Bell’articolo di Stefano Bartezzaghi su Repubblica di oggi sull’Italia che non legge:


“Il bello è che tutti di libri ne scrivono, o almeno ne firmano; oppure li presentano, per esempio se l’autore è Bruno Vespa. Ma in quanto a leggere e servirsene, mistero. Cosa legge il Capo? Non lo sappiamo del Premier Monti, ma del Mister Montella sappiamo che dava ai suoi calciatori L’alchimista di Paulo Coelho. È qualcosa. Ma Fornero? Marchionne? Squinzi, Camusso, Montezemolo, Confalonieri, Armani, Draghi, Fiorello Passera, Bagnasco, Casini, Pausini, Manganelli (il capo della Polizia), Bertone, Mentana…? Quando mai a uno degli uomini e o a una delle donne (ma sono quasi tutti uomini) più influenti d’Italia è scappato detto qualcosa di non banale o banalmente emozionante a proposito di un libro? La lettura è una attitudine imitativa, si prende se si vede che gli altri ce l’hanno. Per questo dire che leggere fa bene non serve a nulla, se nessuno ci ha mai visto farlo. Tullio de Mauro ha detto che il livello culturale di un italiano non è più (come una volta) funzione del reddito della sua famiglia ma del numero di libri presenti nella sua casa natale.”


8 commenti a “Una attitudine imitativa”

  1. Giovanna Lombardo dice:

    Sui libri posso dire solo che sono una lettrice compulsiva e che alzo in maniera esponenziale la media dei libri letti all’anno dall’italiano medio…ma più che altro solo ieri ho scoperto che sei uno dei blogger più importanti del pianeta! Me l’ha detto un nostro amico. Io non leggo mai i blog. Adesso leggerò il tuo. Ma non credo farò molti commenti perchè rischierei di abbassare notevolmente il livello, credo. Insomma…un sacco di complimenti! E bella pure la foto. Ciao

  2. mORA dice:

    Che tu ci creda o no, è per quello che vicino a “About” ho messo “Letture”.

    E non l’ho messe su nessun social qualcosa (tipo Anobii) per condividerle, perché non voglio ingrassare le chiappe di nessuno, ma stuzzicare semmai la curiosità di qualcuno.

  3. Gabriele dice:

    Anche io come metro di cultura usavo i metri lineari di librerie (piene di libri e non altro) nelle case che visitavo. Ma ora che si è passati agli e-reader come la mettiamo? Io stesso ho abbandonato, anche se a fatica, i libri cartacei. Ma ne andava del mio matrimonio e di un inevitabile ennesimo trasloco :)

  4. mORA dice:

    @Gabriele

    Io ci ho messo un “[@]” vicino nell’elenco suddetto :) Non è che significhi molto, ma metterci “[e]” per e-Book non mi pareva migliore, visto che un libro ed un e-Book sono la stessa cosa in termini di contenuti.

    Solo di contenuti, però:

    http://edue.wordpress.com/2009/07/19/a-book-is-a-book-is-a-book-isnt-an-e-book/

  5. Gabriele dice:

    @mORA

    Non sono un esperto ma credo sia così per ogni copia di software. Non è mai tua ma solo in licenza, e io clicco sempre su ACCETTA senza leggere.
    Leggere su Kindle/pad/keneso è comodo. Almeno per me. :)

  6. mORA dice:

    @Gabriele

    Se vuoi impratichirti un po’:

    http://boingboing.net/2012/03/22/the-book-reader-of-the-future.html

    :D

  7. Pier Luigi Tolardo dice:

    Chi se ne frega cosa leggono i Vip, anche se la Tv determina il successo di unlibro o, comunque, trasmissioni come quella di Fazio ti possono portare qualche decina di migliaia di copie in più.
    Consiglio anch’io 5 libri per uscire dalla crisi:
    1) Il Manifesto-K.Marx
    2) Laborem Exercens-G.Paolo II
    3) La lotta di classe dopo la lotta di classe-L.Gallino
    4) Furore-Steinbeck
    5) Occupy Wall Street-Stagliano

  8. davide dice:

    Io fino alla laurea sono stato un discreto lettore.
    Una volta nel mondo del lavoro ho avuto un crollo. Sono un impiegato di medio livello di una piccola-media impresa di una città di provincia. Oserei definirmi un italiano medio.
    Ma il lavoro mi porta fuori casa 12 ore al giorno, con mezz’ora di traffico in auto da affrontare nel tragitto casa-lavoro.
    Non so se sia un modo di giustificare a me stesso il mio crollo da lettore ma la mia opinione è che in italia lo stile di vita spesso uccida la voglia di leggere. I mezzi pubblici spesso sono inefficienti quindi inutilizzabili (luogo di lettura diffuso all’estero) mentre gli orari dei lavoratori dipendenti, anche quelli senza mire di carriera iperbolica, spesso sono gravosi e oltremodo stancanti per una serie di distorsioni organizzative e culturali tutte italiane [vedi: se non lavori almeno 9 ore giorno sei uno che non ha voglia di lavorare. E giù a incensare chi alle 21 è ancora in ufficio. Un amico trasferitosi in Svizzera per fare bella figura si fermava in ufficio sin dopo le 20 ed è stato richiamato dal responsabile del personale. Gli ha proposto una visita dallo psicologo].