Una delle opzioni possibili, una delle poche, per la costruzione di un solido modello distributivo della musica legale in rete è quello di prevedere una tariffa flat per accedere al “jukebox celestiale”. Non è una novità, ci sono proposte della EFF in tal senso vecchie ormai di quasi un decennio. All’interno di questo modello una delle possibili declinazioni (ne esistono altre ovviamente, per esempio quella di abbonarsi ad un servizio ad hoc), è comprendere il costo dell’abbonamento nelle opzioni tariffarie di accesso alla rete. Aggiungo la cifra X al costo mensile della mia DSL e ascolto e scarico tutta la musica del mondo o una frazione di questa.

Non ci sono molti esperimenti concreti in questa direzione, uno dei primi e’ quello annunciato i giorni scorsi da Virgin e Universal. In base alle prime notizie che giungono sembrerebbe una buona idea declinata male. Virgin consentirà ai suoi abbonati di ascoltare/scaricare un numero X di brani mensili dal catalogo Universal. Le tariffe non sono state rese note e il fatto che si tratti “solo” del catalogo Universal è certamente un grosso limite. Ma – soprattutto – c’è questa indiscrezione, che discende direttamente dal patrimonio ideologico delle major del disco, secondo la quale gli utenti di Virgin aderenti all’accordo sorpresi a scaricare musica dal P2P, verranno ripagati con la chiusura dell’accesso a internet. Una cospicua idiozia.

This will involve implementing a range of different strategies to educate file sharers about online piracy and to raise awareness of legal alternatives. They include, as a last resort for persistent offenders, a temporary suspension of internet access. No customers will be permanently disconnected and the process will not depend on network monitoring or interception of customer traffic by Virgin Media.

9 commenti a “Rovinarsi nel finale”

  1. mc100 dice:

    Questa della “tassa sulla pirateria” è una solenne minchiata:

    – Perché devo pagare una percentuale aggiuntiva sulla mia connessione ad internet se non mi frega nulla di scaricare film e canzoni?

    – Come farebbero poi le case discografiche e cinematografiche a distribuirsi i profitti della tassa? In base a quale logica a Sony andrebbe ad esempio il 10% e a PippoSound (che ha sotto contratto Pippo O’Scarrafone) lo 0,002%?

    – Come facciamo ad obbligare tutti i service provider dell’universo a far pagare la tassa suddetta?

    – Se qualche ISP paga e altri no, come facciamo a fare in modo che chi non paga non possa scaricare dagli altri? Come gli sanzioniamo?

    eccetera eccetera

  2. Gaudenzio dice:

    Vorrei approfittare del tema sollevato per chiedere come è tecnicamente possibile sapere, da parte di chiunque, ed esattamente, che file viene scaricato mediante il p2p.
    Cioè, voglio dire, se come Emule, per esempio, scarico un file chiamato “manualedicucina.pdf” che poi, al termine, scopro essere l’ultimo lavoro degli U2, sarei punibile? Ma come farebbe un ente a intercettare questo file e capire prima di me che si tratta di un prodotto coperto da copyright? E se fosse possibile perchè non potrebbe dirmelo prima? E se il file fosse spezzettato in vari tronconi scaricati in modo asincrono (come credo che già avvenga) come potrebbe capire di attendere l’ultimo pezzo per scoprire l’illegalità dell’operazione?.
    Magari sono cose risapute ma se qualcuno volesse chiarirmele mi farebbe una cortesia e mi permetterebbe di capire meglio il problema.
    Grazie

  3. alberto dice:

    gentile mantellini, da profano della materia sento necessità di aggiungere quello che secondo me è il poco detto nel dibattito sul p2p e più in generale sulla libertà in rete e te ne chiedo un parere. forse esplicitarlo aiuta a capire un po’ di più, sia che la sintesi sia corretta sia che non lo sia. una comunità (uno stato) che vietasse draconianamente l’utilizzo della rete oggi sarebbe destinato a un rapido declino. anche porre filtri troppo rigidi sarebbe autolesionista, ammesso che sia possibile. mi pare che tutta la questione nasca dal fatto che filtrare i contenuti oppure controllare gli utenti, allo stato attuale delle cose, non sia una soluzione sicura per nessuno, perchè non funzionerebbe: ci sarebbe sempre un nuovo software in grado di aggirare l’ostacolo. paradossalmente, come leggevo da qualche parte, stati e aziende da questo punto di vista sono più deboli della rete dei programmatori “liberi”. gli stati potrebbero fermare lo sviluppo di internet, ma si esporrebbero alla concorrenza di chi invece lascia libertà di operare. è quindi una questione di rapporti di forza. da un lato una rete internazionale di individui non organizzati, generati quasi per necessità dall’esistenza stessa di internet e dalle sue possibilità, e che però fanno valere il loro potere contrattuale: se fermate noi, fermate internet. dall’altra tanti stati divisi e ancor incapaci di capire a che cosa si trovano di fronte. secondo te è un quadro corretto? e in futuro potrebbe cambiare con un mutare dei rapporti di forza a danno della libertà di navigazione (ad esempio se tutti gli stati si mettono d’accordo per attuare la stessa politica repressiva)?

  4. elvetico dice:

    Ma perché non fare una cosa del genere senza punizioni per i pirati? Tanto è inutile, chi smanetta trova sempre un sistema per piratare, mentre gli utonti come me, che non scaricano emule sul computer che usano per lavorare, avrebbero un’alternativa semplice e piacevole per godersi un sacco di musica pagando quelli che io continuo a considerare sacrosanti diritti d’autore.
    E guardate che c’è sicuramente più gente come me che smanettatori del p2p.
    Un sistema antipirateria del genere sarebbe aggirato in poche mosse e spingerebbe chi offre questo servizio a cambiare le condizioni d’uso, a danno di tutti gli utenti, che alla fine lo userebbero meno. Come spesso accade, per evitare di perdere illegalmente qualche milione, finisci per perderne legalmente miliardi.

  5. alessandro dice:

    quello degli abbonamenti mensili e’ una cavolata, sarebbe solo a discapito di coloro che non rientrano nelle major che vederebbero scomparire la (seppur minima) fetta che questo momento sta a loro riservando

  6. Matteo - Svezia dice:

    Il progetto Spotify fa quel che scrivi nel tuo post da anni.
    http://www.spotify.com

    funziona perfettamente, e’ libero in paesi (sviluppati) come Uk, Svezia, Spagna. C’e’ tutta la musica che vuoi, da Frank Sinata alle ultimissime uscite italiane ed internazionali. Addirittura gli autori promuovono i loro lavori su Spotify, prima di rilasciarli nei negozi di dischi.

  7. psin dice:

    io soddisfo le mie necessità musicali (personali e particolari) con
    http://somafm.com/

    Ogni tanto faccio donazioni per permettergli di continuare su
    questa strada.

  8. uovofritto dice:

    Sommessamente dico che a me non sembra un’idea malvagia (ritorsioni draconiane a parte).
    Prima o poi il nodo di come remunerare le produzioni culturali digitalizzabili (perché di questo stiamo parlando) verrà comunque al pettine. In fondo, se io voglio un quadro o una statua devo pagare il pittore o lo scultore per averli (o posso infilarmi nei loro studi durante la notte). Questo principio dovrebbe valere in linea di massima anche per la musica. Con qualche eccezione, ovviamente, come l’uso delle musiche per video artigianali o non-profit (trovo un po’ assurdo che sempre più spesso compaiano su youtube video “muti” per l’intervento dei proprietari dei diritti della colonna sonora).

  9. jm dice:

    … mi raccomando non una parola dei servizi che già facciamo in italia con Dada (e da pochi giorni anche tramite applicazione di facebook), certo che all’esterno è sempre più meglio assai……
    a proposito il servizio è anche in U.S. ;-)