Dopo i siti pedopornografici, dopo quelli pornografici, dopo quelli di scommesse non in regola con la normativa italiana, dopo i venditori di sigarette ora è il turno di un sito cinese nel quale si può acquistare abiti ed altre chincaglierie griffate verosimilmente contraffatte. Un solerte magistrato di Treviso ha chiesto di oscurarne la visione ai navigatori nostrani. La discesa dell’Italia verso un paese con il web censurato non conosce soste.

(via punto informatico)

20 commenti a “Non desiderare il giubbotto tarocco”

  1. francesco dice:

    Ma il sito funziona ancora, almeno a me con Telecom Italia.

  2. Alex dice:

    probabilmente la propagazione dei record DNS nuovi non ha ancora raggiunto la tua cache (o il DNS che ti ritrovi a querare più di frequente) ci vuole del “tempo tecnico”. Quello che preoccupa è che la ditta cinese, con questa censura, riceve un sacco di pubblicità gratuita. Io stesso starei per comprare un giubbotto banalmente contraffatto ora come ora solo perché ho visto il sito su P.I. =)

  3. soloparolesparse dice:

    Non facciamo in tempo a stupirci per qualcosa che già tocca preoccuparsi per la successiva.
    La discesa sembra non conoscere soste… sembra di essere su quegli scivoli in cui speri sempre di essere all’ultima curva… e dietro ce n’è sempre un altra!

  4. L1 dice:

    >La discesa dell’Italia verso un paese con il web censurato non conosce soste

    parole sante.

  5. roberto dadda dice:

    Scusa massimo forse mi sfugge qualche cosa, ma se aprissero qui sotto casa mia un negozio con l’insegna della Belstaff per vendere prodotti falsi e la polizia chiudesse il negozio tu la chiameresti censura?
    Io non leggo nei due fenomeni la minima differenza.
    Comunque se è censura bloccare attività illegali in rete ben venga la censura!

    bob

    PS Censura bloccare i siti pedopornografici? I casi sono due: o tu dai alla parola censura uno strano significato positivo o scrivi cose un po’ bizzarre!

  6. Paolo Marani dice:

    Io NON CAPISCO cosa ci sia di male a vendere cose DICHIARATAMENTE taroccate. Se le vendessero per AUTENTICHE magari per trarre indebito vantaggio gonfiando i prezzi, potrei capire. Ma quì è diverso, si dice:

    “Configuratevi il vostro giubbotto da due lire, lo facciamo come vi pare a voi (con tanto di griffine)”.

    Credo che dovrebbero dirgli grazie, per la pubblicità che gratuitamente fanno, altro che censurare i siti.

    Non credo sia illegale configurarsi un maglione, se qualcuno ha deciso di venderlo a prezzo competitivo, è casomai immorale bloccare l’informazione di “poterlo” promuovere.

    Che razza di paese che è il nostro …

  7. massimo mantellini dice:

    Dadda,
    la polizia non mi ha chiuso il negozio, ci costruisce un muro davanti per impedirmi di vedere le vetrine. Ciao

  8. roberto dadda dice:

    @Paolo Non ci sarebbe niente di male se non venisse usato un marchio depositato e protetto, possiamo discutere se sia giusta o meno la legge che protegge i marchi, possiamo discutere se sia intelligente o meno forzarne la protezione da parte del detentore, ma fino a che c’è una legge che protegge il marchio e la volontà del proprietario del marchio di proteggerla usare il marchio è illegale.

    @massimo Nel caso di un negozio fisico la polizia non si limiterebbe a chiudere la porta, ma ti farebbe togliere l’insegna falsa e vuotare le vetrine dei prodotti a marchio contraffatto (che probabilmente sequestrerebbe), nel caso della rete applica, per ottenere lo stesso risultato, le uniche tecniche possibili, se il server fosse in italia lo farebbe spegnere.
    Continuo a non vedere la differenza e sopratutto mi pare assurdo chiamarla censura.

    dadda

  9. Emanuele dice:

    Anche io non vedo la censura qui. E’ un negozio (online o meno) che viene chiuso perché vende merce illegale. Siccome non possono fisicamente chiuderlo, cioè cancellarlo dai server, lo oscurano… che è l’unica azione che possono fare con le leggi vigenti.

  10. william olivieri dice:

    Ma quale censura…

  11. /V dice:

    http://www.opendns.org

    e passa la paura (e la censura)

  12. Anonimo dice:

    E’ censura perché mi impediscono di vedere un sito Internet a priori: loro decidono cosa il cittadino può o no vedere sulla Rete e chi si scandalizza dicendo che è una procedura giusta non sa che sta avallando un modo di fare deleterio per le libertà individuali delle persone. Se loro non possono intervenire fisicamente sul server perché risiede in un Paese estero, possono comunque agire su chi invece acquista i prodotti in questione e così fanno nei Paesi democratici, o prevedere degli accordi con i Paesi esteri per collaborare in tal senso. Visto che la soluzione più semplice che hanno intrapreso è quella di impedire l’accesso a tutti i cittadini italiani, anche quelli che volevano solo “vedere” le vetrine, è censura perché mi si toglie il diritto di raggiungere un indirizzo su una rete mondiale aperta a tutti. Qui si è deciso di intraprendere la strada dell’Iran…di questo passo un pinco pallino qualsiasi si potrebbe arrogare il diritto di censurare non solo questi siti al limite della legalità ma anche siti legittimi, lancio un sasso: se si decidesse di oscurare “El Pais” per la questione delle foto (se fosse illegale pubblicarle in Italia) anche in quel caso sareste d’accordo?

  13. Fabrizio T. dice:

    Due utili servizi:
    Net Neutrality Monitor: http://www.neumon.org/
    http://www.neumon.org/index.php?view=site&url=http%3A%2F%2Fbelstaffuk.com

    Misura la censura: http://censura.tophost.it/

  14. roberto dadda dice:

    @anonimo Stando al tuo ragionamento se trovano un negozio di prodotti falsi con marchio contraffatto lo dovrebbero chiudere lasciando prodotti in vetrina e insegne. Mi pare assurdo.
    La legge sui marchi ne vieta non solo la vendita, ma anche il semplice utilizzo, possiamo discutere la legge, ma fino a che è in vigore è sacrosanto che la facciano rispettare anche in rete.

    bob

  15. anonimo dice:

    In questo caso l’esempio che porti IMHO è sbagliato. Se trovano un negozio (fisico) di prodotti falsi e legittimamente lo chiudono, agiscono direttamente su chi ha commesso il reato. Nel caso del nostro “negozio” virtuale, non potendo agire direttamente perché è all’estero, impediscono a “potenziali” clienti di visitarlo. Di fatto i “potenziali” clienti non hanno commesso nulla di illegittimo “ancora”, ma li si considera “preventivamente” dei ricettatori. Quindi, stando all’azione di quel magistrato, 60 milioni di italiani non possono visualizzare quel determinato sito, perché sono “ricettatori” potenziali. Io, te, Mantellini, per questo provvedimento, siamo dei criminali potenziali, ci viene tolta anche solo la libertà di decidere se commettere o no un’azione.

  16. roberto dadda dice:

    @anonimo Dunque il fatto che sia vietata la esposizione di foto pedopornografiche in edicola vuole dire che il legislatore ci tratta tutti come fossimo pedofili?

    dadda

  17. anonimo dice:

    Paragonare web e realtà di tutti i giorni, come continui a fare, secondo me è fuorviante. Quell’edicolante verrebbe perseguito in prima persona, non lasciato libero di continuare ad esporre e ponendogli semplicemente davanti un muro, che magari può essere aggirato in qualche modo. L’esempio che porti è volutamente capzioso e mira a deviare il discorso, quando qui la questione è semplicemente di principio. Se si lascia la libertà di impedire l’accesso ad un qualsivoglia sito Internet in quel modo, si limitano dei diritti individuali, se non lo si vuole capire non so più cosa dire…se uno “possiede” un sito illegale, va perseguito lui, non vanno prese scorciatoie che limitano la neutralità della Rete, e che per inciso sono pericolose per la democrazia, perché spostano sempre più in là il limite, erodendola progressivamente e svuotandola, anche con la inconsapevole (mancanza di una vera informazione in merito) accettazione da parte dei cittadini di certi provvedimenti di censura.

  18. roberto dadda dice:

    @anonimo Vedi io non paragono la rete con la vita di tutti i giorni, io credo che la rete, in quanto strumento di comunicazione, è vita di tutti i giorni.
    Se seguissimo il tuo ragionamento i giornali potrebbero pubblicare senza alcun limite o controllo tutto quello che vogliono perché ogni limitazione e censura andrebbe contro il diritto fondamentale alla informazione. La rete, come i giornali, va limitata e controllata, il problema sta nello stabilire chi decide che va controllata e sul come farlo.
    Neutralità della rete vuole dire per me che il vettore non deve lui limitare nulla, ma la magistratura deve poterlo fare come succede per qualsiasi strumento di comunicazione.
    Questa idea della rete libera e speciale da solo armi a gente come la Carlucci per combattere quello che vogliamo fare sembrare un far west senza legge.

    bob

    PS “volutamente capzioso” un par di palle: che bello sarebbe se la gente in rete fosse pronta a un discorso sereno e educato e non passasse alle offese quando qualcuno mette in dubbio la sua fede!

  19. anonimo dice:

    La mia non è una fede, e “capzioso” non penso sia un termine che possa offendere. Sei permalosetto…
    Io continuo a chiamare “censura” un provvedimento che impedisce a 60 milioni di persone l’accesso ad un sito , quando 3 miliardi di persone possono accedervi. Passo e chiudo…

  20. roberto dadda dice:

    cap|zió|so
    agg.
    CO che tende a trarre in inganno, insidioso: ragionamento c.

    Vedi un po’ tu…

    Guarda che blocchi del genere sono in atto in moltissimi paesi del pianeta, per esempio in germania la legge e’ stata approvata proprio ieri, negli stati uniti e’ prassi comune da tempo!

    bob