27
Feb

Poco fa leggendo il pezzo che Giuseppe Granieri ha scritto nella sua rubrica su La Stampa mi è tornata in mente un vecchio scambio di opinioni che ebbi con la bravissima Gaia Bottà di Punto Informatico. Gaia, esattamente come Giuseppe nel pezzo in questione, tendeva ad arricchire i suoi articoli con numerosissimi link: il mio pedante suggerimento di allora, che è anche la mia convizione di adesso, era di limitarsi, che troppi link fanno male al pezzo, ne disperdano il senso e rendano caotica la lettura. Continuo a credere che i link siano indispensabili ovviamente, ma credo anche che chi scrive per il web debba saperli scegliere in maniera molto rigorosa e debba anche provvedere una descrizione minima di cosa il lettore troverà dopo il salto. Nessuna persona ragionevole cliccherà la ventina di link offerti nel breve pezzo di Giuseppe ed io continuo a pensare che nella scrittura pensata per il web esista una sintassi del link che non dobbiamo ignorare. Ma non ho nessuna certezza che le mie idee al riguardo siano condivise da altri. Così mi piacerebbe molto confrontarle con il vostro parere.

45 commenti a “Abuso di link”

  1. Daniele Minotti dice:

    Nel rispetto dei citati, d’accordo con te, anche nell’era dei browser multi-tab.

  2. Malvino dice:

    Può darsi appesantisca il testo lo stesso, ma io penso che una buona soluzione sia l’uso del rimando a pie’ di testo, mettendo tutti i link nelle note.

  3. Massimo dice:

    Concordo.
    Apprezzo solo il link (a Wikipedia) per spiegare un termine non troppo comune. Ciao.

  4. kiuz dice:

    è un’ottimo spunto di riflessione, personalmente la penso come te. I link devono essere usati in modo mirato e in particolari punti del testo. Lo stile Wikipedia penso sioa più adatto a testi in cui si richiede un’attenzione maggiore per il contenuto, mentre nella scrittura più incline al blogging o microblogghing penso che siano sufficenti i link sulle parole chiavi del discorso.. 2-3 link sono più che sufficenti a rimandare l’utente ad informazioni che magari possono tornargli utili come complemento al post. Se per esempio si sta parlando di un “Post” del blog di Caio, penso siano sufficenti i link al Blog ed al post a cui si fa rifermento, se invece si sta parlando della causa di Google, all’interno del testo un paio di link a cui possiamo fare rifermento in modo ufficiale, mentre a fondo pagine magari una carrelata di link extra non strettamente legati al contenuto… e così via.

  5. massimo giuliani dice:

    Link sì se sono utili. Cioè se mi evitano lunghe spiegazioni o parentesi, ad esempio.
    Sì se servono per allargare il discorso e far entrare altre voci: anche perché la ricchezza dell’ipertesto sta nell’espandere i confini di quello che sto scrivendo. Sennò ti mando una lettera di carta.
    Sì, a patto che si aprano in un’altra scheda: altrimenti, certo che rendono caotica la lettura (anche se ammetto che quest’ultimo punto è discusso e non sono sicuro di trovarmi in maggioranza…).

  6. Daniele Minotti dice:

    @Malvino
    Ottima proposta! Pensavo fosse triste peculiarità dei miei scritti giuridici di dieci e rotti anni fa :-)

  7. massimo giuliani dice:

    Non sarebbe male, se non fosse che a differenza del libro, i link a fondo testo nella pagina web obbligano a un continuo scrolling…
    Perché non nel testo? In fin dei conti un link non costringe a fare niente: puoi cliccare se ti interessa, o trascurarlo se vuoi continuare la lettura in santa pace. Poi puoi tornarci su o dimenticarlo per sempre ;-)

  8. vito dice:

    link si link no? questo é il dilemma; a volte dipende Da quello che uno ha scritto e se si é spiegato bene quello che si voleva dire. A volte il link é fuori luogo; sembra paragonare il link come le avvertenze dei medicinali. Cioé di non abusare troppo se sarebbero nocivi a Chi l’usa.

  9. CSOE dice:

    Se il pezzo parla di chatroulette, il link nel nome farà piacere. Se parla di tasse, un box per approfondire a fine articolo farà piacere. Il resto non lo clicca nessuno.

  10. Jan dice:

    Diciamo anche che uno stile dei link più sobrio di quello de La Stampa aiuterebbe.

  11. Stefano Gorgoni dice:

    assolutamente d’accordo.
    se ci sono troppi link, non ne cliccherò nessuno, anche perch cliccarli tutti significherebbe che un singolo articolo finisce per prendermi un’ora di tempo (che sul web corrisponde grosso modo ad una vita e mezzo :P ).

  12. piovedisabato dice:

    concordo sulla dispersione. è una cosa che ho sempre pensato anch’io.

    Che poi se guardi, caro mante, il risultato di tanti link alle volte non è nemmeno la dispersione: nel senso che l’utente si…come dire…si intimorisce di fronte a tanti link e non ne clicca nemmeno uno, abbandonando la discussione a sè stessa. Non so se mi spiego.

  13. Ivo Quartiroli dice:

    I link sono un ottimo strumento per spiegazioni tecniche. Non altrettanto per quasiasi altro testo che preveda una narrativa o che richieda di utilizzare le nostre capacità di analisi/sintesi. Spezza la continuità, tanto che nei blog ogni tanto penso di sostiuire i link nel testo con delle classiche note a pié pagina (a fine articolo), dove si potranno, lì sì, cliccare i link.

    Sarà una distorsione da editore librario ma trovo più coinvolgente un testo che non mi tira per la giacca da un’altra parte ad ogni paragrafo. fa pensare che Ted Nelson, che è considerato l’inventore degli ipertesti aveva già da ragazzo un deficit di attenzione.

  14. giovanni fonghini dice:

    Anche io, da poco mesi neoblogger e da tanti anni comunicatore, la penso più o meno alla stessa maniera.
    Credo che un pezzo – articolo o post che dir si voglia – non deve contenere link a valanga.
    Questo distoglie l’attenzione dalla lettura e può anche dare la sensazione che ci sia poco di originale in quello che si legge, con continui rimandi a link di altri o anchi di scrive (in quel caso se ci si riferisce a scritti propri è più funzionale l’url del proprio blog, semmai con qualche titolo del proprio archivio non linkato).
    Sarà poi il lettore a decidere l’approfondimento di un argomento piuttosto che di un altro.
    Per me è sempre preferibile fare un discorso organico, anche se sintetico, con la possibilità di ritornarci in un altro momento per approfondire sottotemi/argomenti parziali, che si riconducano a un tema più generale.
    E d’altronde la chiarezza, la concisione e l’organicità, se erano giuste e gradite negli scritti cartacei prima del Web 2.0, a maggior ragione continuano ad essere tali anche oggi al tempo della Blogosfera.
    Viterbo, 28 Febbraio ’10
    Giovanni Fonghini

  15. andrea dice:

    Interessante discorso, sono un web editor (ovviamente precario) e ogni giorno scrivo pezzi all’interno di un certo portale. I link all’interno di un articolo ho finito per apprezzarli poco, perchè interrompono il ritmo della lettura e spesso rimandano ad altre opinioni, mentre io da un link vorrei dati nudi e crudi (wikipedia, dizionario, google maps), in modo da rimanere focalizzato sul pezzo che sto leggendo. Meglio un discorso pulito e organico, e una sezione “link utili” alla fine del testo.

  16. Alfredo dice:

    Non si può stabilire tanto al chilo il massimo di link per un articolo, stra-dipende dal contesto.

    Non mi sembra neanche tanto sensato dire che poi distraggono. Se non riusciamo a non farci distrarre non possiamo condizionare un’offerta eventualmente più ricca, è come se in una libreria pretendessimo che non vengano esposti tutti i libri, altrimenti non sappiamo quale comprare.

    Una cosa che può ovviare al “problema” dei troppi link è aggiungere un “title”, in modo che passandoci col mouse so dove andrò a parare, premesso che nel 99% dei casi si capisce da prima.

    Solo che questo “title” non lo mette praticamente nessuno, forse per pigrizia, quando invece è consigliato in termini di standard del Web, ad esempio per i disabili visivi che navigano.

    Poi… chi è che ormai non ha un’adsl? Esplorare per un secondo quelli che passano la prima scrematura (ci clicco) è roba, appunto, di un secondo e mezzo. E ci sono mille modi per appuntarsi cose, tenersele salvate se interessanti e via dicendo.

    Ho capito che il problema ovviamente non è “sì link/no link”, ma sono favorevole al principio “melius abundare”.

  17. Roby2412 dice:

    Concordo pienamente sulla dispersività dei troppi link ed anche sul fatto che prima di inserirlo bisognerebbe darne una breve descrizione.
    Riguardo i link a fondo pagina, la penso come di massimo giuliani, costringerebbero ad una serie di scrolling rendendo pesante la lettura.
    Io vedrei bene una mediazione tra le due cose, mi spiego: per un veloce riferimento a qualcosa (ad es. voce di Wiki, ecc…) si potrebbe usare il link nel testo rimandando l’approfondimento dell’argomento (per chi lo desidera) ai link in fondo all’articolo.

  18. roberto dadda dice:

    Il discorso è interessante anche se devo dire non riesco a condividere l’idea che il link sia tanto dispersivo. A una persona abituata a leggere ipertesti dovrebbero dare lo stesso fastidio che danno i numeri che indicano il rimando alle note a piè pagina, un avviso di una possibilità che se vuoi usi se non vuoi non usi.

    Nel caso dell’articolo citato si capisce benissimo a cosa porta un link e si può decidere se seguirlo o meno.

    L’idea dei link piè pagina a me sembra veramente assurda, un ritorno alle limitazioni della carta in un ambiente, non dimentichiamolo, nato proprio dal link testuale, il vero elemento base del concetto di WWW!

    bob

  19. leo dice:

    Si parte dall’assunto che il link vada cliccato. Secondo me non è vero. La maggior parte dei lettori non clicca ogni link che vede. Però li vede, e questo basta.

    Il link serve a dare un segnale (quello che sto dicendo è documentato). Più link ci sono, più l’articolo *sembrerà* documentato. (Per questo non mi sono mai piaciuti i link sottolineati, anche se sarebbero più corretti: è una sciagura grafica).

    Il link è anche una specie di tributo: molti blog sono pieni di link su cui nessun lettore ha mai cliccato, ma se quel blog ha lincato un mio articolo, io prima o poi lo imparo. Anche se non mi ha portato un solo lettore in più.

    E infine: se anche solo un lettore su mille cliccherà su un link di Granieri, quel link avrà fatto il suo lavoro. Ma il lettore che ogni volta che vede un link lo apre e si mette a leggere secondo me non esiste.

  20. iced dice:

    Uno dei 4 lettori del mio blog, mi fece notare che un post con troppi link diventa illeggibile: o si legge il post, o si seguono i link. Mi consigliò di metterli tutti i fondo.
    Da allora faccio così, tutti i link in fondo, sia le fonti (per chi vuole verificare le notizie) sia gli approfondimenti (a chi interessa sapere di più).
    I miei 4 lettori ringraziano: nessuno finora ha protestato.

  21. nikink dice:

    concordo con Alfredo (commento n° 16)

    uso sempre il title sui link, con una breve nota (tipo scheda Wikipedia, ecc. se è un link documentale) oppure un testo più articolato quando il “salto” può portar via tempo: in questo modo offro al lettore un piccolo sunto, che gli permette di scegliere di non cliccare, se non ha tempo, ma sapendo a grandi linee dove sarebbe approdato, di cosa si tratta

    molto importante, poi, è il discorso sintattico propriamente inteso, ovvero la scelta delle parole da lincare, che siano le più precise o evocative possibile

  22. raxi dice:

    Il fascino della semplicità
    http://www.gandalf.it/arianna/semplic.htm

  23. juhan dice:

    Concordo con Kiuz (anche se il numero può essere più grande) e l’ottimo Massimo Giuliani. I link, secondo me, sono l’equivalente della bibliografia. Ma il web è un medium più versatile e a differenza del paper o del libro si possono inserire puntualmente. Risulta probabilmente più chiaro se si distingue tra link e ancòra. Sempre secondo me.

  24. Razmataz dice:

    Non capisco se la questione sia di sostanza o di merito. Assumiamo che dal punto di vista tipografico venga adottato uno stile che non renda visibili i link se non sovrapponendo il mouse allo specifico termine. Quale importanza avrebbe avere piu’ o meno link? Soprattutto quando ci si aspetta un link e magari non lo si trova (e via con il flame per aver mancato di riferire una fonte ineludibile).
    La riproposizione delle note a pie’ pagina mi sembra francamente imbarazzante. Una soluzione oggettivamente subottimale, non esistendo piu’ il vincolo della pagina fisica, ma apparentemente ancora funzionale solo perche’ familiare agli utenti gia’ educati a fruirne.

  25. Dario Salvelli dice:

    Ma com’è giovane questo web 2.0 se si discute ancora di link.

  26. Giorgio dice:

    d’accordo con te.
    la mancanza di senso di misura, per dire, infastidisce anche nelle pubblicazioni scientifiche, dove le referenze sono spesso molte di più di quelle essenziali per le comprensione del testo, figurarsi negli interventi su ideologia e prassi del 2.0.

  27. m.m dice:

    Parlo da lettore, e non da blogger.

    Più che una questione di numero e posizione io ne farei una questione d’uso. Come la nota, il link non deve frammentare la lettura. Non deve essere percepito come condizione necessaria per poter andare avanti.
    Se si vuole prevenire qualche obiezione ci si mostra documentati e si piazzano dei link, come dice Leonardo. Ma il link a wikipedia è a volte pedante, suona un po’come “suppongo che voi non lo sappiate”. E se uno vuole approfondire una voce, arriva su wikipedia in un attimo (seleziona->”cerca su wikipedia”).

    Soprattutto, a causarmi lo scollamento dell’attaccatura dello scroto, è il link usato con funzione pseudo-argomentativa. Si linca senza che sia comprensibile quale sia la relazione tra il testo ed il link: “io non l’ho detto, ma intanto te l’ho detto”. Da un lato “sottoscrivo!”, dall’altro “ehi, guarda che mica l’ho scritto io”.

    Giocato sulla confusione tra dire e lincare c’è anche l’effetto “raccolta punti”: dopo cinque link si ha in omaggio un post dal tono “se n’è parlato spesso in questo blog”.

    So che il link è il sale del blogging, e Kottke essenzialmente non fa che lincare, ma uno frequenta il suo blog proprio perché i link sono interessanti. Molti invece piazzano tre link per un totale di otto schermate e si aspettano tu le legga per poter assaporare la loro sapida chiosa. Che palle!

  28. Samuele dice:

    D’accordo, assolutamente.
    E’ vero che il link facilita il compito di chi scrive, ma complica terribilmente la vita di chi legge. Io non riesco a superare i tre link e questi devono comunque essere integrati nel discorso; in caso contrario smetto di leggere…

  29. Paolo Bertolo dice:

    Mia personale opinione è che chi legge sul web sia anche capace di trovare autonomamente i riferimenti di cui può aver bisogno per approfondire.
    Tuttavia, ci possono essere contesti in cui una segnalazione risulti determinante. E allora va sicuramente aggiunta, magari in calce, per non fare torto alla leggibilità del testo.

    A mio giudizio l’articolo di Granieri, così come impaginato dal sito della Stampa, risulta del tutto illeggibile. E infatti non l’ho letto.

  30. Chospo dice:

    Ammetto che il link non mi dispiace. Apprezzo quando un termine complesso o il nome di un personaggio ancora non troppo noto vengono linkati ad una loro spiegazione/descrizione.

    Qualche link in un articolo non solo non mi dispiace, ma rende l’articolo piu’ interessante. Entro certi limiti, pero’. Il post su La Stampa, ad esempio, va oltre ogni limite. E’ fastidioso vedere tutto quel blu e crea una certa confusione durante la lettura.

    Quando vi sono tanti link “obbligati”, credo sia piu’ utile elencarli a pie’ pagina.

  31. Ziggy dice:

    D’accordissimo. Un esempio: il blog di Pippo Civati. Che sarebbe molto interessante, se il nostro non avesse una spiacevole tendenza a produrre decine di post, spesso brevissimi, composti da poche, criptiche parole e da uno o più link. Se non clicchi il link, non hai la più pallida idea di cosa si sta parlando.

    La trovo una lettura faticosa e perditempo. Preferirei che il link, se proprio necessario, fosse accompagnato da qualche parola che me ne indicasse perlomeno l’argomento generale, così che possa decidere autonomamente se approfondire o meno.

    Altrimenti, o li devo cliccare tutti (e butto via mezza giornata) oppure nessuno, perdendomi qualche spunto interessante.

  32. ciro dice:

    Dipende (come per tutto, del resto).
    Se citi una fonte determinante (x ha detto la cosa y sul suo sito), il link è importante in quanto documento.
    Se prendi una immagine, un video o un disegno rilasciato sotto figa licenza “fanneciochevuoimacitami” il link è probabilmente obbligatorio. Se vuoi far conoscere un sito interessante magari non molto conosciuto, è giusto che tu lo linki; personalmente arrivo a leggere persone che non conoscevo quasi solo grazie ai suggerimenti dei miei blog preferiti (il tuo, ad esempio).
    Oddio, c’è pure la “cortesia”: io linko te, tu linki me, che felicità.

    Nel caso in questione, siccome i giornali, tutti, sono avari di collegamenti esterni, possiamo ben dire che Granieri sulla Stampa ha vendicato questa stitichezza linkatoria. ;)

  33. Gio dice:

    Mi sono scontrato spesso con i troppi link che alla fine non seguo e per di più io per primo ho ricevuto critiche che ne mettevo troppi! Ora cerco quanto possibile di limitarmi, esclusi i link che sto volutamente segnalando o quelli che mi evitano lunghe e inutili spiegazioni (perché c’è sempre qualcuno che ha già spiegato la stessa cosa, spesso anche meglio di me).
    Detesto i siti dove il sistema mette link su tutto in automatico (come ad esempio il circuito “blog.it”, sempre senza offendere nessuno).

  34. massimo giuliani dice:

    Però, d’accordo che trenta link in quindici righe sono eccessivi e danno addirittura l’impressione che l’autore se la tiri alquanto, ma domandarsi se nel web è bene usare i link è come domandarsi se in un libro è il caso di metterci le pagine.
    La scrittura ipertestuale è tale perché consente le connessioni, sennò, come dicevo sopra, meglio la carta.
    Sono d’accordo con Mantellini, bisogna saperli scegliere: scegliere un link è esattamente come scegliere le parole, è una delle responsabilità di chi scrive.

  35. anonimo lettore dice:

    Il link è parte della composizione (iper)testuale, come un avverbio o un aggettivo, come un complemento o un predicato, come una subordinata o un periodo complesso … e, volta per volta, può collocarsi su uno o più di questi livelli espressivi.
    Non c’è nessuna regola che dica quando e come va messo. Una frase e un periodo ben congegnati si tengono in sé e con ciò che dicono e cui rimandano e anche il link deve stare in questa economia; un giudizio che ha senso solo a posteriori, sul testo, mai a priori.
    È ben difficile, seppure non impossibile, che un link possa opportunamente giustificare il proprio ruolo nella composizione solo dopo averlo cliccato; quasi sempre deve comunicare distintamente, e motivatamente, se necessita di essere seguito o se offre solo una possibilità.

  36. Luca dice:

    Il problema è il foglio di stile, non il link.

    Su PI, manco fossimo Google, abbiamo valutato parecchi blu-viola prima di trovare una configurazione soddisfacente.

    Il Web è un ipertesto, questo non si può dimenticare.
    Gaia, come me e come molti altri writer di PI, è solita usare molti link per 2 motivi: il primo, il più ovvio, è per mostrare la fonte (o le fonti) da cui trae le informazioni – una pratica che troppo spesso viene dimenticata altrove (e che permette ai lettori di risalire in modo facile alle versioni “originali” per farsi la propria opinione).
    Il secondo è filosofico: ha senso una Rete autoreferenziale in cui il “sapere” arriva dalle proprie assunzioni? A parer mio, no: è illogico proporre nel 2010 un testo senza link, sarebbe quantomeno presuntuoso.

    Detto ciò, esistono fior di browser (Opera?) con una gestione intelligente dei link in pagina – senza contare il tabbed browsing. E i link non obbliga nessuno a cliccarli. Ma, per carità, non fatemi sentire ‘ste robe della didascalia a fondo pagina: uno Jakob Nielsen muore ogni volta che qualcuno lo dice. :D

  37. beth dice:

    d’accordissimo, troppi link disturbano la lettura e creano “rumore” inutile, soprattutto se hanno uno stile evidente.

  38. Tommaso Baldovino dice:

    Il problema per me esiste soprattutto quando si inseriscono link senza spiegazioni, magari con un testo poco chiaro. Sono in tanti quelli che non usano il title o che linkano parole a caso nel testo.

    Il numero di link non mi spaventa, e le note a piè di pagina in rete sono scomode, a parte rari casi dove però è bene inserire delle ancore per spostarsi.

  39. ruggero dice:

    @ Luca: l’ultima parola sull’usabilità non è di Jakob Nielsen, né di chi lo cita più o meno a proposito, ma dell’utente. La configurazione di Punto Informatico non è così soddisfacente, a giudicare dai commenti, almeno non sempre e non per tutti.

    Chi scrive deve fare opera di sintesi. La tua giustificazione dei link, se portata all’estremo annulla il testo: io piazzo i link e ciascuno si faccia la propria idea. La struttura ipertestuale non moltiplica il tempo del lettore e credo che una fonte lunga vada riassunta, almeno la parte a cui il testo si riferisce. Il link a piè di pagina non mi sembra una bestemmia, e di certo non è una rarità. Specie quando i link sono tanti ed è necessario stabilire una gerarchia in termini di “opportunità di cliccare”.

  40. Luca dice:

    @ruggero: lasciamo perdere tutto il resto, ma direi che la pagina delle notizie di PI sia efficace per quanto attiene la presentazione della notizia stessa

    detto ciò, se io dico “secondo TechCrunch” e ci metto il link, mi pare che stiamo dicendo la stessa cosa no? :)

    a mio avviso, scrivere “secondo qualcuno questa cosa è così” e non linkarlo è pratica piuttosto sciocca e poco lungimirante
    così come è poco lungimirante “nascondere” le proprie fonti: ci sono soluzioni ragionevoli e funzionali per tutto, basta cercarle ;)

    PS: io a parte lamentele sul “era meglio prima” devo ancora ricevere una puntualizzazione puntuale :D sul perché il PI attuale non vada bene – sfrutta un paradigma di pubblicazione che utilizzando moltissimi siti, nessuno dei quali riceve alcuna protesta ;)

    Il buon vecchio Nielsen lo citavo come “capostipite” degli studi sulla lettura online, ovviamente. ;)

  41. kiuz dice:

    Pare che nella confusione dei commenti tuttosommato le idee convergono :D

  42. ilbardo dice:

    E’ meglio sposare una donna giovane, bella e ricca che una povera, vecchia e brutta.

  43. Tafanus dice:

    Concordo perfettamente. In passato ho rifiutato articoli che mi erano stati offerti (peraltro molto documentati e ben fatti) proprio per questa ragione. C’erano oltre dieci links, e senza la lettura degli articoli correlato, l’articolo diventava assolutamente incomprensibile; Con la loro lettura, diventava un impegno di ore ed ore.

    Diverso il caso di link riportati come citazione della fonte di virgolettati, tabelle, foto. Quelli li trovo doverosi.

    Infine, troppo “portoghesi” ed insopportabili le pratiche di “autolinking”; persone che infarciscono i loro scritti e/i loro commenti di links che riportano a propri siti.

  44. Matteo De Felice dice:

    Sono più o meno d’accordo con tutti gli altri commentatori. Penso che comunque ci siano due aspetti da prendere in considerazione: quello tipografico/estetico e quello cognitivo.

    Nel primo caso il link, soprattutto quando è sottolineato, distrae e rovina la fluidità di lettura e l’omogeneità del paragrafo. Già un link non sottolineato (stile Wikipedia) è già meno ingombrante.

    L’aspetto cognitivo è quello più importante: a cosa mi serve il link? Cosa ci troverò cliccando? Se mi si dice “secondo i dati EUROSTAT ecc ecc” con un link penso che lì io trovo i dati originali, se mi si linka un luogo geografico sconosciuto già capisco che seguendo il riferimento troverò la pagina di Wikipedia (o altro) che spiega di cosa si tratti. E’ una piccola parentesi come quando durante un discorso interrompi e chiedi: “dove si trovano le isole Tovalu?”. Ma quando i link portano ad altri commenti, ad altri discorsi che interrompono il flusso principale seguire tutta la “gerarchia” è faticoso (il concetto informatico di stack è appropriato) e dissolve i confini del discorso, non si sa più dove l’articolo o post del blog finisca.

    Soluzioni?
    1. Limitare il numero di link (sia inline che a piè di pagina): c’è sempre google…
    2. Far capire cosa si troverà cliccando su un link
    3. Mettere commenti altrui e opinioni differenti verso la fine dell’articolo, così da non frammentare la propria di opinione

    un saluto a tutti,

    matteo

  45. Anonimo dice:

    […] Su Manteblog, Massimo Mantellini si fa una domanda interessante sull’invadenza (e su quali siano i limiti oltre i quali si parla di invadenza) dei link nei testi on line. Ne scaturisce una discussione (alla quale il sottoscritto ha partecipato) sul conversare nel mondo virtuale e sulle differenze rispetto alla scrittura tradizionale. In Abuso di link. […]