Una grande biblioteca romana ha dato in appalto ad una società esterna l’attività di digitalizzazione delle proprie opere. Oggi mia moglie era prima molto arrabbiata, poi, più tardi molto contenta. Le servivano le fotocopie di alcune decine di pagine di una rivista spagnola edita alla fine del 1800. L’unica copia italiana di quella rivista se ne sta adagiata dentro la suddetta biblioteca romana. Ad uno studioso che richiede le copie del testo la biblioteca gira il preventivo della società appaltatrice. Il preventivo per 46 fotocopie A4 e’ quello che vedete qui sopra. Due euro (anzi 1.99) a pagina, 8,80 euro di spedizione (una raccomandata), 2,50 euro il costo del CD. Totale 102,84 euro. Anticipati. Non si accettano assegni. La macchina per complicare la vita agli studiosi in Italia e’ molto strana. Ci sono luoghi di eccellenza (L’Archiginnasio di Bologna, la Braidense a Milano), ci sono biblioteche dove le fotocopie te le spediscono dopo mesi a prezzi esorbitanti (la Biblioteca Marciana). C’è un po’ di tutto insomma. All’estero e’ lo stesso, la British Library è costosissima, molte biblioteche francesi ti spediscono il tutto a spese loro. Ma 102 euro anticipati per un pugno di fotocopie di una rivista (e non di un manoscritto trecentesco) non si erano ancora viste. Aggiungete che si tratta di testi che pochissime persone consultano e che sono spesso in luoghi molto remoti e capirete perchè fare ricerca oggi in questo paese è un mestiere per ricchi. Detto questo oggi pomeriggio Alessandra ha trovato in rete le pagine della rivista, superbamente riprodotte da una biblioteca spagnola. Con tanti cari saluti agli esosi intermediari.

28 commenti a “Il prezzo della cultura”

  1. Francesco Minciotti dice:

    Per dirtene un’altra, legata all’informazione e ai nuovi media: la richiesta di copie degli atti processuali presso le cancellerie dei tribunali, laddove fatta su CD, costa 295€. DUECENTONOVANTACINQUE EURO. Costa meno richiedere copie cartacee (poco tempo fa ne richiesi più di 1400 di carta, spendendo un terzo).

    N.B.: A Roma, il foro in cui lavoro, gli atti vengono scanditi d’ufficio, quindi neanche a dire che quel furto è (vagamente) legittimato dalla necessità, che con la carta non avrebbero, di attivare scanner e tutto ciò che ne consegue.
    Quindi carta -> scanner -> CD costa più che carta -> scanner -> carta, con buona pace (anche) dell’ecologia.

  2. Cafonauta dice:

    Se non immaginassi che tua moglie si serva spesso dei servizi delle biblioteche, ti avrei detto “benvenuto nel variopinto mondo delle biblioteche e archivi italiani”.
    Ne faccio molto uso anche io e la situazione è alquanto eterogenea con punte grottesche. Ne racconto una.

    Cerco una rivista inglese di fine ottocento e la trovo via OPAC in una nota biblioteca romana. Li contatto via mail e mi fanno sapere che la rivista si trova in una biblioteca secondaria dipendente che apre una volta a settimana. Aspetto tre settimane poi li chiamo e mi spiegano che non hanno personale che si rechi a prendere la rivista. Poi si accorgono del mio accento (romano) e indignati mi fanno sapere che loro fanno reference e delivery a distanza solo per gli utenti non romani. Breve discussione e sono costretto a fingere di vivere a Verona dando l’indirizzo di una mia amica che vive li. Felici e contenti hanno spedito gratis le due paginette a Verona che poi la mia amica mi ha rigirato in PDF alla mia casella email.
    Tutto questo nell’epoca delle tre i :-) per evitare di prendermi un giorno di ferie per andare di persona al centro di Roma.
    Gratis ma follia allo stato puro.

  3. Cafonauta dice:

    @Francesco

    Hai fatto un esempio perfetto del mitico “wooden table” pattern.
    Qui due esempi:

    http://thedailywtf.com/articles/web_0_0x2e_1.aspx

    http://thedailywtf.com/articles/web_0_0x2e_1.aspx

  4. Domiziano Galia dice:

    2 euro (anzi: x.99, il marchio del furbo) a “foto digitale”? Ah ho capito. Questi non digitalizzano un bel cazzo, ma OGNI VOLTA che ne viene fatta richiesta, rifanno una foto della pagina. Non si può altrimenti spiegare un tale costo unitario. A meno che non siano dei ladri.

  5. tj dice:

    Le biblioteche nazionali centrali (Roma e Firenze) così come qualche altra grossa bibllioteca della capitale e poche altre biblioteche in Italia, si affidano a un servizio privato abbastanza esoso nelle richieste (alla ditta privata non interessano le transazioni da pochi spiccioli, evidentemente) e anche piuttosto poco spedito ad evaderle.

    Le cose funzionano molto meglio quando sono le stesse biblioteche a fornire il servizio: tempi veloci, costi irrisori, spesso gratuiti, quando il personale cìè si può fare: al momento servizi simili sono svolti quasi per lo più da biblioteche universitarie, non scordiamo che le biblioteche nazionali hanno ricevuto negli ultimi anni drastici tagli di bilancio – tanto drastici da poterne mettere in dubbio la sopravvivenza futura – per cui che non siano in grado di fornire il servizio di Document Delivery non dipende unicamente dalla loro cattiva volontà.

    Anche alla disponibilità delle biblioteche universitarie di cui sopra però c’è un “ma”, mentre fino a pochi anni fa la maggior parte fornivano questi servizi anche ai comuni utenti privati, ora le richieste per lo più devono passare da un’altra biblioteca: richiesta e fornitura si svolgeranno via internet, ma l’utente finale dovrà ugualmente passare dalla più vicina biblioteca aderente ai servizi interbibliotecari, che non sempre è la bibliotechina di quartiere sotto casa.

    Cosa buona per evitare che le biblioteche siano sempre meno frequentate, cattiva per chi ha evidenti difficoltà (logistiche, orari di lavoro) a recarsi in biblio.

    Ci sarebbe il progetto “Europeana” annunciato due anni fa come la soluzione finale a questo tipo di problemi, con milioni e milioni di testi digitalizzati disponibili. Ma allo stato attuale, la verità è di gran lunga inferiore alle attese. Nella maggior parte dei casi poi su Europeana si individua la biblioteca che possiede il documento digitalizzato, il documento stesso non è accessibile, e siamo punto da capo.

    Sarebbe simpatico che chiunque ricevesse o abbia ricevuto uno di questi, costosi o meno che siano, documenti richiesti in formato digitale li inserisse su Scribd o altro sito di pubblica condivisione. Problemi legali? Non dovrebbero essercene se i diritit editoriali e d’autore del testo fossero scaduti, anche se molte bilbioteche ritengono (a torto o ragione?) di avere un loro diritto sul materiale inviato, tant’è che sulla maggior parte delle forniture digitali si trova la seguente note: “l’utente, dopo aver fatto copia cartacea dell’articolo, è tenuto a distruggerne la copia digitale” ai sensi di non ricordo cosa. E’ corretto? Ne ho qualche dubbio

  6. c. dice:

    Anche a me è successo di trovarmi spessissimo – a firenze, a roma, a venezia – nell’identica situazione, per non dire dell’informatizzazione di archivi come quello di Londra. Non ne parlerò, vorrei invece suggerirti di trattare qualche volta la questione dell’accesso ai database accademici (jstor, muse project, eebo) che ormai alcune università italiane non possono permettersi (sono prezzi individualmente insostenibili, almeno per una dottoranda come me), oppure della mancanza di un database decente delle pubblicazioni in italiano.

  7. unit dice:

    A me non sembra tanto, dato che sono l’unico mi sa che c’è qualcosa che non va nel mio ragionamento e chiedo a chi ne sa di più di correggerlo.

    Un dipendente a 1200 euro al mese costa più o meno 100 euro lordi al giorno (un po’ di più), e tra scannerizzazione, controllo qualità e masterizzazione quella richiesta è un’attività da un paio d’ore. Sono circa 25 euro. Aggiungiamoci il fatto che buona parte di questa attività non da ricavi indipendentemente da quando viene fatta: se viene fatta alla richiesta il dipendente se ne starà poi con le mani in mano una percentuale del tempo, altrimenti viene impiegato in scannerizzazioni che non verranno mai chieste da nessuno. Tra inefficienze varie, tra cui le richieste di pagine singole, a naso stimo un 50 euro, un euro a pagina. un 50% di margine prima di costi ulteriori legati alla società e non al lavoro singolo (amministrazione, spese varie) ci sta tutto, porterà ad un margine prima delle tasse alla fine di un 25%, assolutamente legittimo, secondo me.

    Se la tesi è che costa troppo non sono d’accordo per quanto detto, se invece la tesi è che questo costo dovrebbe essere pagato dallo stato, allora boh.

  8. luca dice:

    @unit: un paio d’ore per fare 46 fotocopie??? manco gli amanuensi, dai.
    Poi se l’inefficienza del servizio viene fatta gravare sul cliente (chiamiamolo così), io ci vedo qualcosa di poco corretto. Voglio dire: se invece riesci a fare efficienza e a tenere attivo il dipendente al 100%, che fai? Abbassi la tariffa?
    Ne dubito.

  9. Laura dice:

    @luca: non si parla di fotocopie (saremmo capaci tutti), ma di scansioni, presumo a una decente risoluzione e magari con necessità di postproduzione della scansione finale (o almeno di controllo della stessa).
    Il problema della digitalizzazione è che è un lavoro almeno al momento lungo e lento: leggete questo articolo, dedicato appunto agli “amanuensi del web” http://tinyurl.com/y8np4jz
    Poi non sono in grado di ragionare su quanto questo lavoro possa o debba costare al richiedente delle scansioni.

    Altro discorso ovviamente è quello sull’accesso a questo lavoro quando è finito, accesso che dovrebbe essere quanto più aperto, veloce e facile possibile. E anche economico, non fosse che sulle biblioteche in questo Paese si taglia, e non si investe…

  10. Cafonauta dice:

    @tj
    Capisco la necessità di appoggiarsi ad un servizio professionale esterno per il delivery a distanza e copie particolari ma non capisco assolutamente dovermi obbligare a usare il loro servizio per le copie fatte durante le consultazione in loco.
    Oggi praticamente nessuno pretende fotocopie e tutti sono organizzati con portatile e fotocamera digitale. Alle BNC è proibito fotografarsi da soli i documenti e la scusa che si rovinano non regge.
    All’ACS di Roma invece sono più pragmatici e ognuno di fotografa i documenti che vuole.

  11. unit dice:

    @luca: laura ti ha già risposto sulla parte fotocopie.

    Riguardo all’inefficienza: ci sono delle inefficienze strettamente legate all’attività e come questa si compone: se fare un’attività di questo tipo costa un’ora farne due può facilmente costare due ore e mezza, è una classica situazione nel project management. Le chiamo “inefficienze” perchè lo sono rispetto alla singola attività, ma in realtà sono inevitabili. Ti facevo appunto l’esempio della digitalizzazione singola che di certo non richiede due minuti e mezzo (tra spedizione, digitalizzazione, masterizzazione) ma di più, oppure le tante richieste che necessitano di coordinazione (che paghi), il fatto che le richieste sicuramente non si distribuiscono uniformemente ma arriveranno a picchi sovrapponendosi (e allora devi sovrastaffare), etc. Far capire questo ai clienti è sempre un casino.

    Aggiungo anche che certe approssimazioni per eccesso sono compensate da altre per difetto: immagino che per gestire una digitalizzazione che coinvolge anche manoscritti trecenteschi ci voglia una preparazione da parte dell’operatore che almeno in teoria giustificherebbe un costo ben superiore ai 1200 euro netti stimati. Pensa a cosa penseresti del datore di lavoro di una dipendente con un dottorato di ricerca necessario a gestire certi libri con quello stipendio, pensa a quanto riterresti giusto pagarla e calcola il costo orario, vedrai che sfori abbondantemente rispetto ai 109 euro richiesti.

    Ma poi i ricercatori non hanno un budget dato dall’università? perchè se fosse così cadrebbe anche l’obiezione “ma dovrebbe pagare lo stato”.

  12. Andrea dice:

    Gentili utilizzatori di questo spazio. Sono il responsabile del servizio fotoriproduzioni della società che gestisce il servizio in varie biblioteche italiane (peraltro anche la nazionale di Roma, Firenze Braidense). Credo vi siano molte cose che non vi sono chiare su cosa significhi veramente gestire servizi come quello in questione.
    Partiamo da una prima questione. Posso essere parzialmente d’accordo che questo servizio debba essere erogato dallo stato, non discuto su questo, ma il problema è: vi sono risorse per farlo. Bah..almeno questo non è un mio problema per fortuna, e non credo sia un problema imputabile ad una piccola azienda che “trotta” da matti per tenere su un servizio decisamente poco remunerativo. La seconda questione è che il servizio è stato assegnato tramirte una gara pubblica e che quindi ha premiato di fatto l’azienda che ha fornito il miglior rapporto qualità prezzo. Relativamente ai prezzi sono assolutamente d’accordo (e sono numeri non opinioni) con “unit” relativamente ai vari costi aziendali da sostenere (basti pensare che gli importi sono IVA inclusi e il 20% è come se non esistesse). Nel commento iniziale in cui si presenta un nostro preventivo è evidente una assoluta mancanza di conoscenza dell’argomento (tanto per cominciare trattasi di foto digitali eseguite da un fotografo perchè per tutela alcuni volumi non possono essere fotocopiati, munito di stativo, luci ecc.). Per questo non biasimo il commento, mi viene solo da ritenere che prima di parlare bisognerebbe come dire…. pensare..che forse vi sono fattori che sfuggono ad una corretta valutazione. Sapete forse quanto paga la ditta allo stato per la concessione ? sapete forse quali sono i nostri obblighi e quanti dipendenti lavorano realmente al servizio ? Comunque in totale trasparenza e solo per amore di discussione, sono a disposizione per chiarimenti. Le critiche, del resto, se giuste, fanno sempre bene.

  13. Cafonauta dice:

    @Andrea,
    tagliando corto, alla fine quello che conta è il prezzo che è decisamente troppo alto. E se il prezzo è cosi’ alto significa che il sistema/struttura/workflow non funziona.
    E non vedo per quale motivo l’utente finale deve “capire” tutti i problemi della catena a monte. E’ un vecchio trabocchetto quello di coinvolgere l’utente/cliente nei propri problemi.
    Io utilizzo spesso i servizi di queste biblioteche e quindi anche i vostri e non lo faccio per lavoro ma solo per le mia passioni nel tempo libero. Onestamente, quante persone pensa si possano permettere cifre del genere?
    BTW conosco perfettamente il lavoro che comporta la fotoriproduzione di testi antichi. Ma come lo descrive lei fa pensare al fotografo che arriva in biblioteca con il furgoncino, monta cinque cavalletti con le luci e i treppiedi, monta una macchina fotografica 6×6 con la tendina e poi procede per alchimia alla fotografia su albumina.
    Le cose stanno diversamente: una azienda che esegue questi lavori in pianta stabile in biblioteca ha un bancone da lavoro (una semplice scrivania) preparata allo scopo con quattro neon o un flash circolare e macchina digitale su cavalletto. Scatta le foto e trasferisce la flssh memory su un pc e masterizza. Una cosa oggi possibile a tutti. L’unico riguardo è per il libro antico che viene maneggiato con cura da una persona competente (si spera).
    L’esempio con il libro del 300 è poi fuorviante: alla BNCR pretendono questo servizio anche con libracci del cavolo del 1900 o anche piu’ recenti a discrezione del responsabile di sala.
    Non vedo poi per quale motivo un libro che è sul mio tavolo per la consultazione non possa essere fotografato da me. Cos’è? I miei fotoni rovinano piu’ dei vostri?

    Cmq in sintesi: per la mia passione di storia navale dovrei mettere a budget 2/300 euro al mese e questo non è ammissibile. Poi fate come vi pare.

  14. camu dice:

    Visto che è già stato detto tutto, io aggiungerei solo… viva la Spagna :)

  15. andrea dice:

    @cafonauta
    Trucchetto ? Non servono, le assicuro bastano i numeri per confermare quanto dico. La problematica comunque è due tipi.
    1) Il prezzo non è giustificato dato la tipologia del servizio. E questo lo posso dimostrare con i numeri, nessun problema. Le assicuro, le mancano dei dati essenziali per valutare.
    2) Il prezzo è comunque troppo alto come valore assoluto. Posso essere d’accordo con lei.
    Ma le due cose hanno in un certo senso poco a che vedere l’una con l’altra. Se avrà occasione di venire in biblioteca nazionale a roma, mi faccia sapere. Scamberiei volentieri una chiaccherata. Potrò essere più preciso sul mio punto di vista, poi ovviamente delle mie informazioni ne farà ciò che meglio crede.
    Il fatto di scattare da solo, creerebbe mille altri problemi, le assicuro. E di fatto poi io ho un’azienda che si propone e lavora dove viene chiamata. Se domani si decidesse questo, vorrà dire che farò, come peraltro già faccio, altre cose. La ringrazio comunque, come ripeto di nuovo, la critica è sempre fonte di possibile miglioramento.

  16. Cafonauta dice:

    @Andrea
    Non mi fraintenda, io non metto in dubbio i dati in suo possesso e in finale che il servizio sia al limite della sostenibilità per una azienda.
    Dico solo che dal punto di vista dell’utente finale il prezzo è troppo alto e che c’e’ da chiedersi se tutti gli utenti possono permetterselo.

    Se parlassimo del caviale iraniano, potrei sorbirmi il pippone del salumiere che mi elenca tutti i mille motivi per cui costa 7.000 euro al kg ma, come scriveva il Mante, questa è cultura.

    Non riesco poi a capire quale sia il problema a fotografarmi un libro del 1997 da solo mentre lo sto consultando. Riesco solo a pensare a problemi di copyright, forse ma qui apriamo un altro tema.
    All’Archivio di Stato di Roma tutti gli utenti sono dotati di portatile e fotocamera digitale e non vedo nessun problema.

  17. Luiz dice:

    @Andrea:
    Caro Andrea, anch’io sono un’affezionata frequentatrice di nazionali, archivi della più qualunque specie, biblioteche di conservazione e addirittura ci lavoro (ma pensa te): non vedo in nessun modo quale possa essere il problema di consentire all’utente di fotografare con mezzi propri documenti (caso dell’ACS ad esempio) e o materiale a stampa post 1850.
    A meno che un libro non ti si sfasci in mano perchè è già in precarie condizioni di suo, uno scatto con la propria digitale non gli fa un baffo. Mi dirai forse che un utente poco accorto può rovinare legature o simili (che si stressano di più mettendole sul piatto di una fotocopiatrice), ma basta una discreta sorveglianza in sala (in sala e al pubblico bisognerebbe metterci a turno il personale migliore invece che relegrarci il personale più in difficoltà).

  18. Cafonauta dice:

    @Mantellini @Alessandra

    Mi levo l’ultimo sassolino dalla scarpa.

    Rileggendo il tuo post, quando usi in assoluta buona fede i termini “studioso” e “ricerca” mi hai fatto venire in mente un’altra considerazione.

    In Italia se usufruisci dei servizi di una biblioteca o archivio vieni immediatamente catalogato in due categorie: ricercatore o laureando.
    Per ricercatore/studioso intendo un accademico che fa delle ricerche per conto di un ente o comunque ha un incarico ufficiale.

    Laureando mi sembra chiaro.

    Non viene assolutamente presa in considerazione la possibilità che un cittadino qualunque che per un suo schiribizzo/passione/curiosità si rechi li e cerchi dei documenti nel tempo libero.

    Sembra una banalità ma questo “misunderstanding” iniziale genera tutta una serie di problemi o scocciature.

    Se il bibliotopo/archivista pensa che tu sia un uno studioso che ricava del reddito direttamente o indirettamente dalle proprie ricerche, implicitamente pensa che tu puoi (o devi) perdere tempo: se non fai in tempo a consultare un documento, puoi tornare domani o la settimana prossima oppure passare li tutta la mattina.
    Figuriamoci poi se sei un laureando: hai tutto il tempo al mondo o meglio il tuo compito primario è quello e devi sbatterti.

    Questo misunderstanding è cosi’ radicato che certe strutture sono state create con questi presupposti.

    Da qui il mio aneddoto sulla biblioteca che da “document delivery” solo per i non residenti: sei di Roma? Che problema hai tu ricercatore/laureando a venire qui il lunedì dalle 9 alle 12? E’ il tuo lavoro!

    Piccoli inconvenienti che ti portano a usare la metà delle tue ferie per fare cose che potresti fare tramite web o email ma impossibili perchè il lavoratore metalmeccanico con la passione dei libri non è nel target di queste strutture.

    Un piccolo o grande razzismo culturale che ricorre nell’accesso alla cultura negli archivi e nelle biblioteche italiane.

  19. Luiz dice:

    @Cafonauta
    Cafonauta, te dici: “Se il bibliotopo/archivista pensa che tu sia un uno studioso che ricava del reddito direttamente o indirettamente dalle proprie ricerche, implicitamente pensa che tu puoi (o devi) perdere tempo: se non fai in tempo a consultare un documento, puoi tornare domani o la settimana prossima oppure passare li tutta la mattina.”
    mi spiace contraddirti, non è una questione del bibliotecario o dell’archivista che pensano che te devi guadagnarci. il problema è un altro, anzi opposto:l’uso di archivi e biblioetche nazionali in Italia è considerato un otium intellettuale (non un negotium), a cui dedicare un tempo della propria vita (vedi laureando) o della propria professione (sempre intellettuale) o della propria età da pensionamento. e se non hai tempo tu di andarci, ci puoi mandare il portaborse, il cultore della materia che spera di essere in qualche modo cooptato, la segretaria o il ragazzo di studio.
    le cose non miglioreranno se pensate chi ci ha messo Bondi come longa manus

    t

  20. Cafonauta dice:

    @Luiz

    Mi rendo conto che il mio riferimento al reddito è fuorviante e hai espresso meglio di me quello che volevo dire :-)

    Naturalmente non me la prendo con i bibliotopi che danno il servizio ma con l’organizzazione in cui si muovono. Strutture progettate comunque da persone con quell’idea sbagliata in testa.

  21. Luiz dice:

    @Cafonauta
    ragazzo mio, questa cosa dell’organizzazione mi fa venire l’orticaria come quando entri in un archivio di stato e ti chiamano in automatico ricercatore (ricercatore de che? della polvere nelle varie buste forse) come se fosse uno status più elevato rispetto utente o cittadino.
    per tornare a bomba, se pensi che l’italiano di massa è arrivato con mike bongiorno capisci come in generale l’otium culturale sia appannaggio delle élites. e come in italia la cultura sia necessariamente concepita come una roba per la buona borghesia che si annoia alle presentazioni dei libri o ai pomeriggi dei quartetti d’archi nelle varie accademie e società letterarie (tra un sonno e un assolo di flauto si fanno anche delle buone alleanze)

  22. Adele dice:

    Quando il servizio può essere gestito dal personale interno si hanno anche casi di eccellenza sia per celerità che per qualità e prezzo, anche perchè le tariffe, almeno per le biblioteche statali, sono ancora ‘fisse’ e fanno riferimento, in molti casi, alla decaduta de lege ma in vigore de facto Legge Ronchey.
    Un esempio:
    http://www.bibliotecauniversitaria.ge.it/bug/cms/bug/it/info/tariffe.htm

    Purtroppo, stante la mancanza di turnover del personale dipendente pubblico non so quanto i servizi ‘in proprio’ possano ancora sopravvivere…

  23. massimo mantellini dice:

    Caro Andrea,

    ringrazio per il gentile invito a parlare di cose che conosco. Ne terro’ conto. E per attenermi a quelle devo solo aggiungere al post un paio di considerazioni che sommo alle informazioni che tu hai dato sulla tua azienda. I costi del preventivo in questione sono i piu’ alti che Alessandra (e non solo lei) abbia mai visto in molti anni. Per approssimare diciamo da 5 a 10 volte maggiori dei prezzi medi richiesti per prestazioni del genere. Per capirci, 3-4 volte di piu’ della digitalizzazione fatta recentemente alla Braidense di un testo del 500 che mia moglie mi sta mostrando ora (lavoro complessivo dell’addetta circa 5 minuti). Poi c’e’ un’altra questione ben piu’ importante: indipendentemente dalle logiche economiche che la sostengono una catena del valore simile non puo’ reggersi con le proprie gambe. Posto che le biblioteche non hanno soldi, ipotizzato che il meccanismo di selezione degli appalti dei servizi di digitalizzazione sia rigoroso, economico e premiante (il che francamente dubito vista la qualità del materiale digitalizzato che ho visto di persona in questi anni) , se una rivista di fine 800, di pubblica consultazione, deve essere digitalizzata e resa disponibile al pubblico ad un prezzo complessivo vicino ai 200-300 euro credo sia piuttosto evidente che ci sono troppe cose che non vanno. E che lo Stato nella migliore delle ipotesi scarica sui cittadini non solo i costi di cio’ che non puo’ permettersi di fornire ma consente che tali costi lievitino con allegria.

    saluti

  24. Luca dice:

    Due curiosità da profano poco avvezzo alle ricerche in biblioteche e archivi:

    1. Perchè la stampa e la spedizione su cd-rom? E’ prevista anche un’opzione Web, in cui le foto vengono spedite via email o (se troppo grandi) rese disponibili/scaricabili da un server? In quel caso si risparmierebbero già i 2,50 euro del cd e gli 8,80 euro delle spese di spedizione…

    2. Una volta scattate la prima volta, le foto vengono archiviate da qualche parte, in modo che al prossimo ricercatore/laureando/appassionato che richiede quelle 46 pagine non venga chiesta la stessa cifra? (ok, magari è raro per le riviste spagnole di fine ‘800, però, non si sa mai…)

  25. giorgio bonin dice:

    Per essere positivi bisogna essere in grado di fornire una alternativa propositiva.

    Nel frattempo consiglio di vedere un web book che secondo me dovrebbe rispondere a tutte le esigenze.

    E’ gratuito in quanto omaggio di Biblioitalia, una associazione che si occupa di libri virtuali.

    Ha un limite, è visibile solo sotto Windows XP!

    Per scaricarlo bisogna:

    1) Collegarsi al sito http://www.BiblioItalia.org
    2) Attendere 7 secondi e quindi completare la scheda con il proprio indirizzo email. A questo punto il sistema invia all’indirizzo una email per raccogliere il consenso all’invio.
    3) Dare il proprio consenso all’invio.
    4) Scaricare il file .zip che viene proposto
    5) Aprirlo e inserire la password che è:”Natale 2009″ (Attenzione Natale maiuscolo + spazio + 2009)
    6) Buona lettura.

    Se a qualcuno interessa posso spiegare come è stato fatto.

    Buon Natale a tutti

  26. Andrea dice:

    Cerco di rispondere un po a tutti, debbo dire che la discussione mi sta appassionando.
    Caro Mantellini
    Siamo sempre NOI in Braidense (l’operatrice si chiama Aurora). Questo le dovrebbe far capire quale sia la logica e la nostra buona fede. Le risorse richieste in Braidense, ci consentono di poter stilare un listino consono alla struttura da sorreggere. E questo è uno dei punti nodali.
    In nazionale a Roma abbiamo l’obbligo, tra le altre cose, di:
    Tre persone dalle 9 alle 17.00, fotografo tre volte a settimana, uno scanner planetario per grandi formati (50.000 euro di costo), uno scanner planetario per “piccoli formati” (35.000 euro), canone annuo di circa 20.000 euro, royalty alla biblioteca del 6%, due stampanti Laser veloci formato A3, Uno scanner da microfilm Canon (13.000 euro), obbligo di fornire a nostre spese la copia alla biblioteca delle opere scansite per intero, assicurazione per responsabilità civile e altro (10.000 euro anno) ecc. ecc.
    Relativamente ai costi che in parte dovrebbero essere sostenuti dallo stato, questa è una considerazione che ognuno di noi può fare nel rispetto delle propire convinzioni, io credo ci siamo prima altre priorità da parte dello stato. La domanda semmai è, ma questo ci porterebbe molto lontano, le risorse che ci sono, possono essere usate sia per comprare il bisturi per l’ospedale che per pagare (almeno in parte) le riproduzioni ? Del resto è proprio lei a dire lo Stato non se lo può permettere, quindi mi scusi, ma come si dovrebbe sorreggere allora un servizio del genere ?

    Per Luiz e Cafonauta relativamente al problema dello scatto autonomo ed in sintesi non vorrei annoiarvi, le problematiche sono:
    In una sala di lettura dove si studia non è certo immaginabile che ci si metta a scattare, quindi bisognerebbe organizzare un luogo per farlo controllato (mancanza spesso di luoghi e di personale)
    In caso le persone non fossero in grado o non fossero in grado di fare o non potessero da soli e avessero bisogno, come si farebbe ? Chiamare la ditta o il professionista a gettone ? Capite da soli che nessuno accetterebbe e i costi sarebbero in caso molto più elevati.
    Come fare per quegli utenti che chiedessero il servizio (come avviene) da fuori senza potersi recare in bilbioteca ?
    Nei luoghi (e vi assicuro ne so qualcosa) in cui è previsto “l’autoscatto” si riscontra, perdita di materiale, deperimento dello stesso ecc. La nostra ditta paga un’assicurazione onerosa, (vedi sopra) per danni, responsabilità civile ecc.

    Per Luca
    Esiste la possibilità di ricevere il materiale via mail tramite un server (oramai l’80 % del materiale viene spedito cosi) il costo è ovviamente irrisorio rispetto alla spedizione classica e CD
    Relativamente alla conservazione degli scatti è un qualcosa che si fa con le opere complete, che periodicamente vengono messe poi a disposizione, questo però necessita di un’organizzazione informatica e di indicizzazione del materiale abbastanza onerosa anch’essa.
    Immagini l’organizzazione necessaria per mettere da parte 46 pagine su ad esempio 100 di un volume e poi andare a riscontrare che sono state già digitalizzate (magari solo in parte) rispetto alla nuova richiesta e quindi poi aggiungerle dinamicamente. Bellissimo, ma un po complesso.

  27. Luiz dice:

    @Andrea:
    Scrivi: “In una sala di lettura dove si studia non è certo immaginabile che ci si metta a scattare, quindi bisognerebbe organizzare un luogo per farlo controllato (mancanza spesso di luoghi e di personale)”

    quanto scrivi è molto ma molto singolare: perchè negli archivi posso fotografare e in nazionale no? e’ sempre una sala consultazione (per altro in nazionale c’è tanto bello spazio largo …) in cui c’è gente che legge, gente che studia e gente che si scaccola.
    è solo mancanza di volontà.

    poi dici”Nei luoghi (e vi assicuro ne so qualcosa) in cui è previsto “l’autoscatto” si riscontra, perdita di materiale, deperimento dello stesso ecc.”
    allora ne so qualcosa anche io, professionalmente e come utente, e non ho mai riscontrato niente di tutto questo. chi danneggia o sottrae lo fa per altri motivi che non sono legati all’uso di una macchinetta digitale e se lo può fare è sempre per mancanza di reale controllo. e per controllo non sto parlando dei marines per le strade ma un responsabile di sala o un bibliotecario che sia realmente presente e non corpo presente con anima assente.

  28. Giada dice:

    Credo si debba fare qualche distinguo.
    Se per “digitalizzazione” si intende la banale scansione di un documento salvandolo in formato pdf, con successivo invio del file per posta elettronica, l’importo richiesto è davvero alto.
    La digitalizzazione però è anche “altro”.

    Nel caso di un documento di una certa epoca, o che necessità di particolare conservazione e non può essere spiattellato dentro a uno scanner da tavolo formato A4, chiedere una riproduzione digitale significa sostanzialmente commissionare un lavoro complesso, che richiedere l’utilizzo di particolari scanner (a infrarossi, per esempio) o di fotografia digitale dell’opera, con realizzazione di un “master”, il suo salvataggio su un server dedicato, l’aggiunta di metadati, la successiva riproduzione in formati elettronici diversi e di diversa definizione grafica.
    Questo potrebbe giustificare l’appalto del lavoro a una ditta esterna, dotata dei necessari macchinari, solitamente costosissimi, e del personale competente.

    La valutazione del costo in base al rapporto stipendio/ore di lavoro necessarie la trovo sinceramente poco applicabile: non sono questi i parametri per l’esecuzione di certi lavori (insomma non si tratta di l’idraulico che deve stappare qualcosa e ti fa pagare comunque il diritto di chiamata).

    E’ vero che le risorse elettroniche sono costosissime e gli atenei faticano a mantenere gli abbonamenti, ed è vero che molte biblioteche in qualche modo scoraggiano anche il ricorso ai servizi di document delivery imponendo regole assurde o complicate da seguire: è necessario però che anche l’utente si documenti bene sul tipo di servizio che vuole esattamente e non confonda una richiesta di fotocopie (da 12,40 Euro in su, tramite la British Library) con la richiesta più generica (ma più complessa) di “digitalizzazione” di un’opera cartacea.

    Giada