Due o tre cose su Lucio Dalla. Inevitabile in un giorno come questo.

La prima, l’unica veramente importante, è che, come hanno scritto in molti, per alcuni anni, fra il 1977 e il 1980 Dalla è stato il più grande di tutti.

Sui patrimoni collettivi (e quello della musica di Dalla è uno dei più consolidati) non dovrebbero essere consentite troppe rigidità, e tuttavia eccovi pronta una piccola eccezione. Poco fa ho sentito in TV Arbore dichiarare il proprio entusiasmo per la canzone Caruso. E la melodia italiana, e le mille traduzioni e blablabla. Scatta in questi casi l’effetto Genesis. L’effetto Genesis è una reazione della termodialettica che funziona così: tu citi i Genesis e dopo pochi minuti, sicuro come la morte, arriva qualcuno che dice: “Ah sì i Genesis, quelli di Phil Collins e di Follow You Follow me, mi piacciano un sacco!” (se ti va male iniziano a canticchiare l’inciso).

L’effetto Genesis oggi ha prodotto in rete dichiarazioni d’amore per le canzoni di Dalla più varie, in molti casi canzoni abbastanza recenti. Belle canzoni, caspita, tutte incise però quando il periodo magico di Dalla era ormai irrimediabilmente concluso. Da un certo punto di vista tutto questo non significa molto, a me per esempio piace moltissimo da sempre “Tutta la vita” canzone tratta da un album piuttosto brutto come Viaggi Organizzati, da un altro punto di vista se non hai vissuto gli anni di Come è profondo il mare (cfr, se hai meno di 45 anni), se quella musica non è stata la colonna sonora della tua giovinezza ma l’hai ascoltata dopo di rimbalzo, sei un po’ tagliato fuori. Nella musica moderna, a differenza della letteratura, la retroazione, l’approccio enciclopedico fuori dai tempi in cui le cose sono successe, implica già in partenza un notevole ostacolo di comprensione.

La seconda cosa che vorrei dire è che nel caso di Dalla (ma anche per esempio in quello di Battisti) così tanto talento, ribaltato sulle spalle di una sola persona, addolcisce qualsiasi intoppo per molti anni. Chi ha ascoltato Dalla dal vivo negli anni e si è sorbito senza troppi problemi i giubbotti con le frange e gli stivali texani di Ricky Portera ed il sound del resto degli Stadio, sa perfettamente che la musica di Dalla era grande e coinvolgente nonostante l’istinto live dei suoi musicisti. E che i suoi dischi sono stati meravigliosamente incisi fino all’inizio degli anni ottanta e poi votati ad un gusto elettro-melodico-plasticoso che evidentemente a Dalla piaceva molto (non a caso uno dei suoi arrangiatori preferiti, Mauro Malavasi, veniva da quell’enorme serbatoio di musica di plastica che era la dance italiana degli anni 80) ma che certo non ha giovato troppo alle canzoni. Dalla era un musicista istintivo che ha sempre seguito il proprio gusto: per un numero finito di anni quella alchimia di scrittura, musica e parole ha prodotto lavori strepitosi, poi, come quasi sempre accade, il buon dio o chi per lui ha deciso di occuparsi d’altro.

20 commenti a “Lucio Dalla, 1943 – 2012”

  1. Roberto Moroni dice:

    Massimo, è perfetto.
    Così perfetto che ti prego di controllare, in futuro, l’uso delle d eufoniche.
    Perché da te ci si attende il più che perfetto.

  2. massimo mantellini dice:

    ahahah, ok (ma a me piacciono che ci devo fare)

  3. francesca dice:

    tutto giusto, io ho 51 anni e posso confermare. quegli anni sono stati davvero insuperabili—-“Anna e Marco”—-

  4. Signor Smith dice:

    Sottoscrivo in toto. Dai Genesis a Ricky Portera, dal troppo talento per un uomo solo alla supremazia fine anni ’70.
    Una sola perplessità: bisognerebbe sforzarsi di “distaccarsi” dalle colonne sonore della propria gioventù, adolescenza o cose del genere… per poter salvare quel poco di bello che c’è nel “dopo” e stroncare inesorabilmente la troppa plastica.

  5. Carlo M dice:

    Io invece non sono d’accordo, ma proprio per nulla. E mi viene da dire che purtroppo molta gente ha le pareti del cuore talmente incrostate di snobismo che anche in occasioni come queste cede all’impulso di metter giù la lista dei buoni e dei cattivi, dei brutti e dei belli, e dei periodi “giusti” e dei periodi “sbagliati”. E quindi vai col liscio della bilancia fra i Genesis di Peter Gabriel e quelli di Phil Collins, dove naturalmente per “noi che abbiamo gusto” non vi è dubbio di quale dei due fosse il migliore, nevvero? Eh caro Mantellini, c’ha già pensato Bret Easton Ellis 20 anni fa a prendere per i fondelli chi credeva di sapere tutto sui Genesis giusti e i Genesis sbagliati.
    Ma dell’esempio e dell’insegnamento di Dalla non hai proprio colto nulla, mi dispiace. La sua capacità di occupare e colmare il terreno fra la canzone popolare e canzone d’autore, fra cantanti e cantautori. Il suo non fare mai il figo, e la naturalezza con la quale si esibiva con De Gregori e poi a Sanremo, senza nessun imbarazzo da noblesse oblige. La parabola di Dalla è perfetta perché è sempre stato se stesso rinnovandosi, senza crogiolarsi nei successi di una stagione, e senza appunto ancorarsi alle colonne sonore della gioventù, sua o nostra. Arbore è anche un musicista, e quando dichiara il suo entusiasmo per Caruso forse fa quell’opera di repulisti dai pregiudizi che ciascun degno commentatore dovrebbe riuscire di fare, per lo meno se si ha l’ambizione di abbandonare i vizi adolescenziali alla “Alta Fedeltà” di Hornby, quando si giudicava la gente dalla musica che ascoltava.
    A me piace moltissimo “Nuvolari”, perché secondo me racchiude tutte le maggiori qualità di Dalla: la musicalità geniale, il ritmo, il messaggio, il racconto epico. Mi limito a dire questo. Preferisco evitare di spalmare il mio pregiudizio sull’intera carriera di Dalla. E cmq gli Stadio suonavano benissimo, altroché.

  6. vinz dice:

    beh…dalle mie parti l’effetto Genesis c’e’, ma consiste in: “I Genesis? Di che parli, di quel gruppo favoloso che si e’ sciolto nel 75, oppure di quel gruppetto pop omonimo che si e’ formato dopo il 75?”

  7. mxm dice:

    Sottoscrivo (quasi) tutto, dalla prima all´ultima parola, eufoniche comprese. Forse sono snob, forse sono vecchio (mancano pochi anni ai 50), forse ho il diritto di giudicare il prodotto di un artista dall´inizio alla fine e di scegliere (secondo i miei personalissimi gusti, certo) ciò che ritengo buono e ciò che ritengo meno buono se non scadente. Proprio perciò non riesco a digerire che per la stragrande maggioranza delle persone di tutte le generazioni la migliore canzone di Dalla sia “Caruso” (con buona pace di Arbore, che non mi pare il caso possa essere definito un musicista…). Penso sia una delle cose più ruffiane e kitsch uscite in Italia e nel mondo, ahimè forse proprio per questo più nota all´estero rispetto a “Come è profondo il mare” o “L´anno che verrà”, per citare due tra i migliori pezzi di Dalla. O anche rispetto a “Nuvolari”.

  8. Giorgio dice:

    like.

    hai un talento da critico musicale che dovresti esplorare di più, in my humble opinion.

  9. Cacaspillo dice:

    Mantellini, il tuo è un bel pezzo, molto evocativo per chi, come me, ha 50 e rotti anni di età. Tuttavia condivido totalmente quanto scritto da Carlo M.

  10. gregor dice:

    Per “sfiga” non ho 50 anni, ma la metà, e da “quaggiù” un pezzo come “come è profondo il mare” è diventato la colonna sonora di certi ricordi..

  11. jojo dice:

    Io di anni ne ho 44, non ricordo quando ho scoperto Lucio Dalla; probabilmente è più giusto dire che “mi sono accorto” di lui quando frequentavo la scuola media e cominciavo a strimpellare quattro accordi, devastando con gli amici 4/3/1943.
    Anche per me “Caruso” non è certo la canzone migliore di Dalla, la metterei al pari con “Attenti al lupo”, ma queste due canzoni sono contenute in due dei dischi che io ho amato: “Dallamericaruso” perchè ha quella energia della musica dal vivo che ho imparato ad apprezzare quando a mia volta sono diventato musicista (dilettante), “Cambio” perchè nonostante gli arrangiamenti intrisi di suoni pop ed elettronici è un disco a suo modo rivoluzionario, per quanto concerne lo stile del suo autore. “Com’è profondo il mare”, “Mambo”, “Meri Luis”, “Tutta la vita” (la versione dal vivo, però), “Viaggi organizzati”, “Pecorella”, (no pun intended, eh)… l’elenco potrebbe continuare ancora molto, sono canzoni che ciascuno può trovare sia fantastiche che detestabili ma hanno in comune una cosa: sono tutte originali, musicalmente ben costruite, inconfondibili, riconoscibili, coerenti con lo stile di Dalla che ha avuto il pregio di innovare, stupire, cambiare rotta. Certo ci sono stati album e canzoni che sono passati inosservati, che non hanno colpito; qualcuno dice che dopo “Cambio” la produzione sia divenuta banale, non all’altezza del Dalla più impegnato: ecchisseneimporta! Dove sta scritto che tutta la musica deve essere indimenticabile, meravigliosa culturalmente e sociopoliticamente impegnata? Secondo il mio modesto parere la grandezza di quest’uomo sta nella sua trasversalità: la casalinga di Voghera canticchia “Se io fossi un angelo” , gli intellettuali, o presunti tali, sbrodolano commenti sulla simbologia e sul messaggio di “Com’è Profondo il mare”, i miei figli, di 5 e 9 anni ascoltano “Attenti al lupo”, (ma anche tutto il resto della produzione): ognuno custodisce la propria convinzione riguardo la canzone più bella che Lucio Dalla abbia scritto, e sono tutte valide e legittime ed inconfutabili perchè personali.
    Dunque anche Arbore, che per quanto mi riguarda è un musicista (in quanto conoscitore di musica ed artista) può dire la sua, e ciascuno è libero di approvare o dissentire. Il solo fatto che siamo quì a commentare, arguire, controbattere opinioni sulla musica di Dalla, dimostra come egli abbia lasciato un segno e continuerà a lasciarlo anche nelle prossime generazioni.
    Come Battisti.
    Come De Andrè.
    È il segno di un grande uomo, di un’ intelligenza che già ci manca, di un amico che ci tiene ancora compagnia con la sua voce e le sue parole.
    Anche quando canta “Merdman”, per dire.

  12. spiritum dice:

    Proprio non capisco perchè non sia dato il giusto rilievo a due brani stupendi come “Disperato erotico stomp”, dove sono dipinti in maniera superbamente efficace e divertente alcuni personaggi formidabili (tipo la puttana ottimista e di sinistra”) o la dolcissima “Cara”. Ah, voi intelletuali…
    Bravo maestro Mante, bella riflessione.

  13. Marina dice:

    Molto interessante. Anche per me Dalla vuol dire soprattutto gli anni settanta e i primissimi anni ottanta e poi basta.
    Ho scritto dei miei pensieri e ricordi, ecco il link:

    http://pensierieparola.blogspot.com/2012/03/cara-dei-e-parmalat.html

  14. Daniele Minotti dice:

    Malavasi me lo ricordo, eccome. Per i particolari, sono andato a cercarlo su Wikipedia. L’ho trovato ed ho capito tutto. Anzi, lo sapevo già.

  15. Giò dice:

    @jojo
    concordo pienamente.

    Non esiste un periodo buono o brutto: esiste Dalla ed esisterà sempre.
    Ad Honorem (meglio che in memoriam).

  16. Pietro dice:

    Che non esista un periodo “brutto” nella musica di Lucio Dalla può anche essere, ma questo non cancella le differenze che ci sono stati nella sua parabola, io ho più di 50 anni e ho fato in tempo a seguirne tutta la vita, dischi come “il giorno aveva 5 teste” e “anidride solforosa” non sono gradevoli e immediati come quelli del periodo immediatamente successivo, e in questo senso possono essere considerati imperfetti, ma per chi li ha ascoltati quando sono usciti sono stati qualcosa di completamente nuovo e originale, hanno rappresentato qualcosa di paragonabile a Frank Zappa e a Robert Wyatt, che questo sia stato meglio o peggio di ciò che ha fatto dopo per me non ha molta importanza, volevo solo ricordare questo aspetto trascurato da chi lo ha conosciuto solo con Anna e Marco.
    Forse la sintesi migliore di TUTTO ciò che ha fatto Lucio Dalla è stato “Automobili” in cui Dalla non era più “barbaro” ma contemporaneamente non era ancora il “professionista” che è diventato successivamente, e canzoni emozionanti come “il coyote” non ne ho mai più sentite.
    http://www.youtube.com/watch?v=CN9JS1pK_pY

  17. gio dice:

    L’italia ha perso una delle sue opere d’arte, Addio Lucio cantami da lassu Caruso, ti prego

  18. Filippo Facci dice:

    Io, se un tizio mi dice “Ah sì i Genesis, quelli di Phil Collins e di Follow You Follow me», gli sparo. In fondo è semplice.

  19. massimo mantellini dice:

    @Facci, il solito esagerato

  20. 4 marzo 2013 - manteblog dice:

    […] Emmebi su FB) update: qui quello che scrissi il giorno della […]