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Gen




Il mio articolo su Nova di ieri.

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Qualche giorno fa Giuseppe Granieri ha scritto sul suo blog: “Uso il computer da due decenni ormai e, come capita a molti , non sono più capace di scrivere a penna”. Granieri racconta una esperienza che è di moltissime persone: le tastiere dei computer hanno gradualmente sostituito la nostra abitudine alla scrittura a mano. Il nostro cervello ed i nostri muscoli ne hanno semplicemente preso atto.

E’ attesa, fra qualche settimana, la presentazione del nuovo “tablet” di Apple. Le indiscrezioni che circolano lo descrivono come un ibrido fra un grosso iPhone ed un computer con lo schermo di circa 10 pollici. Quali siano gli spazi di utilizzo di un simile device non è ancora chiaro. Che si tratti di un computer portatile di piccole dimensioni, che sia un device per guardare video in rete, un lettore di libri elettronici o tutte queste cose assieme, una sola cosa è abbastanza pacifica: non sarà dotato di tastiera. Questo limite di interfaccia molto probabilmente ne condizionerà utilizzo e penetrazione. Oppure, come si dice spesso in questi casi di improvviso straniamento, la mancanza di tastiera non sarà un bug, ma una feature”. Non un limite, piuttosto una caratteristica. Se così fosse il tablet potrebbe aprire la strada verso utilizzi che non prevedono la mediazione di un supporto fisico con delle lettere segnate sopra dei tasti.

Nei 200.000 anni di vita dell’umanità la scrittura è stata utilizzata “solo” negli ultimi 6000. Quando i Sumeri inventarono i caratteri cuneiformi il nostro cervello lentamente iniziò a cambiare. Lo fece in maniera tanto convincente che nell’ultimo secolo i neurofisiologi hanno identificato a livello della corteccia frontale sinistra il cosiddetto “centro della scrittura”, luogo deputato alla gestione dei complessi movimenti che sovraintendono alla nostra bella (o brutta) grafia.
Secondo Anne Trubek autrice di un breve recente saggio dal titolo “Handwriting in History”– la scrittura a mano è ormai incamminata verso l’oblio. Non accadrà domani, forse saranno necessari decenni, ma il suo destino sembra segnato. E questo accadrà – sostiene la Trubek – in nome della automaticità cognitiva, la capacità di pensare il più velocemente possibile. Scrivere su una tastiera ha consentito tutto questo, ha reso disponibile questa congiunzione fra pensiero ed azione contemporaneamente a milioni di persone. Scrivendo su una tastiera siamo più veloci, non per un risibile desiderio di rapidità, magari consono a questi tempi accelerati, ma per una ragione opposta: perché vogliamo avere maggior tempo per pensare.

Qulche mese fa – per raccontare un punto di vista radicalmente differente – Umbero Eco dalle pagine del Guardian consigliava i suoi lettori di iscrivere i propri figli ad un corso di calligrafia. La scrittura in bello stile – sosteneva il professore – favorisce il controllo sui movimenti delle mani e la coordinazione fra le mani e gli occhi. Molti scrittori – continuava Eco – preferiscono scrivere a mano i loro testi perché questo consente di pensare con maggior calma. La bella grafia, insomma, come una opposizione ideologica alla velocità dei tempi di internet ed alla sintesi estrema dei brevi messaggi di testo.

Sia come sia la scrittura a mano in questi tempi non sembra godere di buona fama. Osservo i compiti a casa di mia figlia che frequenta la prima elementare e non ritrovo le lunghe pagine di ripetuti esercizi calligrafici, piene di lettere e numeri tutti uguali, che erano la regola nel primo anno scolastico ai miei tempi. Secondo alcuni si trattava di esercizi ottusi e repressivi (per dirlo ancora con le parole di Umberto Eco) o semplicemente non si usa più. Mia figlia, nel frattempo, ha imparato a scrivere da sola ed a scuola per ora si annoia abbastanza, visto che molti dei suoi compiti di primina consistono nel colorare intere pagine di quaderno. Più che Svevo potè Matisse.

Che anche la tastiera sia una interfaccia di passaggio sembrerebbe ormai assodato. E’ vecchia di poche decine di anni ed è già in grave pericolo. Oltre alle idee immateriali di Steve Jobs ne insidiano la centralità i sistemi di riconoscimento vocale e chissà quali altre diavolerie che potremo utilizzare già dopo domani. Nel frattempo esattamente come la scrittura a mano, le tastiere sono destinate a restare ancora per un po’.

12 commenti a “Era Novo ieri”

  1. Edoloz dice:

    Hm…
    Credo molto nel riconoscimento vocale, che probabilmente soppianterà la tastiera, oppure nell’uso di sistemi alla Minority Report…
    Futurismi a parte, la scrittura, dopo appunto “solo” 6k anni è ad una svolta. Di nuovo. E dopo solo pochi anni dalla rivoluzione della tastiera.

  2. Carlo Pecchia dice:

    Pensieri condivisibili…. eppure – specie in USA – c’è chi sta lentamente “riscoprendo” gli strumenti analogici per eccellenza: carta e matita. E non parlo di artisti/scrittori/etc… ma di ingegneri del software.

  3. Phil dice:

    Nonostante il buon articolo hai, a parer mio, saltato la componente più importante della scrittura a mano: quella psicologica. Mia mamma è grafologa e grazie a lei ho avuto l’occasione di capire che nella scrittura l’uomo mette tutto se stesso: dalle caratteristiche “innate” agli umori giornalieri. Un enorme impronta digitale è la scrittura, mai uguale ad un altra. Tutti i metodi sostitutivi che hai elencato hanno un grosso difetto: l’oggettività. Perdendo la scrittura a mano perdiamo una parte della nostra soggettività.
    Phil

  4. ste dice:

    La “congiunzione fra pensiero ed azione ” per me e’ fondamentale, essendo programmatore, ma un (bel) po’ mi scoccia per non essere piu’ capace di scrivere decentemente a penna.
    Devo dire che il mio coordinamento occhio-mano e’ rimarchevole, ma e’ merito dei videogiochi :-)

  5. FedeSpagno dice:

    Anche io uso il computer da più di due decenni, ma ho riscoperto da poco il piacere di scrivere su carta. Ho sempre pensato di avere una pessima calligrafia, mentre mi sono reso conto solo ora che era solo pigrizia (anche se ammetto che la mia calligrafia é lontana dall’eccellenza). Sto leggendo vari libri correlati alla mia attività di sviluppo software che esaltano il ritorno a carta e penna, non solo scrittura ma anche diagrammi e disegni. Purtroppo però trovo i libri, i quaderni, le penne e le matite non adeguati, ingombranti e poco pratici, forse la via giusta é quella di utilizzare tecnologie come il nuovo tablet Apple (in cui confido molto) come veri e pratici sostituti, dove ad esempio posso continuare a scrivere a mano, il sistema interpreta la mia scrittura , ma non la trasforma in un bellissimo carattere sans serif, la lascia invariata dandomi ugualmente la possibilità di fruire del contenuto informativo digitale.
    Condivido la preoccupazione per i nostri figli, nativi digitali, sul destino della scrittura ma anche dei numeri, però segnalo anche che forse il nostro modello scolastico va forse ripensato più in profondità (ho trovato un interessante spunto qui http://vimeo.com/2477975).

  6. Carlo dice:

    (commento lungo, chiedo venia a priori, ma il tema dà parecchi spunti)

    Identiche osservazioni per quanto riguarda Leonardo al suo primo anno alle elementari: niente esercizi di calligrafia, niente quaderni con le vecchie (?) righe da “prima elementare”, con le pagine da riempire di stanghette e letterine ripetute all’infinito. Piuttosto, libri da colorare e dove imparare ad associare la “A” ad “Albero”. Come molti suoi coetanei, Leonardo a scuola è entrato che sapeva già scrivere da un pezzo, male naturalmente. Quello che gli mancherebbe, per adesso e considerata ovviamente l’età, è la precisione nella grammatica elementare e, appunto e soprattutto, imparare a scrivere in bello stile: in altre parole, le stanghette e le pagine di calligrafia. Proprio quello che facevamo noi quarant’anni fa, che peraltro forse (perlomeno, io non ricordo) a scuola entravamo che scrivere non sapevamo.
    Leonardo ha compiuto sei anni due giorni fa e per adesso a scuola – anche lui, e quanti altri? – si annoia: proprio ieri mi raccontava che “a matematica” gli stanno insegnando a scrivere i numeri, ma solo fino al 9. I numeri lui li sa scrivere punto, esattamente come sa contare. Certo, ha ancora qualche difficoltà con i numeri grandi, per cui si chiede se dopo il 1099 ci sia il 2000 piuttosto che il 1100, il che riporta al medesimo principio generale: avrebbe bisogno di imparare la “grammatica base” dei numeri, cioè come si conta esattamente. Invece, in qualche modo, lo fa già per lui la calcolatrice tascabile di plastica da un euro che inizia a padroneggiare.

    Con il tempo queste cose naturalmente arriveranno e/o gliele insegneranno comunque. Resta il fatto che l’esercizio continuo delle stanghette, applicabile come metafora anche alla logica dell’imparare a contare, aveva probabilmente una sua solidità didattica ben collaudata. Resta da vedere se gli album da colorare con la A di Albero raggiungano il medesimo obiettivo o riescano addirittura a far meglio.

    Sul fronte opposto, Leonardo si muove già sul computer alla stessa velocità con la quale impara a scrivere. Si muove a 360°, complice naturalmente il papà “del ramo”: usa il mouse, scrive con la tastiera, disegna con Paint, conosce i principi dell’uso del browser e sa che su Internet si trovano “tutte le cose”, senza minimamente preoccuparsi del perché e del come. In altre parole, senza porsi il problema alla base del funzionamento del mezzo, del come tutto ciò sia possibile: del paradigma, insomma. In questo il suo comportamento ed il suo approccio ad Internet (ed al computer) sono esattamente analoghi a quelli che aveva la nostra generazione a sei anni davanti alla televisione. Quello che contava erano i contenuti: del come fosse possibile distribuirli e del perché non ce ne fregava un tubo, non era un nostro problema. La televisione era lì e funzionava in quel modo: fine del problema, era un fatto acquisito per natura.

    Leonardo fra breve si muoverà dunque molto più rapidamente con la tastiera che con la scrittura, e questo di per sé non lo vedo come un fatto che abbia chissà quali implicazioni educative e/o comportamentali. Osservo però, almeno così a pelle, che la tastiera abitua all’apprendimento standard del messaggio scritto, mentre imparare ad avere a che fare con la scrittura manuale abituava la mente all’interpretazione dei simboli. Di per sé sembra una banalità, ma quel che è comunque evidente è che io sono in grado di distinguere e leggere quasi qualunque orribile calligrafia e la mia mente sa riconoscere ed associare a determinate grafie la corretta lettera/parola, per quanto lontana possa essere dalla sua forma originale. Leonardo non ne è ovviamente capace e scommetterei quasi sicuramente che non lo sarà mai. Si potrebbe ragionare sul fatto – ed obiettare – che è un tipo di capacità ormai del tutto obsoleta ed inutile, e magari è anche vero, eppure questa risposta data così di getto non mi sembra razionalmente sostenibile e non mi soddisfa.
    Da qualche parte dentro di me continuo ad essere convinto dell’utilità delle stanghette e della formazione mentale che quel metodo di apprendimento cocmportava. Un po’ come imparare le poesie.

    Oppure sono davvero vecchio ormai. Il che potrebbe essere un fatto a prescindere.

  7. nic dice:

    mha, io so solo che di sera leggo libri di carta e mi viene da fare control + F quando voglio ritrovare dei passaggi…

  8. Cafonauta dice:

    Mante, niente di piu’ vero…

    Giorni fa mi hanno incastrato come segretario della riunione di condominio e ho dovuto scrivere a mano tre fogli protocollo di verbale riunione: oltre a una calligrafia pessima rispetto al passato, alla fine avevo un dolore al polso incredibile.
    Non sono piu’ abituato :(

  9. Pinellus dice:

    Ormai da anni il mio unico manoscritto è il diario delle vacanze che viene riportato rigorosamente su moleskina.
    Le prime pagine hanno sempre una grafia incerta ed esitante, la mano deve prendere confidenza con il mezzo (la penna).
    Poi però per magia al terzo giorno tutto ritorna al suo posto, la mano scorre veloce e accompagna i pensieri in un’estasi di relax.
    W la scrittura a mano!!

  10. ryuji dice:

    leggere questo articolo mi ha riportato alla memoria una scena del film Star Trek IV: Rotta verso la Terra, in cui Scotty, ritornato indietro nel tempo, dovette rimettere mano a una tastiera (degli anni 80) per mostrare a un ingegnere dell’epoca il suo progetto…

    certo, per il futuro nemmeno mi aspetto di trovarmi interfacce alla Minority report, ma è indubbio che l’andamento è quello di abbandonare il più possibile le attività analogiche dalla nostra vita professionale a favore di qualcosa che sia sempre più immediato e produttivo, piuttosto che vincolato alla nostra immaginazione di “manualità” e”interazione”

  11. corrado dice:

    Consiglio vivamente : Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge di Maryanne Wolf. Racconta fra l’ altro la contrarietà di Socrate rispetto alla scrittura. Socrate non era uno stupido e le sue obiezioni non banali…. eppure si è andati avanti.
    Sono peraltro vivamente dispiaciuto di saper scrivere ormai quasi solo in stampatello, ho perso qualche cosa…. e se finissi in una cella buia con solo cartine e lapi ?

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