Ognuno di noi scrive o non scrive (sul web o altrove) per ragioni differenti. Malvino spiega molto bene le sue:


Posso solo provare a fare una ipotesi, ma seguendo una traccia che mi pare attendibile: pur essendo un medico, non ho quasi mai parlato del mio lavoro, e, pur vivendo a Napoli, ho raramente parlato di questa città. Sarebbero stati due filoni inesauribili, ma da sempre mi è sembrato che dessero spazio solo a una scrittura furba, un po’ ruffiana, fatta per intrattenere. È che odio l’anedottica e l’apologo morale, e a scrivere della mia città o del mio lavoro ci sarei inevitabilmente finito dentro. Non sono poeta, non sono scrittore, non sono saggista, non sono giornalista, non ho mai aspirato ad esserlo. Non ho mai ritenuto che esistesse uno spazio pubblico per la mia scrittura che non fosse quello della polemica. Mi piace giocare a scacchi e fare a botte, diciamo. Diciamo che ultimamente non trovo occasioni stimolanti e quelle vecchie mi sono venute a noia. Così preferisco riempire pagine per me stesso: una Introduzione alla teologia cattolica alla quale pensavo già da anni, il libretto di un’opera buffa in attesa di trovare un musicista che sappia parodiare bene Rossini…

6 commenti a “Gioco a scacchi e faccio a botte”

  1. Daniele Minotti dice:

    Ummmm… Mumble, mumble…

  2. emmons avenue dice:

    Secondo me stiamo vivendo la sindrome del diario pubblico.
    doppio effetto:
    catturare chi non credevi e farsi catturare da chi non ti crede.
    in fondo… resta pur sempre una valvola di sfogo.

  3. Roby10 dice:

    Direi che questo è il suo sport… http://it.wikipedia.org/wiki/Chess_boxing

  4. mario siniscalchi dice:

    mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino

  5. gibbo dice:

    scrivi e non sai chi ti legge, leggi e credi di sapere chi scrive. alla fine torni a fare le tue cose

  6. mario siniscalchi dice:

    o meglio, faccio cose, vedo gente