Mi sono segnato questi marchi:

OMSA
GOLDEN LADY
PHILIPPE MARTIGNON
SISI
FILODORO

Devo ricordarmi di consigliare a tutti di non acquistare nessuno dei loro prodotti in futuro e per sempre.

40 commenti a “Cessata attività anch’io”

  1. Massimiliano dice:

    Da faentino, con tante mamme di compagne di classe di mia figlia a spasso, ringrazio.

  2. Fabio dice:

    non acquistare + nessuno = non autoreggente

  3. Marcella dice:

    @Fabio: nemmeno collant, se è per questo.

  4. raxi dice:

    Ma che senso ha?

    E’ il processo macroeconomico che balla
    mica il distretto produttivo di Castiglione delle Stiviere
    o il vecchio baluardo di Mirafiori.

    Siamo rane che bollono nella pentola.

  5. Davide dice:

    Massimo hai ragione, però devi anche considerare che ci sono altre 8 fabbriche in italia (non so per quanto) con centinaia di dipendenti.

    Quindi sarebbe più interessante sapere cosa producevano in quello stabilimento e quindi cosa non comprare.

    Davide

  6. Rocco Rattazzi dice:

    Ma la nuova monovolume Fiat non l’aggiungiamo?
    Non calza?

  7. Domiziano Galia dice:

    Non capite: la mossa di Fiat e di Omsa è un atto di solidarietà preventiva nei confronti dei blogger quando dovranno trasferire i loro hosting all’estero per via della legge bavaglio.

  8. stefano dice:

    si ma non si possono demonizzare sempre e sole le imprese.

    Produrre in Italia sta diventando impossibile. Troppo costoso, troppa burocrazia, troppi intoppi…. E’ solo questione di tempo…

    Se non cambia qualcosa se non chiudo oggi chiuderanno tra qualche anno. Guarda benetton che ha fatto… Piano piano le sta chiudendo tutte!

  9. gianfranco ronchi dice:

    mi associo e ho già segnalato a mia moglie di non spendere più soldi per i 5 marchi segnalati.
    Marchi che spendono un sacco di soldi per la promozione; ecco, licenziare 350 dipendenti a Faenza per trasferire la produzione in Serbia è una pessima, pessima, pessima, pubblicità.
    Che le vendano in Serbia, le loro calze.

  10. trentasei dice:

    mah. non penso vi sia nessuno contento della notizia, ma che senso ha ? La delocalizzazione fa parte del -duro e pessimo- gioco di questa realtà capitalistica al’ interno di certe regole. In Italia, Fiat sta provando a cambiare, per non dover delocalizzare. Vi sono vantaggi di infrastrutture e indotto molto attivo e fiorente, a produrre in Italia secondo altre logiche, ma non ingessati dall’ ostracismo e regolamentazione di certe burocrazie e certi -non tutti- sindacati, per dire. La flessibilità è la parola d’ordine necessaria, visto che al momento è la lean manufacturing o l’estrema qualità l’ unico modo per rendere ancora competitiva la produzione in Italia. Flessibilità è una parola però impraticabile in certe realtà. Depreco anch’io Massimo, la modalità della chiusura, ma fose bisognerebbe capire il perchè di tale chiusura cui molte altre presto seguiranno se non vorremo adattarci a nuove regole, visto che la realtà è molto diversa da quella garantista e garantibile di molti anni fa. A meno che tu o qualcuno di voi non abbia soluzioni imprenditoriali da applicare per provare a competere con altre realtà. So bene che ciò che hai scritto tu è popolare e ben visto e ciò che ho scritto io è impopolare e attirerà fior di critiche, però vorrei, accanto ad esse, anche soluzioni pratiche attuali e realizzabili in Italia per competere con altre realtà.Sarei felice di avere torto, per capirsi.

  11. Federico dice:

    Scusate, siamo nazionalisti solo quando ci fa comodo?
    Dove sta scritto che un imprenditore non possa decidere di produrre dove vuole (soprattutto se non sfrutta degli schiavi)?

  12. DB dice:

    Chiediamoci, piuttosto, perché la Serbia sembra essere la terra ideale dove delocalizzare: il pretesto addotto da Fiat (sindacati poco seri) ha perso ulteriormente credibilità dopo la notizia che ci andrà anche Omsa, e che Benetton ha manifestato un concreto interesse.
    Oltre il 70% del finanziamento formato da denaro pubblico, l’esenzione decennale dal pagamento delle tasse e 10mila euro pagati dallo stato serbo per ogni lavoratore assunto (che riceverà da Fiat un salario mensile di 400 euro) sono motivazioni allettanti…

  13. roberto dadda dice:

    Francamente non capisco: se all’estero producono con la stessa qualità e a costi inferiori quale è il recondito motivo che dovrebbe trattenerli in Italia?

    bob

  14. ste dice:

    Se smetti di parlare subito dei prodotti della Apple (Cina) va bene il tuo consiglio, altrimenti…

  15. frap1964 dice:

    @Dadda
    Il recondito motivo è che se delocalizzi e te ne freghi della funzione sociale dell’impresa per inseguire soltanto la finanza, vai a produrre dove la manodopera ti costa meno, le condizioni di lavoro sono più misere, le norme di sicurezza sul lavoro più blande e/o inesistenti, io, da consumatore consapevole, ti frego e boicotto sistematicamente i tuoi prodotti.
    Questa corsa al ribasso non conviene a nessuno, solamente a loro.
    Per me questi di Omsa possono anche fallire.
    E buon viaggio.

  16. trentasei dice:

    @frap. Il costo del lavoro più basso, una volontà dello Stato di investire in un’impresa che offre un indotto e una maggior disponibilità alla flessibilità non implica necessariamente una condizione di sfruttamento. In Polonia, ad esempio, ora il costo del lavoro si sta alzando, proprio a causa di molti delocalizzamenti lì, e molti stanno pensando-alcuni facendo- se a parità o quasi del costo del lavoro, fors enon convenga tornare qui.

    Immagino comunque che mantellini non comprerà nemmeno prodotti Apple, a questo punto.

  17. frap1964 dice:

    @trentasei
    Nel frattempo, chi pensi pagherà la cassa integrazione straordinaria per la durata di 24 mesi a 350 persone? La Serbia, Babbo Natale o tutti quanti noi?
    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/economia/2010/04/21/321645-omsa_firmato_accordo.shtml
    Quanto pensi si possa durare con questo andazzo?
    Le aziende che delocalizzano vanno colpite senza appello: solo stroncandone la reputazione e boicottandone i prodotti ci si può difendere.
    Anche gli aiuti di Stato (peraltro vietati dalla CE) o varie forme di incentivazione non sono la soluzione, imho.
    Mica possiamo vivere tutti di terziario avanzato e/o di turismo.

  18. Leonaltro dice:

    Ah, i bei vecchi tempi, quando in Serbia ci mandavamo soltanto le bombe…

  19. trentasei dice:

    ma frap, è colpa della OMSA se costa meno produrre in Serbia e con regole più snelle e vantaggiose ? Mica ho detto che son contento o che faccio festa. Ho detto che l’ Italia, per com’è, non è competitiva, se non si dà una mossa in altri termini.

    La tua soluzione mi pare sia non delocalizzare. Ok, però poi chiudi perchè non hai margini, nè sei competitivo, nè riesci a gestire questo disagio con la flessibilità -leggi il mio primo commento, per non annoiare nessuno-. Non mi sembra una soluzione lungimirante, tecnica e reale. Tutto qui. OMSA si è mossa nel libero mercato come più le conveniva. Depreco le modalità, ma a parte questo sta nelle sue scelte.

    E sì, dobbiamo sviluppare altre risorse o rendere alcune regole più snelle per implementare altre tecniche di produzione che richiedono flessibilità, per provare a rimanere competitivi nella produzione.

    Altrimenti sì, tocca darci al terziario avanzato e al turismo.

    O vuoi che ti racconti una favola ?

    Apple lo comprate. Perchè ?

  20. Rocco Rattazzi dice:

    Ma da quando Apple ha lasciato a casa i suoi operai avvalendosi di ammortizzatori sociali pro domo sua?

  21. Marcello dice:

    E con la tecnologia allora come la mettiamo? Insomma, facile fare della demagogia sulle calze da donna, tanto non costa nulla.
    E via con il prossimo gadget i cui componenti sono prodotti e assemblati da piccoli schiavi.

  22. IcoFeder dice:

    Io non sarei così categorico…
    Mi dispiace per i faentini, ma poi c’è anche l’atra faccia della storia:
    http://altrimondi.gazzetta.it/2010/07/fiat-loperaio-low-cost-di-zast.html

  23. La stessa aspettativa di successo dice:

    […] me fanno un po’ sorridere gli appelli di chi ti dice di non comprare un prodotto perché l’azienda si comporta […]

  24. frap1964 dice:

    Apple lo comprano, io nemmeno morto, viste le politiche che fanno
    .
    Fermo restando che sul piano burocratico e fiscale si può semplificare e molto, con gli schiavi non c’è modo di competere: è partita persa in partenza.
    Ergo, per conto mio, si dovrebbe anche cominciare a mettere alcuni paletti per chi delocalizza inseguendo la finanza e scaricando i costi sugli altri.
    Esempio:

    a) per dieci anni non puoi essere più fornitore della PA;
    b) per dieci anni perdi il diritto ad avere incentivi, fondi da progetti europei e così via;
    c) per dieci anni non ti viene più consentito di aprire sedi commerciali, anche in partnership con altri o con altri marchi;
    d) ti fai pieno carico dei costi sociali delle tue scelte; la cassa integrazione te la paghi tutta: che qui nessuno è fesso;
    e) controlli fiscali più frequenti e rigidi se hai altre sedi qui;
    f) chiara indicazione sui prodotti della nazione di produzione, quali che siano;
    g) inserimento in una “lista nera” pubblica di aziende indesiderate.

    O si compete ad armi pari, o il gioco è truccato.

  25. trentasei dice:

    frap, scusa, ma a queste condizioni chi sarebbe il folle a voler produrre in Italia ?

    non mi sembrano soluzioni pratiche, reali e attuabili, le tue, se non con lo scopo di allontanare qualunque investimento dai nostri confini.

    Ripeto: sono altre le armi per poter produrre in Italia, e non vanno in direzione della rigidità da te richiesta, secondo me, che allontana le imprese, ma della flessibilità, in modo da poter attuare altre logiche produttive che, nonostante alcuni forti svantaggi -come dici tu, non è possibile competere con un costo del lavoro molto basso- ha altri vantaggi molto forti -infrastrutture, indotto, piccole e medie aziende molto flessibili alle necessità di produzione di grossi gruppi- nell’ ottica di implementazione dell’ unica soluzione che permette ad oggi a Toyota di produrre in Giappone, pur con alti costi del lavoro, ovvero quella lean manufacturing più volte citata da Marchionne e che alcune frange di sindacati sanno leggere solo come sfruttamento.

  26. Roberto dice:

    E’ chiaro che per le imprese non è più conveniente produrre in Italia: si realizzano prodotti che possono essere fatti ovunque, ovviamente a minor costo per l’imprenditore. Ma quante di queste imprese che se ne stanno andando hanno investito in formazione e ricerca e innovazione negli ultimi trent’anni? Perché il ruolo di un’impresa seria dovrebbe essere anche questo, oltre a quello di fare profitto. E invece in Italia quasi tutti fanno i liberal, ma di Stato (come se in questo Paese il libero mercato fosse realmente esistito in qualche settore…) e tirano solo a gonfiare profitti, propri stipendi e dividendi. E chi s’è visto s’è visto.

  27. Manuele dice:

    Dalle mie parti c’è un’azienda di calze considerata tra le più importanti del settore, che ha puntato tutto sulla tecnologia e la qualità. E produce solo in Italia, da che so io. E a leggere wikipedia fa milioni di calze all’anno. http://it.wikipedia.org/wiki/Emilio_Cavallini

    Insomma, tanto per dire… la soluzione non è solo delocalizzare.

  28. Gaetano dice:

    Attenzione a non porre tutta la responsabilità della mancanza di competitività dell’Italia a carico del costo del lavoro, per stipendi, garanzie e sicurezza troppo elevati. Le auto in Europa si producono in Germania, in Francia, in paesi in cui gli stipendi e le garanzie sono di molto superiori a quelli italiani. Ci sono molte cause per la mancanza di competitività italiana. I costi dei trasporti (l’Italia è troppo lunga stretta e montagnosa, non ha praticamente ferrovie per trasporto merci, il gasolio è caro, gli autotrasportatori sono una corporazione potente, le strade sono inadeguate). I costi di giustizia (i debitori possono ricattare i creditori in quanto la giustizia civile è praticamente inesistente). La corruzione capillare, la criminalità organizzata, il fisco che premia i furbi e punisce gli onesti (con gli incentivi all’elusione e all’evasione).

  29. mirco dice:

    è sufficiente che golden lady contribuisca concretamente e pesantemente alla ricollocazione delle donne in cassa integrazione omsa, e riprenderemo a comprare i loro prodotti anche più di prima.

  30. Francesca dice:

    @Leonaltro qualsiasi discussione ed esposizione di pensiero deve avere dietro il rispetto almeno per chi legge; dire, pubblicare e postare “Ah, i bei vecchi tempi, quando in Serbia ci mandavamo soltanto le bombe…” è semplicemente vergognoso.

  31. frap1964 dice:

    @trentasei
    La “rigidità” proposta non è per le imprese che entrano, ma per quelle che se ne vanno, magari dopo anni di incentivi e sostegni di ogni tipo (es: una a caso di Torino).

  32. coma dice:

    Concordo al 100% con frap. con gli schiavi non si può competere.

    Oggi siamo in competizione con la serbia. quando ci saremo abbassati al livello della serbia anche noi sarà l’ora di competere con la cina (perchè di la fanno anche 16 ore di lavoro al giorno mica cazzeggiano come noi ) e mica gli imprenditori possono produrre da noi che c’è ancora troppa burocrazia e il lavoro “o mio dio!” costa troppo. e così via.
    E’ una spirale insostenibile.

    ops!
    ma è già così da 20 anni

  33. zerobyte dice:

    Si sta minando il “ciclo economico” del nostro paese.
    Se per ipotesi, tutte le fabbriche chiudono in Italia per produrre all’estero, ci sara’ una buona fetta di popolazione che rimarrà a casa senza stipendio o “arrangiandosi” con lavorucci & lavoretti.

    La criminalità avrà nuovi fonti da cui prelevare il suo esercito e un conseguente aumento dell’insicurezza nazionale.

    In questi scenari, pensare *oggi* di riuscire a vendere *domani* un’auto a 12.000 euro ( tipo una panda… ) o un pacco di pasta a 1 euro e’ pura follia.
    Se l’italiano non avra’ soldi da spendere, le vendite crolleranno vertiginosamente.

    Secondo me, gli attuali manager di queste aziende, si son laureati da Paperino & Pippo pensando di ridurre i costi ( traslocando all’estero ) per aumentare i profitti ( vendendo anche all’estero ).

    Se il reddito per famiglia diminuisce vertiginosamente, le famiglie non potranno piu’ permettersi i beni che hanno utilizzato finora e cominceranno a comprare *solo l’essenziale* ( come si faceva nel lontano 1920 ).

    Se poi nella nuova generazione si avranno anche alcuni elementi di spicco pronti a iniziare una rivolta popolare, forse i tempi di crisi si ridurranno drasticamente.

    La storia si ripete sempre e noi, come sempre, saremo quelli che subiranno qualsiasi sopruso senza proferir parola.

  34. Pampurio dice:

    Troppi se e troppi ma; quando si impara qualcosa di qualche azienda che non ci piace, smettiamo di dargli i ns. soldi.

    Lo facciamo con i negozi se un commesso ci sta sulle p****, si può fare anche con un brand se ci fa girare i m********, no ?

  35. LivePaola dice:

    Ovviamente mi aspetto che tutti coloro che boicottano questi marchi smettano anche di frequentare Zara e H&M, no?

  36. zerobyte dice:

    Inutile dire che da quando vengo trattato come operaio cinese, non acquisto nessun prodotto di marca ( Apple in primis ), ne vesto abiti firmati… dove poi, andando a vedere, vengono fatti in Cina e confezionati in Italia apponendo marchietti e bottoncini ( di origine cinese, ma questi ultimi cuciti sugli abiti in Italia per poter forgiare la scritta “made in Italy” ).

    Insomma… se devo esser pagato quanto un operaio cinese ( proporzionalmente… ), mi metto a spendere quanto un operaio cinese.
    E’ la dura legge della campana, se non fa din, non fa don.

  37. Giancarlo dice:

    @zerobyte: guarda che le aziende multinazionali vedono meglio l’operaio cinese di te (inteso come consumatore medio italiano), è solo questione di tempo. Il mercato europeo viene visto come in contrazione, quello cinese in espansione ed ha popolazione di una grandezza superiore. In prospettiva per un fustino di dixan perso in europa contano di venderne 10 in Cina.

  38. Leonaltro dice:

    @Francesca:
    temo che, causa forse mia eccessiva sintesi, tu non mi abbia capito (o almeno spero). Ovviamente non rimpiango affatto quei tempi, ci mancherebbe altro. Con il mio breve intervento, provocatoriamente ironico, intendevo solo far rimarcare che intravedo una sorta di pena del contrappasso: 10 anni fa i serbi – considerati le merde d’Europa e bombardati nell’indifferenza più assoluta – si beccavano le nostre bombe, adesso si beccano le nostre fabbriche. Buon per loro, anche se sempre nel ruolo dei cattivi restano: qui il tema di sottofondo è “‘sti cazzo di serbi hanno alzato il capo e ci fregano il lavoro”.
    Sempre sul tema, ma espresso molto meglio di quanto ho fatto io, ti segnalo quest’altro link
    http://blog.mfisk.org/2010/07/dio-stramaledica-la-serbia.html

    saluti (e un incoraggiamento a cercare di cogliere l’ironia anche in assenza di faccine)

  39. TZ dice:

    Sono per la responsabilità sociale delle aziende da sempre. Chi “affama” interi territori italiani dall’oggi al domani per delocalizzare merita l’oblio. La mia lista-della-non-spesa si allunga sempre più.

  40. Luisa dice:

    Continua a scrivere di tecnologie, che su economia e lavoro non te la cavi molto bene.