Vittorio Sgarbi all’Adnkronos oggi:

L’aspetto positivo è che, come nel Friuli, la ricostruzione sarà rapida, mentre nel meridione sarebbe stata una catastrofe. Gli emiliani non staranno certo con le mani in mano, mentre in Abruzzo, all’Aquila si vive d’inerzia, tutto è fermo come all’inizio, si aspetta solo che lo Stato faccia qualcosa e intanto ci si piange addosso.

(via Polisblog)

14 commenti a “Opinionisti 2 (in attesa della Santanché)”

  1. mORA dice:

    Opinionisti:

    http://edue.wordpress.com/2010/05/21/repubblicate-anno-i-vol-xvii/

  2. trentasei dice:

    bè, ma non ho capito una cosa, e forse mi sfugge: se si guarda ai fatti, senza pensare a nord/sud ma a quello che è successo nei vari casi di terremoti fin qui purtroppo vissuti, non è così, almeno in parte? Ho letto il post linkato, che a quanto pare dice che si sarebbero vietate le iniziative private in Abbruzzo (è vero?), ma pensiamo anche solo all’ Irpinia, per dirne una. Oppure, viceversa, come mai in Friuli si ricosturì tutto? Io credo che per evitare le sparate alla Sgarbi, si dovrebbe cercare di capire senza paura di non essere politically correct, e guardare ai fatti, solo ai fatti, che non hanno pregiudizi. Ma nemmeno finire come gli inglesi a vietare di chiamare la blackboard così perchè offende i neri. Cavoli, è nera! E allora, perchè a parità di disastro, in un caso si potè ricostruire e negli altri siam lì fermi? Bene, capiamolo, e copiamo dal caso Friuli, se è d’esempio, o dal caso Irpinia, se sarà quest’altro. Ma se poi vien fuori che in un caso fu determinante il carattere roccioso dei friulani abituati a far da soli piuttosto che aspettare che qualcuno li aiuti, lo si dica, senza falsi pudori o reticenze, e si inviti gli altri a prender d’esempio dai primi.

    http://uk.answers.yahoo.com/question/index?qid=20091103102242AA7I0gb

  3. mORA dice:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/stato-risarcira-terremoto/235752/

  4. valentinaa dice:

    Io sono friulana e vivo a Bologna. E Sgarbi dice sciocchezze.
    Sono diversi i motivi per cui il Friuli è stata e poi è diventata storia particolare, invece che esempio da seguire.
    Per chi volesse saperne di più, questo è un ottimo link, da vedere i video degli anni Ottanta di ricostruzione della ricostruzione:
    http://www.fvg.tv/WebTV/lista?ricFront.textbox=terremoto&ricFront.bottone=CERCA&ricFront.giorno=GG&ricFront.mese=MM&ricFront.anno=AAAA&ricFront.giorno2=GG&ricFront.mese2=MM&ricFront.anno2=AAAA&ricFront.canale=&ricerca.pag=1

    La riicetta si può riassumere con: ricostruzione prima di tutto dei luoghi della collettività, anche produttiva, scuole e aziende, poi le case, e gestione diretta e controllo dei fondi disponibili, sapendo che lo speculatore sta sempre dietro l’angolo (anche dietro l’angolo di casa propria). Praticamente l’esatto contrario di quello che, centralmente, si è deciso per l’Aquila, dove anche volendo sono ormai resi talmente disgregati e privati di autonomia che tutto è diventato difficile e conflittuale.

  5. OhMayDay dice:

    Lui che è stato Sindaco di Salemi, amministrazione sciolta per infiltrazioni mafiose, avrà visto molto da vicino come funzionano le cose al sud.
    Direi anche che si era integrato perfettamente

  6. Val dice:

    precisiamo meglio la storia dei non-risarcimenti:
    http://archiviostorico.corriere.it/2012/maggio/18/Una_calamita_distrugge_casa_oggi_co_9_120518018.shtml

    1. La normativa non ha effetto immediato: il decreto legge prevede infatti «un regime transitorio anche a fini sperimentali». Entro 90 giorni dovrà essere emanato un regolamento che stabilisca modalità a termini per l’ avvio del regime assicurativo. Ed è poi probabile che i tempi si allunghino. O che si trovino dei correttivi.
    2.Secondo Adolfo Bertani, presidente del Cineas (Consorzio universitario specializzato nella cultura del rischio), questa «è una svolta epocale perché si introduce anche in Italia la responsabilità diretta del cittadino nella tutela dei propri beni e di una nuova cultura di rispetto del territorio. Si passa da welfare state alla welfare community».
    3. un dato di fatto è certo: di soldi, non ce n’è. Inutile illudersi che mamma-Italia ci aiuti in tutto.

  7. gitano dice:

    trentasei dice sacro sante verità. Cercherei veramente di smetterla con questo atteggiamento politically correct da signorine viziate.

  8. Roby10 dice:

    Saranno frasi scomode e Sgarbi non mi è di certo simpatico, ma un fondo di verità ce l’hanno.
    Qualche anno fa ricordo di una forte tromba d’aria che colpì una cittadina della zona in cui lavoravo in quel periodo. C’erano tetti divelti, decine di alberi abbattuti, cartelli strappati e capannoni distrutti (non sarà come un terremoto, ma aveva fatto parecchi danni). Il giorno successivo c’erano decine di persone per la strada, uomini, donne, mezzi privati (gru, camion, etc) che sgombravano, tagliavano e spazzavano via tutto. Dopo una settimana della tromba d’aria non c’era più traccia.

    Lo stesso anno, in vacanza in una località marina del sud, dopo un forte temporale, ricordo la gente che passava vicino ai cestini rovesciati e poggiava la spazzatura a terra, lamentandosi che ancora nessuno del comune era passato a tirarli su (cestini quelli dei sacchi neri, di plastica, da 2-3Kg)

  9. Trentasei dice:

    @valentinaa :bene, allora copiamo il modello, se è solo quello il problema, no? nella ricostruzione del friuli comunque i primi con badili, cemento e mattoni furono i cittadini stessi. In Irpinia qualcuno ha proibito di darsi da fare? In Abbruzzo mi dici di sì. Ripeto: non è questione di far confronti, ma di capire quale sia il modo migliore per ricostruire prima e meglio: quello è l’obiettivo e quello deve rimanere, al di là di discorsi politically correct (di cui me ne frego) e di giudizi sulle persone (che trovo inutili). L’obiettivo deve rimanere concetrato sui fatti: “ricostruire prima e meglio”. Chi c’è riuscito? Come ha fatto? Perchè altrove non si è riusciti? Bene, capiamo e attuiamo chi ha fatto meglio, senza polemica, e agiamo, invece di creare schieramenti, e si dica pane al pane e vino al vino, senza paura di offendere o di attribuire responsabilità, che trovo una cosa assai ridicola e una delle più dannose, nell’ ambito della risoluzione dei problemi.

  10. valentinaa dice:

    @Trentasei Ci hanno provato. Ma è andata diversamente. Forse è dipeso da diverse opinioni su quale sia il modo migliore per ricostruire: il modo migliore per chi? Per chi in quei posti ci vive, o per altri? (magari le iene ridens). Il Friuli è andato in Abruzzo, anche forte della propria esperienza, e gli abruzzesi lo sanno. Ma il modello scelto, o meglio imposto, è poi stato un altro. Che questo sia accaduto per supplire all’inettitudine o alla pigrizia degli abruzzesi non lo so, ma diciamo che è un’argomentazione di cui tenderei a fidarmi poco.
    In Friuli con i badili c’erano anche i militari, non dimentichiamolo. Poi c’era Zamberletti. E l’innata abitudine dei friulani a “farsi la casa”. E un mondo imprenditoriale che conosceva il valore (anche economico) della solidarietà (e qui non posso non pensare alle fabbriche appena crollate nella ricca Emilia Romagna). I contesti sono sicuramente diversi, ma anche complessi, non credo sia possibile ridurre il tutto al “farsi il mazzo”.
    I video che ho linkato spiegano molto bene, io li trovo eccellenti, e non a caso li trovi anche qui http://www.laquilaemotion.it/video/laquilaemotion/friuli-pietra-su-pietra.html (“Pietra su pietra” per esempio, la storia della ricostruzione fatta a 5 anni dal sisma -anzi dai sismi-, errori compresi, se hai mezz’oretta guardalo)

  11. Giancarlo dice:

    @Trentasei: Io in friuli ci sono stato come volontario, si partiva il sabato mattina presto, e si tornava alla domenica sera. Si lavorava sodo fianco a fianco dei friulani e ci si divertiva. Purtroppo era un altro mondo che oggi non sarebbe replicabile neanche volendo. Basti pensare a gente che oggi va su un cantiere senza avere permessi, autorizzazioni, controllo sanitario e istruzione: I vari enti, ispettorato del lavoro, asl e compagnia ti fanno chiudere ancora prima di cominciare.
    Oggi è diverso, pare anche a me che all’Aquila ci sia stato espressamente il divieto di organizzarsi per conto proprio.Certo che alla luce dei fatti si intuisce anche il perchè: ci sarebbe stata la concreta possibilià di rompere le uova nel paniere della “cricca”.

  12. trentasei dice:

    @giancarlo: ottima osservazione, quella sui permessi. Ma allora lavoriamo perchè, in condizioni di emergenza (quale questa è), si possa ovviare a certe regole se vi sia almeno una persona responsabile che sappia/possa dirigere un minimo di lavori. A volte mi viene in mente la complessità delle aziende per cui si passa più tempo a fare riunioni e a mandar mail piuttosto che andar dritti al punto e fare.

    Se per avere mille permessi il risultato è che una città/regione rimane distrutta, non si è raggiunto l’obiettivo, per cui si è sbagliato, e bisgona cambiare quelle regole.

    Non ci sono dubbi, in questo, e se il problema è solo questo, affrontiamolo.Nulla è immutabile, ma dobbiamo affrotnarli così i problemi.

    comunque mi sa che se il problema fosse tutto qui, avresti avuto più casi di gente che veniva denunciata per aver preso a colpi di forcone uomini delle istituzioni che gli impedivano di ricostruirsi casa, che case distrutte.

    E’ vero che ci sono le regole, ma ci deve anche esser la voglia di superarle o l’abitudine a esser aiutati. E lasciami dire che conoscendo i friulani, se ne fregherebbero e costruirebbero ugualmente, e poi eventualmente affronterebbero la questione col sindaco, le istituzioni e le altre arie fritte che parlano e non risolvono le questioni, ma intanto avrebbero costruito casa.

  13. frap1964 dice:

    @trentasei
    L’esperienza del 1976 in Friuli oggi non sarebbe ripetibile.
    Nemmeno in Friuli. Intanto occorre ricordare (vedi video sopra) che ci vollero non meno di 8 anni per arrivare al 90% della ricostruzione.
    In quel periodo ancora non esisteva la 626 (che è del 1990) né tantomeno il testo unico delle norme di sicurezza sul lavoro (che è del 2008), né tantomeno buona parte delle norme sulla sicurezza degli impianti elettrici, idraulici, del gas, di riscaldamento e così via.
    Oggi per aprire un cantiere, anche minimo, ci sono tutta una serie di adempimenti (peraltro sacrosanti) solo in materia di sicurezza sul lavoro.
    Una fesseria, per dire: è obbligatorio avere il bagno chimico in cantiere.
    Le persone devono essere adeguatamente formate, devono avere scarpe antiinfortunistiche, caschi ed altri dispositivi di protezione individuale quando salgono su un’impalcatura. Gli impianti devono essere messi in opera da gente abilitata a rilasciare dichiarazioni di conformità.
    Anche solo per guidare un muletto ci vuole un patentino apposito, non può farlo chiunque. E così via. Ti invito a prendere visione delle norme e delle relative sanzioni per inadempimento (la maggior parte sono reati penali).
    Essendo ASPP dove lavoro e dovendo fare corsi di aggiornamento (obbligatori) quasi ogni anno, mi rendo conto che le cose sono tutt’altro che semplici, solo per questo aspetto qui.
    Senza contare poi tutto il resto (progetti, permessi, ecc. ecc.).

  14. Trentasei dice:

    @frap le tue sono ottime osservazioni, fatte anche da @Giancarlo, cui però ho replicato nell’ultimo commento prima del tuo: in sintesi, se delle regole ci lasciano una città ricostruita e altre per avere tutto perfetto non lasciano far niente e lasciano una città distrutta, c’è un problema e le regole vanno cambiate, perché si è fallito l’obiettivo. Leggi il commento a Giancarlo, per più considerazioni. Avete comunque sollevato un punto importante. Ma a questo punto non dico “oh, avete ragione, è così” ma “oh, avete ragione, dobbiamo cambiare!”.