Sul Post c’è un bel pezzo sull’attivismo da click (pratica che come sanno i fedeli lettori di questo blog mi ha sempre convinto pochissimo). La tesi del Guardian al riguardo – ripreso dall’articolo del Post – è che le campagne su Internet non siano solo inutili ma che danneggino in qualche modo l’attivismo dei cittadini:

Il vero problema qui è capire se la sola opzione dello slaktivism possa disincentivare l’azione concreta di quelle persone che in passato si sarebbero confrontate direttamente con dimostrazioni, volantinaggio e sit-in. Spingendole a optare per una più facile sottoscrizione a qualche centinaia di cause via Facebook. Se questo sta davvero accadendo, allora vuol dire che i tanto osannati strumenti della libertà digitale ci stanno solo portando ancora più lontano dall’obiettivo di costruire una società civile e democratica.



Si tratta di una questione seria con qualche piccolo sollievo per l’Italia dove le petizioni su Internet, nella loro sostanziale inutilità, non hanno danneggiato molto, visto che la mobilitazione dei cittadini su temi di pubblica utilità è sempre stata modestissima.

13 commenti a “Il click del lavativo”

  1. Daniele Minotti dice:

    Molto condivisibile, secondo me.

  2. vb (Vittorio Bertola) dice:

    Stai parlando della stessa Italia dove 800.000 firme raccolte su un sito di petizioni gratis hanno portato all’abolizione dei costi di ricarica sui cellulari?

    Comunque il problema è noto – e te lo dico, come sai, da attivista del Movimento 5 Stelle, per cui la rete e Facebook in particolare è il principale strumento per organizzarsi e chiamare a raccolta le persone. La domanda ce la poniamo anche noi, siamo ovviamente abituati a vedere molte adesioni online e poco attivismo reale, e questo porta a due scuole di pensiero – c’è chi dice che l’attivismo “click-only” dovrebbe essere ridimensionato, facendo valere solo la presenza in piazza, e chi dice che comunque è fondamentale e va coltivato lo stesso, perché comunque fa informazione e crea consenso che poi si materializza di botto nel momento topico (vedi elezioni regionali), e se mai è la manifestazione di piazza a diventare uno strumento sempre più obsoleto.

    Dopodiché sappiamo benissimo che, per dirne una, i nostri esponenti più noti sono in testa o quasi alle primarie del Fatto per i candidati sindaco del 2011 ma che la realtà è ben diversa, e che dunque c’è bisogno di uscire dal virtuale ed entrare nel reale. Intanto, però, il virtuale può creare facilmente moti di opinione che poi, nemmeno troppo di rado, il salto nel reale lo fanno eccome.

    Il resto te lo dico stasera: abbiamo fatto (apertamente e pubblicamente) un po’ di battage per mobilitare qualche decina di persone ad accogliere degnamente “mr. 11 legislature in famiglia” Fassino e “fronte del riporto” Schifani alla festa nazionale del PD, oggi pomeriggio in piazza Castello a Torino, e chiedere dove sono finite le 350.000 firme per la legge di iniziativa popolare contro i condannati e i matusalemme in Parlamento, che giacciono al Senato da tre anni. Vediamo se si materializza nella realtà un piccolo “flash mob” o no?

  3. melagonia dice:

    Forse non si ha voglia di stare a pensare né tempo per sporcarsi le mani soprattutto per questioni che non riguardano in maniera diretta e in modo personale. Quando capita si clicca, se possibile, al limite si delega. Inquietante.

  4. Sascha dice:

    Finalmente! Ora il passo successivo, sempre seguendo le tesi di Evgeniy Morozov, inventore del termine ‘slacktivism’, è raccontare i modi in cui i regimi autoritari si servono della Rete per rafforzare il proprio potere e indebolire l’opposizione…

  5. simo dice:

    ogni volta è buona per demonizzare qualsiasi tipo di attivismo. perchè è scomodo, o perchè fa notizia prendersela contro le masse, consapevoli o inconsapevoli che siano. Il punto è che facebook e le cause non c’entrano nulla con la democrazia in rete che esiste e può esistere ma con altri strumenti, che aiutino la discussione costruttiva, che canalizzino i significati duplicati in discussioni omogenee e che aiutino a far equivalenze di dati e non di opinioni. Il problema è che facebook è l’unico ad avere massa critica per far parlare di se. Perchè non scrivi mai di Trac? di GetSatisfaction? di una qualsiasi piattaforma di versioning applicata alla costruzione delle leggi? perchè nessuno li conosce e pochi ti cagherebbero se dessi opinioni a riguardo di prodotti poco usati.

  6. piovedisabato dice:

    Vorrei far notare che noi stiamo qui a discutere NON su un articolo del guardian ma su un articolo scritto da pinco pallino sul guardian.

    Questo per dire che quei pensieri si leggono ovunque da anni.

    Però ora lo dice il guardian, e quindi figo.

    Fare il giornalista oggi è una fi gA ta. Ti spulci qualche forum o sito Internet. Copi qua e là et voila ecco il tuo articoletto che la rete ricommenterà abboccando e discutendo su un qualcosa che lei stessa aveva già discusso.

    Questo è l’aspetto che emerge. Non altri.

    Scritto da iPhone.

  7. Sascha dice:

    E.M.Forster l’aveva già capito nel 1908: la futura cultura connessa sarebbe stata fatta di commenti di commenti di commenti di commenti di commenti…

  8. Figaro dice:

    E’ probabile che l’impegno in certe questioni non si materializzi aldilà di un clic, ma perlomeno in chi lo fa c’è la consapevolezza che un tal problema esiste. Ed è già, per quanto piccola, una buona cosa.

  9. Sascha dice:

    Di sicuro fa miracoli per l’autocompiacimento.

  10. vb (Vittorio Bertola) dice:

    Allora… ancora convinto che la mobilitazione via Internet non funzioni?

    (comunque segnalo che le contestazioni sono scoppiate dopo che si sono rifiutati di darci anche solo trenta secondi per chiedere a Schifani delle sue vicinanze mafiose e del perché la proposta di legge popolare aper eliminare i condannati dal Parlamento non sia mai apparsa nel calendario del Senato… ci hanno buttato fuori con la polizia in assetto di guerra, e poi Fassino ha ancora avuto la faccia di darci dei fascisti e squadristi!)

  11. Sascha dice:

    Ah, era quello il punto? Andiamo bene…

    Comunque non capisco perchè sia stata condannata l’idea dei governativi di andare a fischiare Fini a Mirabello mentre dovremmo approvare la stessa cosa fatta da dei sogenannte democratici…

  12. Carlo M dice:

    cioè la mobilitazione via internet vuol dire mettersi d’accordo per andare a far casino a una festa?

    il peggio della società italiana è rappresentato dai berluschini e dai grillini.

  13. gibilix dice:

    Che le campagne su Internet possano avere un effetto demotivante rispetto all’attivismo di strada è condivisibile. Sono le conclusioni del pezzo citato che sono sconcertanti:

    “Se questo sta davvero accadendo, allora vuol dire che i tanto osannati strumenti della libertà digitale ci stanno ***solo*** portando ancora più lontano dall’obiettivo di costruire una società civile e democratica.”

    Quel “solo” messo lì, svela la pochezza di tutta la citazione. Possiamo criticare un fenomeno e metterci in guardia dagli effetti negativi che può produrre (in teoria, perché poi è tutto da dimostrare, nei fatti), ma non puoi gettare il bambino con l’acqua sporca. I “tanto osannati strumenti della libertà digitale” sono tanti, ricchi e complessi ed è profondamente ingiusto e illogico trarre quella conclusione.