Contrappunti su Punto Informatico di domani.

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Contrappunti di oggi vuole segnalarvi due articoli interessanti usciti negli ultimi giorni sulla stampa italiana che hanno come oggetto il futuro dei libri elettronici. Il primo lo ha pubblicato su La Stampa il mio amico Giuseppe Granieri, il secondo è uscito invece su Repubblica a firma di Stefano Bartezzaghi.

Il pezzo di Granieri, che da tempo segue con la pignoleria e la competenza che lo contraddistinguono l’evoluzione degli ebook, anche dal suo ruolo di direttore editoriale di 40K, ragiona sull’apertura in USA di Google Ebooks , il neonato servizio di vendita di libri elettronici del gigante di Mountain View annunciato la settimana scorsa.

Google Ebooks, ad una prima superficiale analisi, sembra un servizio di assoluta retroguardia, simile a molti di quelli che Google ha aperto in questi anni nella frenesia di occupare qualsiasi spazio disponibile all’interno della rete Internet. Per ogni ciambella col regolare buco, Google ha prodotto dozzine di progetti nati con l’aspirazione di cambiare il nostro mondo, poi accantonati o lasciati a vegetare in un angolo.

Per conto mio il grande “vantaggio” di Google Ebooks, vale a dire il suo essere nella nuvola, con i libri elettronici che abbiamo acquistato disponibili per la consultazione su qualsiasi device, assomiglia molto al compromesso proposto dal progetto iBooks di Apple, dove iPad, e in misura minore iPhone, vengono piegati ad una funzione di ebook reader senza avere le caratteristiche tecniche per esserlo.

Leggere un libro che abbiamo acquistato sul desktop del computer di casa ben difficilmente potrà essere contrabbandata per una grande innovazione, anche se Granieri, nel pezzo su La Stampa, suggerisce l’ipotesi che il progetto di Google per i libri elettronici sia più complesso di quanto non sembri e possa creare nuove fratture dei modelli di business collegando la fruizione dei libri in formato digitale alla pubblicità.

Per ora Google Ebooks sembra un progetto saldamente nelle mani dell’industria editoriale con Google nella parte del fornitore di piattaforma a sostenere i mille lacciuoli che gli editori continuano ad immaginare per la vendita dei loro libri online (dai DRM sui testi in download alla ipotesi di fruizione solo streaming). Quanto invece all’altro assunto dell’articolo di Granieri, quello secondo il quale l’esperienza di lettura diventa oggi ogni giorno di più un’esperienza di condivisione sociale, mi permetto di avanzare qualche flebile dubbio: la lettura di un libro, su carta così come in formato elettronico, continua a sembrarmi una esperienza fortemente personale e bidirezionale che riguarda autore e lettore, mentre qualsiasi pattern sociale appartiene alle esperienze successive di condivisione delle idee e dei pensieri.

Quest’ultima questione mi porta all’articolo di Stefano Bartezzaghi che tratta in buona parte dell’evoluzione del testo letterario ai tempi dei formati multimediali. Si tratta di un tema vecchio di un decennio ma particolarmente caldo oggi, per esempio alla luce dei libri elettronici per iPad, vere e proprie applicazioni capaci di arricchire il testo con un numero molto vario di ulteriori contributi.

Bartezzaghi parla di “libroide” definendolo come ciò che è diventato il libro “da quando i tecnologi hanno aperto lo sportello della gabbia tipografica”. Si tratta di una bella definizione che fa il paio con la citazione di Mc Luhan secondo la quale “più si alza la definizione, più si abbassa il livello di attività interpretativa da parte del fruitore”.

Non tutti i libri sono uguali ovviamente e le app per iPad spesso usano il testo letterario come pretesto per creare nuovi oggetti software molto affascinanti, ma ancora una volta forse occorrerebbe separare l’idea classica di lettura di un libro, che è quella che ci è familiare e nella quale il lettore partecipa attivamente alla creazione di un proprio contesto immaginifico, da altri scenari testuali mediati dagli strumenti elettronici.

Per questo è importante che l’oggetto ebook reader continui ad essere centrale nell’evoluzione tecnologica, per salvaguardare, anche nei formati digitali, quella esperienza fondamentale e privata di milioni di persone che è la lettura di un libro. Ci sarò un prezzo che sarà comunque utile pagare per tenere lontane invasioni pubblicitarie, luccicanti aspirazioni multimediali e perché no, anche i consigli e i commenti dei nostri amici di rete. Per lo meno fino all’ultima pagina del libro che stiamo leggendo.

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