Contrappunti su Punto Informatico di domani.

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In una conferenza stampa annunciata all’ultimo momento la settimana scorsa, Vodafone ha presentato il suo piano 1000 Comuni per l’Italia. Si tratta di una iniziativa importante che si propone di ridurre il digital divide nel paese, estendendo la banda larga nei prossimi tre anni a 1000 dei circa 1800 comuni non ancora coperti dal servizio. Il progetto di Vodafone si sviluppa, per forza di cose, utilizzando la rete mobile, forti del fatto che i più recenti protocolli di comunicazione (HSPA+ e il prossimo LTE) consentono velocità teoriche simili a quelle delle ADSL via doppino telefonico.

Si tratta di un progetto costoso (si parla di circa 1 miliardo di euro investiti nei prossimi tre anni) e meritoriamente orientato alla copertura di quella parte del paese nel quale i servizi di Internet veloce non sono ancora (anno domini 2010) disponibili.

Valga a tale proposito sottolineare che, con qualche malizia, quando parliamo di copertura in banda larga, ci si riferisce sempre alla popolazione raggiunta e mai ai luoghi raggiunti dal servizio. Così, a fronte di un 90% e oltre di popolazione che è oggi in Italia tecnicamente in grado di ricevere collegamenti a Internet veloce, l’iniziativa di Vodafone serve intanto a farci prendere coscienza del fatto che, su 8100 comuni italiani, circa 1800, non sono ancora raggiunti dalla banda larga. Esiste quindi un digital divide dei luoghi geografici che è più ampio di quello delle persone e che colpisce circa il 22% del territorio italiano.

Una volta sottolineati i meriti dell’iniziativa vi devo dire anche di quelli meno convincenti.

Intanto il progetto unisce inscindibilmente e senza nessuna consistente ragione, collegamenti casalinghi e collegamenti in mobilità. Le offerte di Vodafone per i cittadini digitaldivisi uniscono l’indispensabile (un collegamento residenziale decente) al superfluo (l’accesso a Internet in mobilità); il valore aggiunto, certamente gradito dell’accesso mobile, giustifica un prezzo consistente (circa il doppio di un accesso residenziale adsl) e una serie di limitazioni da sottolineare.

Intanto i cittadini del progetto 1000 Comuni vengono avvicinati a Internet ma tenuti lontani dall’always-on, vale a dire da una delle principali caratteristiche che rendono interessante un accesso adsl alla rete. Il tempo, su Internet, vale molto di più della velocità. In entrambe le offerte tariffarie per la clientela privata (ma anche per quella professionale è lo stesso) viene considerato un accesso giornaliero massimo di 10 ore senza immaginare alcun tipo di tariffa flat. Questa scelta commerciale è in contraddizione con gli intenti anti digital divide del progetto che tutta l’iniziativa sposa, a parole, con grande decisione.

La larga banda a tempo (che non è una esclusiva italiana ma è venduta da molti operatori anche in altri paesi) è un po’ come la Formula 1 col freno a mano tirato: certamente può rispondere in maniera adeguata alle esigenze di molti cittadini ma riduce molti di quei benefici indotti dei quali spesso quegli stessi cittadini nulla sanno e che la lungimiranza dell’ISP potrebbe fargli scoprire.

Il secondo aspetto, magari marginale, ma che trovo difficile da condividere è quello, al quale le compagnie telefoniche ci hanno ormai abituato da anni, della inflessibilità della pena. Se il cliente sfora il monte-ore previsto dal contratto lo attendono salassi da 2 euro per ora di collegamento che consigliano il cittadino geograficamente restituito alla rete ad una continua ed ansiosa analisi dei propri collegamenti, pena il pagamento di bollette salatissime. Anche questa scelta è francamente discutibile (a meno che l’intento non sia esattamente quello di far cassa spillando quattrini ai più distratti fra i propri clienti), specie in tempi nei quali molti contratti in mobilità prevedono, allo scadere delle opzioni contrattuali, un semplice decremento delle prestazioni di collegamento e nessun ulteriore esborso.

Personalmente sono convinto che simili difetti di gioventù, che marciano un po’ troppo nella direzione conosciuta di una offerta commerciale gravata da qualche piccola o grande ambiguità, potranno essere in futuro risolti, restituendo a Vodafone la possibilità di inserirsi a pieno titolo nella narrazione della propria partecipazione allo sviluppo della rete Internet italiana. Un racconto spesso dai toni cavallereschi ma di fatto, fino ad oggi, scarsamente abitato da iniziative concrete degli operatori. 1000 Comuni è un progetto significativo con una connotazione sociale importante, in aperta contrapposizione con il luogo comune secondo il quale gli operatori concorrenti di Telecom Italia non investono abbastanza sull’accesso alla rete. Si dovrebbe solo fare uno sforzo supplementare perché questi aspetti, che sono davvero importanti per il paese, emergano con maggiore chiarezza.

5 commenti a “Anteprima Punto Informatico”

  1. Marco dice:

    Piccola nota a margine, più che altro una richiesta di chiarimento: dici che 1800 comuni sugli 8100 totali italiani corrisponde a “circa il 22% del territorio italiano”.
    Correggimi se sbaglio, ma a occhio e croce l’affermazione mi sembra imprecisa: fortunatamente, gli 8100 comuni italiani non sono tutti delle stesse dimensioni, e suppongo (errore mio?) che i 1800 tagliati fuori dal digital divide siano mediamente di dimensioni inferiori rispetto a quelli coperti dalla banda larga.

    Boh… Sbaglio?

  2. Massimo Mantellini dice:

    Non sbagli, “il 22% del territorio” è sbagliato, appena posso correggo grazie

  3. andrea dice:

    Aspettiamo i risultati. Io sono un cliente Vodafone e pur avendo una chiavetta iperveloce e stando in un’area dove il segnale e’ eccezionale, navigo mediamente a 60 k, con rarissimi picchi a 300 k ma con frequentissimi stop durante i quali per 2-3 minuti i monitor segnano “0”.

  4. Marco dice:

    Figurati, dovere (e piacere) :-)

  5. Mattia dice:

    Ma soprattutto diciamo che molte delle zone non coperte da adsl sono zone di montagna, dove ci sono comuni di 500 abitanti.
    Fai presto a farne 1800 di comuni con la popolazione di tre condominii.
    L’unità di misura del “comune” non ha il benché senso.