Sono stato qualche volta al Warburg Institute di Londra in questi anni. Accompagnando mia moglie che lo frequenta per ricerche ed amicizie ho imparato ad amarlo, anche se nella sua mensa si mangia piuttosto male. La prima volta che ci entrai, molti anni fa, scrissi anche un lungo post al riguardo di questa specie di piccolo silenzioso tempio laico della cultura. Ora tramite Massimo Morelli, che vanta letture più colte delle mie, scopro che l’Università di Londra ha aspirazioni normalizzatrici sulla vasta meravigliosa biblioteca che gli amici di Aby Wargurg trasferirono da Amburgo a Londra quando in Germania il nazismo iniziava ad alzare la testa. Uscirà un lungo articolo sulla New York Review of Books e spero vivamente che l’eco sulla crisi della biblioteca che ha formato decine di grandi studiosi servirà a mettere tutto a posto. In alternativa non sarebbe male se la grande collezione di Warburg tornasse, ora che può, a casa sua in Germania, magari a Berlino. Con un grazie ed arrivederci a Bloomsbury che l’ha amorevolmente ospitata in questi decenni dentro una anonima palazzina di mattoni bianchi nel centro di Londra.

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