03
Set




Il mio articolo su Nova di ieri.

***

Poi puntualmente arriva qualcuno che ci spiega che Internet non funziona. O meglio la Internet che abbiamo in testa noi non funziona, è al collasso, non assolve più ai suoi nobili compiti. Mentre la Internet che immaginano loro invece andrebbe una meraviglia, sarebbe utile e velocissima, pulita e controllata, adatta ad ogni scopo.

Negli ultimi 15 anni è accaduto spesso, per le ragioni più varie. Una volta era lo spam che stava uccidendo la posta elettronica e per salvarla sarebbero bastati dei bei francobolli digitali da incollare alle mail. Certo sarebbero costati una frazione di centesimo ma gli spammer finalmente sarebbero andati estinti come i dinosauri dopo il meteorite. Un’altra volta erano i terroristi che organizzavano attentati parlandosi via Internet, magari utilizzando software a prova di intercettazione come Skype o sofisticati sistemi di criptazione come PGP. Vietare PGP e Skype – sostenevano alcuni – poteva essere un primo passo verso una Internet migliore, per poi magari, di seguito, abolire anche l’anonimato in rete, dietro al quale come sappiamo spesso si nascondono atti e pensieri turpi ed indicibili. Un parlamentare italiano, allora vicepresidente della Commissione Europea, in un giorno di particolare ispirazione, suggerì di bandire la parola “bomb” dalle ricerche su Google: estratto il dente finito il dolore. Un’altra volta ancora erano i software di file sharing: la Internet del P2P è ancor oggi per molti una Idra terribile, capace di scardinare aziende e multinazionali, riducendo al silenzio artisti di tutto il pianeta improvvisamente privati di sostegno e ispirazione. Per non parlare della banda utilizzata che prima o poi porterà la rete al collasso definitivo.

Accade in continuazione: c’è una Internet di fatto, imperfetta e caotica, visionaria e arruffona, esatta riproduzione dei milioni di persone che la frequentano e ce n’è una migliore, astratta e potenziale, ordinata e legalmente approvata che puntualmente qualcuno invoca.

Siamo appena usciti – per la verità abbastanza malridotti – dal fuoco di fila di una certa autorevole stampa impegnata a raccontarci che la nostra Internet sta riducendo in poltiglia la capacità di concentrazione dei nostri figli: noi li guardiamo, con la chat di Facebook aperta mentre studiano matematica, un orecchio alla musica in cuffia ed un occhio al display del cellulare. Pensavamo di averli cresciuti sani, lontani dalla vacua TV, ed invece stiamo assistendo impotenti al trionfo del multitasking, la resa della Internet che credevamo di amare di fronte al dio della superficialità.

Ed infine, ecco oggi raggiungerci l’ultima solida critica della ragione internettiana. Chris Anderson dalle pagine di Wired ci informa che purtroppo il web è morto. Ma non tutto è perduto, c’è ancora una speranza, il web è morto, il formato ipertestuale e i link sono finiti, le pagine personali dei blog, i forum, i web magazine, il sito delle Ferrovie, sono passati di moda. Senza che ce ne accorgessimo sono ormai sepolti, spacciati, polverizzati da uno sbadiglio. Ma Internet invece, quella per fortuna è viva. Insomma morto un protocollo se ne fa un altro. Ad un nume tutelare se ne sostituisce rapidamente un altro. All’algido Tim Berners Lee, padre del WWW, succede Steve Jobs inventore di un modello, quello dell’App Store, bengodi a pagamento nel quale si abbeverano i device di nuova generazione.

La critica di Anderson è fragile, interessata ed affrettata, il colpo di fucile del cacciatore sparato ancor prima di scendere dalla jeep, ed è destinata ad aggiungersi velocemente al francobollo per la mail ed ai tanti altri fantasiosi pretesti che in questi anni hanno indicato la strada verso una Internet degli interessi a soppiantare quella delle persone. Ma si tratta comunque di parole e punti di vista, utili per discutere e chiarirsi le idee. È contemporaneamente anche un delizioso segnale di esistenza in vita della rete che amiamo, quella dei nostri figli che aprono Wikipedia quando sentono una parola che non conoscono, quella delle relazioni fra pari, della condivisione e dei link che avvicinano luoghi e persone tanto distanti. Legami e relazioni che sono oggi il motore solido e silenzioso del web e che nessuna applicazione attualmente in vendita potrà mai contenere.

9 commenti a “Era Novo ieri”

  1. francy dice:

    cito testualmente tre parole che ritengo siano una costante nei tuoi post: “anonimato in rete”.

    IMHO chiunque creda che esista tale anonimato e’ uno stolto.

    Anzi, dico di piu’: chiunque speri che esista ancora qualcosa del genere, non solo e’ uno stolto ma e’ anche in astinenza da parecchie nozioni basilari del mondo ITC e della politica e della legislatura moderna (si parli di primo, secondo o terzo mondo fa poca differenza).

  2. Sascha dice:

    Ma certo, bastano due minuti di conversazione con i nostri figli e nipoti per rimanere basiti da quanto più intelligenti, saggi, capaci e tolleranti di noi siano…
    La prossima generazione poi, grazie alla sua infinita capacità di multitasking, sarà simile ad un branco di Dei.
    (basta vedere con che decisione e piglio da conquistare sta conquistando il suo posto nel mondo del lavoro e dove si prendono le decisioni che contano…)

  3. Saverio Fulci dice:

    Due piccole considerazioni:
    Nessuno si è mai sognato di bandire il telefono e la corrispondenza postale perché potevano essere usati a fini criminosi
    Quindi
    La guerra è contro internet gratis; se compri, se spendi , puoi usare ciò che vuoi, anche il pericolosissimo web usato da Osama Bin Laden per abbattere le torri gemelle

  4. Sascha dice:

    Potete accumulare quante voci contrarie volete ma resteranno sempre una piccola e ininfluente minoranza: poche nuove tecnologie hanno suscitato entusiasmo e approvazione e consensi e speranze quanto la Rete (confrontate con la televisione, accusata di tutti i mali del mondo fin dall’inizio). Per il semplice motivo che, negli ultimi trent’anni, la Rete è stata una delle armi principali a disposizione del capitale finanziario a cui è legata da quel che si definisce ‘accoppiamento strutturale’.
    Di recente Morozov ha fatto notare i modi in cui la Rete può favorire e sostenere i regimi cosiddetti autoritari…

  5. Ivo Quartiroli dice:

    Anderson pur di farsi notare direbbe qualsiasi cosa, un po’ come certi politici nostrani. Le ha sempre sparate grosse. Sul discorso della scarsa capacità di attentione e sui guai del multitasking credo invece che abbiamo abbastanza studi a proposito, vedi Clifford Nass di Stanford o “The Shallows” di Carr. Così come il negare l’evidenza del proprio stato è pratica comune di ogni ubriaco, i multitasker credono di essere efficienti nella loro pratica mentre gli studii dimostrano il contrario.

  6. pietro dice:

    A me sembrano poco credibili sia i detrattori che i fanatici della rete, alla fine Internet, come il cellulare o la scrittura è solo un mezzo che non aumenta nè ottunde l’intelligenza di chi lo usa.
    Dire che internet riduce in poltiglia la capacità di concentrazione è assurdo, la mente umana è molto più elastica e robusta di quanto immaginano questi profeti da strapazzo.

  7. Gabriele dice:

    “delizioso segnale di esistenza in vita della rete che amiamo” poesia pura.. :-)

  8. Sascha dice:

    Il meme ‘Internet è solo un mezzo e dipende dall’uso che se ne fa’ ha una qualche base scientifica o è soltanto una parola d’ordine del ‘popolo del Web’? Personalmente la risposta me la sono già data…
    Fra l’altro ieri m’è arrivata la mia copia di The Shallows: non pretendo che lo leggiate in inglese ma quando lo tradurranno in italiano mi auguri che facciate lo sforzo titanico (è un po’ più lungo di un post da blog o di un messaggio su twitter) di leggerlo e magari discuterne con cognizione di causa.

  9. Ivo Quartiroli dice:

    Sono d’accordo Sascha, ‘Internet è solo un mezzo e dipende dall’uso che se ne fa’ è uno slogan senza fondamento. Negare che i mezzi abbiano una correlazione diretta con la nostra psiche/anima/corpo fa parte a mio parere della presunzione della nostra civiltà che ritiene l’essere umano elevarsi al di sopra di qualsiasi segnale esterno, in particolare la mente che è ritenuta l’entità superiore. Un’eredità del cristianesimo da una parte e, a seguire, pur sotto mentite spoglie, dell’illuminismo del “cogito ergo sum”.

    Ma tuttavia c’è del vero, l’essere umano è sì superiore a qualsiasi mezzo, ma lo è nel suo stato migliore, nello stato di saggezza, o chiamiamola illuminazione spirituale. Per tutti noi sul cammino, noi non possiamo esentarci dagli effetti dei mezzi sulla nostra psiche.