Il punto di vista di Giuseppe Granieri sulla pirateria:


La mia posizione probabilmente la conosci già, perché la ripeto spesso. Se guardi le cose dal punto di vista del digitale (e non da quello del XX secolo), la pirateria è un fattore di sistema. È parte della natura intrinseca dei beni digitali e non trova una collocazione nella logica con cui siamo abituati a far funzionare il mercato.
Quindi, se devo scommettere la mia solita birra parlando del futuro, io credo che la soluzione non sia combatterla (cosa che assomiglierebbe a remare con un fiammifero) quanto capirla e cercare di immaginare un sistema -per l’intera industria culturale- che ridisegni valore e remunerazioni in modo coerente con il digitale.
Non va combattuta la pirateria (e magari va chiamata anche in un altro modo): vanno aggiornate alla modernità le regole e le categorie interpretative.


30 commenti a “La pirateria è un fattore di sistema”

  1. bethmarch dice:

    Credo sia il modo più plausibile che esista per affrontare l’argomento.

  2. Kerub dice:

    da grande appassionato di serie americane puntualmente scaricate il giorno dopo della loro trasmissione non posso non notare come questo approccio alla pirateria assomigli a quello di certi signori con l’evasione fiscale.

    prendete la posizione di Granieri, sostituite “pirateria” con “evasione” e almeno ridiamoci su, un po’…

  3. Luca dice:

    E poi ti chiedi perchè Apple è avanti?

    http://www.apple.com/itunes/itunes-match/

  4. Luigi dice:

    @Kerub il paragone non è calzante in quanto nel caso dell’evasione non c’è stato un cambio di paradigma come nel caso del passaggio al digitale.
    In ogni caso anche per l’evasione vale l’approccio ‘Granieri’: invece di inasprire e complicare il pagamento delle tasse andrebbe semplificato e ridotto il numero delle tasse, a quel punto anche il controllo potrebbe divenire più efficace e meno vessatorio.

  5. Luigi dice:

    @Luca per chi può ‘permettersi’ la banda… (non nel senso di avere la disponibilità economica per pagarla ma proprio il lusso che esista).

  6. worm dice:

    io credo che siamo al tramonto di questo modello economico (lavoro salariato), visto che tra non molto (qualche generazione?) nn ci sarà più lavoro per tutti, anzi quasi per nessuno.

    La mia idea è che si svilupperà un economia del dono e la pirateria di oggi non è che una sua avanguardia.

    e credo anche che più tempo perdiamo nel combattere questo processo, più lo subiremo invece che indirizzarlo.

  7. Kerub dice:

    @Luigi.

    e vedi che mi dai ragione? :-))

    comunque anche nella condizione di cittadini e contribuenti si possono ipotizzare cambi di paradigma. Ad esempio per il canone RAI.

  8. mORA dice:

    A me viene un dubbio.

    Premetto che non ho mai scaricato un contenuto in maniera illegale e non l’ho nemmeno accettato di possederlo illegalmente se di provenienza altrui, immagino di averlo fatto perché sono integro (mora)lmente e perché temo le conseguenze.

    E invece no.
    Timore e integrità sono due aspetti; il terzo e preponderante è che non scarico compulsivamente, non ho il gusto del possesso. Se compro un contenuto è perché lo voglio, perché mi serve, perché immagino mi piaccia, o ho avuto modo di provarlo.

    Compro pochissima musica, perché quella che gira da una ventina d’anni, con rarissime eccezioni, nella migliore delle ipotesi è una riproposizione del già sentito, del già visto.

    Il perché è chiaro, perché gli “artisti” sono degli stipendiati, che timbrano il cartellino, fanno il tour, timbrano il cartellino. Se il tour è fiacco quanto a ricavi la spallina velcro farà in modo di scoprire una sisa al momento stabilito.

    Non sarà che la pirateria è connaturata alla scarsezza dei contenuti per i quali nessuno o quasi si sentirebbe di spendere?
    E siccome il prodotto è scarso, il grosso è ricarico; le persone non dovrebbero accorgersene?

    La soluzione è giustificare la pirateria? No, la soluzione è:
    – migliorare i contenuti
    – ridurre gli acquisti.

    Ecco, secondo me, impossibilitati ad intervenire sul primo punto, si interviene sul secondo; alcuni non comprando o comprando di rado come me, altri non comprando se non al prezzo che ritengono congruo: zero.

    Parlo di musica, ma per i libri vale lo stesso.

    Su TV e cinema non mi pronuncio perché non frequento da anni, e quando mi capita mi pare che il tempo si sia fermato.

    Detto altrimenti: non sarà che in vendita c’è robetta che nessuno è disposto a comprare?

  9. Paolo Marani dice:

    Ha semplicemente ragione. Un cambio di paradigma, così profondo come l’avvento della dematerializzazione dei contenuti, deve cambiare radicalmente anche l’approccio del business dei contenuti. Creare valore che assecondi il modo che ha il mezzo di funzionare. Oggi insistere su improbabili crociate a difesa del convenzionale diritto di autore, assomiglia al cercare di salpare il mare con una barca fatta di carta, e pretendere che non si bagni.

    Il mare è fatto di acqua, come la creatività è fatta di bit. Occorre solo un mezzo adatto per galleggiarci sopra.

  10. Marco dice:

    Giorni fa sul corriere ho letto questo:
    http://ehibook.corriere.it/2012/02/07/pirateria-il-dilemma-di-uno-scrittore/

    e questo:
    http://www.laterza.it//images/stories/pdf/9788842098218_boldrin-levine_lalettura_15-01-12.pdf

  11. Putiferio dice:

    Prima della rivoluzione digitale un musicista era un poveraccio, non importa quanto fosse geniale ed abile.
    Poi fu possibile registrare, duplicare, copiare: musicisti e case discografiche realizzavano enormi profitti.

    Finchè il meccanismo di copia era complesso ed accessibile solo a pochi, si parlava di “servizio di distribuzione”
    Ora che il meccanismo di copia è di dominio pubblico si parla di pirateria.

    Le leggi di mercato inoltre dicono che all’ aumento dell’ offerta, diminuisce il prezzo.
    Come mai allora un brano comprato elettronicamente viene venduto allo stesso prezzo qualunque sia il numero di copie vendute?

    E’ necessario ridistribuire la ricchezza che deriva da un fattore abilitante tecnologico: la copia digitale. Che non ha nulla a che fare con la proprietà intellettuale.

    La domanda che mi pongo è: qual è la curva di prezzo che un’ offerta digitale dovrebbe avere -all’ aumentare delle copie vendute- per far si che le copie private diventino trascurabili?

    La solita gaussiana potrebbe andare?

  12. Signor Smith dice:

    Ma esistono studi seri sulla relazione tra “scarico illegale” e “mancato acquisto”? Quanti tra coloro che scaricano musica, una volta reso impossibile il download, andrebbero a comprarla legalmente? O con i prezzi dell’ufficiale semplicemente farebbero altro? E quanti, tra coloro che scaricano, poi passano all’acquisto “legale”?

  13. zerobyte dice:

    Basta con questa “pirateria”. Si puo’ parlare di furto e di illegalità quando un bene viene sottratto al proprietario. Se non c’e’ furto non c’e’ reato.
    Lasciamo perdere le leggi degli ultimi 20 anni ( acquistate dalle major a prezzi sempre piu’ accessibili -data l’alta integrità morale dei politici- ) e continuiamo a ragionare con il nostro buonsenso.

    Quando andiamo ad un museo e scattiamo foto, stiamo effettuando “copie non autorizzate” di ritratti e sculture.

    Non si hanno piu’ costi “altissimi” nel creare un cd di successo ( basta una escort ed un paio di tette al vento ) e la distribuzione dei contenuti digitali tende a zero centesimi.
    Far pagare 0.99$ un brano è FURTO.
    Molti “polli” ci son cascati e via a scaricare decine e decine di canzoni, quando poi andavi al negozio di musica, ti acquistavi l’intero album allo stesso identico prezzo.
    Solo che dell’album avevi :
    – Disco di plastica
    – Cover rigida
    – Libretto stampato

    Chi dei due puo’ essere definito ladro?
    Chi scarica o chi fa pagare quasi 1 dollaro un prodotto che gli è costato praticamente zero?

  14. ArgiaSbolenfi dice:

    Non bisogna “cercare di immaginare un sistema”. Bisogna progettarlo con dei numeri che dimostrino che può funzionare.

  15. ArgiaSbolenfi dice:

    @zerobyte: per la maggior parte degli acquirenti di musica oggi, disco, cover e libretto sono una seccatura in più, per non parlare del fatto che il disco va rippato per poterlo sentire sull’ipod, in auto o sul pc – le fonti principali. Quindi per loro l’eventuale maggior costo del d/l è giustificato dalla comodità d’uso. Discorso uguale salvo le problematiche di banda e storage (che saranno superate con il tempo) per il video.

  16. Lorenzo dice:

    http://www.forbes.com/sites/insertcoin/2012/02/03/you-will-never-kill-piracy-and-piracy-will-never-kill-you/

  17. vincenzo dice:

    tante belle chiacchiere di chi si crogiuola nell idea di dire cose intelligenti

  18. Trentasei dice:

    Il problema pero sono anche i contenuti: un disco di oggi, a parte settori di nicchia quali il jazz, dura il tempo di un ascolto o di una stagione e poi via. Non ci sono più “le canzoni di Battisti”. Il prodotto stesso quindi è un’usa e getta già alla nascita, la musica spesso un sottofondo e raramente si crea un consumatore innamorato della musica. Quindi che senso avrebbe investire in un supporto in plastica che mi crea solo ingombro? Questo è l’utilizzatore medio della musica, per dire. Ben diverso per dire è chi ama la musica e il cd allora assume la stessa valenza di una buona bottiglia da stappare. Per me è cosi, per dire: prodotti duraturi li compro tutti, mi piace averli, scegliermeli la sera. La pop é una bollicina che vola via e posso anche ascoltarmela copiata su iPod senza problemi ma anche senza pagare. Musica senza cuore e struttura va di pari passo con un’utenza distaccata e fredda. Un negozio che vende cd di jazz mi dice sempre:”io crisi non ne sento molta per la pirateria:chi viene qui viene per condividere, ascoltare, darsi consigli e portarsi via la bottiglia che sceglie: chi ha problemi sono i negozi di musica generica, per cui la gente non è più disposta a pagare”. Quindi le major sono corresponsabili di aver creato un prodotto sempre più facile che vendeva meglio creando però un’utenza sempre più povera, che ha un certo punto per un po’ di sesso meccanico non ha più voluto pagare: le emozioni che regalavano certi dischi la musica commerciale se le dimentica.

  19. Claudio dice:

    Scusate ma che differenza c’è tra scaricare/copiare un pezzo e comprare una borsa falsa di alta moda? E così per i libri di testo fotocopiati, per gli orologi falsi, i quadri falsi, le opere di tutti i tipi. Apple contro gli hackintosh ha pure vinto, no? Il fatto che copiare un brano o un film sia facile non autorizza nessuno a copiare/scaricare. Di che rivoluzione stiamo parlando? Voglio vedere se Mantellini o Granieri domani scrivono un libro e vendono una copia sola ma trovano in rete decine di copie se non hanno poi un diverso atteggiamento.
    Trovo copiare e scaricare una tra le più schifose pratiche di internet e della rete. Studiare costa un sacco di fatica in tutti i campi ed il risultato non può essere ceduto gratuitamente a meno ché non lo si voglia fare.

  20. ArgiaSbolenfi dice:

    I motivi per cui si copia sono spiegati benissimo nella prima parte dell’articolo su Forbes (è troppo facile, è troppo comodo, non si ha la percezione immediata di stare rubando qualcosa).
    E penso che non ci si possa fare nulla dal punto di vista della repressione e pochissimo da quello dell’educazione.
    Però perdonatemi, non ne posso più dei discorsi tipo “bisogna definire un nuovo paradigma, vanno aggiornate le regole”. Mi ricordano “occorre fare le riforme istituzionali” oppure “serve un nuovo modello di sviluppo”. Fate entrare i tecnici che ci spieghino se e come si può effettivamente fare :)

  21. Signor Smith dice:

    @Lorenzo: grazie, lo supponevo…

  22. mORA dice:

    @Claudio

    La borsa finta è l’esempio sbagliato: spesso la borsa finta e quella vera sono prodotte dalla stessa fabbrica e sono perfettamente identiche; è sbagliato voler vendere un prodotto che costa 1$ a pezzo in produzione 450 € al negozio. Chi le produce lo sa e invece di farne 1000, ne fa 5000 e vende le altre 4000 a 30€.

    Quando dico sbagliato non faccio una questione morale (che pure…), ma una meramente economica: se trovo lo stesso pezzo a due prezzi diversi, prendo quello che costa meno.

    Hai presente la differenza tra libro rilegato con sovraccoperta, brossurato e spillato per finire con la pubblicazione a rate sui settimanali?

    Stesso prodotto, pubblico diverso, prezzi diversi.

  23. grego dice:

    Innanzitutto smettiamola di usare termini come
    “evasione” o “rubare”.. La pirateria è un’altra cosa. L’evasione è usufruire dei servizi, come scuole e ospedali, senza contribuire alla spesa.. Rubare significa appropiarsi di un oggetto di un’altra persona.. Sembrano banalità ma nei commenti s capisce che molti commentatori usano termini a sproposito..

    La pirateria è una pratica indefinita.. Non si ruba e non si evade.. Ma si condivide e si scambia.. E da che mondo e mondo si è sempre fatto nei secoli nei secoli. Amen..

  24. zerobyte dice:

    @ArgiaSbolenfi : nei cd è possibile inserire una traccia dati contenente già gli mp3 belli rippati e di altissima qualità. Quindi il discorso “il pezzetto di plastica è scomodo” non regge in piedi. Quando poi, affidare i propri dati ( o anche solo musica ) ad un sistema di storage online, è una “moda” che puo’ essere utile fintantoche’ si usa per “backup” e non come “unica fonte”.
    Quindi un supporto “reale” per cio’ che si acquista è sempre una cosa buona e giusta.

    @Claudio : la differenza è enorme. Ed e’ direttamente proporzionale alla differenza di prezzo tra l’originale ed il falso.
    Restare ancorati ad ideologie del 1700, non ci porta da nessuna parte. La Cina ha dimostrato in pochi anni di riuscire a diventare una delle superpotenze mondiali facendosi beffa di qualsiasi copyright e diritto d’autore.

    Potrei continuare con il discorso delle “note minime consecutive” per far scattare il “diritto d’autore” e confrontando questo sistema con quello informatico (e del perchè quindi convenga strimpellare 2-3 brani piuttosto che far altro nella vita), ma occuperei troppo spazio.

  25. iced dice:

    La pirateria è sempre esistita:

    “Si comprano effettivamente meno dischi, ma non tanti in meno come si potrebbe pensare: il fatto è che ci sono in circolazione migliaia e migliaia di dischi “pirati” con un “fatturato” che sembra sia superiore al 50 per cento di quello dei dischi prodotti legalmente.” (Grande Enciclopedia Universale Curcio – annuario 1982)”

    Un post sull’argomento:

    http://dariocavedon.blogspot.com/2010/01/qualche-banale-pensiero-sulla-pirateria.html

  26. worm dice:

    qualche dato interessante:
    http://arstechnica.com/tech-policy/news/2012/01/internet-regulation-and-the-economics-of-piracy.ars

  27. ArgiaSbolenfi dice:

    @zerobyte: forse non mi sono spiegato: puoi metterci gli mp3 o gli adesivi omaggio, ma il pezzo di plastica non lo vogliono più. Perché non interessa, è brutto e prende posto in casa negli scaffali. E bisogna andare in negozio oppure ordinarlo e aspettare che arrivi nella buchetta. Gli acquirenti dei pezzi di plastica oggi si riducono ai collezionisti e ai fai incalliti (che sono una nicchia interessante ma che non tiene su un’industria), e a quelli di una certa età. La stragrande maggioranza dei più giovani non lo vuole più e quindi, in prospettiva, è destinato a diventare un prodotto appunto di nicchia per collezionisti.

  28. Marco dice:

    Credo che si possano trovare nuovi modelli (alcuni l’hanno già fatto), ma non credo saranno mai remunerativi come quelli classici. Tranne quelle rare eccezioni che funzionano una volta su 10’000 e che poi verranno tirate fuori come esempio in tutte le discussioni. Questo è il problema.

  29. guido arci camalli dice:

    UNA BRUTTA COSA

  30. zerobyte dice:

    @ArgiaSbolenfi : mah non credo che la situazione stia esattamente cosi. Chi compra, vuole avere qualcosa tra le mani. Se compro un MP3 e domani il sito mi cancella l’account o qualcuno me lo ruba cancellando tutti i miei dati, che fine faranno gli mp3 acquistati?
    Il discorso invece è completamente diverso se ho tra le mani un oggetto di plastica che :
    – Posso trasferirlo sul mio lettore mp3
    – Posso convertirlo nel formato preferito dal mio autoradio
    – Posso rivenderlo una volta che non mi interessa piu’.

    Con gli mp3, getto solo soldi e non ricevo nulla in cambio ( non posso cedere l’mp3 a qualcuno per una cifra X ).

    Insomma…le major cercano di farci ragionare come polli, l’importante è non diventarlo seguendo i loro assurdi ragionamenti.

    Ogni oggetto / prodotto dopo 10 anni costa quasi niente, tranne la musica, i film e tutto cio’ che è vicino alle major.