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Kindle mi informa che sono al 97% di 1Q84 di Haruki Murakami. Prima di affrontare le ultime pagine vi dirò che ho fortissimamente il dubbio di aver letto oltre 600 pagine di un libro che mi sarei potuto risparmiare.

Kindle mi informa che sono al 97% di 1Q84 di Haruki Murakami. Prima di affrontare le ultime pagine vi dirò che ho fortissimamente il dubbio di aver letto oltre 600 pagine di un libro che mi sarei potuto risparmiare.
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Dicembre 21st, 2011 at 22:28
E’ il bello di essere un bene esperienziale.
Dicembre 21st, 2011 at 22:33
pero’ sembra ottimo come cura contro l’insonnia
Dicembre 21st, 2011 at 22:59
È una maniera involuta di dire che il Kindle ha il potere di far leggere anche le peggiori boiate che in forma cartacea avrebbero già raggiunto il pattume?
Dicembre 21st, 2011 at 23:18
@maxxfi, è una domanda che mi sono fatto anch’io. Di 1Q84 ho comprato la versione cartacea, poi ero in viaggio e ho preso quella per kindle, probabilmente se avessi continuato su carta non sarei arrivato in fondo
Dicembre 21st, 2011 at 23:57
Se vuoi approfondire l’esperimento, senza cambiare autore, prova a leggere “L’arte di correre”. Lo sconsiglio a tutti.
Dicembre 22nd, 2011 at 00:02
Io che sono in viaggio e ho nel mio iPad tra gli altri 1Q84 non sono arrivato alla fine.
L’ho acquistato solo in formato digitale perché ho visto la pubblicità ed era in vendita contemporaneamente il libro e l’ ebook e ho pensato al peso, alle ore di volo e non al romanzo in sè.
Un’esperienza utile per i prossimi non-acquisti :-D
Dicembre 22nd, 2011 at 00:36
Io ho provato un paio di settimane fa, sull’onda dell’emozione collettiva, con La ragazza dello Sputnik (era relativamente breve e costava relativamente poco, cartaceo). Bof, uhm, bah.
Dicembre 22nd, 2011 at 03:59
Massimo,
io trovo difficile leggere i romanzi giapponesi tradotti in italiano; di solito il traduttore non fa un lavoro di qualità, oppure ha linee guida troppo stringenti per poter “rendere” la qualità del romanzo originale. Leggere il giapponese tradotto, poi, è un bello sforzo se non si conosce la cultura giapponese almeno un po’.
Insomma, tutto questo per dire che non mi stupisce che non ti sia piaciuto. E’ come doppiare Amici Miei in inglese, e sperare che gli inglesi capiscano.
Poi, non so, io la vedo così e non sono un esperto di lingua, magari mi sbaglio.
Dicembre 22nd, 2011 at 09:16
Anche io lo sto leggendo e sono solo all’inizio.
Mi era piaciuto moltissimo Norwegian Wood mentre tutti gli altri mi hanno sempre deluso. Ma ogni volta ci ricasco :-(
Dicembre 22nd, 2011 at 10:57
Quando lessi “Norwegian Wood” fu una specie di folgorazione.
Era un’edizione Feltrinelli, con la copertina rossa, il titolo di quella edizione leggeva: “Tokyo Blues”.
Bizzarra scelta quella di sostituire un titolo originale in inglese di due parole con un altro nello stesso idioma.
Ma tant’è che attirò la mia distratta attenzione in libreria e fu amore a prima vista.
Lo lessi d’un fiato durante un week end di pioggia. Lo trovai semplicemente strepitoso.
Riletto, ogni volta ha saputo darmi nuove emozioni. L’ho anche regalato, a dire il vero non sempre compreso.
Emozioni che non ho più ritrovato, perlomeno allo stesso livello di intensità, in nessuna altra opera di Murakami (credo di averle lette tutte, almeno quelle tradotte quantomeno in inglese).
L’ultima fatica, in senso lato ma non troppo, è stata “What I talk about, when I talk about running”.
Pure da appassionato di corsa e di Murakami, non ce l’ho fatta a finirlo.
È lì, col segnalibro a metà strada, che chiede ancora un ultimo sforzo, la fatidica crisi degli ultimi 10 km.
1Q84 è arrivato in casa da qualche settimana, ho scelto la carta, come per qualsiasi opera che si rispetti.
Ma è ancora intonso, che chiede per sé tutto il poco tempo che, ahimè, posso ancora dedicare alla lettura.
Per adesso aspetterà ancora un po’.
Dicembre 22nd, 2011 at 13:37
Penso che se avessi letto l’opera in lingua originale non avresti avuto questo giudizio.
Dicembre 22nd, 2011 at 15:01
Ho fortissimamente il dubbio di aver letto un post che mi sarei potuto risparmiare….
(i commenti, invece, sono interessanti)
Dicembre 22nd, 2011 at 23:54
Ma non è un’impressione. Fa proprio cagare. Eppure anch’io lo sto leggendo (su Kindle). Ho pure comprato il 3° volume e sono a metà. Non lo mollo perché tant’è un po’ ho voglia di sapere come va a finire, sciocco che non sono altro.
Dicembre 23rd, 2011 at 11:43
eppure la mancanza di comunicazione che regna fuori da qua,che avrebbe pure fatto rabbrividire un michelangelo antonioni in giornata storta,è ben resa da quest’uomo che non è rimasto fermo ad aspettare godot.Non lo conosco abbastanza ma credo di poter scrivere che la sua peculiarità sia incastonare storie nei paesaggi onirici che da svegli si possono solo ricordare.E non ho toccato un goccio di vermouth
http://www.gpxftp.com/The%20Black%20Keys%20-%20El%20Camino%20(2011)/01%20Lonely%20Boy.mp3
Dicembre 23rd, 2011 at 11:46
Norwegian Wood fu bellissimo. L’uccello che girava le viti del mondo non l’ho capito e mi ha deluso tantissimo. Ma vedo che non sono il solo a pensare che NW era proprio un’altra cosa.
Dicembre 23rd, 2011 at 23:47
saran passati venti anni e ancora oggi ritengo Tokio Blues uno dei libri più belli che io abbia letto, 20 anni fa, a militare.
Triste, erotico, dinamico e mortaleggiante…erano gli anni di Nirvana ,Soundgarden e Jane’s Addiction..mica pizza e fichi
Dicembre 27th, 2011 at 08:33
Anche Dance Dance Dance era un buon romanzo.
Però ammetto che non lo lessi in treno
http://www.leparoleelecose.it/?p=2440
cia’
Dicembre 31st, 2011 at 20:51
“Prima di affrontare le ultime pagine vi dirò che ho fortissimamente il dubbio di aver letto oltre 600 pagine di un libro che mi sarei potuto risparmiare.”
È la brutta (pessima) abitudine di Murakami, imho