Rizzo e Stella sul Corriere di oggi:


Questo è il quadro. C’è poi da stupirsi se una pagina di Facebook aperta domenica mattina da un anonimo ex dipendente della Camera deciso a vuotare il sacco sotto il titolo «I segreti della casta di Montecitorio», alle otto di sera aveva 135 mila «amici»? L’impressione netta è che, mentre chiedono ai cittadini di mettersi «una mano sul cuore e una sul portafoglio», per usare un antico appello di Giuliano Amato riproposto da chi aveva seminato l’illusione di non mettere mai le mani nelle tasche degli italiani, quelli che Giulio Einaudi chiamava «i Padreterni», non si rendano conto che il rifiuto di associarsi a questi sacrifici rischia di dar fuoco a una polveriera.

Come possono imporre «subito» i ticket sanitari fino a 45,5 euro a operai e impiegati rinviando a «domani» (quando?) l’inasprimento del costo a carico dei parlamentari dell’assistenza sanitaria integrativa? Come possono imporre «subito» un taglio alla rivalutazione delle pensioni oltre i 1.400 euro rinviando a «domani» (quando?) quello dei vitalizi loro, che nel 2009 hanno pesato per 198 milioni di euro e pochi mesi fa sono stati salvati con voto plebiscitario dalla proposta che voleva trasformarli in pensioni «normali» soggette alle regole comuni? Come possono imporre «subito» il raddoppio della tassa sul deposito titoli che colpirà i piccoli risparmiatori rinviando a «domani» (quando?) l’abolizione di quell’infame leggina che consente a chi regala denaro ai partiti di avere sconti fiscali 51 volte più alti di quelli concessi a chi dona soldi alla ricerca sulle leucemie infantili?

10 commenti a “I Padreterni di Einaudi”

  1. Hersilius Klein dice:

    Negli ultimi anni la Casta è un argomento all’ordine del giorno. L’indignazione di propaga e attraversa più o meno tutti gli ambiti sociali. Rimbalza da un contesto all’altro. Il testo sacro di Rizzo e Stella quantificava il costo della politica italiana in quattro miliardi di euro l’anno, dal presidente della Repubblica all’ultimo consigliere della più sfigata comunità montana passando per i barbieri e gli addetti alla manutenzione degli orologi del Quirinale. Non c’è italiano che non sia convinto che si tratti di uno spreco. Tutti ne parlano. C’è però un altro libro che ritengo molto interessante e che riguarda la spesa pubblica. Si intitola “La Questua” e lo ha scritto Curzio Maltese. Anche lui fa un conto: il costo della Chiesa per i conti pubblici è di quattro miliardi e mezzo di euro l’anno. Mezzo miliardo in più di quanto ci costa la classe politica. Questo mettendo insieme la totale esenzione fiscale per ogni bene (immobile, mobile o attività commerciale che sia), i rimborsi Irpef (grazie a un meccanismo piuttosto originale vanno alla Chiesa anche i soldi di chi non inserisce preferenze nella dichiarazione dei redditi), gli stipendi degli insegnanti di religione (compresi quelli che poi grazie a concorsi ad hoc una volta entrati come insegnanti di religione si spostano su altre materie), i contributi diretti per sostenere le attività e tante altre voci. Dando per scontato che la spesa pubblica per la nostra democrazia è una vergogna di cui prima o poi la Casta sarà chiamata a rispondere, mi chiedo: per quale motivo il popolo italiano è più disponibile a pagare quattro miliardi e mezzo di euro per mantenere uno Stato straniero piuttosto che spenderne quattro per mantenere le istituzioni del proprio Paese?

  2. Camillo dice:

    Anche a sforzarsi a non cedere a facili derive populiste, a volte viene da domandarsi se la “cosiddetta casta” non faccia bene a fare ciò che fa. Tanto ogni nefandezza compiuta nel corso degli anni (non importa da quale “parte”) risulta perlopiù impunita da un punto di vista giudiziario e – forse peggio – i responsabili vedono “democraticamente” riconfermate le loro cariche.

  3. bonilli dice:

    Derive populiste?
    Un parlamento pieno di inquisiti per reati gravi, con spese che non hanno eguali al mondo non può che suscitare sdegno, ribellione, distacco dalla politica.
    Non sono facili derive populiste, è disgusto per la politica italiana attuale.
    Ma se il Pd si astiene sulla proposta Idv di abolizione della parola Province vuol dire che stanno in un altro pianeta, che non capiscono nulla di comunicazione e del resto chi è il futuro candidato a sindaco di Roma? Ma il presidente della Provincia Zingaretti.
    La Provincia è un grande deposito per funzionari e politici trombati, a destra come a sinistra.

  4. Luigi dice:

    Concordo con Camillo. I politici non sono una calamità venuta dal cielo come grandine o terremoti sono il risultato di un processo elettorale. Quando capiremo la relazione fra voto e politica in democrazia non sarà mai troppo tardi.
    (a questo proposito è disarmante la strategia dell’opposizione che ha pensato di eliminare Berlusconi in tutti i modi possibili tranne quello democratico del voto)

  5. Paolo Marani dice:

    Ho visto il sito in questione.. davvero imbarazzante.
    Ma in fondo, a me non frega assolutamente nulla se il tipo in questione è stato davvero un precario di montecitorio oppure no.
    Urge, IMMEDIATAMENTE, una verifica se quanto afferma è vero. Perchè se dice il vero, indipendentemente da chi sia, e senza forme di qualunquismo, allora si che scintilleranno i forconi, sotto il sole di agosto.

  6. Fabrizio dice:

    …semplicemente vergognosi.Se quanto affermato è vero, e credo proprio di sì,dovremo veramente ribellarci e dare a questi irresponsabili un bel calcio in culo. Destra,sinistra,centro,tutti a casa,spudorati parassiti.Quando penso che Equitalia ti ipoteca la casa per una cartella “pazza” di 450 euro mi girano le palle così tanto che…

  7. claudio dice:

    @Marani & Fabrizio
    non solo sono notizie vere, ma sono anche notizie vecchie.
    Sono cose che chi leggeva (e legge) ancora su carta, conosce da anni. Solo che ora sono apparse su facebook… Dovrebbe far riflettere chi propugna la morte dei giornali il fatto che lo scoop “elettronico” del momento sia in gran parte riproposizione di scoop “cartacei”.

    PS: non intendo sminuire la gravita’ di certi fatti. La mia e’ una riflessione sulla scoperta e fruizione delle notizie nel 2011 (o nel 2.011?).

  8. simone dice:

    la casta siamo noi, nessuno si senta offeso…

  9. giuseppe dice:

    A leggere il fondo di oggi scritto da Rizzo e Stella “i padreterni” delle casta si sentiranno incoraggiati e non vilipesi. Infatti chi andasse a cercare l’invettiva fra le dichiarazioni di Giulio Einaudi non la troverebbe. La troverebbe invece fra quelle di suo padre Luigi. Non ci sono più correttori di bozze al Corriere, vero? Per il resto affetto e gratitudine.

  10. ArgiaSbolenfi dice:

    Non è che stiamo sopravvalutando questa faccenda? Sembra quasi che gli italiani si siano svegliati solo oggi che c’è Facebook. Eppure “La casta” deve avere venduto almeno due milioni di copie. Moltiplicato per tutti quelli che in famiglia o tramite prestito hanno letto la stessa copia. Più tutti quelli che non l’hanno letto ma che ne sentirono parlare all’epoca. Più tutti i libri simili usciti dopo (a me però fece molta più impressione Lo Spreco). E c’è una tradizione di giornalismo che ha messo al centro la questione morale, da Bocca a (ahem) Pansa. Sono milioni di persone informate (e presumibilmente incacchiate), che però non generavano un feedback immediato e quantificabile come succede ora sulla rete.