogurt.

  12. Trentasei dice:

    @paolo: mito! ma è un lapsus freudiano? ;-)

  13. Fab dice:

    Una citazione dotta per ri-affermare come i giovani d’oggi siano abili nel gestire complicati aggeggi elettronici ?

    uao !

  14. Carlo M dice:

    che tristezza di commenti.
    possibile che nessuno sia capace di cogliere l’ironia dello scrittore? sarete pure giovani e tecnologici, ma in quanto a senso dell’umorismo il vecchio ceronetti vi fa la cacca in testa.

  15. worm dice:

    il mio precedente capo (un editore di 70 anni), di fronte alla schermata di outlook, non aveva ancora scoperto che la barra dello scroll sulla dx si può prendere col mouse e trascinare. andava avanti a click sulle freccine.

    era proprio un simpatico umorista

  16. Guido Gonzato dice:

    Non sono convinto che Ceronetti abbia messo ironia in questo suo scritto. Da troppi anni scrive articoli che esprimono un atteggiamento di rifiuto verso tutte le tecnologie, più o meno nuove. E devo dire che questo suo atteggiamento luddista un po’ mi infastidisce.

  17. spiritoaspro dice:

    Diciamo che l’età è un’attenuante, però il suo è un atteggiamento estremamente limitante che probabilmente mette in luce molto di più di un mero rifiuto dei cambiamenti. Per un umanista di qualsiasi natura, poeta, filosofo o sociologo che sia, la curiosità è la linfa vitale del proprio mestiere; il rifiutarsi di scoprire nuovi mezzi comunicativi, anche solo da un punto di vista puramente semiotico oltre che linguistico e sociologico, dimostra una forte chiusura mentale.

  18. Carlo M dice:

    oltre il senso dell’umorismo vedo che manca anche il senso del ridicolo.

  19. ArgiaSbolenfi dice:

    @worm: esiste una moltitudine di persone, generalmente non giovani, che non sono portate all’esplorazione di un’interfaccia. Quindi se al tuo capo non è stato insegnato l’uso delle scrollbar, molto probabilmente non le userà a meno che non finisca per incapparci casualmente.
    Avevo letto anche una spiegazione di questo fenomeno: le persone delle generazioni più anziane hanno avuto a che fare prima di tutto con le interfacce di macchinari meccanici o elettromeccanici. Pulsanti, leve, valvole.. cose così.
    E con questo tipo di interfacce l’esplorazione è sconsigliata se non espressamente vietata, date le conseguenze che possono innescare manovre casuali. Quindi queste persone hanno trasposto la loro esperienza alle interfacce grafiche dei computer. Mi sembra abbastanza ragionevole.

  20. Filippo Facci dice:

    William Ogburn, cultural lag.