C’è in giro una discussione su un articolo comparso nell’ultimo numero della edizione italiana di Wired. L’argomento sono le smart drugs e la scusa per parlarne è stata quella di chiedere ad uno scrittore di provare qualche pillola di Ritalin e di descriverne gli effetti. Con tanto di grande foto in copertina che rimanda al pezzo. Trovo si tratti di una discussione interessante perchè consente di tentare qualche accenno all’idea stessa di giornalismo.

C’è l’interpretazione classica, moralista e catechizzante sostenuta nella sua provocazione da Roberto Dadda, secondo il quale articoli del genere rischiano di indurre all’uso di sostanza pericolose e proibite i lettori. C’è invece il punto di vista contenuto nella risposta di Riccardo Luna, direttore di Wired il quale, annunciando prossime più approfondite spiegazioni, sostiene invece che il pezzo fosse comunque ben guarnito delle necessarie precauzioni del tipo “don’t try this at home”.

Ora a me viene in mente la serie TV Jackass, nella quale eroici deficienti si fanno del male per il divertimento loro e degli spettatori. Una serie di grandissimo successo trasmessa anni fa da MTV e approdata a suo tempo anche al cinema. Anche in quell’occasione si scatenarono in USA violente polemiche sulla opportunità di trasmettere scene simili. Se qualcuno sostenesse, oggi come allora, che Jackass fiancheggia il rischio di frattura del polso negli adolescenti (se non peggio) credo sarebbe complicato dargli torto. Lo stesso avviene con il pezzo di Wired sulle Smart Drugs: il Ritalin è un farmaco pericoloso e chi lo prende tanto per vedere l’effetto che fa è semplicemente un cretino, non troppo differente dagli scoppiati che si smarronano sui corrimano dei parcheggi americani mentre cercano di cavalcare il loro skateboard in Jackass.

La mia ininfluente opinione personale è che Wired di una trovata del genere poteva tranquillamente fare a meno. Però contemporaneamente penso che oggi un giornalismo che si preoccupi costantemente di cosa “sia bene” per i suoi lettori è un giornalismo finito. Da un lato questa aspirazione è stata travolta negli anni dalle pruderie dei giornali desiderosi di piacere a tutti ad ogni costo. E anche quando così non fosse, la residua inclinazione pedagogica della stampa è uscita comunque polverizzata dai nuovi canoni dell’etica comune che, semplicemente ha oggi differenti punti di riferimento rispetto ai poveri giornali. Dall’altro Internet ci ha ormai abituato ad una consultazione caotica delle fonti, dove si affiancano e si incrociano informazioni di segno opposto, spesso violentemente contraddittorie. Navigare fra gli opposti, fra il possibile e l’improbabile, è uno dei criteri di orientamento che abbiamo imparato in questi anni di nuova informazione.

Per conto mio lo scopo di Wired come di qualsiasi altro foglio oggi non puo’ essere altro che quello di raccontare l’esistente, senza caricarsi dell’impossibile peso di indicare per forza ogni quattro righe dove stia la saggezza e dove stia la verità. Il motto da inchiodare sulle porte delle redazioni, di tutte le redazioni, dovrebbe essere “Giu’ le mani dal lettore”. Divertitelo, informatelo, commuovetelo ma abbandonate la vostra celebre vocazione educativa. Nessuno se la aspetta più, nessuno ci crederebbe.

Se cosi’ stanno le cose bene ha fatto il mensile diretto da Riccardo Luna a suggerire a Gianluca Morozzi di cimentarsi nella cronaca del proprio dubbio infurbimento farmacologico: chi legge il pezzo troverà comunque elementi per farsi una opinione personale al riguardo. E pubblicare una cosa del genere è tutto sommato anche una piccola ammissione di fiducia nelle capacità di galleggiamento dei propri lettori. Che tipicamente sono assai meno fessi di quanto non ci si aspetti. O così almeno a noi piace pensare.

Giu’ le mani dal lettore, raccontiamo il mondo in tutte le sue varianti possibili, gli emuli ed i cretini non hanno bisogno di scuse per continuare ad esserlo: per tutti gli altri si tratta di informazioni e di prove tecniche di una nuova normalità navigando fra gli opposti.

44 commenti a “Navigando fra gli opposti”

  1. chamberlain dice:

    Il Ritalin era in tabella 1, con cocaina e eroina (quando c’erano le tabelle). Nel 2003 è passato da stupefacenti a psicofarmaci. La Gabanelli aveva fatto una puntata sul Ritalin (utilizzato per curare l’iperattività infantile). Non è una smart drug, è un farmaco. L’articolo mi è sembra affronti la cosa in modo abbastanza leggero e, nonostante le intenzioni potessero essere diverse, il finale è: “Ehi ragazzi, ho scritto un romanzo in quaranta ore senza dormire!”.

  2. alessandro dice:

    e quindi la morale e’ sempre quella: facciamo pubblicita’ agli stupidi!

  3. Daniele Minotti dice:

    Malgrado la pensi un po’ diversamente da chamberlain rispetto alle questioni psicofarmaci vs. droghe e tabelle che non esiterebbero piu’, non sono qui a fare il chimico (che non sono) o il giurista (che non e’ il caso). Anche perche’ non e’ quello il punto.
    Sicuramente, sono pienamente d’accordo con lui – ed e’ questa la cosa importante – che quell’articolo (mi aveva gia’ impressionato la copertina) e’, a dir poco, leggero.
    Sicche’, l’analisi di Bob Dadda mi sembra tutt’altro che moralista e catechizzante.
    Semplicemente, e’ realistica e fondata su basi scientifiche indsicutibili (e note, almeno per chi le vuole conoscere): ce lo sentiamo dire da decenni che le droghe (smart o idiote) sono fighe, che fanno suonare bene la chitarra, che fanno scrivere poesie memorabili, ma, alla fine, sono *merda* (Massimo, perdonami il termine, ma non so trovarne uno piu’ adatto).
    Malgrado questo ridicolo sforzo nell’eufemismo di definirne alcune come *smart*, quasi fossero fighe, da fighi, da intelligenti. Insomma: cool.
    E cio’ va detto, ad alta voce, alla faccia del fricchettone in copertina (che, per inciso, sembra tutt’altro che smart, almeno ai miei occhi).

    P.S.: Permettomi di dire che se l’articolo fosse stato realmente esausitivo, la stessa redazione non avrebbe sentito la necessita’ di far uscire un nuovo articolo, la prossima volta. Mi sembra una contestazione elementare.

  4. roberto dadda dice:

    Massimo davvero tu pensi che in quell’articolo la rilevanza data alla segnalazione della pericolosità del farmaco abbia almeno lo stesso peso dato alla descrizione dei mirabolanti effetti positivi?

    Se essere moralista e catechizzante vuole dire combattere contro l’idea che si possa pubblicizzare un farmaco tanto pericoloso mettendo l’accento sui suoi benefici (peraltro mal descritti, il Ritalin migliora l’attenzione e la veglia, certo genio non diventi, uno stupido resta stupido) e non dando il minimo accenno ai problemi che potrebbe provocare sono felice e fiero di essere moralista e catechizzante, credimi.

    Arrivare a dire che bene ha fatto Wired a procurare il farmaco e a invitare Morozzi senza alcun controllo ad assumerlo permetti di dire che mi pare molto strano soprattutto se questa affermazione viene, come nel tuo caso, dalla bocca di un medico!

    A questo punto cerchiamo un altro scrittore e invitiamolo a fare sesso sotto cocaina e poi strilliamo in copertina “Con la cocaina ho avuto i migliori orgasmi della mia vita”.

    bob

  5. Dario Salvelli dice:

    Ma l’articolo è solo su carta stampata? No perchè nel caso il problema non si pone, ce ne dimenticheremo subito domattina. Seriamente io concordo parzialmente con Dadda ed a metà con Mantellini per quanto riguarda il “non” rapporto con il lettore. Poi non ho letto l’articolo dunque non posso aggiungere altro e dire nulla a riguardo.

  6. Nococozza dice:

    C’è di peggio in Wired, come ad esempio Aranzulla che risponde “di cose informatiche” in una specie di rubrica della posta “di cose informatiche”

    brrrrrrrrr

  7. Simone dice:

    Comunque anche sniffarsi l’aria che friggete coi vostri post e commenti e’ un bel trip. Al confronto Ritalin diventa Ventolin.

  8. jan dice:

    L’articolo sul Ritalin, farmaco che il suo produttore cerca di spingere in ogni modo su nuovo mercati, compreso quello infantile, è davvero imbarazzante.

    Finora una rivista superficiale ed avvilente.

  9. roberto dadda dice:

    @Dario L’articolo è sul sito http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/07/storie/smart-drug-.aspx con uno strillo notevole:

    “Lo scrittore Gianluca Morozzi diventa cavia per Wired e prova Ritalin per una settimana. Risultato? Un romanzo stupefacente”

    Ho l’impressione che continuando a dire che hanno comperato il Ritalin e lo hanno dato a qualcuno potrebbero avere dei problemi, certo ci diranno che è una iniziativa personale di Morozzi che casualmente (!!!) ha avuto l’idea di fare quell’esperimento quando loro avevano nel cassetto un articolo tradotto da pubblicare sulle smart drugs. Comperarlo per uso personale è molto meno grave.

    Ma tu guarda i casi della vita!

    Forse una chiacchierata che so con un ciclista che racconti i problemi che ha avuto chi somministrava epo, farmaco molto meno pericoloso, la farei!

  10. Ivo Quartiroli dice:

    Mah… le smart drugs mi fanno tanto metà anni ’90, quando rilfettevo se pubblicare o meno libri sul tema. Decisi di no. Quello delle smart drugs è uno dei tanti aspetti della digitalizzazione della realtà, che ha da tempo invaso il piano biochimico, inteso a dare un upgrade alle performance mentali. Tutto fa… pur di non guardarsi dentro, dove si vedrebbe una voragine che nessuna molecola potrebbe colmare..

  11. Federico Balestra dice:

    Scusate,
    mi sembra che meno della metà dei partecipanti a questo “simposio” non abbiano letto l’articolo in questione. Come “accennato” dalla testata il rintalin non riesci a comprarlo normalmente nemmeno negli Stati Uniti, in Italia non ne parliamo.

    L’articolo della rivista, che tanto disprezzate, cercava di dare un seguito a quello che potrebbe succedere in una società “psico-farmizzata” arrivando a segnalare i primi eccessi di iper-produttività richieste da certe aziende.

    Ma siamo in Italia, siamo abituati (come dice Massimo) a valutare attentamente il bene ed il male, censurando nella maggior parte dei casi quello che in realtà non ci piace, per poi scoprire che il mondo è andato avanti senza di noi…

  12. roberto dadda dice:

    @federico Spiegami per favore una cosa: perché mai preconizzi un mondo futuro dove si vendano liberamente farmaci molto pericolosi, allora perché non la cocaina?

    Comunque se questo mondo davvero arriverà, io ne dubito, preferisco non esserci…

    bob

  13. Pinellus dice:

    io l’ho finito di leggere (leggo a puntate causa mancanza di tempo) proprio ieri sera. Mah, a me non è dispiaciuto e francamente ne esce una esperienza di questo Morozzi con il Ritalin abbastanza deludente. Alla fine non gli è successo nulla di eclatante e il messaggio che (imho) è passato è: il Ritalin è una cagata pazzesca.

    Concludo col dire che Wired pian pianino sta cominciando a piacermi. Nel panorama desolato delle edizioni patinate italiane, Wired svetta per originalità sia dei contenuti che dell’impaginazione.

  14. Enrico dice:

    Non è proprio vero, esiste in Italia un diffuso mercato nero del Ritalin abbastanza semplice da raggiungere, e su internet per acquistarlo basta la carta di credito. Tra gli adolescenti è molto diffuso, e sta già facendo parecchi danni.
    Articoli come questo nin hanno senso e possono fare danni, tra l’altro non si capisce che razza di informazione sia questa. Informazione sarebbe un’inchiesta sulla diffusione e l’uso della sostanza tra i giovani, e sulle conseguenze (soprattuttto a lungo termine) dell’abuso, ma su queste cose si preferisce chiudere gli occhi. Non c’è genitore che non cada dalle nuvole quando scopre che il figlio assume certe sostanze.
    Far assumere il ritalin a un adulto per vedere l’effetto che fa è un emerita bischerata e non ha alcuno scopo informativo, può solo fare danni.
    Ma di certo lo scopo che wired si proponeva è stato raggiunto dato che siamo tutti qua a parlarne. Mi pare che Corona e compagnia sitano facendo proseliti, ma del resto viviamo nell’epoca della superficialità e del nulla, non possiamo aspettarci nulla di meglio di questo articolo.

  15. dani b. dice:

    Umh…L’articolo l’ho letto e al di là di tutte le (giustissime e doverose) riflessioni etico-morali del caso o non mi ha dato granché.
    Soprattutto: sono l’unico che l’ha trovato una grandissima marchetta ad un autore che non aveva mai sentito nominare prima?

  16. worm dice:

    altro che smart drugs, qua la gente si fa di coca

  17. Federico Balestra dice:

    @dadda: non mi sembra che non si facciano film, trattati, servizi TV o altro sulla cocaina, anzi… Sono d’accordo anch’io sulla pericolosità di queste sostanze, ma se non sappiamo nemmeno che esistono cosa facciamo?

    E’ chiaro che in Italia ci sia una rete illegale di farmaci (come di migliaia di altre cose), ciò non toglie che sia proibito parlarne su una rivista o che andava fatto un trafiletto su come i bravi ragazzi nn debbano usare le anfetamine… che generazioni di italiani usano dagli anni 60 e non da quando è arrivato il rintalin…

    Scusate ma volete censurare tutto quello che non vi sembra buono? Anche se spesso si finisce almeno per discuterne? Visto che il “mercato nero c’è”, non è un’errore che nessuno fino ad oggi ne abbia parlato?

  18. Michele dice:

    grazie Massimo..ora ho capito perchè l’articolo di Wired non mi ha sconvolto in nessun modo; sono stato un grande fan di Bam Margera e tutta la banda di pazzi di Jackass.

  19. Zagabart dice:

    L’articolo in questione l’ho letto e non mi ha detto un granchè mi è sembrata una gran pirlata (da parte di chi l’ha scritto e di chi si è sottoposto al “trattamento”); mi è sembrato di gran lunga migliore il pezzo successivo, tra l’altro trattava dell’uso scriteriato dei farmaci per bambini ed adolescenti inquieti USA. Era molto dettagliato dal punto di vista scientifico.
    Sono abbonato a Wired (mi sembrava una rivista abbastanza innovativa, all’inizio) ma qualche volta penso che sia piena di voglia di stupire a tutti i costi, senza spiegare chiaramente le cose.

  20. roberto dadda dice:

    @federico Io non opino sul fato che si parli di qualsiasi cosa, opino sul come è stato fatto.
    Io lo ho riletto molte volte e francamente credo sia molto strano anche solo pensare che i pericoli siano stati evidenziati come sarebbe logico e doveroso fare.
    Il fatto poi di comperare un farmaco del genere al mercato nero per somministrarlo senza controllo a un soggetto che non ne ha bisogno e sul quale apparentemente nessun medico ha fatto il minimo controllo si sicurezza prima della somministrazione mi sembra follia.
    Certo che si fanno servizi sulla cocaina, ma io servizi che dicevano la ho comperata dallo spacciatore del parco e ho pagato un signore per assumerla e i risultati sono stati stupefacenti, ha camminato sulle acque non ne ho, per fortuna, mai visti!

    bob

  21. Valentino dice:

    chi l’ha detto che i valori non sono cool? vedi alla voce Obama

    > “penso che oggi un giornalismo che si preoccupi costantemente di cosa “sia bene” per i suoi lettori è un giornalismo finito”

    > “dall’altro Internet ci ha ormai abituato ad una consultazione caotica delle fonti, dove si affiancano e si incrociano informazioni di segno opposto”

    io mi immagino il contrario. proprio perchè è carta stampata, perchè un mensile in edicola è un prodotto compiuto e finito, io mi aspetto più coerenza, più qualità, controllo delle fonti, e una direzione con un certo punto di vista che non sia solo modaiolo

    se un giornale prende una posizione scomoda, vorrei che lo facesse per il coraggio delle idee (“che cambiano il mondo”, così recita Wired), non per vendere più copie con una copertina ridicola

  22. chamberlain dice:

    @Daniele: ovviamente ho semplificato la questione tabelle, ovviamente intendevo dire che è scomparsa la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, era per sottolineare come comunque non si trattasse di “smart drugs”.

  23. Daniele Minotti dice:

    Tranquillo, e’ venuta fuori, soltanto un attimo, la mia professione, ma si e’ ritirata subito ;-)

  24. In risposta a “Navigando fra gli opposti” | Valentino Aluigi dice:

    […] scrivere un commento in risposta a Massimo Mantellini, sull’articolo in copertina all’ultimo Wired, ma visto che l’ho letto tardi e i […]

  25. vb dice:

    1) Una cosa è pubblicare tutto in modo che il lettore si faccia una sua opinione, una cosa è spararlo in copertina con toni trionfali e in modo quantomeno equivoco. Credo ben che non sia vero, ma a me, che non leggo Wired, vedere quella copertina ha fatto pensare “chissà quanto ha sganciato la casa farmaceutica”.

    2) Dunque l’obiettivo di Wired è di essere credibile e autorevole quanto Jackass di MTV?

  26. chamberlain dice:

    Per me invece Wired Italia al momento è una grandissima delusione, e con quella copertina e quel servizio mi hanno dato l’impressione di voler compiacere i lettori alla Beavis and Butthead (o alla jackass, per intenderci).

  27. mfp dice:

    Mantelli’, basta con le markette a Wired Italia… t’ho visto un po’ titubante quando andaste tutti li’ (Genovese, Dettori, e tanti altri) a fargli la marketta net-visiva per il lancio… e tituba un po’ di piu’ porca miseria! Invece di titillare!

    Quell’articolo non descrive nulla di cio’ che pretende di descrivere. Di’ a Riccardo Luna che la prossima volta che vuole fare un esperimento analogo manda qualcuno a casa mia, io esco in giardino, prendo una delle 10-15 specie vegetali comuni che contengono principi psicoattivi (ognuna ha delle sfumature piu’ o meno utili al raggiungimento di un obiettivo specifico), glielo sintetizzo davanti agli occhi, se lo prende in buona fede, e poi INSIEME ne descriviamo l’effetto (perche’ io rimango lucido; un trip senza guida e’ l’annuncio di un disastro). Ah, la persona che mi manda non puo’ essere una qualunque eh; deve essere una persona curiosa (anche di se stesso), coraggiosa (altrimenti il trip gli va di traverso) e esperta (ie: uno che in passato ha vissuto); altrimenti poi non descriviamo nulla di utile.

    Questo se vuole scrivere sul serio dei viaggi che si facevano Jimi Hendrix, piuttosto che Fellini, piuttosto che Kary Mullis. Se invece gli basta alzare clamore per vendere cagate agli intellettuali radical chic… ah beh… allora per quello siete piu’ bravi voi.

  28. mfp dice:

    p.s.: e censura il Minotti che con le droghe e’ sempre bacchettone. E cioe’ nel negarle tutte fa piu’ danni che altro… senza contare poi che magari nella privacy silenziosa del suo bagno quando e’ troppo nervoso si prende pure lui qualche pasticchina (non conosco il Minotti; lo sto usando come mero stereotipo del bacchettone). Legalizzare l’uso delle sostanze naturali non additive permetterebbe quantomeno di fare la guerra a quelle invece pericolose (perche’ rimarrebbero solo quelle catalogate come droga, e li’ dove spari spari vai bene). Glielo insegnano le esperienze concrete di stati interi (Colorado decenni fa, Svizzera 10 anni fa, Portogallo 2 anni fa; Olanda praticamente da sempre); e io glielo ripeto ogni volta che lo vedo esprimersi in tal senso… pero’ niente… continua a fare il bacchettone… e’ un limite oramai culturale, corticalizzato. Va Eliminato o Riprogrammato, e nel frattempo Censurato!

  29. Rocco Rattazzi dice:

    Rilevazione: il servizio di Wired coinvolge l’editore, il direttore, lo scrittore, la casa farmaceutica, l’insieme dei lettori, che fanno 100. Il gruppo di lettori conta dunque il 20 per cento. Il rimanente 80 per cento h gradito l’articolo e ne e’ soddisfatto.
    Quindi l’articolo e’ un successone.

    Stupidaggine a parte, tutti noi potevamo farne a meno, di quel servizio. Ma il produttore del farmaco, Wired e lo scrittore credo ci abbiano guadagnato.

  30. roberto dadda dice:

    Se a qualcuno interessa ho pubblicato sul mio blog qualche ulteriore notizia sul Rutalin del quale molti sembrano ignorare la pericolosità!

    bob

  31. roberto dadda dice:

    @rocco Francamente non credo che il produttore del farmaco sia minimamente coinvolto, una casa farmaceutica di quelle dimensioni sa benissimo che se venisse fuori una cosa del genere le grane sarebbero molto pesanti. Il fatto che editore e scrittore debbano guadagnare mi pare scontato, i veri problemi stanno nel messaggio, nella non informazione rispetto ai rischi, ma solo rispetto ai presunti benefici e ultimo, ma forse più critico, nell’acquisto e nella somministrazione illegale di un farmaco.

    E la rivista? Muta!

    Certo che il social lo hanno capito proprio bene loro…

    bob

  32. Kluz dice:

    Avevo già letto online di esperimenti simili fatti da giornalisti in cui prendevano in prima persona o droghe per perfomare nello sport o queste cosidette “smarth drugs”. Il livello era ben altro. Leggere l’articolo di wired Italia invece, fa abbastanza cacare:
    nell’illustrare accuratamente e lucidamente l’insieme di effetti di ogni genere della sostanza è praticamente nullo (gli effetti del “sesto giorno”, mi paion poi, giusto per citare un esempio, a dir poco molto singolari per il Ritalin); di sicuro non è un articolo “tecnico”.
    Come “godibilità letteraria” poi è mediocre.
    Cestinare!

  33. frap1964 dice:

    Non ho ancora preso questo numero di Wired, quindi parlo della percezione che può avere il possibile lettore/acquirente della rivista (che magari nemmeno la conosce) vedendo la copertina in edicola.
    Il messaggio evidente che passa eh: “Ehi, comprami! Che all’interno ti parlo di questa pillola della genialità dal risultato stupefacente!”
    Ora mi riservo di verificare personalmente cosa emerga poi effettivamente dall’articolo.
    Che “bisogna avere fiducia nella gente e non pensare sempre di dover insegnare qualcosa al mondo” come dice Luna, nella sua risposta a Dadda.
    Quello che mi domando, nel frattempo, è se Luna pensi di conquistare la fiducia di nuovi potenziali lettori con questi mezzucci qui.
    Han cominciato con la Montalcini e dopo sei mesi son già messi così per i 4 euro?
    E vabbè, allora tette e culi non tarderanno (o son già passate?).

    P.S. Cosa non si scriverebbe poi per vedere il proprio nome, almeno una volta, sotto “Special Contributors”.

  34. frap1964 dice:

    E meno male che è la rivista di STORIE IDEE E PERSONE CHE CAMBIANO IL MONDO.

  35. Effetti collaterali del Ritalin sul web | Plumfake dice:

    […] sul blog di Massimo Mantellini: […]

  36. roberto dadda dice:

    @kluz Sai che anche a me è venuto in mente che potrebbe essere solo un gran lavoro di fantasia?

    bob

  37. Vulker dice:

    Come vanno le vendite di wired italia?
    (io mi ero abbonato, poi ho disdetto dopo aver ricevuto il primo numero!)

  38. IvanCrema dice:

    Mi associo al coro, l’articolo è povero, ma povero povero. In più, fa proprio venire la curiosità di provare il Ritalin o simili, visto che sono elencati altri farmaci della famiglia.
    Beh, mi pare che anche Wired sia povero, mi sono abbonato con la speranza che non fosse un altro Focus, no, è diverso, ma vale tanto quanto, a parte il fatto che ci scrivono tanti bei fighetti innamorati di Apple e tecnologia, ma non un tecnologo serio che spieghi qualcosa della tecnologia delle apparecchiature di volta in volta descritte (markettate?).
    Per la cronaca, gli abbonamenti hanno raggiunto quota 60000, il mio non lo disdico perchè nella massa di pagine, qualcosa di curioso da leggere in bagno, comunque c’è; speriamo che sparisca presto la rubrica di due pagine di posta autoincensante, però.
    Tra l’altro, visto la quantità di commenti a questo post, se RiccardoLuna si ritiene così duepuntozero, un’interventino sarebbe quasi d’obbligo (quasi perchè poi può ben fare quel che gli pare).

  39. roberto dadda dice:

    Se a qualcuno interessa ho risposto sul mio blog al pezzo di massimo.

    bob

  40. ezekiel dice:

    Sì, “giù le mani dai lettori” ma oggi i lettori si esprimono attivamente nei social media e queste sono proprio le loro critiche. Allora, forse, più che contestare queste ultime è il caso di utilizzarle come bussola per capire quale è il verso giusto, chè a volte navigando troppo ci si perde…

  41. ilbardo.it dice:

    Forse io sono una persona troppo anziana, ma mi pareva di ricordare che fosse il Ritalin quello che prendevano alcuni colleghi a giurisprudenza, prima di alcune specifiche date d’esame. Ciò accadeva quanto i brontosauri scorazzavano liberi nella prateria.
    Dove sta la novità del pezzo? La realtà che non era nota e non era raccontata e Wired racconta ai suoi lettori?
    Dov’è il giornalismo in questo pezzo.
    Perdonate il mio sbotto di snobismo, ma penso sarebbe meglio che Luna tornasse al più presto agli unici lettori che gli sono consoni, quelli della curva sud dell’Olimpico.

  42. valentina dice:

    pezzo mediocre e inutile.
    qui si può leggerne uno in apparenza analogo (a parte il farmaco, Provigil e non Ritalin), ma in sostanza migliore e senz’altro più utile (notevole lo sviluppo nei commenti su velocità e performance)
    http://www.johannhari.com/archive/article.php?id=1298
    bel pezzo di Johann Hari sull’Evening Standard, maggio 2008

  43. roberto dadda dice:

    Certo quello che manca qui, come spesso accade, è una risposta di Mantellini a chi contesta la sua analisi.

    Dove diavolo è finito il social fatto di conversazione?

    Siamo sempre più di fronte ad affermazionio scritte sulla pietra da portatori di verità?

    bob

  44. leo dice:

    D’accordo con i più.

    L’articolo fa cagare.