Carlo Malinconico presidente della FIEG racconta all’ANSA quali saranno i prossimi passi degli editori italiani alla ricerca di quel denaro che – dal loro punto di vista – la rete Internet quotidianamente estrae dalle loro tasche. Le strategie sono quelle vaghe e di segno spesso molto differente che gli editori in tutto il mondo vanno raccontando da un po’ di tempo: un minestrone fatto di micropagamenti, abbonamenti, servizi premium ecc. ecc. Personalmente mi colpisce che si insista tanto sulla tracciabilità dei contenuti:


Un aspetto essenziale della tutela del prodotto giornalistico, afferma il presidente della Fieg, “é la ‘tracciabilita” del contenuto editoriale, che nella rete è oggetto di un numero indefinito di riproduzioni libere cui si ricollegano ricavi pubblicitari che però non arrivano agli editori. Si calcola che il prodotto editoriale incrementa del 30% circa la navigazione su Internet: di questo incremento si avvantaggiano tutti, motori di ricerca, aggregatori di notizie, fornitori di servizi telefonici, provider di Internet, tutti meno gli editori. Questa è vera e propria ingiustizia, in senso economico oltre che giuridico ed etico, che richiede l’intervento del legislatore e delle autorità di regolazione”.


Tracciare i propri contenuti in rete è la tomba di ogni aspirazione di business da quelle parti. Invece che fare l’eco ai soliti integralisti della proprietà intellettuale che sognano una Internet controllata che non potranno avere (per ora), c’è da chiedersi per esempio perchè continuare con questa “palla” (“ingiustizia” la chiama Malinconico e subito viene in mente Calimero) del guadagno altrui. I motori di ricerca non guadagnano dai contenuti editoriali (al massimo sono dentro un meccanismo a guadagno condiviso con gli editori stessi) ed in ogni caso basta una riga di codice per non farsi indicizzare dagli spider senza bisogno di piangere calde lacrime; gli aggregatori più importanti come Google News hanno accordi commerciali con gli editori mentre gli altri, quelli sgarruppati che fanno copia-incolla feroce delle news editoriali, almeno in Italia, mediamente non guadagnano un soldo; quella dei fornitori di servizi telefonici è una discreta barzelletta, i provider di Internet puri quasi non esistono più.

Insomma la regola numero uno potrebbe essere quella di smettere di trascinarsi dietro luoghi comuni, magari mutati dal contesto USA (che è una realtà molto diversa con differenti numeri) e di rendersi conto che non ci sono oggi in rete grandi “ladri” del lavoro giornalistico. Tutte queste schermaglie dialettiche servono solo per non dire direttamente agli unici destinatari di simili notizie che le cose sono cambiate e che da domani si cercherà di far loro pagare tutto.

(via Marco Bardazzi)

7 commenti a “Tracciabilità vo cercando”

  1. Maurizio Gotta dice:

    A me risulta che i giornali siano sovvenzionati dai soldi che lo Stato estrae anche dalle mie tasche, e accidenti, non sono mai riuscito a tracciare che fine fanno quei soldi, anche se lo sospetto.

  2. Fabrizio dice:

    Si finiremmo per pagare due volte la stessa cosa, e non credo che ci guadagnerà mai la qualità.

  3. ArgiaSbolenfi dice:

    Finirà che con una quota dell’abbonamento a internet finanzieremo le industrie traballanti con più potere lobbistico. Che per chi continua a comprare il giornale e i dvd è anche una discreta presa in giro. Chissà se i baristi avranno la loro particina, dato che i discorsi da bar si stanno trasferendo sui blog :)

  4. oneenergydream dice:

    Le cose cambiano e i modelli di business sono di conseguenza non più validi!
    Ripensare tutto impone che qualcuno paghi in prima persona!

  5. nicole kelly dice:

    Il Corriere si e’ gia’ premunito: da qualche tempo, sotto ogni articolo, in caratteri assicurativi, c’é l’avvertenza “Riproduzione Riservata”.
    Il prossimo passo “orwelliano” potrebbe essere un accordo poliziesco con i motori di ricerca – sempre pronti a servire cause liberticide (vedi Cina) – per inseguire, perseguire e spennare chiunque riporti l’articolo e/o il link relativo all’articolo di loro proprieta’. Orwelliano perchè agli editori spiace che si ritrovino in rete vecchi articoli .

  6. valentina dice:

    e incartare il pesce quanto ci costerà?

  7. Marco F. dice:

    L’iniziativa della FIEG pare trovare una certa aderenza con quanto scritto nell’introduzione a questo articolo:
    «Pagare news? Solo se giornali fanno “cartello”» (L’Unità)
    http://www.unita.it/news/internet/87205/pagare_news_solo_se_giornali_fanno_cartello