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Giu




Il candidato esegua il collegamento fra canzoni e momenti della sua vita. Si richiedono esempi concreti.

Ho una pessima memoria. Il mio primo distinto ricordo del genere credo sia quello di una cassetta, una raccolta dei Beatles (1967-1970), consumata nel registratore a pile che portavo con me in un viaggio in auto a Montecarlo coi miei genitori nella prima metà degli anni 70. Più tardi ricordo la scoperta degli accordi in settima+ con “Ancora tu” di Battisti. O i primi ascolti in cuffia, dopo anni di ossessiva riproposizione di tutti i dischi dei Genesis fino a The lamb, di San Jacinto di Peter Gabriel dove tutti gli strumenti diventavano Fairlight. E sempre in quegli anni qualche disco di Lucio Dalla, o dei Dire Straits sempre nel chiuso religioso della mia stanza di adolescente dalla moquette verde. Poi Breakfast in America durante uno dei primi viaggi in auto (una Dyane arancione) da soli dopo la maturità. Più avanti l’amore sterminato per la musica di Fossati, specie ai tempi degli urletti di Panama e dintorni, e sempre ai tempi dell’Università la scoperta quasi casuale di New Gold Dream durante un concerto di una band sconosciuta al Palasport di Piazza Azzarita con quello strano tizio che cantava accucciato sopra le enormi casse ai lati del palco. Poi negli anni sempre meno. La musica è andata rarefacendosi piano piano nella mia vita ed oggi ne restano solo minuscoli sprazzi, raramente collegati a luoghi e momenti particolari. Però ogni tanto accade ugualmente, per esempio in una mattina di sole a Parigi qualche settimana fa mentre aspettavo Alessandra davanti a un piccolo editore in Rue Corneille.

Ci sono piccoli momenti perfetti nella vita di ognuno, magari lunghi il tempo di un istante. Momenti in cui la luce è perfetta, il posto è quello giusto, i cattivi pensieri per un attimo lontani e la musica, arrivata da chissà dove, si sposa perfettamente al tutto. Camminavo lentamente verso Place de l’Odeon alle 10 di una mattina di inizio giugno: ingannavo il tempo. Così i 2 minuti e 16 secondi di “Musa di Nessuno”, estratti casualmente dalla playlist del mio iPhone, resteranno forse per sempre collegati a quel momento: me ne accorgo ora riascoltandola. Congelati lì, mentre misuro lentamente il perimetro di una bella piazza a semiluna prima di tornarmene in su verso il Senato. Sperando che nel frattempo Alessandra sia finalmente uscita dalla maledetta libreria.

7 commenti a “Svolgimento”

  1. la femme dice:

    qualsiasi commento è superfluo…
    18,5/20

  2. Fabio D. dice:

    Bellissimo post. Anche nella mia vita la musica è andata rarefacendosi. Ci avevo scritto un post (più o meno) simile a questo…

    http://donniblog.blogspot.com/2008/08/scibile-umano-musicale.html

  3. Daniele Minotti dice:

    Avrei fatto piu’ attenzione alla punteggiatura, per coerenza e frequenza.
    Fai una prova: fumati un po’ di Marlboro rossa, come me, e prova a leggerti. Se ti manca il fiato, tra una virgola e un punto o una virgola, allora vuol dire che ci devi mettere qualcosa in mezzo.
    ;-)

  4. Camillo dice:

    La luce del tramonto a L.A. nello specchietto retrovisore dell’auto mentre la radio passa “Sailing” (Chrisopher Cross);
    decine di migliaia di persone che saltano al ritmo di “Born in the USA” a San Siro mentre io da dietro il palco mi godo la scena ( e salto come un dannato);
    Francesco De Gregori che distribuisce a me, ed agli altri 12 spettatori in sala, le fotocopie dei testi delle canzoni country che canteremo tutti insieme;
    Quello accucciato di “82-83-84” che martella “Waterfront” (mi manda uno SMS un amico che lo sta vedendo stasera in Belgio – va ancora fortissimo):
    I Beach Boys che cantano “Barbara Ann” sullo sfondo di una spiaggia californiana, con tanto di tavole da surf…

    …sono momenti che non andranno perduti, come lacrime nella corrente.

  5. Daniele Minotti dice:

    Ma non era nella pioggia?

  6. Camillo dice:

    Forse.., molta pioggia…,

  7. Daniele Minotti dice:

    Molta pioggia, molta punteggiatura… ;-)