(le nuove avvertenze per i pacchetti di sigaretti USA, via Il Post)

15 commenti a “Giri di parole”

  1. Daniele Minotti dice:

    Gia’ adottate in qualche stato arabo, se non sbaglio.

  2. Davide dice:

    Noi siam rimasti ai francobolli…
    http://www.ibolli.it/php/em-italia-1822.php

  3. Latente dice:

    io obbligherei a togliere completamente ogni brand distintivo
    come il triangolo bianco su sfondo rosso, tutti i pacchetti uguali, bianchi con la scritta della marca in comic sans.

  4. Carlo M dice:

    ormai si tratta chiaramente di terrorismo psicologico.
    sapete quanta gente muore nel mondo ogni anno per incidenti stradali? però nessuno ha mai proposto nulla di simile per le automobili e le moto.

  5. kriss dice:

    @ Carlo M non mi pare sia vero. Anni fa ricordo campagne con persone sfigurate e gravemente menomate in seguito ad incidenti stradali. Se non ricordo male una aveva addirittura la faccia che sembrava un teschio con la pelle raggrinzita tipica delle ustioni di massimo grado. Non capisco dove sia lo scandalo. Sono una ex fumatrice, non integralista. Ho smesso autonomamente senza terrorismo, ma se questo serve – non tanto a far smettere- ma a non far iniziare a fumare miglialia di giovani uomini e donne, ben venga. Ho sempre trovato disdicevole (perlomeno) il fatto che lo STATO si arricchisca vendendo un prodotto dannoso (molto) per la salute.

  6. a. dice:

    tutti i pacchetti uguali, bianchi con la scritta della marca in comic sans.
    sarebbe la volta che smetto davvero

  7. annieblu dice:

    @ kriss, io sono completamente d’accordo con te (soprattutto sulla questione dell’arricchimento dello Stato: ne permetti la vendita e ci guadagni sopra però mi dici “non usarle che fanno malissimo”), tranne che su una cosa: un conto è una campagna sui pericoli dell’auto, un conto è piazzare per legge sulla fiancata di tutte le auto uno striscione immenso con scritto “questa auto può uccidere te e chi ti sta intorno”, con tanto di immaginona di cadaveri schiantati contro un palo.

  8. Faber dice:

    Beh, non è l’automobile ad essere intrinsecamente pericolosa, ma l’uso che se ne fa. Infatti le giustissime campagne di sensibilizzazione vertono sul modo non corretto di utilizzo dei mezzi (guidare ubriachi, mentre si telefona ecc.). Dovrebbero farne di più IMHO.
    Per la verità, visto che il limite massimo è 130Km/h, non capisco perché si producano automobili in grado di superarli, ma andrei OT.

    Mentre per le sigarette, non credo che esista un modo “corretto” e/o salubre di utilizzarle. Sono sostanzialmente dannose.

  9. maxxfi dice:

    @Carlo: mi ricordo ancora diversi anni fa della campagna ideata da O. Toscani della macchina superpotente “modello quattro pirla in meno”, con cori (bipartisan, si direbbe oggi) di persone offese nella loro sensibilità.

  10. Gregorio dice:

    Io invce ci vedo un’azione di marketing tendente a spingere il pubblico verso altri piaceri piu lucrosi e che non sono cosi malvisti, anzi, il contrario. Il messaggio è: non fumo, ma coca, alcol, gioco d’azzardo, prostituzione…..

  11. Carlo M dice:

    io dico solo che mi sembra un’esagerazione. un conto è scrivere sui pacchetti che fumare fa male, altro conto sono le immagini di morti e cadaveri sezionati stampate, se permettete. eccheccazzo.

    per quanto riguarda lo stato che vende prodotti che fanno male alla salute, non ci vedo nulla di disdicevole, anzi. io ad esempio sono per la legalizzazione delle droghe, fornite dallo stato, dietro prescrizione medica, come avviene in alcuni paesi molto più civili del nostro.

  12. Carlo M dice:

    altra cosa: l’alcol fa molti più morti del fumo.

  13. enrico dice:

    sono ancora troppo soft: dovrebbero scrivere “Smoking will kill you” o ” is killing you”. Guardatevi le statistiche e informatevi sia su cosa vuol dire avere un cancro al polmone e morirne, sia sui costi per la sanità pubblica.Il resto è noia

  14. mORA dice:

    @annieblu et al.

    Lo stato lucra anche sulla vendita di preservativi attraverso l’IVA.

    Non confondere il monopolio con il lucro.
    gli antiproibizionisti non vorrebbero che la coca si vendesse al supermercato, ma in farmacia, in modo da sottrarla alla malavita e controllarne la diffusione.

    Il fatto è che il prezzo è l’unico modo che hai in un economia di mercato per dissuadere il consumo, ma alzandolo oltre una soglia che è difficile calcolare ma che si osserva a valle, il mercato si sposta su quello illegale.

    Per dire cosa?
    Che trattare le dipendenze (e quella da fumo lo è, te lo dice uno che fuma due/tre volte l’anno il suo bel Toscano Originale), alla Grillo, ovvero non fate un cazzo vaffanculo papponi, purtroppo non risolve il problema.

    Inoltre che la collettività (perché lo Stato non è dio, siamo noi) “lucri” o meglio faccia gettito sui vizi è meglio rispetto a che lo faccia sulle necessità (l’acqua?!).

    Ad esempio io tasserei la prostituzione, col vantaggio di fare gettito e renderla meno trasgressiva a e quindi meno appetibile.
    E sai perché è meglio? Perché una buona parte di quel lucro serve al SSN, come tutto ciò che è tasse.

    Giro la domanda? Se il prezzo al pacchetto fosse dimezzato, la gente fumerebbe meno? Non è che avremmo solo la metà del gettito da destinare alla collettività?!

    Infine se usi al macchina e prendi l’autostrada sai che sono ANNI che sui tabelloni autostradali, in assenza di segnalazioni, c’è proprio scritto “l’auto è un arma non uccidere”, oppure “velocità e stanchezza uccidono”.

    E che dire della biancheria sulla quale andrebbe scritto “queste mutande di lana irritano è ti gratterai il culo per tutta la vita”? © Alex Drastico

  15. mfp dice:

    In Australia – pacchetti nascosti dentro cassetti anonimi nei tabaccai, e cosparsi di immagini inquietanti per almeno 2,5 lati – le istituzioni ci stanno provando – a togliere anche il brand dai pacchetti – ma i produttori minacciano di dimezzare i prezzi facendo venire a mancare la leva economica nei confronti dei fumatori…

    … e i produttori sono spesso in paesi dove non ci sono altre fabbriche. Con tutto quello che questo comporta.

    E’ una bella guerra, non c’e’ che dire.