Il sindaco di Venezia Orsoni ieri è andato a Roma, nella sede della Associazione Stampa Estera, a spiegare un po’ di cose sulla bannerizzazione della città lagunare. L’amministrazione comunale non deve aver digerito bene l’articolo del New York Times di qualche settimana fa, ripreso un po’ in tutto il mondo, nel quale si stigmatizzava l’iniziativa di “abbellimento” del Ponte dei Sospiri, di Palazzo Ducale e delle Procuratie con enormi luccicanti cartelloni pubblicitari illuminati anche di notte. Quella che vedete qui sopra è una foto presa al volo in Piazza San Marco in una serata del giugno scorso. Quello sullo sfondo è un grande cartellone pubblicitario di una sconosciuta marca di scarpe da tennis. Spieghi il sindaco Orsoni quanto denaro ha fruttato quel banner alla amministrazione, renda pubbliche le cifre caso per caso. E sono sicuro che, almeno in alcuni casi, sarò possibile immaginare la maniera di trovare quegli stessi soldi senza svilire in questa maniera la città dei dogi.

(via niente tumblr)

30 commenti a “Salvare Venezia”

  1. Andrea dice:

    Indica quali o ti “banno” per sempre dalla Laguna!
    Altrimenti ti voto sindaco…

  2. Granduca dice:

    Solo le grandi multinazionali e le banche hanno i soldi per restaurare una città “marcia” come Venezia, in cambio ovviamente chiedono di avere un bel pannello pubblicitario per tutta la durata dei lavori che sarà rimosso alla fine dell’opera così Venezia avrà finalmente il suo monumento restaurato e sarà un pò meno “marcia”.

    Se il Sig. Mantellini ha trovato migliori soluzioni\finanziatori si faccia avanti, perché con le parole non si fa nulla, ci vogliono soldi. E tanti.

    Questi sono i tempi, non ci sono più gli stati e i mecenati di una volta.

  3. Pier Luigi Tolardo dice:

    Io sono un antibondiano perchè il bondismo è il berlusconismo all’ennesima potenza e in questo caso la colpa è solo di Sandro Bondi.

  4. Sascha dice:

    Visto, sig Mantellini? Come le spiega il Granduca, non c’è altra soluzione. Viviamo nel tempo in cui, come spiegava Margaret Thatcher, ‘there’s no alternative’. Infatti l’Occidente sta scivolando piano piano (e neanche tanto più piano) verso il fondo perchè ‘there’s no alternative’ e dobbiamo farcene una ragione. Anche la recente crisi finanziaria ha finito per rafforzare il potere delle banche e del capitale finanziario.
    Quando me la prendo con la Rete è per questo: perchè pretende di dare voce a mille idee differenti ma nella pratica ne circolano molto meno di quando ero giovane e c’erano solo due canali tivù in bianco e nero e tre canali radio,le notizie si trovavano sui giornali cartacei e si comunicava col telefono fisso. Oggi l’incredibile ricchezza di messaggi che ci circonda finisce per essere solo un velo su un movimento unidirezionale verso il basso perchè ‘there’s no alternative’ e ce l’abbiamo nel c***…

  5. massimo mantellini dice:

    @sasha, resto ottimista ;)

  6. Granduca dice:

    Le alternative quali sarebbero, me le potete illustrare ? Grazie…

    Forse una bel banner grigio con una mela in risalto avrebbe sortito commenti più morbidi…o addirittura sarebbe stato considerato “magico e rivoluzionario”.

    Rimango in attesa delle alternative…visto che avete tante idee…

  7. Sascha dice:

    Alternative? E quando mai? Non ha sentito quel che ha detto Margaret Thatcher (non l’ultima dei cretini, ammetterà)? ‘THERE’S NO ALTERNATIVE!!!’
    E visto che non possiamo farci niente dobbiamo limitarci a sperare che i cinesi e gli altri fondi sovrani continuino a comprare i nostri titoli di stato per permetterci di vivere tranquillamente il nostro declino al quale, le ricordo, ‘there’s no alternative’ e se non sa l’inglese ‘non c’è alternativa’.

  8. Granduca dice:

    L’inglese lo so bene, ma la Thatcher che c’entra con Venezia ? Solo per la citazione ? E la rete poi ? Per caso credeva con la RETE ( alla Beppe Grillo ) si possano risolvere i problemi del mondo ?

    Non c’è alternativa ? Certo che c’è ! Lasciamo marcire e sprofondare Venezia ad esempio…buttiamo giù i monumenti e rifacciamoli in calcestruzzo e cartongesso tanto in fotografia non ci si accorgerà della differenza…andiamo a pietire da banche e multinazionali non mettere i banner…diamo in comodato Venezia a qualche paese più ricco ed efficiente del nostro !

    Ecco, le mie alternative le ho scritte, e le vostre ?

  9. Sascha dice:

    Visto? Lo dice lei stesso, non ci sono alternative. O la catastrofe immediata (che chiaramente non è una alternativa reale) o il lento e inesorabile scivolare verso il basso che ci attende. Quando si dice che non c’è alternativa si dice proprio questo. Il mondo occidentale è ormai, per citare il principio di Gehlen (non precisamente un comunista, eh?), cristallizzato, non può più trovare in se’ la possibilità di rinnovarsi e cambiare direzione perchè a questo punto tutti sanno, grazie ai media e alla Rete, che ‘there’s no alternative’ quindi tanto vale mettersi il cuore in pace e continuare come prima, pubblicità e tutto.

  10. pietro dice:

    Sinceramente l’idea che adesso circolino meno idee di quando cera Bernabei a comandare alla Rai mi sembra surreale, o più esattamente semplicemente un’assurdità, se poi a Sasha può dare fastidio il fatto che molti più imbecilli hanno diritto di dire ciò che pensano mi sembra assolutamente secondario.
    In realtà mi sembra che la Rete non abbia nessuna colpa, la crisi finanziaria è colpa di una politica monetaria populista, a forza di prestare soldi a chi non poteva pagare i propri debiti con l’illusione idiota di dorgare l’economia sostenendo una crescita basata sul nulla si è arrivati al capolinea, per questo fatico a capire certe posizioni di Sasha
    Come nel caso della televisione o dell’industria discografica l’idea che semplici “commercianti” di prodotti culturali siano essenziali e insostituibili mi sembra fuori dal mondo.
    L’arte, la musica e la capacità di raccontare storie sono sempre esistite, il loro sfruttamento commerciale è un fenomeno iniziato 200 anni fa e se anche dovvesse sparire nel nulla sarebbe una parentesi nella storia dell’umanità, una zecca si è attaccata sul corpo della cultura umana e ne ha succhiato il sangue per un po, se dovesse morire non cambierebbe molto, semplicemente morirebbe qualche parassita, ma la musica, il teatro, la poesia e la letteratura continuerebbero ad esistere.
    Se anche Venezia dovesse crollare a pezzi in assenza di qualche mecenate in fondo sarebbe un problema secondario, in 30mila anni tante culture e civiltà sono svanite nel nulla e l’idea che i nostri problemi siano un segno di dissoluzione dell’umanità mi sembra ridicolmente provinciale.

  11. Sascha dice:

    Oh, grazie per aver fatto sentire la voce della ragione! Ogni volta che il saggio buonsenso padronale fa sentire la sua voce mi sdilinquisco dal piacere come un bravo cagnetto obbediente. Vero, dalla Rete può venire solo bene, come da Dio; se c’è del Male nel mondo la colpa può essere solo degli uomini. Che vi sia un rapporto diretto fra il diffondersi delle tecnologie digitali e il definitivo affermarsi dell’ideologia liberista è una pura coincidenza dato che fra l’assoluto Bene e i mali terreni non può esservi alcun punto di contatto. Ah, lche gran cosa la fede!
    (comunque, se lo lasci dire, questa immagine di culture e civiltà che svaniscono tranquillamente nel nulla mentre il ‘popolo del Web’ continua a copincollare, linkare e downloadare come se nulla fosse perchè tanto a lui non tocca perchè, beh, non è certo lui la zecca che succhia il sangue della cultura umana, è favolosamente ridicola. Come diceva mia madre, vi ci vorrebbe una bella guerra, così mangiate anche le bucce delle patate)

  12. Sascha dice:

    Certe volte soffro davvero i miei limiti intellettuali: ci vorrebbe un talento superiore al mio per rendere giustizia ai luoghi comuni, agli autocompiacimenti, alle mitologie infantili, ai castelli in aria, ai pro domo sua che formano il grosso del discorso del Web. Un Flaubert, un Oscar Wilde, un Karl Kraus – mi accontenterei pure di un Flaiano – per rendere giustizia al pastrocchio di idee e fantasie che è il ‘popolo del Web’ (una delle tante stupide etichette giornalistiche che mi piace usare apposta) e che purtroppo hanno delle conseguenze pratiche sull’andare del mondo…

  13. pietro dice:

    “un rapporto diretto fra il diffondersi delle tecnologie digitali e il definitivo affermarsi dell’ideologia liberista” è una frase semplicemente senza senso, considerando che la crisi attuale è nata INEQUIVOCABILMENTE dal fatto che enti STATALI hanno fatto un mare di mutui a gente che non era in grado di pagarli su imbeccata di una classe politica populista.
    Credere che si tratti di LIBERISMO è veramente ingenuo ( o delirio veteromarxista ).

  14. Daniele Minotti dice:

    E che pippe! Massimo ha soltanto chiesto un rendiconto affinche’ si possa pubblicamente discutere (e, magari, trovare) delle alternative.
    La Lady citata da Sascha? Senza alcuna pertinenza.

  15. Sergio dice:

    Se la gestione di un comune delle dimensioni di quelle di venezia è simile a quella di un piccolo comune immagino che le cose siano andate pressapoco così: i comuni hanno un limite di spesa dettato dal patto di stabilità, ovvero pur avendo da parte i soldi non possono spenderli.

    Probabilmente il comune ha cercato qualche azienda che restaurasse i monumenti a costo zero o a costi ridotti dando la possibilità di inserire spazi pubblicitari.

    Quello che credo è che il comune non intaschi direttamente i soldi dai cartelloni, ma che questi vadano alle aziende in carica dei restauri.

    Se fosse vero c’è veramente poco da fare.

    Indipendentemente dal caso di Venezia però tutti i piccoli comuni in questo momento hanno le mani legate dal patto di stabilità e paradossalmente impoveriscono le aziende che lavorano molto meno. Ripeto i soldi ci sono, ma non si possono spendere.

  16. Maurizio dice:

    Rientro da un weekend a Venezia. La foto scelta non rende abbastanza bene l’idea dello *scempio*, ma ce ne sono altre in Rete, per esempio questa (il Ponte dei Sospiri):

    http://www.canonclubitalia.com/public/forum/uploads/monthly_08_2010/post-38739-1282501970.jpg

    Per inciso: l’ingresso al Palazzo Ducale costa 13 euro + 5 per l’audioguida, e c’è ovviamente sempre la coda….

  17. ArgiaSbolenfi dice:

    Ma perchè non si fa quel benedetto pedaggio per i turisti per accedere alla città? Non potrebbe essere usato per finanziare i restauri? Si parlava di 1 euro a testa.. a me sembra una cosa assolutamente doverosa.
    Bisognerebbe davvero fare chiarezza su questa cosa, altrimenti uno potrebbe pensare che ci sia un business dei cartelloni..

  18. Sascha dice:

    Vedo che il povero Pietro ha dormito tranquillamente negli ultimi trent’anni di storia umana. Per il resto, come conferma Sergio, ‘There’s no alternative!’
    http://www.guardian.co.uk/lifeandstyle/cartoon/2010/oct/18/georgeosborne-spending-review

  19. trentasei dice:

    Mah. Io la penso come Andrea e Granduca. Tutti bravi a parole, coi fatti un po’ meno, visto che di alternative, reali e concrete, non ne ho lette.

    Preferisco Venezia restaurata, pagando lo scotto di quelle brutture che non piacciono a nessuno, piuttosto che la nobiltà di Venezia rispettata e vederla marcire senza fare niente.

    Alternative, Mantellini. Concrete. Sennò è solo un bel parlare di cui siamo bravi e capaci tutti: quell’ indignarsi molto nobile, perchè siamo senssibbbili e colti e intellettuali. Ma senza alternative.

    Che però fa molto bello. E nobile.

    Tutto qui.

  20. Sascha dice:

    Visto? L’ha detto anche 36: non ci sono alternative! Ce l’abbiamo nel c*** e non possiamo farci niente!
    (quello che invidio è la calma con cui questa gente contempla la fine del nostro modello di vita in tempi relativamente brevi – una calma olimpica – ma contenti loro chi sono io per dirgli che sbagliano? Quando poi la realtà morderà anche loro che non vengano a lamentarsi però…)

  21. Pier Luigi Tolardo dice:

    Citare la Thatcher per non parlare di Bondi, vero provincialismo italiano!

  22. trentasei dice:

    Sascha, ma non ho capito: tu i soldi per Venezia dove li prenderesti, concretamente ?

  23. ArgiaSbolenfi dice:

    Tipo da una tassa sull’ingresso alla città, o dalla fiscalità generale, o una combinazione di queste cose più i cartelloni degli sponsor purchè meno invasivi?
    Il fatto è che ha ragione Sascha: ormai anche di fronte a uno scempio come quello di Venezia la reazione istintiva non è ragionarci, ma “non c’è alternativa”.

    PS: ricordo una battuta, mi pare di Cacciari, su chi si opponeva alla tassa per le città d’arte.. “se al turista non sta bene, che vada a visitare il Colosseo in Scandinavia..”

  24. Sascha dice:

    Siete tanto intelligenti che mi fate venire da piangere. Lo state ripetendo: non c’è alternativa! Ed è vero, non c’è! E se non c’è vuole dire che siamo fottuti. I soldi per salvare Venezia si possono ottenere solo con la pubblicità e a costo di deturparla per sempre (spero che nessuno sia così stupido da credere che quei cartelli un giorno se ne andranno, al massimo li cambiano). Viviamo in un mondo senza possibilità di riforma o cambiamento, se non il cambiamento che lasci tutto come prima. Ma è inesatto dire che tutto resta fermo: tutto si muove come su una rotaia, in una direzione definita, senza possibilità di cambiare direzione o anche solo fermarsi. Più precisamente: un mondo in cui tutto cambia perchè non accada mai nulla. Il ruolo della Rete, in questo panorama, è quello di fornire i mezzi perchè tutti esprimano se stessi a favore del sistema, di fornire tutti i fili d’acciaio per tenere incatenato, stavolta per sempre, Gulliver…
    (ho accennato al fatto che c’è un accoppiamento strutturale fra diffusione delle tecnologie digitali e deregulation dell’economia, fra diffusione della Rete e instabilità finanziaria. Quello per me è un shibboleth: chi non lo capisce non è degno di attenzione anche se mi astengo dall’ucciderlo come prescrive la Bibbia…)

  25. trentasei dice:

    Sascha, va bene. Ma quindi ? La tua soluzione qual è? Vorrei una soluzione, sennò, sai, sei come i bambini che dicono che non gli piace una cosa, ma non ne sanno proporre un’ altra. E io non l’ho mica capita, la tua soluzione per salvare Venezia.

    Nemmeno quella di mante, per dire.

    Altrimenti, sai?, io se vuoi mi metto qui a gridare che il mio stipendio è basso, che il lavoro è brutto e quant’altro. Ma poi ? S’ ha da campà, quindi o trovi una soluzione pratica o altrimenti lamentarsi è solo un piagnisteo inutile.

    Bene, tutti d’accordo con Sascha e mante:le pubblicità deturpano Venezia. Siamo sensibili anche noi, che vi credete?

    Ora, quindi, a loro la parola per trovare i fondi per salvare Venezia.

    In attesa di una vostra concreta risposta.

  26. ArgiaSbolenfi dice:

    @trentasei: il mio commento ti è sfuggito o lo ignori di proposito?

  27. trentasei dice:

    @Argia: no, scusa, mi era sfuggito.E’ un’idea. Monetariamente è valido? Ovvero è sufficiente a pagare i restauri?

    Poi, scusa, pago già 6,5€ una corsa di traghetto, non ti pare abbastanza, come obolo ogni volta che la visito?

    Altra domanda, essndo io un visitatore freuqente dell’ amata: andando una settimana da pendolare, pagherei l’obolo 5 volte alla settimana ? I mestrini pagherebbero ogni volta ?

    Son dettagli, forse, solo bisogna tenerne conto se non si vuol fare di Venezia una città museo statica e morta, preda solo delle grosse compagnie, da pagare per visitare, anzichè una città viva per chi la abita e chi la vive, nei dintorni.

    E comunque, son 6,5€ di traghetto, se non 18 se non fai le 24h, quindi, direi che Venezia la finanzio già, in qualche modo.

    Per curiosità: non abiti vicino Venezia, vero?

  28. ArgiaSbolenfi dice:

    @trentasei: non ho idea dei dettagli. Ma di tasse di questo tipo se ne parla da tempo riguardo tutte le città d’arte e secondo me bisognerebbe darsi una mossa. Ovviamente andrebbero fatte delle eccezioni per i locali, per i lavoratori pendolari.. per i turisti fedeli come te magari potrebbero esserci delle condizioni vantaggiose :-)

    Ma come faceva notare Sascha (se ho capito bene la sua cripto-provocazione) il punto è che bisognerebbe entrare nel merito del problema e delle soluzioni, ragionando con dei dati, e non fermarsi di fronte al dogma “restauri costosi = solo lo sponsor invadente ci può salvare”.

    Già perchè uno potrebbe anche cominciare a pensare male: per esempio, che si sviluppi un business simile a quello delle affissioni lungo alle autostrade. Ci sarà sempre qualcosa da restaurare o ripulire o consolidare nelle città d’arte, e così magari si approfitta di interventi secondari per mettere su enormi e orrendi cartelloni..

  29. trentasei dice:

    @Argia. Eh, io posso concordare con te. E pensare male, assieme a te. Però nè io nè te possiamo cambiare la realtà, che si fa con i conti, fatti bene, e che devono tornare, non certo con le buone intenzioni.

    Le brutture della pubblicità sono innegabili, e quasi uno stupro a una città che amo, ma è un dolore che accetto, se è transitorio, per poter dare nuova luce alla sua bellezza. O perlomeno fino a quando qualcuno non trova una soluzione migliore e che faccia di conto altrettanto bene.

    Perchè sarei il primo a fare quello che fai tu o sascha o il sig. mantellini: è una questione di nobiltà d’animo non accettare certe cose. Ma è comodo, dire “no”, senza dare davvero una soluzione concreta alla cosa.

    Ti ricordo, ad ogni buon modo, che 6,5€ per un giro in traghetto, sono un SALASSO!!! Pure l’ obolo ci devo dare? Mah..

    E comunque, proviamo a fare i conti :

    se guardo ai turisti annuali di Venezia, sono circa 4,5 mln, con permanenza media di 2, 5 gg. Quindi, ca 10mln/anno di euro si racimolano col tuo metodo.

    Solo il restauro di palazzo ducale ne è costati 2,5 mln.

    Qui un articolo interessante, piuttosto, ce fa di conto: dalla miseria dei 40mila€/mese per palazzo ducale ai però consistenti 3,5mn€ per la biblioteca marciana.

    http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli//2010/10/104276.html

    E’ doloroso, per chi la ama, accettare queste cose, sia chiaro.

  30. ArgiaSbolenfi dice:

    @trentasei: articolo interessante, e mi pare che confermi il fatto che forse a Venezia succede qualcosa di strano, se le sponsorizzazioni possono essere fatte in modo diverso.

    Per quanto riguarda il taglio dei fondi per i restauri, mi pare una cosa della serie “segare il ramo sopra il quale si sta seduti”, non meno clamorosa dei tagli alla ricerca.