Mentre Albert segnala nei commenti che la App per iPhone di Repubblica e’ passata a pagamento (2,39 euro esattamente come quella recente del Corriere) e mentre Murdoch annuncia un primo dietrofront, la lettura del WSJ su smartphone restera’ infatti gratuita, il Guardian pubblica un report secondo il quale solo il 5% dei lettori sarebbe disposto a servirsi di contenuti editoriali a pagamento.

21 commenti a “Land of confusion”

  1. Andrea Contino dice:

    Impressive!

  2. Daniele Minotti dice:

    Non conosco il vero fondamento scientifico della ricerca, ma, ad occhio (pur con tutti i se e i ma), mi sembra che il dato piu’ significativo sia quel 74% di *find another free site*.
    Paura, eh?

  3. pietro dice:

    Solo il 5%?
    Forse è già più che sufficiente, meglio 5000 paganti che 100mila lettori a scrocco.

  4. Albert Antonini Mangia dice:

    @Mantellini grazie della segnalazione Massimo :-) La cosa che mi attira di più in tutto ciò è il fatto che per una volta noi italiani arriviamo per primi, sebbene il dietrofront di Murdoch è un vero segno di “confusion” come giustamente titoli! Anche se spesso il caos può precedere un grande cambiamento epocale…

    @Daniele hai ragione, ma il dato va letto anche diversamente: se non ci sarà “another free site” cosa faranno i lettori? Il caso italiano insegna, per due motivi:
    1) Corriere e Repubblica sono i più letti quotidiani cartacei italiani e nel piccolo esempio dell’App Store (leggi sperimentazione) si stanno muovendo in maniera sincrona e possono costituire un primo esempio da seguire per gli altri editori;
    2) la coda lunga o blogosfera, per la maggior parte, reblogga i contenuti del mainstream e non sempre riesce a proporre contenuti originali con lo stesso ordine, organizzazione e velocità dei principali gruppi editoriali.
    Questo semplicemente per dire che nello scenario sognato da Murdoch, RCS, Repubblica ed altri non è detto che esista “another free site”!

  5. pier dice:

    @Albert: C’è chi chiamerebbe cartello/trust una situazione nella quale tutti gli editori si mettono d’accordo..

    5000 vs. 100000 chi ha più appeal per la pubblicità? Un solo sito free monopolizzerebbe “naturalmente” la pubblicità (anche perché l’utente pagante immagino dia per scontato di non essere disturbato dalla pubblicità visto che per l’appunto paga..)

  6. Editoria italiana contromano « Dario Bonacina dice:

    […] italiana contromano 21 09 2009 Non possedendo un iPhone, se non l’avesse segnalato Mantellini non avrei mai saputo che le App di Corriere e Repubblica sono divenute a pagamento […]

  7. Dario Salvelli dice:

    I sondaggi non sono poi così affidabili :-)

  8. Alberto dice:

    Se il dato del 5% fosse reale sarebbe molto interessante per gli editori: è elevato.
    Io, in ogni caso, continuerei ad informarmi come faccio ora: evitanto come la peste tv, radio, giornali (cartacei free o apagamento o online) e attingendo al mio feed reader e a twitter/FF composti da persone e non da editori.
    Non mi importa se non sono organici, organizzati, completi o qualsiasi altro difetto vogliate trovargli. Sono più veri, più diretti e più interessanti!

  9. Lopo dice:

    Un altro elemento di discussione: leggevo sul blog di Telese che dei circa 25000 abbonamenti a “Il Fatto Quotidiano”, il 60% è all’edizione in PDF. Certo perché costa meno (100 euro in promozione, io stesso l’ho sottoscritto così, anche per comodità e per evitare sprechi inutili di carta), ma tenendo conto che il punto di pareggio era calcolato in (mi pare) 8000 abbonamenti, e supponendo che rispetto all’abbonamento cartaceo siano state eliminate solo le spese di stampa e distribuzione che non sarebbero entrate in tasca alla società che produce il giornale, abbiamo un quotidiano che ancora prima di nascere è sicuro di sopravvivere grazie *anche solo* alla propria versione on line.

    Ovviamente c’è una componente “partigiana”, in cui chi si abbona lo fa anche per sostenere un progetto a cui dà fiducia, ma secondo me non va sottovalutato che chi si abbona al “Fatto” non paga per avere qualcosa che troverà anche altrove (notizie tutte uguali, lanci di agenzia ricopiati ed espansi alla bell’e meglio, filmati saccheggiati da YouTube quando sono già vecchi di diversi giorni, ecc.), ma si aspetta di ricevere qualcosa che altrove non ha modo di trovare.

    Leggo che la media giornaliera di Repubblica.it è di circa un milione di visitatori unici. Il 5% è 50.000.
    Gli abbonati al PDF del “Fatto” sono circa 15.000, poco meno di un terzo. Ma la struttura del “Fatto” di certo non è neppure un terzo di quella di Repubblica.it.
    Insomma, aspettiamo di vedere il giornale e il suo esito tra qualche mese, o al momento del rinnovo tra un anno, ma di sicuro c’è di che riflettere.

  10. roberto dadda dice:

    Io credo che la domanda sia mal posta, la vera domanda è se si sia disposti a pagare se tutti i giornali di qualità online diventassero a pagamento, che è poi la cosa che probabilmente sta succedendo.
    Parlare di cartello solo perché i giornali, esattamente come i panettieri, decidono di fare pagare il servizio e di mettere lo stesso prezzo mi sembra assurdo: e i giornali cartacei allora sono per questo un trust?

    bob

  11. IvanCrema dice:

    Ci sarà sempre “another free site”, cioè, non è che dopo Napster abbiamo smesso di scaricare Mp3…
    Le edizioni cartacee sono sostenute dalla pubblicità, più che dalle copie vendute (se non sbaglio una pagina interna intera sul Corriere viene via per ca. 60000 euri e non aggiunge costi di stampa e distribuzione come farebbero 60000 copie in più), quindi anche l’on-line a pagamento sarà comunque pieno di pubblicità, per forza. Stiamo parlando di pachidermi (strutturalmente) come Corriere, Repubblica ecc., mica del piccolo quotidiano con le manette intorno, 50000 abbonati on-line pagano giusto la colazione degli inviati.
    Quello che ancora non capiscono è che il cambio di piattaforma porta ad un cambio del “modello di business”, che forse non è ancora stato trovato ed ottimizzato, ma certo non è (solo) questo del far pagare l’edizione on-line.

  12. aghost dice:

    mi pare che nessuno ponga la vera questione, la qualità dei contenuti. Se solo il 5% si dichiara disposto a pagare, significa che il 95% dei lettori non ritiene sensato spendere soldi per leggere cioè che attualmente legge gratis. Evidentemente ritiene che non valga la pena pagare la sbobba che i quotidiani ci rifilano.

    Io mi sono abbonato a “Il Ribelle” di Massimo Fini (è la prima volta in vita mia che mi abbono a un giornale), 50 euri per edizione cartcea-web, e lo leggo al 90%. Di Repubblica, che leggo abitualmente da circa 30 anni, leggo si e no il 25%. Insomma il 75% del giornale non mi interessa.

    Forse è questa la differenza che mi ha spinto a pagare… o no?

  13. Strategie ondivaghe e dati evidenti dice:

    […] Via Massimo Mantellini […]

  14. Carlo M dice:

    come la mettiamo…?

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=6672&ID_sezione=38&sezione=News

  15. worm dice:

    ma gli another free site saranno quel 5% che paga per scrivere qualcosa nel proprio blog

  16. pier dice:

    @roberto dadda: Certo che è un trust! prendendo per buoni i numeri dati dati 1000000 visitatori 50000 di questi pagherebbero per leggere il giornale 740000 no e cercano “another free site”, ora io inserzionista pubblicitario sono più interessato a far vedere il mio banner al 740000 persone o a 50000 ? (sempre nell’ipotesi in cui pagando sia disposto a vedere tonnellate di pubblicità sulla pagina web che sto guardando, il che non è per niente scontato IMO).

    La pubblicità sui quotidiani on-line verrebbe cannibalizzata dai giornali “free” semplicemente perché hanno un numero di lettori quasi 15 volte superiore.

  17. Sascha dice:

    Giornali che si basano solo sulla pubblicità sarebbero ancor più proni ai desideri degli inserzionisti. Possiamo discutere quanto vogliamo sulla qualità dei giornali italiani ma i giornali gratuiti distribuiti (non d’estate, per esempio) agli angoli delle strade sono davvero molto meglio? E dove rappresenterebbero un ‘nuovo modello di business’? Si tratterebbe di un caso di ‘come prima ma di più’…
    E a fornire le notizie non sarebbero degli eroici volontari ma i soliti noti – governi, partiti, aziende, chiese, gruppi di pressione (lo ripeto tutte le volte, giusto perchè è vero…)

  18. pier dice:

    Senz’altro vero, la mia tesi si concentra su un altro punto: se tutti i giornali on-line passano a pagamento si crea un cartello, perché se uno solo di essi si tira fuori avrebbe la potenzialità di distruggere gli introiti pubblicitari di tutti gli altri in quanto il numero di lettori sarebbe enormemente superiore.

    L’approccio deve essere in termini di qualità superiore: per ora si parla soltanto di promesse (giustificate o meno non sta a me dirlo), ma “il fatto” per il momento è riuscito convicere le persone che il suo prodotto è di qualità superiore e infatti ha trovato un riscontro nel numero di abbonamenti.

  19. roberto dadda dice:

    @pier Scusa, ma anche nel mondo dei giornali cartacei ci sono i giornali gratuiti, ma anche quelli a pagamento sopravvivono, perché mai in rete dovrebbe essere tutto tanto diverso?
    I lettori e la pubblicità vanno anche con la qualità, io per esempio non ho mai preso in mano uno dei giornali gratuiti che distribuiscono in metro a milano.

    bob

  20. ilbardo dice:

    Secondo me, apparte l’intervento di Lopo, tutta questa discussione esula dalla realtà, si concentra sul supporto e non tiene in nessuna considerazione il contenuto.
    Questa sera per me è una sorta di piccola vigilia di Natale: aspetto in piedi mezzanotte per poter scaricare il numero di domani de Il Fatto in formato pdf. L’abbonamento l’ho sottoscritto ai primi di luglio, quando ancora non si era nemmeno sicuri ci sarebbe veramente stato un giornale.
    E’ tutta la vita che leggo quotidiani, li ho letti tutti, ho cambiato spesso, spesso ho ricominciato a leggere un quotidiano che non leggevo più da tempo dopo un cambio di editore o direttore.
    Ancora non ho trovato quello che veramente cerco da sempre: un giornale che mi dia notizie, che me le dia tutte, che non imboschi nulla per tenere dietro ad interessi diversi dai miei, che non cerchi di persuadermi di niente, di convincermi di alcuna opinione.
    Il Pompiere della Sera e La Retorica non solo non ho più intenzione di comprarli, ma nemmeno li voglio leggere gratis, nemmeno li apro, se una copia mi capita tra le mani. Leggo il sito di repubblica di tanto in tanto in quanto lettura profondamente esilarante per lacune, refusi, errori e coraggioso sprezzo del ridicolo.
    La questione non è pagare o no per un giornale, ma pagare per quale giornale. Perchè si legge? Io voglio leggere notizie per sapere cosa succede. Mi rnedo conto che non posso pretendere l’indipendenza da RCS o da De Benedetti, quindi ne RCS ne De Benedetti potranno mai fare nulla che io possa avere voglia di leggere, a nessun prezzo.
    Forse un piccolo giornalino sfigato e con pochi mezzi saprà darmi quelloc he voglio ad un prezzo che posso pagare, forse no.

  21. pier dice:

    @roberto
    Quello che dici è verissimo, quello che contesto è il fatto che visto che fino a oggi hanno offerto tutti i loro contenuti in maniera gratuita, domani non possono far pagare tutto senza essersi messi d’accordo in maniera preventiva (formando appunto un cartello).

    Secondo me offrendo fino ad ora tutti i loro contenuti gratuitamente hanno creato un’aspettativa di “gratuità di fruizione delle informazioni” (che sostanzialmente è quello che evidenzia il sondaggio), questa gratuità dovrebbe essere garantita dalle entrate pubblicitarie, allora nel momento in cui Repubblica fa pagare la sua edizione on-line il Corriere lascia la sua gratuita intercettando una buona parte degli utenti “another free site” e di conseguenza vedendo esplodere la propria pubblicità.
    Se questo non succede perché tutti passano a pagamento in contemporanea secondo me ci sono gli estremi per chiamarlo cartello. Ovviamente questo è solo il cuore del problema ed è ovviamente banalizzato, ma credo di essermi spiegato.

    Devono trovare nuovi modelli di business, “il fatto” in quest’ottica è un tentativo, bisognerà vedere se avrà successo o meno, ma quantomeno non si può dire che non abbia provato “a mescolare le carte”.