Il primo dell’anno ci regala fra le altre cose il post fulminante e bellissimo della fine del rapporto decennale fra Matteo Bordone e la Rai.

Più avanti avrei coniato delle metafore specifiche per descrivere la RAI a chi me ne chiedeva conto. «È un incrocio tra Cape Canaveral e le Poste di Avellino» fu quella dei primi anni (chiedo scusa ai lettori di Avellino, che magari hanno un ufficio postale perfetto e efficientissimo, ma le metafore buffe non guardano in faccia a nessuno). Insomma all’inizio mi faceva effetto che ci fossero studi meravigliosi con apparecchiatura sofisticatissima, accanto a sgabuzzini ripieni di fuffa, e ciarpame lasciato nei corridoi. Poi cambiai immagine, e negli ultimi anni, avendo perso un po’ di occhi sgranati e acquisito un po’ di consapevolezza in più, cominciai a usare questa: «La RAI è un elefante che trascina un carico di macigni giganteschi. I programmi sono il sudore dell’elefante». Bella, eh? Ne parliamo dopo.


3 commenti a “Il sudore dell’elefante”

  1. EmmeBi dice:

    E’ il primo post che ho letto quest’anno, e sono certo che sarà uno dei più belli, toccanti e ben scritti dei prossimi mesi.

  2. Esaù dice:

    Mah, a me sembra una geremiade un po’ fiacca. Da primo dell’anno, appunto. Ma si staglia come un “nuovo inizio”, e questo è un bene.

  3. Ernesto dice:

    Ovviamente non serve a nulla, e non importa a nessuno, ma da ascoltatore di Radio2 sono molto molto molto dispiaciuto, della chiusura di Condor, Sumo e Fabio & Fiamma, dello spostamento degli Spostati (ora di nome e di fatto), e del tono che la radio sembra prendere. O beh, magari smetto di ascoltarla.