Ferruccio de Bortoli è probabilmente, di tutti i grandi direttori di giornale in questo paese, quello più avanti nella comprensione delle nuove dinamiche editoriale legate allo sviluppo della rete. Il primo, ad esempio, che dica esplicitamente da tempo, sfidando corporazioni e sindacati vari, che il giornalismo è uno e i mezzi sono tanti e che il giornalista della carta stampata non esiste più. Il discorso di ieri merita di essere letto, è molto bello e in gran parte condivisibile. A parte qui:


I giornali nati solo sull’online faticano a imporsi perché non hanno né l’esperienza né il back office dei grandi quotidiani. Ma attenzione: oggi nel nostro Paese, anche per la protezione della lingua, non abbiamo ancora avuto tutta la massiccia concorrenza dei grandi aggregatori, come Google o Amazon, o dei grandi network come Sky e la stessa Mediaset.
Se quest’ultima, come sembra, acquistasse Libero e Virgilio, unendoli a Tgcom, formerebbe un formidabile player. Google e Amazon sono in grado di fare un boccone dei giornali tradizionali, se solo decidessero di investire massicciamente in risorse giornalistiche. Il 50 per cento di chi cerca notizie in Italia digita prima di tutto Google. E ciò consente a Google di prosciugare i ricavi pubblicitari dei giornali tradizionali riproducendone gratis i contenuti. Senza riconoscere il diritto d’autore. In tutti gli altri Paesi l’informazione in Rete è dominata da aggregatori e giganti televisivi. La tenaglia si sta chiudendo e questo impone agli editori, soprattutto al nostro, chiarezza strategica e interventi tempestivi. L’esatto opposto delle liturgie alle quali abbiamo assistito in questi giorni.


- Google e Amazon (Amazon?) ovviamente non sono “la concorrenza”, possono causare perturbazioni varie (la più significativa delle quali è quella di snaturare la centralità del contenitore favorendo il deep linking) ma fanno tutto un altro lavoro. Il loro business è oggi distante da quello del giornalismo almeno quanto lo è da quello della connettività. Google (e Facebook e Twitter, loro sì) sono invece – da tempo – la nuova edicola, non il nuovo quotidiano concorrente. Come tali influenzano pesantemente la distribuzione dei contenuti in rete. Ed è questo che gli editori detestano.

- Una eventuale joint venture fra TGcom, Libero e Virgilio, se mai avvenisse, sarebbe solo una vecchia operazione di business fuori tempo massimo, fossi in De Bortoli non mi preoccuperei troppo.

- Peccato anche per la solita litania (me la aspetto da De Benedetti, da FdB no) sul motore cattivo che ruba i contenuti senza pagare il diritto d’autore. Non è che ripetendo ad libitum (come fanno gli editori da anni) una affermazione del genere questa diventi improvvisamente vera. In ogni caso, se così fosse, inizi il Corriere della Sera a non farsi indicizzare da Google, evitando così, con mezza riga di codice a casa propria, il furto dei propri contenuti. E solo dopo, se crede, vada a negoziare con i motori di ricerca e le piattaforme sociali, il valore economico dei propri link. È tutto molto semplice.

9 commenti a “Il discordo di FdB”

  1. valentinaa dice:

    “Il giornale non ha partecipato a nessuna campagna d’interesse”. Perfetto. (a parte la grammatica :)

  2. enrico dice:

    Lavoro in Matrix spa ormai ex ag pubblicitaria del gruppo Telecom.
    (virgilio.it e 1254). Oggi credo ci sia stato il cda e può darsi sia stato dato l’ok per la cessione a Sawiris. Facile prevedere quindi Libero+ Virgilio

  3. Marco dice:

    TGcom, Libero e Virgilio. Formidabile! Tre siti che non apro mai. Anche sforzandomi non mi sarebbero mai venuti in mente.

  4. Gianluigi dice:

    Non riesco a trovare il pezzo dove parla del pagamento dei diritti d’autore per tutte le webgallery e video, liberamente presi dalla rete. Ditemi che c’è quel pezzo, altrimenti come sarebbe da definire un direttore di giornale che accusa qualcuno di qualcosa che i suoi giornalisti fanno quotidianamente?

  5. Piove, Google ladro | Terzo occhio.org - fonte di domanda per informare se stessi dice:

    [...] Mantellini leggo una riflessione sui soliti discorsi dei grandi gruppi editoriali italiani. La parte che mi ha [...]

  6. iltommi dice:

    Google, proprietario di YouTube, dovrebbe fare causa al Corriere.it per ogni video che liberamente il Corriere scarica da youtube, ricarica sulla propria webtv e ci vende pubblicità.

    Parlare di Google, ossia di chi ti campa per 1/3 del tuo traffico (almeno) come di chi non rispetta le regole del copyright significa non avere proprio il senso di come funzionano le cose sulla rete.

  7. Claudio dice:

    Ferruccio De Bortoli, passato per la scuola di confindustria, dovrebbe smetterla di dire frasi a caso su quello che sono la rete, il giornalismo, gli aggregatori, la lingua protetta e tante altre vicende a lui poco chiare.

    Andiamo per punti:

    La protezione della lingua, con la relativa protezione dei contenuti, è bidirezionale. Se è vero che siamo protetti è tanto vero che per sapere la verità sui nostri Politici, sulle nostre aziende, eccetera, dovremmo sapere tutti come minimo l’inglese infatti non per altro siamo equiparati al Gana per libertà di stampa, dove la libertà è quella cosa che ti fa dire quello che vuoi e non quello che ti dicono di dire.

    Gli da fastidio farsi aggregare? Un bel Robot.TXT e la smetta di fare i piagnistei. Se è vero che il 50% di chi cerca informazione arriva da Google è anche vero che il 50% dei loro lettori arrivano attraverso Google questo vale a dire che loro godono delle distribuzione di questa sorta di edicola virtuale, mondiale, senza tirare fuori 1 solo euro, senza investire in server, senza investire in personale, in ricerca ecc. Questo vale anche per TW, FB e compagnia cantanti.

    Riguardo all’imporsi come mezzo serio, affidabile, univoco, ragionato, pesato, confermato, verificato, sostanziale eccetera. Da 2 anni ho aperto un piccolo quotidiano online su Milano e ad oggi facciamo 300mila utenti unici al mese, il 10% esatto del bacino di corriere Milano, senza dire che corriere mette i pezzi dei suoi dorsi locali anche sulla versione nazionale facendosi una sorta di auto aggregatore in casa. Ebbene la considerazione che abbiamo da parte dei lettori è buona, ci stimano, si arrabbiano pure quando magari per due giorni siamo offline per rivedere le tecnologie. Questo per dire che la reputazione non te la fai per gli amici che frequenti ma per le cose che costruisci, per le cose che dici, per gli aspetti che tratti, per le vicende che segui, e via così.

    Ditemi l’ultima inchiesta seria fatta da Corriere? (non report che si sono messi in casa)

    I grandi editori, direttori compresi, dovrebbero smetterla di fare i giornalai e iniziare a fare giornalismo. A questi signori gli pesa il fatto che oggi chi ha un’idea editoriale non ha bisogno di milioni di euro per partire basta solo la buona volontà, idee chiare, e passione.

  8. Cristoforo Morandini dice:

    Per risolvere l’arcano basta chiedersi e fare due calcoli sul saldo tra l’audience che generano i canali social e i contenuti “trafugati”…

  9. Alberto dice:

    Proprio oggi, viene pubblicato un comunicato stampa su un quotidiano locale gruppo repubblica, comunicato pubblicato integralmente, senza spostare una virgola, cosa c’e’ alla fine? nessuna firma ma il simbolo del copyright con la frase vietata la riproduzione…