04
Ott




Ieri sera a Riva del Garda alla Blogfest Alessandro Gilioli ha vinto il premio per il miglior blog giornalistico italiano. Se lo merita.

8 commenti a “Uno bravo”

  1. Roby2412 dice:

    Come avrebbe detto il notaio di “Indietro tutta” … confermo !!!

  2. Pier Luigi Tolardo dice:

    Lo penso anch’io: bravo giornalista e bravo blogger!

  3. frap1964 dice:

    Francamente voglioscendere è proprio tutt’altra cosa, ma aveva già vinto l’anno scorso (o sbaglio?) e quindi vabbé.

  4. Daniele Minotti dice:

    Io, personalmente, sono strafelicissimo per PTWG. Quello si che è bravissimo, un vero genio. Altro che…

  5. diego ricci dice:

    Insomma… sintetizzando: W Gilioli abbasso il Fatto, eh?

    Gli amici son sempre amici.
    Se magari ce n’era uno del Fatto, di sicuro risparmiavi alcuni tuoi post.

    Ma tant’è, aspettiamo un giornale di Sofri e Gilioli, per vederti felice!

  6. livefast dice:

    uhm, ecco, come dire… no. non se lo merita. l’award per “miglior attivista politico” ci stava pure, ma “miglior giornalista” direi proprio di no. gilioli è solo un politico che sa un po’ scrivere. un giornalista è un’altra cosa. che poi ti stia simpatico e ti piaccia il suo lavoro ci sta tutta, occasionalmente piace anche a me. ma chiamarlo giornalista, per uno che della stampa abbia un’idea non dico alta, ma almeno tale da non includere emilio fede, è un’ipocrisia bella e buona.

  7. Carlo M dice:

    sì gilioli è bravo. tranne quando cade nel populismo da quattro soldi:

    “…Mentre Franceschini e Bersani stanno lì a contar tessere – e magari a comprarle – Marino, il terzo uomo, sta immaginando un’Italia inimmaginabile: quella in cui la bravura e l’impegno contano più delle parentele e delle amicizie, quella in cui chi parcheggia in seconda fila viene multato, quella in cui le rendite di posizione di famiglia o di categoria contano finalmente un cazzo e un barattolo, quella in cui tutte le persone di qualsiasi sesso possano vivere e amarsi e perfino avere una famiglia.

    Un’Italia in cui negli uffici pubblici e privati non ci sono più maschi o femmine e nemmeno gay o transex, né bianchi né neri, e neppure ebrei o induisti, immigrati o padani, figli di ministri o di spazzini, nipoti di cardinali o di mignotte, oligarchi col tesserino professionale o precari di agenzie interinali, ma soltanto persone, persone, persone: ciascuno con la sua capacità e con la sua zucca…”

  8. Alessandro dice:

    Grazie a Mante, a quelli a cui il mio blog piace e anche a quelli che invece no (altrimenti non ci si diverte, se si è tutti d’accordo).
    ag