Guido Scorza ha letto la delibera Agcom e ha scoperto che il comunicato stampa al riguardo pubblicato nei giorni scorsi dall’Authority non diceva tutta la verità.


Il procedimento, infatti – nonostante il comunicato stampa avesse fatto ipotizzare il contrario – rimane sommario: il gestore del sito e/o il fornitore del servizio media audiovisivo [ndr e non l’uploader del contenuto, se diverso] infatti avrà a disposizione solo 48 ore per far pervenire all’AGCom – peraltro attraverso la posta elettronica certificata in uso, come è noto, solo a un manipolo di geek italici e/o brunettiani – eventuali controdeduzioni.

Si tratta, evidentemente, di una colossale ipocrisia dell’Autorità che sa perfettamente che in un intervallo di tempo tanto breve nessun gestore di sito internet e/o di piattaforma di condivisione di contenuti sarà mai in grado di formulare e trasmettere osservazioni difensive su di un contenuto che, peraltro, è stato prodotto e pubblicato da un terzo.

Il modo con il quale l’AGCom finge di riconoscere ai contro interessati il diritto ala difesa e quello a un giusto processo loro costituzionalmente garantiti, è, a dir poco, offensivo.

Egualmente irrisorio – e da stato di guerra – il termine di 48 ore entro il quale, a seguito dell’adozione del provvedimento da parte degli uffici dell’Autorità, il destinatario dello stesso dovrà/potrà procedere alla spontanea rimozione prima che gli uffici stessi trasmettano al Collegio dell’Autorità gli atti per l’adozione di un formale ordine di rimozione.

Non è chiaro, inoltre, a quale genere di provvedimento l’Autorità stia pensando quando scrive che, in relazione ai soggetti localizzati all’estero, qualora non ottemperino all’ordine di rimozione del quale pure possono essere destinatari, “l’organo collegiale può ordinare al fornitore di servizi di media audiovisivi o radiofonici attivo in Italia la cessazione della trasmissione o della ritrasmissione di programmi audiovisivi diffusi in violazione delle norme sul diritto d’autore”.

Il rischio è che nonostante nel comunicato stampa sia stato espressamente dichiarato l’esatto contrario, l’AGCom continui a ipotizzare di riservarsi il diritto di chiedere ai provider italiani di rendere inaccessibili i contenuti oggetto di sospette [ndr solo l’autorità giudiziaria può accertare l’effettiva violazione] violazioni del diritto d’autore.

5 commenti a “Il naso di Calabrò”

  1. FabC dice:

    E a questo si aggiunga che, per effetto della manovra finanziaria ieri approvata, l’eventuale ricorso al TAR contro il provvedimento dell’AGCM costerà alla vittima la bellezza di euro 4.000 (quattromila!) quali tasse di iscrizione a ruolo, con un aumento del 400% rispetto a un anno e mezzo fa.

  2. Marco dice:

    Minkia. E non se n’era accorto nessuno? Tutti che leggono i comunicati stampa e nessuno che legge il documento. Ennesima figuraccia dei giornali italiani. Scusate la divagazione.

  3. Rossa Innaturale dice:

    ..a mia discolpa, credo sempre -fino a prova contraria – nella buona fede e nella veridicità dei comunicati.
    idiota, sono un’idiota

  4. massimo mantellini dice:

    @Marco. il punto e’ che prima e’ uscito il comunicato stampa e solo dopo il regolamento

  5. Dario Salvelli dice:

    Prova a seguire l’account twitter dell’agcom, è diverente cosa scrive: http://dariosalvelli.com/2011/07/agscomunica-la-notte-delle-illazioni