Nessun dubbio, Linkiesta è uno dei migliori progetti editoriali sul web fra quelli sorti negli ultimi mesi. E personalmente trovo che esplorare la via della complicità con i propri lettori basata su meccanismi di sottoscrizione individuale sia una strada corretta e molto adatta alla rete. Detto questo le modalità immaginate dal giornale per accedere al Club LK mi sembrano discretamente sbagliate. Un po’ perchè l’archivio storico del giornale non dovrebbe essere riservato. Un po’ perchè i forum online riservati non si capisce che vorrà frequentarli. Un po’ per quel clima da Club esclusivo un po’ sgarruppato (per 500 euro da socio sostenitore una bella tazzona, 2 block notes e 2 penne, il nome sul sito e la possibilità di eleggere due soci ordinari) che si cerca di suggerire al lettore e che francamente mette un po’ tristezza.

12 commenti a “Club Privé Linkiesta”

  1. Randolph Carter dice:

    Linkiesta è un gran bel progetto, ma l’idea di sostenersi con i contributi volontari non credo funzioni: sono tanti i siti (Lavoce.info, Linkiesta, NoiseFromAmerika, Nonleggerlo, Wikipedia, il Disinformatico i primi che mi vengono in mente) utilissimi, utili o interessanti a cercare sostegno dai lettori.
    Sono curioso di vedere quanti saranno i Soci che li finanzieranno…

  2. Pier Luigi Tolardo dice:

    Con un coupon per una pizza era anche meglio!

  3. Luigi dice:

    Ho provato a seguire Linkiesta. A me non convince molto. Poco convincente sul fronte delle inchieste appunto, ovvero nel riportare ‘fatti’. Molti interventi d’opinione opinabili.

  4. Emanuele dice:

    Semplicemente quando scrivi una mail di informazioni e immediatamente vieni inserito nella newsletter senza averne fatto richiesta potrà esser anche un buon progetto ma poco serio

  5. ciro pellegrino dice:

    Ci collaboro, ma non è una difesa d’ufficio; Linkiesta è uno dei pochi giornali web italiani che paga i suoi cronisti. Vi sfido a verificare.

    Siccome qui si parla e straparla del futuro del giornalismo dimenticando che il presente è un pezzo d’agenzia pagato 3 euro netti, ben venga ogni sperimentazione possibile e impossibile per rendere sostenibile un bel progetto giornalistico (e se è opinabile, come dice qualcuno, ha raggiunto un risultato).
    Anche a me piace l’archivio libero. Non parlo a nome e per conto di nessuno ma c’è scritto che Linkiesta è una beta: sta evidentemente sperimentando ogni opzione. Auguro di cuore che possa diffondere nel giornalismo italiano su web un concetto fondamentale: non pagare i giornalisti non è una conquista della libera informazione. Anzi, è l’inizio dell’asservimento, della svaluazione ed è il definitivo avvelenamento del pozzo delle notizie, cui dobbiamo poter attingere tutti.

  6. massimo mantellini dice:

    ciro, sono d’accordo eh

  7. Cafonauta dice:

    Anche a mio avviso il miglior progetto editoriale sul web. Avrei voluto contribuire abbonandomi ma francamente i 100 euro mi sembrano troppi a fronte di vantaggi fumosi.
    Per assurdo se mi avessero chiesto una donazione paypal a fondo perduto l’avrei data.

    La seguo molto di frequente e riguardo ai contenuti ho notato che ultimamente c’e’ stata una deriva di parte nelle loro opinioni. Inizialmente erano molto piu’ lucidi e meno schierati e nel complesso l’intero progetto ne soffre un po’.
    L’idea di presentare regolarmente infografiche a sostegno dei fatti è molto bella ma col tempo ne stanno abusando e sono diventate sempre piu’ “grafiche” e meno “info”.

  8. GranVia dice:

    @Luigi
    concordo.

  9. Claudio dice:

    Boh dopo il commento di Ciro mi vien voglia di buttare il pc dalla finestra.

    Ci sono decine di blogger che gratis fanno inchieste locali e microlocali a loro spese. Sono tanti ma proprio tanti. Il fatto di aver avviato un progetto giornalistico in – purezza – non rende il progetto stesso libero. Oltretutto una cordata così ampia di sostenitori e soci può in un futuro creare problemi di opinione.

    Il fatto che in Italia ci siano più giornalai che giornalisti l’appoggio però da qui a dire che quello che ha detto Lei, Sior Ciro, mi permetta, rimaniamo nel reale e appoggiamo i piedi per terra.

    Tutti che s’immolano a paladini.

    Boh?

    Oltre al fatto che molti contenuti sono solo l’ennesima riflessione del già sentito.

  10. Davide dice:

    Claudio, a me quando sento parlare di arditi blogger che fanno giornalismo di inchiesta viene l’orticaria. Ne ho viste parecchie di queste “inchieste” e la qualita’ variava dal pessimo al piu’ che pessimo.

  11. Claudio dice:

    Davide,

    un’inchiesta non è solo quella che poi si arenerà in tribunale per 10 anni e vedrà il personaggio di turno sorridere ai tempi della giustizia italiana abilmente rimaneggiata per 50 anni.

    Un’inchiesta è: la ricerca di tutte le notizie utili ad accertare la vera natura e i vari aspetti di un fatto o ad appurare lo stato oggettivo di determinate situazioni.

    Detto questo se cerchi in rete ci sono molti laboratori chimici nei quali lavorano dei chimici i quali, per puro esercizio di stile, fanno ricerche ad esempio sui residui fissi delle acque in bottiglia oppure sugli inchiostri usati per la stampa delle tovagliette dei fast food (quasi tutte non per alimenti). Magari trovi anche dei blogger ingegneri che ti dicono che l’auto che hai preso ha un’obsolescenza indotta di una o più parti. Girando trovi anche quelli che ti analizzano prodotti di tecnologia fin nell’ultima riga di codice del programma che gestisce il supporto stesso. Decine di blogger sui medicinali, eccetera.

    Credo che per il resto GDF, CC, Polizia…

    Non è che tutti i giornali, o la maggior parte, si debbano per forza fissare su di un unico tema, come sembra però accadere. Per tema intendo: il ponte sullo stretto di Messina, il TAV-TAC, il politico di turno… Fiumi di bit che nel tangibile della vita quotidiana possono essere utili ad informare una, due, tre volte ma poi diventano armi di distrazione di massa.

  12. Andrea dice:

    Due cose. Secondo me l’idea del club è bella, nuova e aperta visto il limite a 50 euro all’anno… Quindi zero prive al massimo paghè (ed è giusto che altrimenti ai giornalisti arrivano i soldi delle marchette e dei regali…).
    Certo Linkiesta è un giornale di “elite” (anche se ha modalità espressive non per elite) e capisco possa stare antipatico, ci stà….
    Sulla qualità del giornale è partito lofio ma adesso è migliorato tantissimo, è ripreso dalla stampa internazionale e nazionale e se guardate le inchieste di oggi credo capirete anche voi perchè. Buon lavoro