Enrico ha scritto un bel post sulla rete che sposta/nonsposta voti. Non mi convincono completamente alcune sue affermazioni ma leggerlo è un ottimo antidoto contro la marea di superficiali banalità che i quotidiani hanno pubblicato in questi giorni sul ruolo del passaparola in rete sugli esiti del voto elettorale e referendario.


Garantire alla comunicazione online la stessa cautela che si dà agli altri tipi di comunicazione sarebbe un buon primo passo, credo. E riconoscere che, nel 2011, non abbiamo (ancora?) strumenti validi per misurare l’efficacia della conversazione online, soprattutto quella “politica”, penso sarebbe un’altra mossa giusta.
E no, il successo (cioè il numero delle sue visualizzazioni) di un contenuto online non è la misura della sua efficacia. O almeno non ne è la misura esclusiva. E scusate la banalità.

5 commenti a “Eccessi di entusiamo”

  1. pier luigi tolardo dice:

    Credo questo, abbastanza empiricamente, il Paese, la sua opinione pubblica di massa è ancora, pesantemente, formata dalle tv e da chi le controlla, anche se il controllo, fortunatamente, non è totale ma c’è un discreto margine di pluralismo. Se la Tv non avesse dedicato tanto spazio a Fukushima, prima del Referendum, l’esito del Referendum sarebbe stato condannato dalla disaffezione da Referendum. Poi, per fortuna, il senso della giustizia si forma non soltanto con la tv: anche per un elettore di destra la giustizia non deve avere impedimenti più o meno legittimi, la Lega è nata e ha prosperato anche grazie a quasi 50 anni di immunità parlamentare e dei suoi abusi. Poi ci sono le elites che si formano sempre di più, specie giovanili, in Rete e con la Rete, se sanno intercettare umori più diffusi ed uscire dalla Rete possono determinare sommovimenti politici anche profondi.

  2. pier luigi tolardo dice:

    Inoltre la comunicazione on line è perfetta per gli “issues”, singoli argomenti, trasversali per definizione. Il voto politico, caratterizzato da forte personalizzazione e nel contempo in parte ancora ideologico ma anche di interesse(si perchè gli interessi esistono e non solo “i beni comuni”) si presta inevitabilmente a forme di comunicazione di massa, in cui la Rete ha un peso ma non il solo ed il più forte, in un Paese segnato anche da forme non leggere di digital divide.

  3. diamonds dice:

    “qualcosa di sinistra”,finalmente

    http://www.looptvandfilm.com/blog/artyfufkin_crazylogic.mp3

  4. litsius dice:

    Ritengo che “pesare” Internet sia davvero molto difficile. Se già l’analisi vecchio stampo dei flussi elettorali è piuttosto opinabile, determinare quanto Internet possa spostare voti è veramente aleatorio.
    Comunque. Sbaglia, a mio avviso, chi dice che i referendum sono stati un successo grazie alla Rete. Internet ha di sicuro agevolato i comitati nella battaglia preparatoria e poi nell’opera di informazione e sensibilizzazione; ma il suo ruolo nella vittoria della guerra (leggi: quorum) è stato, a mio avviso, marginale.
    Il successo referendario è stato determinato dalla combinazione di vari fattori extra-Rete; primo fra tutti, l’incidente di Fukushima. Credo di non essere lontano dal vero nel dire che la grande risonanza che questo evento ha avuto sull’opinione pubblica è stata determinata in massima parte alla televisione. Insomma, siamo sempre lì…
    Sono convinto che senza la tragedia giapponese, i referendum non avrebbero raggiunto il quorum. Non è un caso che Berlusconi abbia cercato in tutti i modi di boicottare il referendum sul nucleare: sapeva che, una volta in cabina, gli elettori lo avrebbero punito sul legittimo impedimento. La sensibilizzazione sul tema dell’acqua è stata sì efficace, ma da sola non avrebbe convinto così tanti cittadini a recarsi alle urne.
    Per misurare l’importanza e l’efficacia di Internet, dunque, occorre aspettare le prossime votazioni di un certo rilievo (a questo punto le Politiche), con l’auspicio che, nel frattempo, si sia trovato un “misuratore” affidabile (ma la vedo dura).

  5. ele dice:

    Sono d’accordo: l’informazione politica in rete non tocca così tanti elettori da decidere un referendum, ed è tutto da vedere quanto li condizioni.

    Secondo me il successo dell’opportunità di democrazia diretta offerta dal referendum è dovuto allo stallo della democrazia rappresentativa: una legge elettorale grazie alla quale più che eletti si viene nominati; una politica che non decide, e non ha progetti che vadano oltre il sopravvivere di fiducia in fiducia; leader politici che davanti a scelte strategiche (nucleare) e di politica locale (acqua) si defilano mormorando (diverso sarebbe stato fare una campagna elettorale, ma si sperava nel fallimento del quorum) che loro non sarebbero andati a votare; un quesito che permetteva ai leghisti di essere contro Berlusconi senza essere contro la lega.

    Questo clima non è stato comunicato da facebook. E sui referendum c’è stata poca informazione, ma era impossibile nascondere che ci fossero (lunedì sera ho sentito un Aldo Forbice seccatissimo per gli spot sui referendum, quasi che violassero la par condicio rispetto alla scelta voto/astensione).