Contrappunti su Punto Informatico di domani.

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Eppure, guardate, la faccenda in fondo è molto semplice. L’Agcom, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che nei prossimi giorni secondo i piani dovrebbe diventare il soggetto amministrativo in grado di decidere quali siti web gli italiani potranno vedere e quali dovranno essere censurati per violazione del copyright, ha un solo unico grande problema. È, da sempre e non solo da quando è presieduta da Corrado Calabrò, una autorità senza alcuna autorevolezza. Il discorso potrebbe chiudersi qui. Possono i cittadini italiani affidare compiti tanto delicati ad un organismo del genere? Una autorità per modo di dire, diretta estensione del potere politico, composta in genere da commissari con modestissime competenze specifiche, che mai, in questi ultimi dieci anni, è riuscita a rappresentare nitidamente l’interesse dei cittadini nella complicata arena dei sistemi di comunicazione. Possiamo fidarci di loro? La risposta è semplicemente no.

Corrado Calabrò ed i commissari dell’Agcom non hanno alcuna autorevolezza per molte ragioni: sono pedine di un potere politico mediamente digiuno delle questioni complicate che riguardano Internet, ed assommano due differenti caratteristiche. Da un lato rappresentano un organismo che la politica ha mantenuto debolissimo nelle proprie prerogative di controllo, perché ovviamente nessuno può in Italia anche solo pensare di rappresentare gli interessi dei cittadini dentro l’enorme ventre del potere radiotelevisivo, dall’altro, in questa inedita ultima versione berlusconiana, gli stessi cavalieri di cartone vengono utilizzati come ariete nella lotta alla pirateria in rete, ovviamente declinata nell’unica maniera nota all’industria dei contenuti, quella secondo la quale gli interessi economici si tutelano con alti muri e colpi di fucile. Dieci anni che questa gente è chiusa in questo loop, dove minaccia legale e intimidazione hanno comodamente sostituito pochezza di idee e modelli economici decotti.

Agcom oggi è un inedito piede di porco, in una ipotesi di scenario di tutela dei diritti nella quale nemmeno le truppe servono. Basta un timbro a firma Calabrò a certificare la lista dei presunti cattivi, gli ISP verrano costretti come al solito nel ruolo di forzosi gendarmi ed i cittadini, quelli che Agcom dovrebbe tutelare, lasciati senza tutele e garanzie nelle mani dell’esattore di turno, vedranno sospese le proprie prerogative legate allo stato di diritto. E la magistratura? Ah beh quella sostanzialmente non serve, può essere saltata (altro vecchio sogno delle major del disco e del cinema che si concretizza), ce la si sbriga fra noi, a colpi di letterine e velocissime censure. Occhio non vede, cuore non duole.

L’unica cosa cambiata dai tempi di della vecchia Agcom, che Giuliano Amato definì non senza ironia una autorità “semi indipendente”, è che oggi la centralità di Internet è assai più chiara anche fuori da Internet, per esempio dentro i santuari radiotelevisivi come Mediaset, oltre che nelle stanze dei lobbisti del cinema e della musica che tengono la rete nel mirino da almeno un decennio.

Chiusi in questo refrain il giochetto tentato in Italia è il solito che abbiamo già visto applicato altrove, aggravato da un indecoroso scaricabarile. Prima il sottosegretario alle comunicazioni Paolo Romani (prestato alla politica dopo una non brillantissima carriera nella televisone privata, uno dei tanti che Berlusconi ha spostato di peso dai suoi contatti commerciali dentro il Parlamento) fa approvare un decreto che porta il suo nome che investe l’Agcom di immensi poteri di controllo sul traffico di rete, poi l’Agcom stessa che, in questi giorni di forti critiche, rimanda responsabilità ed oneri per simili spinose questioni al Parlamento stesso. È la gag del “È stato lui!”, “No, è stato lui”, fra due soggetti che sono di fatto la stessa persona.

Quale autorevolezza può avere una autorità che ha come ultimo commissario nominato un ex dirigente di Publitalia? Davvero Antonio Martusciello riceve uno stipendio da quelle parti per difendere i miei interessi dei cittadino? Quale autorevolezza può vantare Corrado Calabrò che nella recente relazione annuale ha dichiarato che i diritti degli autori sono diritti di proprietà? Ma stiamo scherzando? Quale Agcom potrà mai essere la mia Agcom se il relatore del provvedimento sul copyright Nicola D’Angelo, l’unico fra i commissari con qualche competenza sulle cose di rete, è stato allontanato silenziosamente dal suo incarico perchè non sufficientemente allineato?

E ancora, di quale dialogo fra Agcom e la rete stiamo parlando in questi giorni? Basta leggere le risposte dei commissari Agcom pubblicate in giro, o le stizzite repliche di Calabrò e di Enzo Mazza della FIMI (perdonami Enzo ma hai torto) all’articolo sacrosanto che Juan Carlos De Martin ha scritto su La Stampa per capire che non ci sono audizioni da fare o dialoghi costruttivi da tentare.

Diciamolo chiaramente: questi signori, per loro natura e mandato, sono semplicemente inadatti a rappresentare i cittadini in tematiche del genere. Non ne hanno gli strumenti nè tantomeno la voglia. Diradando la nebbia delle parole, delle tante frasettine di cortesia e di tutto il bagaglio sterile dei diritti e dei doveri ovunque citati, Agcom è mediamente un signor nessuno che in questo caso fa da paravento alle esigenze degli industriali dei contenuti che, d’accordo con il governo in carica ( per ragioni di interesse che sono evidenti anche ad un lattante), hanno costruito un giochetto per poter controllare la rete e salvare i propri amati contenuti a colpi di ingiunzioni e processi sommari saltando il controllo della magistratura.

Ovviamente non funzionerà, come non funziona la disciplina dei tre colpi in Francia e come è stata infine bocciata una ipotesi simile in Spagna, ma questo è un altro discorso. Il discorso di oggi è assai più elementare: Corrado Calabrò e i suoi commissari della Autority senza autorevolezza non rappresentano gli interessi dei cittadini italiani. Non ne hanno titolo, lo hanno dimostrato più e più volte. Qualsiasi loro decisione per nostro conto, semplicemente, non vale niente.

10 commenti a “Anteprima Punto Informatico”

  1. Carolus dice:

    Amen!

  2. Marco N. dice:

    D’accordissimo con la tua riflessione Massimo, condivido su FB!

  3. Daniele Minotti dice:

    Massimo, la citazione di Giuliano Amato e’ una stonatura che rischia di rovinare tutto il resto…

  4. simone dice:

    Chi è che veramente ci rappresenta oggi meritatamente e professionalmente? nemmeno nell’industria del copyright vedo professionalità tale da poter vantare rispetto dalla concorrenza, vedo solo colpi di presunte tangenti, giochetti sporchi a chi frega prima il tal autore o il tal cantante emergente, oltretutto, come successe nell’america di Arianna Huffington.

    È una vecchia politica, ancora da prendere per mano, la dimostrazione la abbiamo tutta nel parlamento, dove collimano e confluiscono la mentalità e la staticità dell’essere italiano in questo momento, se poi l’italiano in questo momento si stà facendo un pò sentire, il tempo politico non è mai stato dalla sua parte.

  5. ISG01697 dice:

    Ciao Massimo, non credo che la tutela del diritto d’autore sia il vero target, è solo il pretesto che usa una classe politica sempre più spaventata dalla democrazia diretta.

    Io la vedo così:
    La ns. politica ha intuito che per controllare l’informazione non basta avere le TV e la carta stampata. Oggi l’informazione passa sempre di più da Internet. Con Internet si vincono le elezioni. Si porta la democrazia diretta nelle case di tutti.

    Non puoi chiudere la rete, il nord africa lo ha dimostrato, ma puoi bloccare l’informazione con la scusa del diritto violato.
    I primi a saltare saranno i blog dei vari Grillo, Jacopo Fo, i giornali on line, ogni sito di informazione contrario al governo, o chi semplicemente espone i fatti per come sono e non le opinioni.

    Esempio: un politico dice alla TV una cosa, 6 mesi dopo, sempre in TV dice l’esatto contrario, io metto un link ai due filmati e lascio al pubblico decidere sulla coerenza di tale individuo.
    Per farlo ho linkato su FB una clip di RAI ed una di MEDIASET che sono su YouTube.

    Bene, agcom mi fa chiudere l’account FB per violazione del diritto di autore, poi fa rimuovere le clip da YouTube per lo stesso motivo.
    Voi come chiamate questo? Tutela del diritto d’autore?

    Noi “professionisti della rete” (io sono un sistemista) dovremmo da subito insegnare ai nostri amici non professionisti, che la rete non è solo web e peer to peer, esistono ancora IRC, MIRC, ICQ, TFPT, i DNS dinamici, che le informazioni si proteggono almeno con PGP, che esistono i proxy e gli anonymizer e che se le maglie si chiudono sull http basta passare ad altri protocolli di comunicazione, che esistono ancora le connessioni dial-up, che si potrebbero creare reti di telefoni cellulari non censurabili sviluppando netsukuku ed implementandolo.
    Saluti a tutti.

  6. Riccardo dice:

    Condivido anch’io su Fb. Non ci sono dubbi sull’urgenza di riformulare il concetto di diritto d’autore sulla base dei cambiamenti in atto nel mondo dei media. E questo, siamo d’accordo, significa anche ricalibrare gli strumenti di tutela del copyright, perché è giusto che l’autore sia pagato per il proprio lavoro. Purtroppo nel nostro Paese capita di rado che una persona competente in una materia venga chiamata a occuparsene. Le scelte di solito vengono adottate seguendo altri criteri. Non è un caso, quindi, se questo provvedimento usi quell’urgenza per assicurarsi un potere assoluto, che non apporta alcun miglioramento all’interesse che dice di voler tutelare, ma si offre invece come strumento censorio in mano ai potentati di turno. La digitalizzazione della cultura e dell’informazione è un processo che ha una portata enorme, paragonabile a quello che ebbe nel Cinquecento l’invenzione della stampa. Per tutelare il «copyright» allora il Potere metteva i libri all’Indice e poi li bruciava. Oggi gli strumenti a disposizione sono cambiati, ma certe «pulsioni» sono rimaste le stesse.

  7. Federico Ugolini dice:

    Giorni fa si è espresso anche Il primo garante della Privacy, Il Prof. Rodotà. In poche battute ha tolto tutti i poteri (anche quelli invisibili) alla AGCOM.

  8. A loro arbitrio » Piovono rane - Blog - L'espresso dice:

    […] spiega cosa c’entrino anche Berlusconi e Mediaset. Qui si ricapitolano appelli e petizioni. Qui una riflessione su Agcom di Massimo Mantellini. Qui la protesta di questa mattina proprio davanti […]

  9. La notte della rete | Giulio Cavalli dice:

    […] […]

  10. nuova resistenza » Libero Web: tu ci sei? – l’Espresso dice:

    […] editoriale su ‘Punto Informatico’ il blogger Massimo Mantellini: e l’Authority “è un paravento alle esigenze degli industriali dei contenuti che, d’accordo con il governo in carica (per ragioni di interesse che sono evidenti anche ad un lattante), hanno costruito un giochetto per poter controllare la rete e salvare i propri amati contenuti a colpi di ingiunzioni e processi sommari saltando il controllo della magistratura”. […]