23
Mar




Paola Antonelli del Moma spiega le ragioni per cui il museo newyorkese ha acquisito il simbolo della chiocciola. Confesso di non aver capito quasi nulla di una simile operazione (parrebbe fuffa allo stato puro) ma la storia della “@” dal 500 a oggi è ugualmente interessante.


The acquisition of @ takes one more step. It relies on the assumption that physical possession of an object as a requirement for an acquisition is no longer necessary, and therefore it sets curators free to tag the world and acknowledge things that “cannot be had”—because they are too big (buildings, Boeing 747’s, satellites), or because they are in the air and belong to everybody and to no one, like the @—as art objects befitting MoMA’s collection. The same criteria of quality, relevance, and overall excellence shared by all objects in MoMA’s collection also apply to these entities.

2 commenti a “@Moma.org”

  1. Camillo Miller dice:

    Da interpretarsi come l’ennesima dimostrazione che oggi l’arte la fanno i curatori.

  2. matteo menin dice:

    Il ruolo dei musei (di tutti i musei) è quello di “appendere” nel caso dei quadri “fisici” o più in generale di “sospendere” oggetti, installazioni, idee che, dalla loro vita e funzione quotidiana, prendono un nuovo senso, diventano semiofori. I critici, il pubblico, il mondo riflettono sulla sospensione, su quegli oggetti che trascendono il senso che avevano prima, nella vita quotidiana, e ne assumono di nuovi. Il mestiere dei curatori dei musei è quello di decidere – per noi – cosa “sospendere”. Quindi non mi sembra male decidere di appendere alla parete del Moma l’@!
    Sui musei e il tema della sospensione insuperato saggio: “Suspendre, oublier” Déotte, Jean-Louis (1986)