È un vero peccato che in questo paese la discussione pubblica sull’adozione delle nuove tecnologie non riesca mai ad uscire dalla contrapposizione fra apocalittici ed entusiasti. Per esempio è molto importante che si discuta del futuro della didattica e delle tecnologie che la guideranno nei prossimi anni, visto che immaginare che tutto resti così come è oggi è davvero difficile.

Il Ministro Profumo (e del resto anche il precedente governo Berlusconi si era orientato in questa direzione) ha espresso chiaramente il suo orientamento verso l’adozione dei libri elettronici, verso una maggior integrazione con la rete Internet, verso l’utilizzo delle lavagne interattive, Apple ha annunciato per la prossima settimana un evento newyorkese al riguardo. Insisto: il tema al quale sarebbe utile applicarsi è più il “come”, del “se”. Ma c’è ovviamente spazio anche per qualsiasi parere anche vigorosamente dissenziente. Oggi Repubblica per esempio ospita il punto di vista al riguardo di Raffaele Simone, linguista e filosofo che insegna all’Università di Roma, in un articolo dal titolo “Se a scuola Internet rende stupidi”. A Simone le nuove tecnologie applicate alla didattica non piacciono: non gli piacciono le lavagne elettroniche, pensa che i tablet siano oggetti “insidiosi” e via di questo passo citando i soliti abusati commentatori antitecnologici americani come Nicholas Carr (compreso l’usuale Clifford Stoll la cui autorevolezza su simili temi è da sempre molto simile a quella di Al Bano nel campo del Rock and Roll). Poi però, quando si tratta di scavalcare le macerie della salutare demolizione, quando sarebbe giunto il momento di spiegarci, dal suo autorevole punto di vista, cosa c’è che non va, esattamente, in queste benedette tecnologie e cosa si potrebbe fare per rendere più moderna la didattica nella scuola elementare di mia figlia, nei licei e nelle Università, Simone si perde in brevissime e vaghe ovvietà che non aiutano né lui né noi.


Il tablet è più insidioso: date le sue maggiori possibilità di uso (contiene libri elettronici e può operare come blocco per appunti, terminale telematico, strumento di precisione e altro), ha un appeal a cui è difficile resistere. Inoltre, siccome è “connesso”, spinge facilmente a credere che apra finestre su un mondo illimitato.

14 commenti a “Quei tablet insidiosi”

  1. Alessandra dice:

    Letto anch’io (non a caso, sulla rassegna stampa di CGIL FLC), e lo trovo desolante. Meglio restare con le fotocopie, evidentemente.

  2. M@ntin.it dice:

    Proprio la settimana scorsa ho passato un paio di giorni a svuotare (o meglio, a reegineerizzare) la cantina piena di quintali di libri delle superiori e dell’università. Pensa se fossero stati tutti in un disco fisso (se non dentro ad un tablet). Magari avrei anche potuto rileggerli, riguardare gli appunti che avevo preso a margine, riascoltato le registrazioni delle lezioni dei professori. E comunque oggi non avrei fatto tutta quella fatica per sistemarli.

  3. nicola dice:

    Sono d’accordo con te, Mante, quando dici che sarebbe ora di pensare al “come” e non al “se” usare le nuove tecnologie a scuola.

    Penso tuttavia che Simone abbia espresso male un problema vero di queste tecnologie. Ne parla Franco Fabbri in “Il suono in cui viviamo.” a proposito della musica digitalizzata. Con tutto subito a disposizione si perde la prospettiva dei fenomeni culturali. E’ più difficile capire il contesto culturale e temporale della musica e dei testi e l’assenza della difficoltà (relativamente) nella ricerca fa pensare che se qualcosa non c’è in Rete, allora non esiste. (Fabbri esprime meglio il concetto, ma con molte più parole. :-) )

    Ovvio che questo non può inficiare il “se” utilizzare i tablet. Però ci vuole molto più impegno a pensare il “come”.

  4. Claudio dice:

    Sì, va bene in tablet e tutta la digitalizzazione che volete… Ma solo dopo qualche anno speso ad imparare a scrivere in italiano con una matita su di un foglio di carta. Non lo dico da retrogrado nostalgico ma dopo aver constatato in campo lavorativo come molti ventenni di oggi si trovino assolutamente a disagio (eufemismo) se gli viene messa in mano una matita e vengono posti dinanzi ad un foglio bianco da riempire, sia pure con parole, numeri o semplici schemi illustrativi.
    Avere collaboratori che non riescono a scrivere una lettera in bella forma in italiano corrente (e corretto) è una cosa desolante oltre che frustrante (e dannosa per qualsiasi attività lavorativa).

  5. Claudio dice:

    E mi scuso per eventuali errori di ortografia del messaggio precedente, ma ho scritto in fretta… So già che presentandomi come “precisino” e difensore della bella forma scritta verranno fatte le pulci anche alle mie virgole… :-)

  6. Gianmarco dice:

    Rileggendo la frase del linguista e filosofo, la vedo come un bello spot per i tablet.
    Penna e tablet vanno benissimo d’accordo, Claudio: io preferirei che si parlasse, nel campo scolastico, dei contenuti da metterci nel nuovo mezzo più che del mezzo in sé stesso.
    Personalmente qualche idea l’avrei per utilizzarlo bene nelle scuole dei miei figli, ma preferirei che me lo dicessero quelli che nel campo dell’educazione ci lavorano che, credo, abbiano maggior competenza. Qualcuno che va oltre la banale demonizzazione c’è?

  7. Gianluigi dice:

    Io gli farei leggere questo semplice articolo di Bordone: http://www.freddynietzsche.com/2012/01/06/mu-una-cosa-divertente-che-non-si-fa-piu/

    e poi gli chiederei con quale altra tecnologia riuscirebbe a spiegare così semplicemente l’idea che aveva in mente l’autore?

  8. Catonano dice:

    Ricordo la tirata di Pierangelo Bertoli sul vinile e sulla musica digitale.

    Secondo lui la difficolta´ di procurarsi i vinili era salutare perche´ costituiva la base della gratificazione all´ascolto.

    La disponibilita´ ampia ed immediata come “banalizzante”

    Lo stesso dice questo “filosofo”, che l´apparecchio “illude” di aprire una finestra sul mondo.

    A me pare che la disponibilita consegnata ai singoli li terrorizzi.

    Questi signori sono illiberali nella migliore delle ipotesi.

    Quanto all´analfabetismo, non e` la modernita´ a provocarlo, ammetterete che esisteva anche prima.

    A proposito, il 23 gennaio parte il corso on line di Stanford sul machine learning. Filmati in pillole di circa 10 minuti. Fruibili su telefoni e ipad. Vogliamo riprendere qualche lezione tenuta in universita italiane e fare un confronto ?

  9. Catonano dice:

    Sulla mania dei test e degli obiettivi didattici, indicherei a Simone il prof Ken Robinson o anche Pasolini. E anche alla CGIL scuola, proporrei quei temi.

    Cosi` vediamo se e` vero che la burocratizzazione e la pretesa di misurare i fenomeni umani (i test) sia di origine solo statunitense, come tante mode passeggere

    Quanto alla concentrazione, quello e` un rischio, concedo. Eppure ricordo che io ho imparato a programmare, come molti, da solo, da autodidatta, perche avevo a dsposizione un computer collegato. E a quanti dibattiti ho partecipato !

    Mica mi sono distratto ! Anzi, sono stato costante e determinato.

    A scuola si, mi sono distratto. Eppure a scuola ho imparato molto e ricordo ancora alcuni dei miei professori.

    La tecnologia e la difficolta di concentrazione fa venire al pettine il nodo: la disumanita, la disempatia, la anaffettivita dei burocrati dell´istruzione. Che per tenere la concentrazione degli allievi dovrebbero essere appassionati e avere doti umane che non hanno. E la ragione per cui hanno scelto la loro carriera e` esattamente che non hanno quelle doti umane. E piu o meno consapevolmente lo sanno.

  10. Giulia Baldi dice:

    Si ma, eliminate le polemiche su investimenti sbagliati ecc., che sono puramente questioni di politica e corruzione italiana, rispetto ai i ragionamenti su cosa e come puo’ essere utile o inutile introdurre da un punto di vista pedagogico, sono i toni che sono una allucinazione. ‘Il tablet è più insidioso: date le sue maggiori possibilità di uso, ha un appeal a cui è difficile resistere. Inoltre, siccome è “connesso”, spinge facilmente a credere che apra finestre su un mondo illimitato.’ insidioso? ‘connesso’ tra virgolette? spinge a credere? E poi… ‘La cultura digitale è di certo un fenomeno più importante delle mode precedenti.’ davvero? solo un fenomeno piu’ importante? forse per chi e’ alla fine del suo percorso, ma per chi lo inizia ora e’ il fenomeno che informa tutte le altre dinamiche di relazioni, conoscenza, professione…ecc ecc… Poi, che di base si debba essere in grado di ragionare, parlare, scrivere e contare siamo ovviamente tutti d’accordo, e che si debba fare in modo di mantenere la concentrazione anche, ma che nel XXI secolo solo il 4% degli studenti italiani abbia accesso ad un computer a scuola no, visto che le medie internazionali sono ben diverse; e visto che date per acquisite le capacita’ di base, i computer e internet rappresentano un arricchimento infinito in termini di possibilita’ di espansione creativa e intellettuale. ma che davvero, per non sbagliare stiamo fermi? e pure gridando al pericolo? sono la prima a rispettare le relazioni intergenerazionali, il sapere dei saggi, ecc… ma se voleva scrivere un articolo su come l’innovazione va introdotta con consapevolezza non c’e riuscito: questo e’ un articolo ingiustamente allarmistico e tendenziosamente conservatore e reazionario

  11. Paolo Filardi dice:

    Io credo che i tablet come sono concepiti ora non abbiano senso per l’uso didattico.
    Molto ma molto meglio gli e-book reader che non hanno un impatto devastante sull’occhio del povero studente di turno.
    Immaginate di dover leggere per 4 o 5 ore su uno schermo retroilluminato… Assolutamente impensabile se devi farlo tutti i santi giorni.
    Molto meglio gli e-book reader che con la tecnologia “electronic paper” non nuocciono in nessun modo all’occhio; con buona pace degli Apple-Maniaci.

  12. annieblu dice:

    @Paolo Filardi, dal 1997 a oggi, per il lavoro che faccio, ho trascorso mediamente sei ore al giorno (festivi compresi) a leggere testi su schermi retroilluminati (leggere con estrema attenzione, è un lavoro fatto così). Più, mediamente, altre due ore quotidiane a fissare il medesimo schermo illuminato per leggere/scrivere email, tenere la contabilità, leggere i giornali. Escludo dal conto le ore videogiocate (perchè non è leggere) e i dieci anni del precedente lavoro (perché impaginavo, sempre davanti a uno schermo retroilluminato, ma onestamente non leggevo). Ma aggiungo, da due anni a questa parte, un’altra oretta a leggere libri sull’iPad, a letto, prima di dormire. Tutto ciò non mi dà nessun fastidio e non ho riportato danni alla vista, giuro. E consideri che il mio occhio destro è ipovedente dalla nascita, quindi il sinistro è probabilmente sovrasforzato. Certo, al momento posso garantire solo per un periodo di quindici anni, ma se avete pazienza, via via vi aggiornerò (però attenzione, sono vicinissima all’età della presbiopia, a quel punto dovrete considerare anche gli anni che passano, e non solo le ore davanti a uno schermo retroilluminato ;-) ).

  13. coma dice:

    @annieblu anche io passo tante ore al dì (8?) davanti ad uno schermo senza nessun apparente problema, ma devo dire che tra i miei conoscenti non è sempre così. Conosco addirittura persone che hanno nausee e/o vertigini se stanno davanti ad uno schermo per tempi prolungati.
    Forse è una questione di abitudine?

    Personalmente sono favorevole all’introduzione dei nuovi strumenti se fatto con coscienza e consapevolezza, ovvero mi auguro che non si arrivi mai al paradosso per cui i nuovi strumenti soppiantino totalmente quelli “tradizionali” solo perché nuovi e innovativi

  14. gibbo dice:

    no è che ho letto prima la cosa di calabrò sul deficit culturale e quindi ora mi ritrovo qui con in mano la radiografia “live” di chi viene citato da mante e di alcuni che commentano qui sopra. il che è un po’ imbarazzante.