Lunga intervista di Vittorio Zambardino al Garante della privacy Francesco Pizzetti. Una intervista interessante. Dal mio punto di vista Pizzetti, oggi come in passato, dice alcune cose condivisibili e moltissime invece no. Ne cito alcune delle più controverse per amore di discussione:


Partirei dal fatto che la rete ha introdotto una nuova realtà. Ha duplicato la nostra esistenza, creando una dimensione non locale e “virtuale”, che ha regole del tutto diverse da quelle che vigono nella realtà in cui siamo vissuti per migliaia di anni. E’ però una dimensione che influisce – lo vedremo – sulla “vita reale”. E la globalizzazione, che internet ha reso possibile e che con internet ha interagito, ha creato un vuoto di regole, di autorità regolatrici sovranazionali e soprattutto un vuoto di consapevolezza nelle persone. Se guardassimo sotto questo aspetto alla crisi economica mondiale, potremmo trarne indicazioni molto utili…


La differenza che Pizzetti elegge a punto di origine dei suoi ragionamenti fra vita reale e vita virtuale e’ una cosa che andava bene un decennio fa, oggi, è stata semplicemente travolta dagli eventi. Oggi per milioni di persone in tutto il mondo esiste una sola vita reale (come è ovvio) e dentro questo abitano a buon titolo molte delle attività di rete.


Sono molto impressionato, ad esempio, dalla cancellazione della distinzione tra passato, presente e futuro. Nasce una nuova linea temporale, dove passato presente e perfino il futuro si mescolano senza distinzione. Dove informazioni passate possono essere presentate, e prese in considerazione, prima di altre più recenti e corrette. Dove l’ordinazione di questi dati ubbidisce a criteri che non sono quelli dell’esattezza e della fedeltà.


La “violenza” dei motori di ricerca si combatte insegnando agli utenti della rete a gestirli (visto che si puo’) e non intimando ai motori stessi comportamenti morali che non possono avere. Google ha certamente molte responsabilità e stimola concrete questioni antitrust (non quante gliene attribuisce Repubblica ma vabbe’) ma non può essere ritenuta responsabile per la qualità (o l’esattezza o la fedeltà) dei contributi che la gente deposita in rete.


Ora fino a questo punto della storia noi abbiamo vissuto in una dimensione in cui era possibile nascondersi, selezionare le informazioni da far conoscere e quindi autorappresentarci. La perdita di questa dimensione non è ancora chiara a tutti noi: l’autorappresentazione non è più nelle nostre mani. Per citare Bunuel: che fine ha fatto il “fascino discreto della borghesia” in internet?


L’autorappresentazione di se’ non è necessariamente un valore. Il fascino discreto della borghesia non era così affascinante (basta il film per capirlo).

7 commenti a “Il fascino discreto del Garante”

  1. Daniele Minotti dice:

    Perdonami, Massimo, ma il tuo approccio psico-sociologico non ha un gran senso se parliamo di diritto (approccio di Pizzetti).
    Il tuo (e quello di molti internauti) e’, piuttosto, un wishful thinking che, in quanto tale, non puo’ fondare regole. Al piu’, puo’ scatenare uno tsunami di battibecchi che, personalmente, riterrei fondati sul nulla (dal momento che parliamo del piano giuridico).
    Le regole si fanno sulla realta’ (*reale* o *virtuale*, mi si scusi il bisticcio), non sulle *deviazioni* della percezione.
    Banalmente: Internet non e’ un luogo che si puo’ giuridicamente trattare come un contesto ordinario e *tradizionale*. Ne consegue, in alcuni casi, la necessita’ di regole diverse (sempre che non ledano l’art. 3 Cost., ovvio). Pizzetti fa giustamente l’esempio della mancanza di regole globali in un’entita’ transnazionale.
    In punto motori, Pizzetti non invoca una loro moralizzazione, ma prende atto dei loro effetti. Le questioni di antitrust (laddove esistenti) non riguardano il tema affrontato dal Garante che, infatti, non ne parla.
    Incidentalmente, trovo che la riflessione di Pizzetti sulla confusione della linea temporale sia uno spunto geniale e condivisibilissimo (non necessariamente originale – discende dal diritto all’oblio, se ne parlo’ a proposito di Rossi l’avvocato amico della Carlucci).
    Sulla perdita di autorappresentazione (ipotesi molto concreta), non era necessario citare Bunuel. Basterebbe spiegarlo in parole povere, anche senza film. Ma vogliamo veramente spiegarlo oppure ci piace speculare?

  2. massimo mantellini dice:

    Daniele,
    non ho capito molto di quello che hai scritto. Ho come la sensazione che la visione del mondo “diritto-centrica” non sia il migliore degli osservatori possibili ;)

  3. Lunar dice:

    Sono d’accordo sul discorso della consapevolezza. I ragazzi, i più giovani vanno guidati all’uso della rete. Non puoi farne un discorso giuridico, di regole e regolatori. Come diceva giustamente CiaoFabio c’è un problema generazionale. Oggi tanti genitori non sono attrezzati e non sono capaci di guidare i propri figli verso un utilizzo consapevole della rete. Per quanto mi riguarda questa è la mia unica preoccupazione. Di quello che fanno gli adulti francamente me ne sbatto. Se i genitori non sono attrezzati a chi tocca “insegnare” il funzionamento e le dinamiche di Internet?

  4. Daniele Minotti dice:

    La visione diritto-centrica e’ quella di Pizzetti, inevitabilmente. Su quello occorre ragionare, almeno se vogliamo commentare quell’intervista. Pizzetti non e’ un filosofo o un sociologo.
    La cosa su cui non sono d’accordo, Massimo, e’ che molti, oramai, arebbero un’unica realta’ fatta anche del virtuale.
    Secondo me non e’ cosi’, ma, in ogni caso, la percezione, il vivere delle persone non puo’ far perdere di vista il fatto che si tratti di mondi diversi inevitabilmente destinati a regole diverse.
    Quanto al resto, d’accordissimo con Lunar. Non ho toccato l’argomento appunto perche’ mi sembrava che Pizzetti parlasse di regole.

  5. massimo mantellini dice:

    Bah Danie,
    abbiamo letto due interviste diverse. Io ne ho letta una dove il Garante ci spiega come e’ cambiato il mondo e ci suggerisce che da questi cambiamenti dovranno discendere delle norme. Su questa prima parte mi sentirei di discutere, anche perche’ prima capiamo cosa ci sta succedendo poi cerchiamo di metterci una pezza (per questo ti dicevo che la visione diritto-centrica e’ strabica.

  6. Daniele Minotti dice:

    Più che altro, mi sa che non ci capiamo.
    Chiaro che alla base di una norma dovrebbe esserci l’osservazione della società (non ne sono un luminare, ma mi sono proprio laureato in sociologia del diritto), ma le nostre idee divergono proprio sul punto.
    Non sono d’accordo con te sull’incorporazione del virtuale al reale. Al limite, può essere una (falsa) percezione dei singoli che non penso possa influire sulla legislazione.
    Massimo, soltanto un esempio: in punto giurisdizione i problemi del virtuale sono infinitamente più grandi rispetto a quelli del reale. E, permettimi, non è un esempio da poco.

  7. Notizie dai blog su Il fascino discreto del Natale dice:

    […] Il fascino discreto del Garante Lunga intervista di Vittorio Zambardino al Garante della privacy Francesco Pizzetti. Una intervista interessante. Dal mio punto di vista Pizzetti, oggi come in passato, dice alcune cose condivisibili e moltissime invece no. blog: manteblog | leggi l’articolo […]