Contrappunti su Punto Informatico di domani.

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Il prossimo 28 maggio è previsto il debutto in borsa di Facebook e gli analisti di tutto il mondo già da tempo si interrogano sui valori in campo, sul prezzo esorbitante pagato da Facebook per la recente acquisizione di Instagram e, ovviamente, sul rischio che una simile gigantesca quotazione borsistica (si parla di cifre attorno ai 100 miliardi di dollari) sia il prodromo dell’esplosione di una bolla tecnologica di cui si parla da tempo.

Facebook è una azienda sana che oggi fa ricavi per qualche miliardo di dollari l’anno: quando qualcuno chiese a Mark Zuckerberg a cosa servisse raggranellare così tanti denari in Borsa, lui rispose in modo vago e poco convincente sulla necessità di fare meglio nuove cose. Molti in quel momento pensarono che la quotazione era la logica conclusione di un gioco complesso dove il denaro cerca altro denaro, come nel più classico schema tanto caro alle economie moderne dove, per parafrasare il poeta greco Kavafis, la transazione è lo scopo.

In ogni caso, da queste parti mancano specifiche competenze per esprimere giudizi sulla solvibilità borsistica di Facebook e sulla ratio di una simile scelta: se la società soddisferà o meno i propri azionisti e come lo vedremo in futuro, se ci sarà una bolla pronta a scoppiare portandosi dietro business incerti e sopravvalutati anche. Quello che invece possiamo dire già ora è che il successo stesso di Facebook è da sempre legato ad una idea leggermente tossica dell’esperienza di rete. Quella della graduale costruzione di un muro fra la piattaforma ed il mondo esterno, in una contrapposizione fra “noi” e Internet che ha non solo ricadute negative sullo sviluppo della rete in generale ma che ha anche analogie significative con tentativi analoghi di delimitazione del territorio (la internet chiusa di AOL della metà degli anni 90) che, per fortuna nostra, non finirono bene.

Così il primo tema importante sta dietro a questa domanda: riuscirà Facebook a raccontare se stesso come un ambiente idoneo alle esperienze di rete di milioni di persone diversissime, sostiuendo i sui profili lucchettati alla Internet dei nodi aperti? Giusto qualche giorno fa quel rompiscatole di Robert Scoble proponeva una possibile risposta a questa domanda, segnalando un inedito messaggio che la “macchina Facebook” aveva consegnato sullo schermo del suo computer mentre era intento a postare un commento sulla bacheca di un amico:





“Questo commento non può essere postato” avvisa l’inedita finestrella, “questo commento sembra irrilevante o inappropriato e non può essere postato. Per evitare che i tuoi commenti vengano bloccati assicurati che essi contribuiscano al post in maniera positiva”

Il paternalismo della piattaforma non è una novità a Facebook, un luogo dove il controllo della funzionalità della macchina, che serve ormai 900 milioni di persone, deve essere per forza di cose affidato alla stupidità dei computer, ma è ugualmente utile a tracciare con nettezza il confine fra un ambiente chiuso nel quale molte delle proprie prerogative sociali sono affidate al “gestore” ed ai suoi automatismi e la Internet del libero pensiero.

Quindi il primo tema sul futuro di Facebook potrebbe essere questo: riuscirà la macchina a distinguere l’origine del mondo di Courbet da una immagine pornografica? Allo stato non sembrerebbe.

Il secondo tema rilevante è quello della gestione dei dati personali e dei diritti connessi. Il contratto fra gli utenti e Facebook si gioca sul passaggio informativo dalla nostra carta di identità al database di Zuckerberg. Un passaggi scarsamente indagato ma, per ora, molto sbilanciato nei confronti del social network tanto che, per lo meno in Europa, ci si appresta ad imporre una revisione della gestione di questo scambio volontario di informazioni. Il commissario Kroes è stato molto chiaro al riguardo, le piattaforme di rete sociale dovranno, in un futuro molto prossimo, consentire la portabilità dei dati che gli utenti hanno volontariamente immesso nei sistemi. Il teorico possibile scardinamento del database immobile di Facebook, dove oggi perfino che decide di cancellarsi lascia sostanzialmente nelle mani della piattaforma le informazioni fino ad allora immesse, è una delle ragioni per cui il business di Zuckerberg potrebbe rivelarsi meno saldo di quanto non sembri ora e soprattuto meno interessante per gli investitori.

Ci sarebbe un terzo tema rilevante, quello della volatilità umana applicata alle reti digitali, ma lo spazio è terminato, Contrappunti nel suo piccolo non vuole ulteriormente contribuire all’esplosione di una terza bolla Internet (che alla fine fa male a tutti) e così se ne esce a fare un giro in bici.

2 commenti a “Anteprima Punto Informatico”

  1. TendenzialMente | Il Giornalaio dice:

    [...] revenues concentrate nelle mani dei primi 50 players, con ovviamente Google in cima alla lista e Facebook con una quota sempre più [...]

  2. Visto nel Web – 26 « Ok, panico dice:

    [...] Anteprima Punto Informatico – Facebook ::: manteblog [...]