Contrappunti su Punto Informatico di domani.

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C’è da restare attoniti ad ascoltare il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio che nei giorni scorsi, rispondendo alla interrogazione di un senatore del PDL, ha detto che il governo sta pensando ad un intervento straordinario, compreso nel piano sanitario 2011-2013, per arginare la sovraesposizione da Internet. Una forma che, in casi di abuso – afferma Fazio – porta a “sentimenti compulsivi isolamento sociale, dipendenza patologica, perdita di contatti reali e sentimenti di onnipotenza”.

E mentre resto basito di fronte alle parole del Ministro della Salute mi vengono in mente, contemporaneamente due cose: la prima è la frase che mi disse una sera a cena il consulente Internet di un passato Ministro delle Comunicazioni il quale, di fronte ai miei rimbrotti sulla scarsa incisività del Ministro sulle cose della rete, mi raccontò di come gran parte del suo tempo al Ministero andava speso nel disinnescare le idee assurde e pericolose sulla rete che i parlamentari italiani quotidianamente partorivano, la seconda è che questa associazione fra abuso di Internet e la parola “onnipotenza” non è la prima volta che la sento. È infatti contenuta (pg. 29) nel libro “Quando Internet diventa una droga” di Federico Tonioni, psichiatra responsabile dell’Ambulatorio del Policlinico Gemelli sulle dipendenze da Internet.

Il libro di Tonioni, del resto, lo cito con grande difficoltà e qualche imbarazzo. Si tratta di un testo divulgativo confuso e pieno di inesattezze (tra le tante Tonioni attribuisce a Nicholas Negroponte l’idea di un Premio Nobel per Internet), pubblicato quest’anno da Einaudi, il cui scopo dichiarato sarebbe quello di fornire indicazioni utili ai genitori alle prese con l’abuso di Internet da parte dei propri figli; un saggio dagli accenni fortemente moralistici, che Tonioni ha scritto dopo le prime esperienze del suo ambulatorio romano sulla Internet Addiction e la cui sintesi grossolana potrebbe essere che Internet ha due facce ugualmente ampie, una utilitaristica e modicamente positiva, l’altra oscura e pericolosa dalla quale occorre guardarsi con attenzione. La stessa definizione di Internet contenuta nel testo è per me sufficiente per descrivere la mia personale distanza dall’autore:

“Internet non è stato pensato per essere uno strumento pericoloso e il suo uso risponde a molteplici funzioni positive, permettendo di soddisfare la dimensione ludica dell’esistenza (il bisogno di giocare e divertirsi), la dimensione partecipativa (il bisogno di appartenere a gruppi e di partecipare a iniziative politiche culturali e sociali) la dimensione utilitaristica (il bisogno di vere informazioni, di consultare esperti e di fare acquisti) e non ultima, la dimensione intima (il bisogno di scambiare “carezze” con le persone importanti e significative della propria vita”(pg. 54)

Come si vede molte delle grandi rivoluzioni che Internet ha portato nella società secondo Tonioni vanno archiviate in una cosiddetta “dimensione utilitaristica” definizione che per conto mio esprime con grande chiarezza la considerazione dell’autore nei confronti della rete.

Scrive poi Tonioni in una frase molto evocativa che oggi, risfogliando il testo, mi accorgo di aver sconsolatamente sottolineato:

“I giovani Internet-dipendenti sono caratterizzati da pallore del volto, occhi cerchiati e sguardo poco espressivo” (pg. 62)

e davvero simili frasi rimandano più ad una manualistica tardo medioevale che ad un testo di divulgazione medica contemporanea.

Ma poi, in fondo, di che cosa stiamo parlando? Quali sono i termini dimensionali di questa nuova dipendenza che il Ministro Fazio descrive come una droga senza sostanze? Nessuno lo sa, Tonioni nel suo testo non lo spiega, mentre gli articoli di stampa che accompagnarono a suo tempo l’apertura del primo presidio italiano contro la dipendenza da Internet nel 2009, accennavano a numeri francamente fantasiosi e vaghi: secondo quelle cronache circa il 10% degli utilizzatori di Facebook erano a rischio di intossicazione da Internet (se fosse vero oggi in Italia ci sarebbero circa 2 milioni di malati di Facebook bisognosi di cure), mentre l’inquadramento nosologico della patologia da dipendenza da Internet più che dall’esperienza sul campo è stata compilato, nel testo di Tonioni, semplicemente traducendo dall’inglese il tentativo di inquadramento della IAD di Kimberly Young, dottoranda in psicologia che per prima ipotizzò la patologia nel lontano 1998 (e che in USA scatenò a suo tempo grandi polemiche negli ambienti accademici). E non c’è dubbio che la Internet di Tonioni e quella della Young, a tredici anni di distanza, sono due entità di studio totalmente differenti.

Poco importa a questo punto iscriversi al club di quanti credono- come Tonioni – che la dipendenza da Internet sia un nuova malattia, piuttosto che avvalorare la tesi da molti sostenuta secondo la quale tali eccessi, quando presenti, vadano indirizzati nell’alveo delle patologie psichiatriche già note, molto più importante è rendersi conto che tali previsioni di ampio, possibile contagio e una simile saggistica millenaristica, sono in grado di far danni fino ai più alti livelli e di trovare riscontri perfino nelle parole del Ministro della Salute di un Paese che non ha un soldo per garantire le cure primarie ai suoi cittadini, ma che poi si permette il lusso di usare a fini di marketing politico la demonizzazione della rete nelle sue varie forme, che è in Italia sport variamente praticato a tutti i livelli da oltre un decennio. Tranne poi legalizzare il gioco d’azzardo online senza provare per questo il minimo sentimento di straniamento.

15 commenti a “Anteprima Punto Informatico”

  1. Pierluigi dice:

    vedrai che ben presto ci sara’ un’ondata di stupri commessa da gente che ha un account Facebook – roba da Il favoloso Mondo di Pisapie.

    cosi come una settimana dopo l’elezione di SB avvenne un’ondata di stupri e rapimenti commessi da immigrati e zingari

  2. fabrizio dice:

    Einaudi è una garanzia ormai…

  3. simone dice:

    È evidente ormai, che qualsiasi governo abbiamo, cerca di staccare la gente dal monitor, a meno che non sia lavoro.

    È l’unico mezzo, al momento, chenon si può controllare attivamente, perciò, si cerca di screditarne le potenzialità.

    Sia chiaro, non per questo voglio sminuire il problema della dipendenza, però ho l’impressione che tali professionisti ormai trovano campo e visibilità solo quando cè assurdità nei loro studi.

  4. P.G. dice:

    C’è anche un altro aspetto, secondo me, oltre quello, giustamente sottolineato, che riguarda la solita tentazione di “demonizzare” internet – per cercare di soffocarne, a colpi di pregiudizi, la libertà e la carica innovativa.
    Da molti anni la psichiatria “inventa” – o se vogliamo: “scopre” – nuove patologie. La “dipendenza da internet”, di cui si straparla già dalla fine degli anni ’90 (quando qui era tutta campagna), è solo una di queste “novità” degli ultimi decenni, che spaziano dall’Adhd(psicofarmaci su bambini) all’ipersessualità, dalla dipendenza dal gioco d’azzardo al “Disinhibited Social Engagement Disorder” (uno fra i tanti che si trovano nel futuro DSM V), che in sostanza è il comportamento del bambino che si fida troppo degli estranei(e questo sarebbe un disturbo psichiatrico?).
    Perchè tutti questi nuovi “disturbi”? Nel campo psichiatrico, dove le cure per lo più non hanno ancora solidi fondamenti scientifici, le prescrizioni di farmaci tuttavia aumentano in progressione geometrica negli ultimi anni(+310%, dal 2000 al 2008). Basta avere una generica fase di tristezza, per vedersi subito prescrivere sertralina o fluoxetina, anche solo dal medico curante. Insomma, quel che voglio dire è che più che voler censurare internet, qui si tratta di vendere farmaci.

  5. simone dice:

    E non solo farmaci, ma anche una sorta di rendere cattiva l’apertura mentale e reindirizzare i pensieri in un’unico calderone costruito apposta per dire che è buono solo quello che vi è dentro lì.

    Mi riferisco in particolare alla psicologia del lavoro, dove si ottimizza la mente, non al migliorare sè stessi in funzione del proprio benessere, bensi, in questi ultimi anni particolarmente, al dare la massima energia disponibile, bruciandosi letteralmente il cervello.

    Vedi ad esempio il cosiddetto, ormai superato, metodo toyota, ovvero, un modo di sfruttare, isolare, e obbligare la persona al fine unico di produrre.

  6. mORA dice:

    Non mi sorprende:

    http://edue.wordpress.com/2008/03/05/ad-avercelo-un-fisico-cosi/

    vorrei solo ricordare che “è meglio non attribuire all’astuzia quello che si può benissimo spiegare con l’idiozia”.

  7. b10789013 dice:

    Attenti a toccare il mouse…ché si diventa ciechi!

  8. Notizie del Futuro dice:

    La gente con un po’ di cervello sarà direttamente messa in un campo di concentramento con la scusa di dover “curarla”?

  9. Simone B. dice:

    Un solo appunto: la frase sull’aspetto medio dell’internet-dipendente a mio parere rimanda più alla fisiognomica positivistica che alla manualistica tardo medioevale. Per intenderci, quella pseudoscienza che si prefiggeva di associare ai profili sociali un ordine di caratteri fisico-morfologici.

  10. Mammamsterdam dice:

    Ai miei tempi, a seconda del guru, il quadro clinico ” pallore, occhi cerchiati e inespressività” potevano essere attribuiti, a scelta a:

    - eccesso di studio (“ma esci, vai a prendere un po’ d’ aria”)
    - eccesso di autoerotismo (deplorevole, ma mai come la soluzione più efficace, tipo fidanzarsi e darsi all’ erotismo tout court, ‘nzia mai)
    - eccesso di canne (qui al genitore preoccupato cadevano le braccia).

    A me questa descrizione si applicava negli anni dell’ allattamento, fra un po’ mi diranno che allattare al seno è deplorevole, fa male e va sconsigliato.

  11. michele dice:

    Prima di curare la gente con dipendenza da internet cercherei di curare i 40 milioni di italiani con dipendenza da calcio e da tv

  12. Post di oggi 9 August 2011 | Rassegnata stampa, opinioni non richieste di Simone Grossi dice:

    [...] Punto Informatico – manteblog Anteprima Punto Informatico – manteblog Source : http://www.mantellini.it C’è da restare attoniti ad ascoltare il sottosegretario alla [...]

  13. culo_flaccido dice:

    ma si curassero la dipendenza da culi_flaccidi_su_poltrone_ben_pagate…

  14. mfp dice:

    Approposito di “pallore del volto, occhi cerchiati e sguardo poco espressivo” posso presentare a Tonioni almeno 2 psicologi che ne soffrono e non hanno il computer a casa … secondo me e’ indice di qualcosa di ben piu’ grave e da sradicare assolutamente: le pippe!

  15. diamonds dice:

    nel 2001 provai a sorprendere una chatter incrociata in chat che secondo me stava sopravvalutando la potenzialità di internet citando il narratore onnisciente di radiofreccia:”Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx “.Mi rispose che viveva in un paesello isolato di 270 abitanti(dove probabilmente,per citare conroy,gli unici eventi culturali capaci di scuotere la cittadinanza erano costituiti da inaugurazioni di barbecue,l’inizio delle novene,o il torneo di biliardino dell’oratorio)lasciandomi stecchito.Evidentemente qualcuno ha ricevuto l’incarico di propagare nuove paure nel timore che nuovi culti possano sostituire la religione ufficiale di un paese confessionale,laico per costituzione,ipocrita di diritto(attendiamo fiduciosi la presa di posizione di eminenti sociologi capaci di solleticare” l’ebbrezza dei dissociati
    psichici imbottigliata e intappata nelle formule e negli apoftegmi asinini”,per dirla con Gadda)