Meritoria iniziativa della libreria Aleph di Milano (Piazza Lima, Stazione MM1).

(via prostata su FF)

28 commenti a “Oltre il bookshifting”

  1. Sandro dice:

    Quando leggo questi articoli mi convinco sempre di più che la specie homo sapiens sta regredendo verso l’australopiteco. Non trovo altra spiegazione della logica secondo la quale la censura in Cina sarebbe odiosa perché non permette la libera circolazione di tutte le opinioni mentre qui in Italia l’autocensura di chi sceglie di non vendere un libro (non che obbliga a comprare un libro a chi non vuole, ma di venderlo a chi lo vuole!) sarebbe meritoria.
    Basta poi andare a leggersi i commenti sulla pagina segnalata per farsi un’idea del peso che hanno avuto sulla decisione l’etica e il portafogli.
    Distinti saluti e continuate così, questo sito rappresenta una fonte documentale preziossima per gli alieni che in futuro vorranno studiare il declino della nostra specie e la sua regressione a livello scimmiesco.

    P.S.: Vi immaginate la meritoria reazione di questo blog alla notizia di qualche bravo cittadino che su friendfeed ha condiviso la foto di un cartello affisso alla vetrata di un bar, con la scritta “In questo locale non si servono i negri”?

  2. Sfattucci dice:

    Non entro in merito della “meritoria iniziativa”, ma Sandro, spacciare “minchiate” per verità non significa ” libera circolazione di tutte le opinioni “.
    Quelle di Vespa non sono opinioni, ma “minchiate” spacciate per verità per i soliti “italioti”, e sono ben altra cosa che “opinioni”.

    Dovresti imparare un attimino anche tu i termini del vocabolario Italiano prima di scrivere un commento, per il resto opinioni tue decisamente accettabili, ma decisamente non consone alle “minchiate” scritte da Vespa nel suo libro.

  3. piovedisabato dice:

    Sfattucci
    chi vuole veramente difendere la libertà di espressione deve difendere anche la libertà di sparare quello che vuole di Bruno Vespa.

    Altrimenti seguendo il tuo ragionamento in libreria dovrebbero vendere solo i libri che dici tu e dovrebbero bannare vespa, facci, belpietro, giordano, brachino, etc..

    lo riterresti giusto?

    se rispondi si auguri.
    se rispondi no allora ti smentisci.

    attendo.

  4. Francesco dice:

    Il sospetto è che si tratti della classica esca per radical chic…anche perchè poi se uno lo vuole l’ultimo libro di vespa l’Aleph glielo vende….
    http://www.alephlibreria.it/4DAction/MostraScheda?Codice=978880459362&Pagina=aleph/scheda.htm&IDcontext=-S205481068000930&IDLibreria=aleph

  5. esaù dice:

    Mantellini va in giulebbe perche’ Vespa=Berlusconi, ma chi va in giulebbe veramente e’ il furbastro titolare di quella libreria che cosi’ tenta di attirare nuovi clienti plaudenti strappandoli alla Feltrinelli.

    ps. pensate quale bagarre avrebbe scatenato un cartello “Qui non si vendono i DVD della Guzzanti”.

  6. iced dice:

    Censurare quel libro è sbagliato.
    Meriterebbe di peggio: essere completamente ignorato.
    (come tutti gli altri dello zerbino di porta a porta).

  7. L1 dice:

    non scomoderei la censura. e’ una forma di selezione commerciale. io, per esempio, evito di vendere quel che non mi piace. i miei clienti lo sanno ed apprezzano la mia selezione preliminare.

  8. PG dice:

    Non vedo niente di censorio nell’iniziativa della libreria Aleph. Ogni libreria ha diritto di scegliere cosa vendere, e ci sono librerie che non vendono, per principio, l’intero catalogo di alcune case editrici, ad es. Mondadori; non per questo fanno censura….al limite tentano di fare cultura, proponendo ai clienti cose diverse da quelle che possono trovare, ormai, pure nel cesso aziendale insieme ai dieci piani di morbidezza.

    In ogni caso per alcune librerie la vendita del libro di Vespa è un toccasana commerciale che consente di sopravvivere ancora un po’ e di potersi permettere la vendita di altri libri. Ergo non condivido la scelta di quella libreria, a meno che non possano veramente permettersela dal punto di vista economico.

  9. annieblu dice:

    L1, concordo perfettamente. Perfettamente.
    La cosa importante è che quel libro sia comunque reperibile (altrove, comodamente) per chi lo vuole leggere, nel rispetto della libertà del lettore e pure dello scrittore (sic!) e dell’editore. Ma altrettanta libertà ha il libraio, il quale comunque delle scelte le deve operare, mica si può tenere in negozio tutto quello che l’editoria pubblica (e pochi leggono, dicono le indagini); e sceglie con il criterio che crede, assolutamente: se vuole vendere solo libri con la copertina ocra perché è un ossessivo monocromofilo ha il diritto di farlo, l’importante è che i libri fucsia uno li possa comprare altrove. (Ci ho messo un po a trovare due colori non caratterizzati politicamente…)

    Quanto al commento di Sandro, secondo la mia personale opinione c’è un accidenti di differenza fra «censura» e «autocensura» (oltre al dettaglio che, come appunto dice bene L1, qui la censura non c’entra proprio niente);
    e ci sono due accidenti di differenza fra «qui non si vende questo libro» e «qui non si servono i negri».

    A proposito di scelte della distribuzione, approfitto di questo post per segnalare qualcosa di, forse, analogo.
    Corre voce (La Repubblica) che il film «The Road» tratto dal romanzo omonimo (e per me splendido) di Cormac McCarthy potrà forse non essere mai visto in Italia in italiano: pare che i distributori italiani non lo vogliano distribuire perché è triste e deprimente. Sono aziende private a scopo commerciale ed evidentemente hanno tutto il diritto di operare questa discutibile scelta se la ritengono opportuna per il loro portafogli, è ovvio, perciò nemmeno in questo caso io parlerei mai di censura, nemmeno se – come pare – si tratta di «tutti» i distributori e non di «un» distributore, come nel caso della libreria del post.

    Poi, le riflessioni sull’idea che i distributori (di libri, di film, di altro?) hanno del pubblico italiano le lascio a voi. Io le mie le ho fatte, mi resta solo una (ingenua?) speranza che i distributori si sbaglino. Ma non ci giurerei.

  10. Daniele Minotti dice:

    Premetto: non comprerei mai quel libro. Addirittura, se lo trovo all’autogrill, neppure lo sfoglio per curiosita’ mentre mi bevo il succo.
    Sono d’accordo con tutti, perche’ ogni valutazione ha qualcosa di condivisibile.
    Ma non posso non estrarne due:
    – quella di Graziani (che scrive con cognizione di causa, dalla prospettiva del libraio)
    – quella di Francesco che ci fa capire che questa e analoghe iniziative sono ipocrite e/o infantili pistolate vestite da cose serie.
    Ecco, mi fan ridere, con una vena di tenerezza.

  11. juhan dice:

    Ogni volta che Vespa, Fallaci, naziRatzi fanno uscire un libro è un successo assicurato, ovviamente. Onore a chi come Aleph tenta di fare qualcosa.

  12. nicola dice:

    Censura è quando uno NON può pubblicare qualcosa perché un’autorità glielo impedisce, in modo diretto (in Cina) o indiretto (in Italia, via monopolio). Se una libreria non vuole vendere un libro, visto che le librerie non sono in regime di monopolio (ancora per poco), né controllate dallo Stato, fa bene a farlo e non sta facendo censura.

    Il link di Aleph on line indica, forse, che la libreria non ha voglia di tenere in casa il libro, ma lo vende su ordinazione. Da notare che 5-7 giorni + spedizione, per un libro che si trova ovunque, è più che sufficiente per scoraggiare ogni compratore.

    Grazie per la segnalazione, ne terrò conto.
    ciao
    nicola.

  13. Daniele Minotti dice:

    @nicola
    Certo, il link indica quello che dici tu. Sara’ perche’ io, ultimamente, sono tanto disincantato, ma queste cose mi fanno tanta tenerezza… (verso chi ci legge qualcosa di importante e serio, non verso il libraio che sa fare buoni affari).

  14. Fabrizio dice:

    Bravissimi. Magari siete gli stessi che hanno manifestato a Roma a favore della libertà di informazione. Complimenti per la vostra estrema coerenza. Travagliati.

  15. Sfattucci dice:

    Non entro in merito della “meritoria iniziativa” non ti dice niente piove di sabato, ho solo detto che quelle di Vespa non sono spacciate come opinioni ma come verità. Se poi vuoi portare il discorso alle tue di verità, ben venga. Ma non sono le mie, rimango che quelle sono opinioni, dico solo di non violentare i termini e ripeto: Non entro in merito della “meritoria iniziativa” visto che sono per la libera circolazione di qualsiasi deviazione mentale, ma che si spacciano per quelle che sono realmete, non per verità assolute.

    Attendo tue notizie.

  16. Pietro dice:

    Ohibò, mi ritrovo ad essere d’accordo con Sandro, Piovedisabato ed Esaù. Mi sa che vado dal dottore :)

  17. davide menghi dice:

    posso essere d’accordo con francesco che la spaccia per un’iniziativa radical chic, sono d’accordo con chi dice che ogni libreria sceglie cosa vendere, sono d’accordo con chi sostiene che vendere quel libro dà la possibilità di tirare avanti….
    ma nessuno ha pensato che, siccome non lo vogliono vendere, quel cartello è stato affisso per evitare che decine di persone al giorno facciano una richiesta che non può essere soddisfatta e a cui si sono stancati di dare una spiegazione? dico io, eh…

  18. Daniele Minotti dice:

    E’ da quando ho visto il post che ci penso. QUel cartello l’ho già visto, tempo fa, non proprio l’anno scorso. E mi sembra di averlo visto proprio su questo blog.
    Potrebbe essere simile, non lo stesso (ma mi ricordo di Vespa).
    QUalcuno riesce a verificare?

  19. Atos dice:

    Come per la questione Dalai Lama Apple, se con un ideale fai markette, nell’immediato lo svilisci e prima o poi , visto che l’obiettivo è il bisness, pur di vendere finisci che ti sputtani .

    Se vuoi fare cultura , non trattando per esempio libri che secondo te non meritano lettori, , non li vendi , ma evita di scriverlo in vetrina.
    E poi? Perchè non una lista di TUTTI gli esclusi?

    Io sono sicuro che NON comprerò mai un libro di Vespa, ma eviterò anche d’entrare in librerie con cartelli come questo.

  20. destynova dice:

    In queste situazioni personalmente evito di richiamare i massimi sistemi (libertà di espressione, libertà di essere liberi e via così). Il libraio, indipendente o di catena, è un commerciante, attento o meno, che fa il suo mestiere: vendere. Decide cosa vendere (in queste situazioni “quasi”, perché certi libri sono spinti dalla casa madre attraverso meccanismi commerciali forse opinabili ma che fanno comunque parte del gioco) in base al suo pubblico, e decide come presentarsi al suo pubblico. Non si parla di morale, ma di marketing, intelligente, attento, fanciullesco, fatto in casa… poco importa. Tenerezze, come dice Daniele.
    Una discussione utile invece, sfruttando il caso, potrebbe essere capire quanto vendono, i libroni alla o di Vespa. Verso la fine di novembre il collettivo Wu Ming, nel corso di una presentazione del nuovo lavoro Altai – allora appena entrato in classifica – partendo dalla loro posizione e dal numero di copie da loro venduto elaborarono un dato tendenziale: Vespa, allora, poteva essere intorno alle 15-18.000 copie. Per un sempre presente, con la forza commerciale del media televisivo e con alle spalle un grande editore, poco, non pochissimo, certo, ma poco. Soprattutto a fronte di attese, anche queste a volte fanciullesche, per cui un libro come quello di cui si sta parlando si pensa abbia centinaia di migliaia di compratori. Prima che lo dica qualcun altro: forse li ha, adesso, ma occorrerebbe fare un po’ di conti. E di questo è interessante parlare, no?

  21. Logico dice:

    uhm… viene da dire: “echissenefrega” delle scelte di non vendere del libraio.

    Non la farei tanto lunga.

    Forse io sono troppo semplicistico.

    Direi solo che come potenziale cliente mi interessa di più sapere cosa si vende in una libreria, piuttosto che ricevere informazioni su cosa non si vende.
    Voi entrereste in un ristorante che dice: “qui non si fanno gli spaghetti al pomodoro?”

  22. Mammifero Bipede dice:

    Voi entrereste in un ristorante che dice: “qui non si fanno gli spaghetti al pomodoro?”

    Immediatamente!
    D’altronde detesto il pomodoro.
    Detesto anche Vespa.
    Purtroppo non posso essere cliente della libreria Aleph, ma apprezzo comunque il gesto.
    Che non è censura, semmai un tentativo disperato di civiltà.

  23. Fabrizio dice:

    …”un tentativo disperato di civiltà”. Mamma mia. Che si chiami poi civiltà il rfiuto di vendere un libro è tutto da dimostrare. Meno male che ora ci si limita a non venderli, qualche annetto orsono si bruciavano.

  24. giuliano dice:

    Al di là di tutto, Vespa, coi suoi riassunti filoberslusconiani, ha ormai del patetico e, dal punto di vista dell’informazione politica è completamente prevedibile e super noioso, serve solo se stesso grazie ai “micci” che lo comprano. La censura è una cosa seria, non è una parola da sprecare con Vespa. Non se la merita. Lasciamolo scrivere sperando solo che diminuiscano i micci.
    Se ciò avvenisse, vedreste in quanto farebbe Vespa a cambiare registro. GARANTITO.

  25. Sergi Goudard dice:

    Ognuno ha bisogno delle sue 5 minuti di celebrità : ecco quello che diceva Andy Warhol, tanti anni fa.
    Penso che il titolare di quel esercizio abbia capito. Lo conosco da più di 20 anni, è fatto di questa pasta…
    Il peggio è che li abbia fatto pubblicità Il Giornale, che non sapevo che faceva pubblictià al bordo opposto.
    Chiedo scusa per gli sbagli in italiano, scrivo dalla Francia
    SG

  26. In questa libreria non si vende il libro di Bruno Vespa | Storie di Libri dice:

    […] il bookshifting è il titolo di un post su manteblog, il blog di Massimo […]

  27. Ufficio Reclami dice:

    Del giornalismo e di altri demoni*…

    AVVERTENZE: in questo post si potrebbero incontrare dichiarazioni considerabili sprezzanti della libertà di opinione o di stampa. Prima di stracciarvi le vesti come Sommi Sacerdoti del Tempio, siete pregati di andare a controllare l’esatto sign…

  28. Giuliana dice:

    Ti volevo avvertire che ho linkato il post sul mio blog, ma vedo che non ce n’è bisogno…