Nella pagina economica di oggi di Repubblica c’e’ un lungo articolo di Giorgio Lonardi che a prima vista sembra un grande marchettone ad un nuovo sodalizio di aziende italiane decise ad insidiare il primato nel campo delle pizze surgelate. Gli ingredienti della pubblicità volontaria ci sono tutti, marchi ben esposti dei quattro alleati pizzaioli (Auricchio, Beretta, Wuber e Nostromo), fotina di come sara’ il packaging della nuova pizza surgelata che spezzerà le reni alla concorrenza, proclami guerreggianti (“Ne venderemo tre milioni”), intervista al 31enne timoniere del progetto che partira’ il prossimo 8 settembre in Friuli. Poi pero’ un po’ per l’autore del pezzo che e’ un giornalista serio, un po’ per contrastare il mio “pensar male” ho proseguito la lettura dell’articolo tutto basato sulla centralità del made in Italy: aziende italiane che si consorziano per produrre un prodotto surgelato della tradizione italiana con ingredienti di qualità. Mi ero quasi convinto ed ero anzi ansioso di assaggiare la nuova pizza surgelata made in italy nonostante il brand sia quello che è (“Pizza, le Firme del Gusto”). Poi ho letto questa parte della intervista a Dario Roncadin:


Roncadin non ha dubbi: “Si tratta di una garanzia in piu’ per i clienti e di una valorizzazione delle eccellenze del made in Italy“. Riguardo al futuro Roncadin ha idee molto chiare. Dice:”La strada delle alleanze è appena iniziata. Ad esempio stiamo trattando con Bertolli per proporre al mercato una focaccia bianca all’olio extravergine di oliva“.


In realtà il marchio Bertolli cosi come il Tonno Nostromo non sono marchi italiani visto che fanno capo ad aziende spagnole, dei 4 gusti della pizza citati nel titolo due, Beretta e Wuber, sono uno solo, visto che sono marchi della stessa azienda, mentre il provolone Auricchio con la pizza, non si sa bene cosa c’entri. Insomma, la vita e’ dura anche per Giorgio.

61 commenti a “Inserzionisti italiani”

  1. Claudio Cicali dice:

    La pizza surgelata è un concetto che mi fa pena, un po’ come il caffé in lattina dell’autogrill. Che roba triste :)

  2. Dario B. dice:

    Lo stile, però, è un po’ Turaniano, mi pare…

  3. Daniele Minotti dice:

    Beh, la pizza con provola o provolone oltre ad essere una prelibatezza e molto piu’ tradizionale di altre apparentemente tali.

  4. Enrico (bis) dice:

    Vedo già il “timoniere del progetto” consulente futuro della Brambilla: insieme alla pizza un autodesivo omaggio “Magic Italy” e un bicchierino di Tavernello come vino (?) da accompagnamento
    Queste sì che sono sinergie

  5. tiziano dice:

    tra l’altro la Nostromo sta facendo una delle campagne pubblicitarie che trovo più odiose, con quei poveri tonni costretti a sopportare le battute di cattivo gusto di quel finto marinaio

  6. Daniele Minotti dice:

    Scusate… A parte la proprieta’ di 2/4 della cordata, tralasciati i sospetti markettari, non va piu’ bene neanche un giovane (peraltro con un buon nome alle spalle) e un brand tutto sommato *neutro* (assolutamente improponibile un avvicinamento con Magic Italy, neppure con la piu’ suggestiva suggestione).
    Allora, andava meglio Andreotti alla guida di “Pizza & Mafia* prodotta in Cina?
    Oppure – e forse anche meglio – una bella simil-pizza Coop?

  7. Daniele Minotti dice:

    @tiziano
    Si’, neppure a me piacciono quegli spot. E non per ipocrisia.

  8. Kluz dice:

    Non sono un purista: non snobbo “pizza sugerlata”, “caffè in lattina”, “pasta cup” ecc. etc.
    Importa solo che il rapporto costi /benefici (in primis gusto e prezzo) sia soddisfacente. Qualora lo fosse ad es. non avrei troppe reticenze a mangiare una pizza da un “vending machine”.
    Però al momento è tutto da dimostrare.

    Ho qualche domanda
    1) “insidiare il primato nel campo delle pizze surgelate”: chi lo detiene? Non lo so, ma, comunque sia, il distacco delle migliori pizze surgelate del super è ancora molto ingente. Sicuramente, non me ne voglino le pizzerie, riuscissero a ridurlo, me ne compiacerei.
    2) il progetto parte l’8 settembre, ma, sul mercato, quando?

    Ad ogni modo, purtroppo, le marchette (consapevoli o meno) travestite da articoli, son praticamente una abitudine regolare, quantomeno, nella sezione economica dei giornali.
    Esempio classico i fondi d’investimento.

  9. Kluz dice:

    “non me ne vogliano”

  10. Daniele Minotti dice:

    La sindrome del ragionier Filini… ;-)

  11. alberto dice:

    Non capisco bene se c’è del compiacimento nel constatare che il povero cronista è stato beccato con le mani nella marmellata o se si spera davvero che i giornali si liberino dal condizionamento degli inserzionisti. Oppure se si preferisce che il condizionamento sia nascosto meglio.

  12. La Cosa dice:

    oggi sono rompiballe, 2/4 non esiste!!! si semplifica a 1/2, quanto alle pizze surgelate bleeeeeeeeeeeeeh

  13. Daniele Minotti dice:

    Piu’ che rompiballe, poco riflessivo: significava due su quattro. In questi casi, non si semplifica perche’ si tratta di termini assoluti.

  14. massimo mantellini dice:

    @klutz, il mercato delle pizze surgelate e’ dominato da una casa tedesca, la Cameo

  15. MacRaiser dice:

    Nella pur giustissima osservazione di Mante, e cioe’ che il marchio “Made in Italy” ha piu’ o meno lo stesso tasso di autenticita’ medio del marchio “Mulino Bianco”, manco voglio entrarci. E’ che me questa retorica onnipervasiva del “Made in Italy”, usata come Mussolini usava quella degli antichi fasti dell’impero romano, ha semplicemente rotto gli zebedei.

  16. Daniele Minotti dice:

    @MacRaiser
    Ehm… la globalizzazione è anche passata di moda :-)
    Non so… certe tue frasi mi fan pensare che accomuni la fierezza di Made in Italy ad un nazionalismo sfrenato…
    Boh, lo fanno in USA, UK e Francia (ovviamente per i proprio Paesi) e i fascisti non ci sono mai stati.
    Personalmente, non ci trovo nulla di male, anzi è un cardine (ancorché consunto) della nostra economia.
    Infine, non confonderei la proprietà con il Made in Italy.

  17. Muttley dice:

    Eh Minotti pone un problema interessante: la passata di pomodoro prodotta da una ditta italiana di proprietà olandese con pomodori provenienti dalla Cina, può essere qualificata come Made in Italy?

  18. mORA dice:

    Minotti pone due problemi interessanti allora; il primo è la definizione di Made in Italy, marchio apposto su capi da ditte a minoranza italiana ma fatti all’estero, ma disegnati all’estero, ma commercializzati all’estero col marchio Made in Italy.
    Il secondo è sulla definizione del Governo di Vichy, Made in France ;)

  19. Daniele Minotti dice:

    @mORA
    Hai ragione su Vichy. Però un’esperienza non significativa per quello di cui parliamo.

  20. smuzzz dice:

    mi sfugge una cosa: perché se le proprietà sono straniere, il marchio (ma anche il prodotto…) non possono essere italiani e quindi made in italy?

    mica si parlava di azionisti o chessò io qui…

  21. Daniele Minotti dice:

    @Voi due sopra
    Io ho soltanto detto di non confondere la proprietà col Made in Italy.
    Provenienza del prodotto e zona di manifattura sono altri aspetti, peraltro di importanza variabile a seconda delle categorie merceologiche (es.: moda e design in genere sono settori molto diversi dalla gastronomia).

  22. frap1964 dice:

    Non mi pare che ci sia proprio alcun sodalizio.
    La Roncadin, che fa pizze surgelate da sempre, ha semplicemente deciso di fare una nuova linea di pizze che esponga il brand di ciascuno dei quattro marchi, secondo il gusto della pizza.
    Dopodiché le fa commercializzare da Righi che è già marchio noto nel settore gastronomico.
    Visto che, come dichiarano, un loro brand non lo avevano e storicamente lavorano sostanzialmente per la grande distribuzione (erano di proprietà Arena dal 2004 al 2005).
    Si aggregano a marchi “noti”, che gli vendono le materie prime, per avere semplicemente visibilità molto velocemente, visto che i Roncadin l’azienda se la son ripresa da poco meno di un anno.
    Vabbè e allora? E’ il classico redazionale…

  23. frap1964 dice:

    E tanto per la cronaca… nemmeno Righi srl è marchio italiano, visto che è di proprietà di Royal Wessanen, multinazionale olandese del settore food.
    Tutta una bufala insomma… (ma la mozzarella sulla pizza parrebbe di no).

  24. Daniele Minotti dice:

    @frap
    Hai fatto un ottimo approfondimento, come sempre, ma scusami, sodalizio non vuol dire necessariamente *società* o qualcosa di giuridicamente simile.
    Per me, può significare anche una accordo più sganciato che può ricomprendere anche quel genere di accordi Oche, comunque, io, nei particolari non conosco).
    Poi, nel post di Massimo ci sono, come sempre, molti temi: markette, Made in Italy, brand a brandelli, giovani imprenditori, ecc. Salvo, poi, sentirti dire, proprio da lui, *non era quello il punto*. :-)

  25. MacRaiser dice:

    @ Daniele: non ho detto un fischio di nulla, sulla proprieta’. Parlavo della retorica sul “Madre in Italy”. Per soddisfare la tua curiosita’: sono un antinazionalista convinto.

    Quanto ai fascisti “mai stati” in Francia, ci andrei un attimo cauto con le ricostruzioni storiche.

  26. frap1964 dice:

    Comunque per la “vera” pizza napoletana italiana esiste tanto di disciplinare dal 2004. Ci vuole la doppia lievitazione e la “pressatura a caldo” è comunque tassativamente esclusa. Non si vede invece quale sarebbe il valore aggiunto della “farcitura manuale” delle pizze Roncadin.
    E in ogni caso “la pizza napoletana va consumata immediatamente, appena sfornata, negli stessi locali di produzione.
    L’eventuale asporto del prodotto verso abitazioni o locali differenti dalla pizzeria determina la perdita del marchio.” Ergo…

  27. Boskizzi dice:

    Qui dice che Bertolli è tornata italiana:
    http://archiviostorico.corriere.it/2008/giugno/23/Bertolli_Sanagola_torna_made_Italy_ce_0_080623020.shtml

  28. Daniele Minotti dice:

    @MAcRaiser
    Guarda, Vichy, per il nostro discorso, conta zero (e per fortuna). Proprio per questo me ne sono completamente dimenticato.
    Mi riallacciavo al tuo discorso sulla retorica fascista che non ha alcun rapporto col Made in Italy di cui discutiamo ora. Salvo sostenere, in modo un po’ bizzarro, che siccome c’è Berlusconi…
    Rispetto le tue idee, ma penso che tutti, di rifa o di raffa, dobbiamo ringraziare quel Made in Italy. Oppure tu, come andava di moda qualche anno fa – anzi lo è ancora – anche all’interno di insospettabili compagini politiche, vivi *amerikano*?

  29. Daniele Minotti dice:

    @frap
    Infatti, non mi sembra che si fregino di quel marchio.

  30. MacRaiser dice:

    @ Daniele: la retorica nazionalista parte sempre dal “Made in vattelapesca”. E ognuno ha il suo vattelapesca che vale sempre piu’ del vattelapesca altrui. Ovvio che la retorica prenda spunti (perlopiu’ assolutamente aleatori) da dove puo’. Hitler aveva quella ariana, Mussolini quella romana, eccetera. Il rapporto c’e’ eccome; sei solo tu che non lo vedi. Perche’ retorica chiama retorica e oggi assisto a certe sponsorizzazioni di pseudoprodotti locali in tv che altro non sono che campagne razziste contro il bieco “imitatore” di turno (cinese piuttosto che polacco, ecc). I tedeschi, negli anni ’30, usavano i medesimi argomenti contro gli ebrei e gli slavi.

  31. lorenzodes dice:

    Ho capito, chi compra e privilegia prodotti Italiani è un fascista. Questa mi mancava.

  32. Daniele Minotti dice:

    @MacRaiser
    Mi sembra che esageri e anche tanto… Scusami, eh…

  33. Daniele Minotti dice:

    @lorenzodes
    E te ne sei accorto soltanto ora? Che non sei un ragazzino, eh…

  34. Kluz dice:

    @mante: ah già, la Cameo; grazie.

    Adesso, altro che pizza, vorrei sapere come Frap1964 riesca, nei commenti qui, a mettere i link (hyperlink), al contrario dei poveri mortali che debbono far appalesare le url per esteso.

    Devo solidarizzare con MacRaiser. ‘Sto eccessivo nazionalismo (senza magari arrivare a parlare di certi assolutismi), anche nei consumi non mi fa far salti di gioia. Alla fine il risultato è banalmente protezionismo, che personalmente non ritengo una strategia lungimirante.
    Addirittura, potrei capire fosse circoscritta ai pomodori di Pechino, ma certi fanno enormi discriminazioni anche su prodotti (anche non alimentari) degli altri paesi UE-15.
    Ovviamente ciò non toglie valore allo sbugiardamento messo in atto da Mante, o biasimo ai sopracitati “bugiardi”, essendo chiaramente un altro discorso.

  35. frap1964 dice:

    Confermo che Bertolli NON è italiana, come Sasso e Carapelli d’altra parte.
    Tutta roba del gruppo spagnolo SOS.
    E’ passata di mano da Unilever a metà del 2008.

  36. Nicole Kelly dice:

    La mozzarella di bufala non e’ adatta alla pizza perche’ cede acqua e annacqua.
    La pizza napoletana (che e’ solo la margherita) si fa con il fior di latte (di mucca).
    Le pizzerie che mettono, o dicono di mettere, la bufala, hanno trovato un modo per fare fessi e contenti i milanesi che credono a questa bufala!

  37. frap1964 dice:

    @Kluz
    Frap conosce un po’ di HTML, ergo lo usa. ;-)

  38. frap1964 dice:

    @N. Kelly
    Spiacente, ma disciplinare “Pizza Napoletana STG” art 2. docet :
    … per la «pizza Napoletana Margherita Extra», mozzarella di bufala campana DOP, basilico fresco e pomodoro fresco; per la «pizza Napoletana Margherita», la mozzarella STG o fior di latte Appennino meridionale e basilico fresco.

    Con ‘sta storia del disciplinare ho guadagnato dei punti presso un dirigente nell’azienda dove lavoro. Ha una casa in campagna con tanto di forno a legna “professional” per la pizza. Da quando gli ho girato il disciplinare fa delle pizze da paura…

  39. Daniele Minotti dice:

    Benissimo: gli indiani (d’America) che rivendicano le loro cose sono fascisti e protezionisti.
    Mah…
    Vorrei vedere dove sarebbero tanti di quelli che si battono contro questo inesistente protezionismo…

  40. Kluz dice:

    @Frap: si, si, invero cominciavo a presumerlo, forse in realtà sarebbe stato più corretto dire che mi sorpreva che nei commenti del manteblog si potesse (se mi dicstee poi che si può in tutti i blog, cadrei effettivamente dal pero).

    @DanieleMiniotti: a parte che, ripeto, affiancare così protezionismo e fascismo mi pare un po’ ardito (forse è meglio utilizzare “un po’ troppo nazionalismo”), non ho capito cosa c’entri il discorso degli indiani.
    Che il protezionismo sia “inesistente” non direi: tra conoscenti e politici ne potrei indicare molti che lo sono.
    Che si tratti di dazi, o di quelli che comprano ad es. la macchina italiana anche quando il rapporto qualità/prezzo è supposto inferiore ad un altra estera, solo perchè “bisogna comprare la roba italiana”, il costume un po’ c’è, e mi sbilancio a dire che con tale strategia ci si perda tutti (italiani e non) a lungo termine.

  41. Daniele Minotti dice:

    @Kluz
    L’affiancamente non l’ho fatto io, ti prego.
    L’esempio degli indiani era chiaramente iperbolico, pensavo di non doverlo spiegare.
    Se, poi, c’e’ protezionismo (in tutti i Paesi) e un certo Made in Italy e’, talvolta, un po’ farlocco, non significa nulla. Non penso che modifichi i termini della questione.
    C’e’ soltanto un po’ di amore (si puo’ usare questa parola?), per i piu’ cinici un po’ di business che ricade su tutti noi. Ma a leggere i commenti, vedo che molti ne possono fare a meno. Mi piacerebbe vedere il tutto in una situazione di reale mancanza di Made in Italy. Belle risate, n’est pas?

  42. Kluz dice:

    No, sul discorso del Made in Italy più o meno farlocco, non entravo in merito. Peraltro effettivamente qualche attributo reale, alcuni prodotti della nostra penisola, lo oggettivamente avevano.
    Però, premesso che ognuno faccia come gli pare, non posso esimermi dall’esprimere che tale comportamento non lo trovi saggio. Tale “amore”, che, come detto sopra, viene esercitato un po’ da tutti i paesi verso se stessi, secondo me nell’istanza finale non porta “del business a ricadere su tutti noi”. Porta un ostruzionismo a premiare il valore e il merito. Riterrei meglio comprare quello che vien fatto meglio in Francia e quello che vien fatto meglio in Italia etc, a seconda del caso specifico. Molti son reticenti a farlo, non sono consumatori razionali. La sovrastima campanilistica dovrebbe esser una strategia autolesionistica per l’insieme dei “giocatori”.

  43. Daniele Minotti dice:

    Allora, siamo d’accordo: io penso che la pizza sia meglio qui da noi (o fatta da noi), surgelata o meno. E non c’e’ nulla di male…
    Ogni Paese ha le proprie specialita’ (che, spesso, hanno un’origine culturale), non necessariamente gastronomiche.
    Dove sta il problema?

  44. MacRaiser dice:

    @ Daniele : magari io esagero, ma certi argomenti razzisti era dagli anni ’40 che non si sentivano, in Italia. Per non parlare degli omicidi e dei pestaggi a sfondo razziale. Ormai non passa giorno che non si debba leggere sul giornale di un raid contro lo “straniero” di turno. Sara’ un caso? Il destino cinico e baro? Si tratta di credere in qualche sorta di misteriosa coincidenza astrale? Oppure di guardarsi attorno e sentire cosa dice la gente (ovvero la tv), e creare qualche nesso logico? Consideriamo l’ultima ipotesi. Quali ne sono le premesse?

    a) Che la retorica nazionalista e il distinguere tra “noi” e “loro” sia cio’ che storicamente si trova alla base dei meccanismi che hanno condotto ai due principali conflitti mondiali del secolo passato. Credo che questo sia un dato che tu avrai la bonta’ di non mettere in discussione.

    b) Che l’ossessione (peraltro del tutto indotta dai media) del “Made in..”, unita al conseguente disprezzo per tutto cio’ che non e’ “originale”, e la spinta fobica verso i protezionismi e le barriere doganali/ dazi/bollini (fintissimi, come Mante ha ben sottolineato) e compagnia cantante, sia un aspetto tutt’altro che secondario del manifestarsi della retorica nazionalista di cui sopra, mi pare un dato storicamente altrettanto accertato, sul quale vorrai parimenti convenire. L”UE nacque proprio per scongiurare il ritorno di quelle ossessioni.

    Ed eccoti un esempio piuttosto banale del fatto che il “ceppo” di certi argomenti e paure/passioni viscerali e’ il medesimo:

    “Il segno più caratteristico del rapporto tra gli ebrei e la cultura umana sta nel fatto che una “cultura ebraica” non è mai esistita e che le due regine dell’arte, architettura e musica, non devono niente di originale all’ebraismo. Ciò che l’ebreo produce in campo artistico è o furto o paradosso. Gli mancano le qualità geniali delle razze dotate di valori.” – Mein Kampf.

  45. Nicole Kelly dice:

    @frap guarda che mi stai dando ragione: il disciplinare parla di margherita extra con la bufala, ma questa margherita extra non esiste nella tradizione, e’ un invenzione recente per spillare soldi ai milanesi.

  46. frap1964 dice:

    Che poi mi domando se davvero la pre-cottura della pizza surgelata nel forno a legna (magnificata dal Roncadini) conferisca un reale valore aggiunto al prodotto o meno.
    Io temo proprio di no.

    Vedi ancora disciplinare:
    La cottura della «pizza Napoletana STG» avviene esclusivamente in forni a legno, dove si raggiunge una temperatura di cottura di 485 °C, essenziale per ottenere la pizza napoletana

    Temperatura di cottura platea: 485 °C circa.
    Temperatura della volta: 430 °C circa.
    Tempo di cottura: 60-90 secondi
    Temperatura raggiunta dalla pasta: 60-65 °C.
    Temperatura raggiunta dal pomodoro: 75-80 °C.
    Temperatura raggiunta dall’olio: 75-85 °C.
    Temperatura raggiunta dalla mozzarella: 65-70 °C.

    Praticamente la pizza va cotta in modo rapidissimo e a temperatura molto elevata. E’ questo che fa la vera differenza. Nessun forno casalingo, che mi risulti, va sopra i 250-300.

    Anche se la pre-cuoci per una trentina di secondi in un forno a legna e poi la surgeli, quando andrai a terminarne la cottura a casa tua, quello che otterrai alla fin fine è una gran bella schifezza.

  47. Daniele Minotti dice:

    @MacRaiser
    Scusami ancora, ma esageri e parli di altre cose (xenofobia, razzismo che con la difesa del Made in Italy non hanno nulla a che fare.

  48. frap1964 dice:

    @N.Kelly
    La differenza tra una mozzarella di bufala e un fior di latte, al palato, è avvertibile da chiunque. Anche sulla pizza.
    Anche perchè tra le varie cose, come noto, viene leggermente salata.

    Sul presunto problema della “cessione d’acqua” avrei i miei bravi dubbi, considerando che il fior di latte “ha un contenuto di acqua per il 62-65% e grasso per il 49%”.

    Contro il contenuto di grasso minimo del 52% della “bufala DOP” e umidità massima del 65% (cercati il disciplinare su http://www.mozzarelladop.it).

  49. frap1964 dice:

    Quipizza !!!… altro che Roncadini e/o Cameo… ;-)

  50. gianna ferretti dice:

    se non lo avete ancora visitato, ecco il sito del prodotto.

    http://www.lefirmedelgusto.it/le_firme_del_gusto.html

    Ci sono anche gli ingredienti, anche gli additivi sono made in Italy? :-)

  51. MacRaiser dice:

    @ Daniele: Hanno a che fare eccome. Tanto e’ vero che ogni guerra comincia -sempre- con l’alzare le barriere commerciali, il protezionismo e i dazi doganali. La difesa della propria superiore “cultura”, delle “radici culturali”, della “cultura del made in..”, contrapposte alle altrui inferiori (chiaramente), sta alla base di tutte le intolleranze e i razzismi, nella storia. Te l’ho appena dimostrato con quella frase di Hitler. Rileggitela e rifletti sul perche’ Hitler parla di “originalita’” e “furto”. E’ esattamente la stessa tematica.

  52. Enrico (bis) dice:

    @frap, sono le 10 del mattino e mi hai fatto venire la voglia di una pizza di quelle vere.
    Purtroppo qui nel nord ovest padano milanese siamo messi molto male (per la pizza, ma non solo)

  53. frap1964 dice:

    La legge di Godwin incombe inesorabile su questo post…

  54. MacRaiser dice:

    Mi pare giusto. Per uno che si chiama Godwin, enunciare leggi e’ almeno un dovere.

  55. Enrico (bis) dice:

    Hitler adorava la pizza made in italy?

  56. Daniele Minotti dice:

    Esattamente, frap.

  57. MacRaiser dice:

    @ Daniele: non mi parevi il tipo che ha bisogno di fare “a gomito” col compagnuccio di banco.. evidentemente mi sono sbagliato.

  58. Daniele Minotti dice:

    Beh, se frap dice una cosa per me condivisibile, non vedo perche’ non dirlo.
    Forse perche’ Hitler faceva *a gomito* con Mussolini? ;-)
    Te l’ho gia’ detto, Mac: stai esagerando. E siccome ci siamo impiantati sulle nostre posizioni, non mi sembra neppure il caso di continuare a rompere la scatole ai visitatori.
    Se credi, ne parliamo in privato.

  59. mORA dice:

    Se restiamo nella retorica possiamo continuare, per dirla con Galilei, il disputar lungamente delle massime questioni, senza conseguir verità nissuna.

    Se vogliamo parlare di Made in Italy, dobbiamo intanto definirlo.

    Lo vogliamo definire letteralmente?
    “Fatto in Italia”.

    Da questo punto di vista, che non ho detto essere IL, ma UN, la Fiat Panda NON è Made in Italy. La fanno a Tichy, in Polonia e la fanno lì perché gli operai in termini assoluti vengono pagati molto meno; rapportati alla loro realtà non sono parimenti sottopagati, ma NON voglio aprire una polemica su questo; è giusto per spiegare il perché non la facciano in Italia.

    Ma se andiamo in giro a chiedere ad un IQM (Italico Quadratico Medio) se la Panda “è italiana?” cosa risponderà?
    Posso sbagliare, ma immagino che dica di sì.

    Parrebbe quindi che il concetto di Made in Italy NON sia da intendersi letteralmente. Parrebbe piuttosto un sinonimo di “Designed in Italy”, esattamente come un iPhone NON viene percepito come cinese perché lo progettano in California.

    Minotti dice che non stiamo parlando di maglioni, ma di cibo.

    Ecco, qui i concetti di percepito e reale non dovrebbero differire. Se ti dico che questo prodotto alimentare è italiano dovrebbe essere letteralmente italiano. Il perché è perfino ovvio, perché – il tutto in pura linea teorica – dovrebbe essere possibile controllare quei prodotti e quindi garantirne la rispondenza a requisiti di salubrità ed igiene minimi. Infatti altrove, e non voglio sapere dov’è altrove, potrebbero essere ammissibili condizioni e pratiche che qui non lo sono.

    Ma.
    Ma siamo in Europa, e su questi temi la normativa europea è prevalente su quella nazionale. Ecco allora il cacao senza cacao, ad esempio. Oppure ecco che il Tocai (oggi Tai), rediventa il Tokadj Sloveno o il Tokaj ungherese (come il salame) con buona pace del Collio.

    I due esempi non sono casuali.
    Il primo ci dice che oggi il Made in Italy non esiste né di nome e né di fatto. Non esiste di nome perché il percepito ed il reale non coincidono; non esiste di fatto perché non c’è più un qualcosa che lo identifichi. Direte, e il DOC, DOP, DOCG?!
    Io sono astemio, fate un corso da sommelier di una certa serietà e scoprirete che la definizione di queste cose, per dirla alla romana, è come la pelle dei cojoni. E la sera, in pizzeria solo pizza DOC con tanto di disciplinare? E gli ingredienti tutti DOP?
    Se non siete dei NAS, non vedo come, ma se fosse beati voi.

    Il secondo esempio ci dice che qualcosa che abbiamo considerato Made in Italy per anni può diventare slovacco con una firma. La stessa firma vieta, e le pene sono severe, di usare quel logo, quel logotipo e quel coordinato d’immagine (se preferite quel brand) su prodotti italiani da una certa data in poi.
    Quindi?
    Quindi se per anni ti sei sentito appagato dal Tocai, oggi che si chiama Tai t’è cambiato qualcosa o no?
    Coro di no?
    Ci hanno discusso ventitrè mesi, vorrà dire qualcosa. Se non volesse dire nulla, avrebbero potuto dire “esticazzi” e passare oltre.

    Come vedete, per me, il problema del Made in Italy è prima di tutto ontologico.

    Diamoci prima una definizione di Made in Italy e poi, ammesso che non si abbia nulla di meglio da fare con le mani, digitiamoci su. Se notate non ho parlato di nazionalismo, fascismi, amerikani, compagni e camerati.

    Tanto premesso, io ritengo che il Made in Italy sia un’immagine e non una realtà, e come tale viene difesa e propagandata.
    Il perché lo ritengo ce lo abbiamo scritto nel DNA, noi italiani: siamo dei bastardi.
    In Sicilia dolci e cotture delle carni sono tutti derivati da ricette arabe (“saracene”, dicono loro) e a ferragosto a Messina alla Processione della Vara, vengono affiancati con buona pace dei padani, ‘u gilanti e ‘a gilantissa, Mata e Grifone.
    E lui è negro, ragazzi, è niuro, e viene tirato a braccia da centinaia e centinaia di messinesi ogni anno nei giorni più caldi dell’anno. Ci vengono da tutto il mondo a vedere quel pezzo di Made in Italy.

    Pretendere il Made in Italy è sbagliato?
    Appunto, dipende.
    Pretendere di vivere senza contaminazioni, sì è sbagliato perché non permette di crescere come persone, come cultura.
    Pretendere di sapere cosa mangiamo è sbagliato? no ma non c’entra nulla col Made in Italy; pensare che tutto l’olio Sabina DOP sia sabino, pretendere che sia un business in crescita, la produzione aumenti, parimenti la qualità e constatare che la superficie coltivata stia diminuendo mi crea almeno un problema di logica. C’è qualcosa che non torna.

    E poi io ho mangiato pizza surgelata cotta al microonde non so quante volte nelle pizzerie di tutta Italia e devo dire che faceva davvero schifo.
    Ovviamente mi sono incazzato, ma non perché non fosse autarchica e italica, fosse surgelata e cotta al microonde e facesse schifo (che era ovvio), ma più semplicemente perché veniva meno l’unico motivo per cui ero uscito di casa ed ero andato in pizzeria e quindi avevo speso più che prenderla al videonolo e ficcarla nel mio microonde.

    Volevo una pizza fatta in quel momento e cotta a legna.
    Io non la saprei fare (e quindi pago qualcuno per un qualcosa che non so fare) e non ho il forno a legna (risparmio sull’infrastruttura) ma mi piace in quel modo.

    Ah, dove vado di solito, i tre pizzettari sono marocchini e la pizza è speciale.
    O dovrei dire malgrado tutto?

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