Il mio articolo su Nova di giovedi in versione extended.

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Prima o poi finirà. Perfino Robert Scoble, tecnologo che ama molto avventurarsi in previsioni si è ricreduto al riguardo. Nel frattempo l’enorme santificazione mediatica di Twitter, partita negli Stati Uniti ed estesasi a macchia d’olio in tutto il mondo, non accenna ad attenuarsi. La storia di Twitter è del resto molto strana: start-up geniale sostanzialmente ignorata in patria per un paio d’anni è salita improvvisamente agli onori della cronaca per merito di uno strano mix fra grande esposizione sui media (a partire dal New York Times che gli dedicò una serie di articoli entusiastici) e successiva rapida adozione da parte di grandi star della televisione, del cinema e dello sport. Testimonial gratuiti e casuali, capaci di generare una ampia scia di emulazione.

Come spesso accade in questi casi Twitter si è rapidamente trasformato da piattaforma essenziale di microblogging a soluzione geniale e imprescindibili per quasi tutte le esigenze della moderna comunicazione. Le redazioni dei quotidiani più attenti al nuovo si sono rapidamente dotate di giornalisti cinguettanti costretti nell’abito stretto ma fulmineo dei 140 caratteri, in una sostanziale duplicazione di charme delle funzionalità già abbondantemente offerte dai feed RSS. Se si eccettua infatti le testimonianze dal vivo, che sono la grande minoranza dei contenuti che BBC, New York Times, Wall Street Journal e decine di altri immettono ogni giorno su Twitter, non ci sono grandi ragioni per cui i flussi informativi debbano preferire un canale del genere rispetto ai tanti già esistenti. Ma si sa, Twitter è di moda e non esserci, come direbbe Demi Moore fotografata dal suo giovane fidanzato in mutande mentre stira e subito ritrasmessa su Twitter ai di lui 3.581.989 followers, non sembra a nessuno una buona idea.

Gli eventi di cronaca legati alla raggiunta insostituibilità di Twitter sono ormai moltissimi, alcuni seri e consistenti, come ad esempio quello citatissimo dell’utilizzo della piattaforma per rimandare notizie dall’Iran, bucando la cortina censoria che bloccava quasi ogni altra comunicazione nei giorni delle contestate elezioni, altri ridicoli e quasi commoventi come la storia del tizio che, testimone di un incidente stradale invece che chiamare il numero di emergenza twitta dal cellulare la richiesta d’aiuto confidando nell’eco immediato della twittosfera.

Twitter ha il grande vantaggio di essere uno strumento agganciato al tempo reale; dove gli accordi con gli operatori telefonici per l’invio degli SMS consentono di mantenerne le caratteristiche originali di piattaforma crossmediale, i cinguettii sono capaci di raggiungerci ovunque. Eppure il racconto condensato nei brevi messaggi di testo, arricchito recentemente dai suoi sempre più frequenti allegati fotografici, resta una forma molto elementare e povera di comunicazione, adattissima a coprire la nuvola informativa di un numero limitato di nostri contatti amichevoli ma caotica e “time spending” se allargata ad un flusso di contenuti di una qualche rilevanza informativa.

Vale in ogni caso la regola aurea secondo la quale sono gli utenti a definire i confini di utilizzo dei nuovi strumenti tecnologici e se oggi Twitter decide di essere, per volere dei suoi utilizzatori, la camera di eco delle esternazioni degli attori di Hollywood o il giardinetto testuale dei campioni dello sport (a Serena Williams è stato fermamente sconsigliato di twittare nei cambi di campo durante i suoi match tennistici), rivolti alla attenzione di milioni di followers adoranti, allora quasi nulla si potrà obiettare.

Se ormai perfino i politici italiani accanto ad una pagina su Facebook hanno aggiunto un profilo su Twitter (dal quale qualche giovane stipendiato manda messaggi in genere piuttosto barbosi al posto loro) alla Casa Bianca pare che Obama, sfatando lievemente il mito della grande apertura verso la rete ed i suoi marchingegni, abbia vietato l’uso dei cinguettii ai dipendenti. E se perfino la casa reale inglese ha oggi un account su Twitter le uniche conclusioni possibili da trarre riguardano il fatto che l’apice della ben nota curva di diffusione degli strumenti tecnologici è stata ormai raggiunto e superato.

Del resto dalle cronache di stampa apprendiamo che attraverso Twitter si compongono collettivamente i testi di opere musicali, si partorisce in diretta (la moglie di uno dei fondatori), ci si raccoglie in preghiera al Muro del Pianto, si esternano pensieri coronati (la regina Rania di Giordania), si legge Shakespeare e Tolstoj in pillole, si fa da testimonial a prodotti commerciali (Britney Spears).

Twitter è mutato radicalmente dalla sua nascita ad oggi e forse i suoi utilizzi originari, ai quali siamo stati per molto tempo affezionati, non potranno tornare. I suoi stessi creatori sono passati dal claim originale “cosa stai facendo ora” al più recente “condividi e scopri cosa sta accadendo ovunque nel mondo in questo momento”. Da piattaforma per messaggi privati e minimali si è passati ad ambito con aspirazioni informative più consistenti, sempre in ogni caso basate sugli “aggiornamenti di stato”. Solo il tempo ci dirà se Twitter saprà adattarsi a questa sua nuova pelle o se verrà sostituito da qualche nuova piattaforma capace da un lato di salvare la leggerezza alla quale i cinguettii ci hanno ormai abituato e dall’altro di plasmarsi maggiormente come strumento per la condivisione delle informazioni.

10 commenti a “Era Novo giovedì”

  1. Massimo Moruzzi dice:

    >si legge Shakespeare e Tolstoj in pillole

    Guerra e Pace a 140 caratteri alla volta? :)))

  2. Sascha dice:

    Beh, a suo tempo Snoopy iniziò a leggere Guerra e Pace una parola alla volta…
    ‘Eh’
    ‘Bien’
    ‘Mon’
    ‘Prince’
    ‘Genes’
    ‘Et’
    ‘Luques’
    e così via…

    Quanto alla Rivoluzione via twitter (o via Internet in generale) s’è visto…

  3. Sascha dice:

    Comunque Nicholas Carr ha scritto un certo numero di post su Twitter che ha chiamato ‘Realtime Chronichles’:
    http://www.roughtype.com/archives/2009/02/the_free_arts_a.php

    A un certo punto cita un brano di Baudrillard (sapete, uno di quei francesi che non si capisce quando parlano) del 1999 che pare decisamente appropriato ai nostri giorni:

    “Ecstasy of the social: the masses. More social than the social.

    Ecstasy of information: simulation. Truer than true.

    Ecstasy of time: real time, instantaneity. More present than the present.

    Ecstasy of the real: the hyperreal. More real than the real.

    Ecstasy of sex: porn. More sexual than sex …

    Thus, freedom has been obliterated, liquidated by liberation; truth has been supplanted by verification; the community has been liquidated and absorbed by communication … Everywhere we see a paradoxical logic: the idea is destroyed by its own realization, by its own excess. And in this way history itself comes to an end, finds itself obliterated by the instantaneity and omnipresence of the event.”

    Sapete com’è: questi continentali si divertono a nascondere la verità sotto un linguaggio oscuro, mentre oltremanica e oltreoceano la menzogna e l’incomprensione si ammantano di un linguaggio semplice e diretto…

  4. Massimo Moruzzi dice:

    non male, il passo che citi. davvero non male.

  5. Dario Salvelli dice:

    Bello! Carr a volte ha degli spunti davvero interessanti.

  6. valerio dice:

    twitter permette di seguire in tempo quasi reale le notizie,gli argomenti che ci piacciono,e annche sfogarsi un poco.non è male,o no?

  7. Sascha dice:

    @ Valerio

    Insomma, notizie subito, brevi, non approfondite, che ci piacciono e anche un piccolo sfogo che fa bene alla salute – ah, sì, davvero fantastico…

  8. valerio dice:

    @sascha
    sei pratica di twitter?non mi sembra.
    sono gli stessi articoli che escono il giorno dopo a PAGAMENTO sui quotidiani.

    lo trovo .facile , veloce.e divertente.
    parere personale.

  9. Sascha dice:

    @ Valerio

    Sascha è un nome maschile.
    Ora capisco perchè sei così ben informato…

  10. valerio dice:

    @sascha

    se sapevo che eri un maschio,non ti avrei neanche risposto……;-)
    ognuno si informa come può.