Luca De Biase oggi:


Ma la sofferenza di fronte al fatto che i politici non guidano il dibattito democratico verso questioni decenti ma stanno completamente ripiegati nella loro dimensione di potere è tanto grande che va almeno enunciata. I politici in un paese chiuso e gerarchicamente arcaico non hanno alcun incentivo a cambiare registro. Anzi. Se cambiano troppo, stonano. Se urlano poco sembrano deboli. Se articolano un ragionamento sembrano noiosi. Il fatto è che i politici si sono ingabbiati nella loro cupola e non sanno proprio come uscirne.

Il modello della comunicazione televisiva, in particolare, li ha completamente avvolti nella stessa impenetrabile nebbia. La televisione è il medium nel quale massima è la distanza tra chi parla e chi ascolta. Chi parla è interamente definito dalle tecniche di comunicazione, dai ritmi imposti dal mezzo, dalle strutture fondamentali dell’organizzazione delle trasmissioni e del palinsesto. La quantità di persone che guardano la televisione è tanto grande e le loro personalità sono tanto indefinite dal punto di vista di chi parla da non avere nessun contatto, nessun feedback, se non quello che deriva dagli studi dell’audience e del marketing. Si può essere molto o poco sofisticati in queste attività, ma attraverso di esse non si può dialogare, si può solo definire una strategia di comunicazione.


5 commenti a “Comunicazione politica”

  1. Comunicazione politica dice:

    […] a vedere articolo: Comunicazione politica posted under Documentari, Film, News, Sky, Soubrette, […]

  2. Sascha dice:

    Chi, fra i giornalisti, si azzarda a ‘dialogare’ col pubblico online si ritrova subissato di critiche, inviti alla responsabilità ed al coraggio (‘schiena dritta!’) e, naturalmente, ad occuparsi di ‘cose serie’, di ‘vere notizie’ e non di pettegolezzi.
    Se è così ingenuo di credere a queste demonizzazioni rituali, non più sentite di uno ‘scambiatevi un segno di pace’ nella messa, e decide di occuparsi di ‘cose serie’ – tipo i morti sul lavoro o la crisi economica mondiale o il Medio Oriente – scopre con un certo sconcerto che nessuno gli da più retta. Ha scambiato il ‘come stai?’ per una vera richiesta di informazioni sulla propria salute.
    Invece di concentrarci sulle differenze fra la comunicazione televisiva e quella informatica non sarebbe il caso di concentrarsi sulle loro somiglianze? Per esempio, la dipendenza dalla pubblicità, la presenza di uno schermo, l’enfasi sulla velocità e l’emozione a scapito delle verifiche e dell’approfondimento…

  3. Sascha dice:

    … e naturalmente il fatto che la Rete dipende dalla televisione e dagli altri old media per le notizie e gli argomenti su cui dividersi e ‘confrontarsi’ (rotfl!)…

  4. vb dice:

    Guarda, io sono andato per la prima volta in TV proprio grazie all’essermi candidato in questa campagna elettorale: a parte lo straniamento che ti fa essere seduto a fianco di politici di livello medio-alto (ok, Saitta è un sostanziale sconosciuto, ma è pur sempre il presidente della Provincia della quarta città italiana) ti rendi proprio conto di come il mezzo impedisca qualsiasi dialogo, e spinga naturalmente al teatrino. Io ho cercato di rifiutare questa logica, e comunque la nostra campagna – a parte gli spazi di par condicio, perché altri non ce ne hanno dati – è stata condotta interamente via web, email e Facebook. E lì vedi la differenza: tramite la rete abbiamo raggiunto magari poche persone, ma tutte attive, motivate, che contribuiscono idee e lavoro.

    Secondo me il futuro sta lì, nella partecipazione diretta dei cittadini alla gestione della cosa pubblica attraverso la rete.

  5. Sascha dice:

    @ vb

    Peccato che io senta questa storia ormai da una buona ventina d’anni.
    La rete mette in mano ai cittadini un’arma formidabile contro i poteri forti e a favore della democrazia diretta e consapevole – mi domando solo quando cominciano. Mi piacerebbe vederlo prima di morire.
    (e non mi riferisco solo all’Italia, chiaro. Perchè dobbiamo attribuire alla Rete la vittoria di Obama e non quelle di Bush, visto che la rete c’era anche allora e anche allora raggiungeva la larga maggioranza degli americani, specie di quelli che votano?)