23
Ott




Il mio articolo su Nova di ieri.

***

Ho deciso di proporre un articolo all’inserto tecnologico de IlSole24ore Nova ma non conosco il suo direttore, non ho il suo numero di telefono e lui (giustamente) non ha accettato il mio invito per essere “amici” su Facebook e non mi segue su Twitter. Quante maniere ho io, semplice cittadino del mondo digitale, per avvicinarlo e proporgli il mio straordinario contributo? La risposta è probabilmente una sola: spedirgli un messaggio di posta elettronica.

Si discute molto in questi giorni di un lungo articolo di Jessica Vascellaro sul Wall Street Journal nel quale l’autrice si dedica ad un approfondito necrologio della email, superata negli ultimi tempi nel gradimento degli utenti da altri strumenti comunicativi veloci e amichevoli. Da Twitter a Facebook, dal recentissimo Google Wave alle molto altre piattaforme web di lifestreaming, tutto sembrerebbe indicare una ineluttabile, costante, riduzione di utilizzo della posta elettronica ampiamente percepita, specie fra i giovani, come un mezzo vecchio e poco pratico.

Fino a poco tempo fa l’email era accusata di essere uno strumento poco efficiente e assai dispendioso in termini di tempo, specie in relazione alla grandissima quantità di messaggi di spam che appesantiscono ogni giorno le nostre caselle; oggi invece la critica sostanziale riguarda una delle caratteristiche intrinseche che l’hanno resa grande; la sua essenza di strumento asincrono.

Eppure non è difficile comprendere che in un numero molto ampio di contesti di comunicazione strutturata il tempo che intercorre fra invio e risposta non è un limite da sottolineare ma un valore da preservare. Nel mondo accelerato e caotico dei continui “status update” alla posta elettronica resta ancorato l’onere culturale della comunicazione meditata fra gli individui, quel valore non risolvibile con una battuta in chat o con un breve messaggio su Twitter. Alla email va inoltre ascritta una certa straordinaria democraticità di intenti altrove non rintracciabile: quella caratteristica affascinante e tutto sommato non ancora sopita di essere uno strumento capace di creare un filo comunicativo individuale con persone da noi diversissime che abitano altri mondi.

Nulla di tutto questo appartiene ai social network che sono per definizione ambiti relazionali predefiniti, modulati certo sulla sensibilità di ciascuno ma in ogni caso utilizzati nella grande maggioranza dei casi per flussi informativi “da uno a pochi”.

Alla caotica invasione dello spam i flussi di lifestreaming hanno sostituito messaggi forse meno fastidiosi (un vecchio amico ha appena portato il barboncino dal veterinario) ma egualmente capaci di incrinare il nostro rapporto fra tempo impiegato ed efficacia informativa. Esattamente come una mail importante poteva un tempo finire per errore nella casella dedicata ai messaggi non desiderati, oggi basta uno sguardo altrove per farci perdere un update per noi fondamentale dentro una delle tante reti sociali che utilizziamo. Le informazioni svaporano in un attimo dentro l’incessante aggiornamento cronologico che non consente soste.

La posta elettronica non morirà per mano degli strumenti di lifestreaming: una volta sfrondata la discussione dagli usuali accenti millenaristici sul nuovo strumento che cancella il vecchio (in rete non accade quasi mai) forse sarà meglio concentrarsi sulla eventuale possibile perdita di valore che il passaggio di una quota di comunicazione dall’email ai social network imporrà. Un altro dei tanti segnali di una possibile riduzione di spessore delle nostre esperienze di rete, mediata in parte dalla tecnologia ma soprattutto dai desiderata degli utenti stessi.

5 commenti a “Era Novo ieri”

  1. andrea dolci dice:

    Sottoscrivo in pieno. Non mi sembra che facebook e tento meno twitter possano rappresentare la fine delle email. Credo anzi che ne possano rappresentare una sorta di scialuppa di salvataggio (virtuale) favorendo lo spostamento di tutto quell’immenso rumore di fondo rappresentato da spam e pattumiera varia che ora naturalmente andranno a lordare i nuovi strumenti di comunicazione comunitaria.
    Personalmente vedo facebook, twitter e google wave piu’ uno sviluppo degli sms che della email.
    Forse l’errore era nel credere che l’email fosse uno mezzo comunicativo di massa e non piuttosto uno strumento ben delienato con ambiti e meccanismi ben definiti.

  2. paki dice:

    e-mail is GOD!

  3. Jack dice:

    kudos a questo articolo che condivido pienamente. non capisco questo bisogno eccessivo di alcuni di sbarazzarsi dell’email e di voler convincere la gente della necessità di questo salto; l’email crea un canale elitario e preferenziale che almeno per quanto riguarda l’ambito professionale è preferibile alla comunicazione tramite social network, almeno IMO.

  4. Sascha dice:

    I motivi sono sempre gli stessi: da una parte la competizione per fette di mercato, dall’altra la paura di rimanere isolati, di non essere in cima all’onda, di non essere i primi nella new thing…
    Così milioni di persone si agitano a favore di aziende e piattaforme e programmi e applicazioni senza altra ricompensa che la gioia di sentirsi SUPERIORI…

  5. Guido dice:

    Mi ha fatto piacere ricomprare Nova dopo un po’ di settimane e trovarci il tuo articolo, che peraltro mi è piaciuto molto

    A presto

    G.