Più della metà dei blog nel mio feed reader non danno più segni di vita da un anno o più, anche tra quelli storici. Dello stato della blogosfera di Technorati che una volta era un trionfale evento, non ne parla più nessuno ed il report stesso è assai fumoso. E i bei QualsiasiVaccataCamp di una volta? E le classifiche? E i blogroll? E i link? Il miglior aggregatore di blog è indistinguibile da un qualsiasi quotidiano. Il vincitore della BlogFest 2010 sarà Facebook.



(via Fratelli d’Italia)

17 commenti a “Lo stato della blogosfera?”

  1. Carlo M dice:

    requiescat in pace.

  2. dinogen dice:

    La parabola degli hacker dell’informazione è stata più rapida addirittura di quella degli hacker di GNU/Linux.

  3. Luca Sartoni dice:

    Solite lamentele di chi non aggiorna le subscription del reader, non si degna di usare nuovi servizi di analisi, non va agli eventi e soprattutto aspetta che le cose non cambino mai. Internet non è mai stato così divertente. E domani lo sarà ancora di più.

  4. ArgiaSbolenfi dice:

    I produttori di tramezzini sono disperati

  5. Paolo Rossi dice:

    Meglio così… meno concorrenza ;)

  6. fabristol dice:

    Tutti su FAcebook i bloggers.

  7. marcolinux dice:

    ricordate… non di solo blog vive l’uomo…
    oggi abbiamo molte forme espressive… friendfeed, tumblr, twitter, facebook, ora pure buzz e ne dimentico molti… credo che mai come ora molti abbiamo personalità multiple, tecnologie multiple (via web, via mobile, via vai…), letture multiple.

    tutto qua.
    z,
    marco

  8. Camillo Miller dice:

    La blogosfera dell’aprire “un blog per parlare di blog e delle dinamiche dei blog o di cosa dice un blog su questa cosa che ha detto un altro blog” sta morendo? Perchè questa è la blogosfera morente, e ha sempre avuto molto poco a che fare con l’informazione. Alla fine si è stancata di se stessa. Facebook ha aiutato semplicemente perché fa la stessa inutile cosa, ma è più comodo e rapido. E ha i test idioti.
    Beh, che dire, se serve l’iniezione letale fate un fischio.

    Nella sfera dei blog personali, (senza prendere in considerazione il nanopublishing, e i blog d’autore del cartaceo portato online e quelli delle blogstar -compreso questo che tu voglia o meno :) – che di quelle robe che si menziona nella citazione non hanno mai avuto bisogno) si salvano e si salveranno i blog che sono espressione di una passione e che abbiano la capacità di essere coerenti ad un solo diamine di argomento, e che quindi non nascondano il bisogno di essere trovati, notati, “scoperti”…
    Quella tendenza ben interpretata dal post di quella ragazza che si lamentava di non essere mai stata presa in considerazione dopo un sacco di articoli pubblicati sul suo blog. (non ricordo il nome)

  9. david dice:

    Sono d’accordo con Luca. Io tendenzialmente ho un atteggiamnento da lurker. Leggo molto, ma scrivo niente. E a me pare di continuare a leggere un sacco di roba interessante. Certo, alcuni blog storici magari hanno finito il loro tempo e si stanno esaurendo. Ma di gente interessante, lì fuori, ce n’è sempre. Basta trovarla.

  10. fabristol dice:

    Ah dimenticavo: non sottovalutate il fenomeno Tumbrl.

  11. .mau. dice:

    tanto un feed reader acceso costa poco :-)

  12. Mammifero Bipede dice:

    Secondo me si è sopravvalutata la durata di vita media dei blog. Il mio continua a camminare ad un ritmo di circa un post a settimana, un po’ perché talvolta me lo impongo, un po’ perché cerco di scrivere ragionamenti un po’ meno che superficiali, un po’ perché tante cose che ho già scritto non mi va di riscriverle.
    Semplicemente la gente si stufa, di scrivere, di leggere, di commentare. Ho una cinquantina di contatti al giorno, e ancora mi domando cosa ci vengano a cercare. I miei amici in gran parte non lo leggono, e ormai non mi stupisco nemmeno più.

    Tanto ormai l’abbiamo capito che i blog non salveranno il mondo…

  13. Domiziano Galia dice:

    La mia amaronica riflessione è partita dall’aver scoperto improvvisamente (e questo è un po’ l’effetto del feed subscription), che blog di una certa storia e fama sono abbandonati e nel contempo il mio reader si è arricchito di ben poche nuove fonti interessanti e nello specifico, quasi tutte blog professionali (e ciò è interessante), due su tutti: Voglio Scendere e Piovono Rane.

    Mi sono quindi chiesto con curiosità quale fosse lo stato attuale della blogosfera, che fino al 2007 attestava 1,4 blog aperti ogni secondo, di fronte a servizi così massivi come facebook e twitter che sono i primi ad aver davvero oltrepassato la quarta parete tra web e grande pubblico. Solo che, appunto, gli ultimi due report di Technorati mancano di veri e propri dati seriali, concentrandosi piuttosto su modi e quote d’uso.

    A questo punto mi pare piuttosto chiaro che, allo stato attuale delle cose, è assai più probabile che un nuovo utente che si affacci alla rete si infili direttamente in Facebook e/o Twitter anziché aprirsi un blog, con tutti i “bei” problemi di una volta come i fogli di stile, l’indicizzazione, la reputazione, etc.
    Dacché se il blog non è proprio ancora morto, di certo non ha futuro, non di certo come strumento di massa, mentre curiosamente si è invece affermato come mezzo semiprofessinale di volti già noti, passando dalla conversazione dal basso a quella precipitata dall’alto. O da metà va là.

    Non è poi neanche detto che la morte del blog sia un male, se ciò che viene dopo è meglio. Sicuramente è molto più sociale e molto più veloce. Ma proprio per questo temo che la profondità del contenuto rischi di liquefarsi in un mare di likes e retweets.
    Peraltro non solo il contenuto, ma la forma stessa: di quanti caratteri era la nota più lunga che abbiate mai letto su Facebook?

    Ed infine, o forse anzitutto, c’è che io stesso sono un po’ più vecchio e un po’ più svogliato.

    (Ne è sicuramente prova il fatto che finora non conoscessi Luca Sartoni, che sarà guru, sarà analitico, sarà up-to-date, ma il suo blog – di questo parlavamo – è tale e quale a quello di tutti gli altri guru, analitici, up-to-date. Di una noia mortale.)

  14. iSDC dice:

    Scrivo per aderire in toto a quello che avete scritto: ormai i posts interessanti o che contino più di 140 caratteri sono davvero pochi (relativamente parlando).
    Il reblogging o la semplice menzione sono ormai la forma di post più diffusa, con la conseguenza che pochi scrivono, ancor meno commentano e i più fanno semplice circolazione di dati, non apportando nulla all’idea iniziale (il famoso web 2.0…).
    Purtroppo, FB e Twitter danno semplicemente l’illusione di contribuire al web, invece sono solo semplici attestati di presenza.

  15. Marco "Sgrunt" Mattioli dice:

    i don’t believe in Beatles..i don’t believe in Bloggers, avrebbe forse aggiunto Lennon se fosse vivo. Invece da noi ha prosperato a livello mediatico la categoria delle blogstar, e dei blog che parlano di blogging, e che scrivono pure libri sul blogging. Amati dai giornalisti informati, premiati nei soliti circoletti, ricercati nei blogroll dei valvassini. Ma dopo uno, due, tre anni, i blog che parlano di blogosfera sono come la televisione che parla di televisione: il nulla. Su un altro fronte abbiamo i blog prezzolati, che vivono di pubblicità e che ripubblicano la traduzione del feed del feed, e vengono scritti unicamente in funzione di keywords trendy: ancora il nulla. Per me i blog che possono sopravvivere sono tantissimi, e sono quelli che approfondiscono, sviscerano, corredano di foto e video (si può parlare di cinema come di ricette, di libri o di viaggi), insomma si comportano con un minimo di stoicità e pur essendo snobbati da media e blogosfera, hanno un consenso e un seguito reale, fatto di lettori realmente interessati e costanti che non si accontentano di 160 caratteri da ritwittare o del titolo da ripubblicare su FB, e qui i social non possono competere, perchè se cerco una recensione ben fatta di..boh…un televisore, non la cerco mica su twitter o friendfeed. Questi sono blog “socialmente utili” e che toccano i fatti con mano, qualunque essi siano. Basta invece ai milioni di comunicatori che si spacciano per analisti del web, senza avere strumenti e qualifiche per farlo all’infuori di un quotidiana (quando va bene) lettura di Mashable e company. Basta con la rete che parla della rete, se non ci sono agganci di prima mano con il mondo “di fuori”, prendono il sapore dell’arena di Gilletti o di quella di Barbara D’Urso che analizza il GF10. E non è un buon sapore.

  16. worm dice:

    se tutte le cazzate che ho scritto sul mio status di FB le avessi pubblicate in un blog, ora anchio sarei un blogger e ne andrei fiero.

  17. Albert Antonini Mangia dice:

    Sono tutti su Twitter, FriendFeed, Facebook, Buzz, Cazz, Mazz, etc, etc…

    Un pò sparsi insomma, ma sempre molto simpatici :-)