I criteri scelti dal curatore del padiglione italiano alla Biennale di Venezia, Prof. Vittorio Sgarbi, sono quelli che ci si attende da un personaggio del genere. “Intellettuali” scelti da lui medesimo in una lista di amici, nemici e personaggi noti che suggeriscono un artista degno di rappresentare il Paese alla più importante esposizione d’arte moderna che si tiene in Italia. Nella lunghissima lista di competenti suggeritori c’è un po’ di tutto, da Vladimir Luxuria a Ernesto Galli della Loggia, da Giuliano Ferrara a Forattini, da Mogol a Folco Quilici, passando per il finanziatore del Padiglione italiano, per un paio di giornalisti de Il Manifesto nonchè per l’onnipresente poeta di corte ciellino. Ciascuna di queste personalità ha indicato un nome di un artista meritevole di rappresentare l’Italia, così accanto a degne persone compaiono artisti come Fernando Brachetti Peretti, noto petroliere e pilota di elicotteri con l’hobby della fotografia o promesse artistiche del calibro di Adriana Asti. Spiace che ad un simile giochino degno di Domenica 5 si siano prestati anche esperti riconosciuti come Salvatore Settis o Mario Botta. Siamo un grande paese, dove il senso del limite e del proprio personale ridicolo è terminato già da un po’.


update: ricopio qui di seguito il pacato punto di vista sul padiglione Sgarbiano del critico d’arte del NYT che lo ha visitato in anteprima:


A new and historic Biennale low is reached in the vast Italian Pavilion where Vittorio Sgarbi, an Italian art historian, television personality and former under-secretary of culture, has overseen a ludicrously dense installation of work by some 260 Italian artists, almost all of it unredeemable still-born schlock. Bristling with an unbelievably venomous hatred of art, the exhibition would be a national scandal, if Italy weren’t already plagued by so many.

6 commenti a “Un grande paese ridicolo”

  1. litsius dice:

    Encomiabile, però, la scelta dell’installazione con Vittoria Risi.
    Non so se abbia un valore artistico, ma almeno ai miei occhi ha un grande valore evocativo, perchè mi ricorda la mitica trasmissione “Ciak si giri!”.
    Quanto ridere…

  2. Matteo Balocco dice:

    Credo invece che sia stata la gestione migliore e più rappresentativa di una nazione che ancora si basa sulle conoscenze e le raccomandazioni. Il FOAF elevato ad ascensore sociale. Pensaci bene, Massimo. Non sarebbe potuto essere un padiglione più vero e più italiano.

  3. Gianluigi dice:

    E’ tutto rispettabile, anche se magari non condivisibile. Fino allo “spiace che a questo giochino…”: qui si va nel retrobottega del bar dello sport.

    Saluti

  4. Pernice Bianca dice:

    “l’onnipresente poeta di corte ciellino”

    La solita gastrite, eh?

  5. Schlock – Il cappello del giullare » Il cappello del giullare dice:

    […] Mantellini, dal NYT) […]

  6. uoitiua dice:

    Concordo con Matteo Balocco.
    Suggeriscono? A me è sembrato l’elogio della raccomandazione.